Gay & Bisex
La prima goccia di precum
22.07.2026 |
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"A pecora mi prendeva con spinte profonde, mani sui miei fianchi, schiaffeggiandomi il culo: «Prendilo tutto, Mario..."
Mi chiamo Mario e tutto è iniziato su quella app gay, una sera di noia. Ho swippato e mi è comparso lui: profilo con foto sfocate, bio breve. Si faceva chiamare Luca, anche se dopo ho scoperto che non era il suo vero nome. Diceva di essere bisex, fidanzato da anni con una ragazza, ma che ogni tanto sentiva il bisogno di qualcosa di diverso, di più crudo. Abbiamo iniziato a chattare e in pochi messaggi la cosa è diventata piccante.
«Cazzo, mi piace come parli. Hai foto?» mi ha scritto.
Gli ho mandato una mia di petto e cazzo mezzo duro. Lui ha risposto subito con una serie di scatti. Nudo in bagno, luce calda. Corpo possente, non da palestra scolpita ma tonico, spalle larghe, petto ampio con pochi peli scuri che scendevano leggeri sulla pancia morbida ma soda. Gambe forti, culo rotondo. Il cazzo normale, forse 15-16 cm da duro, circonferenza giusta, cappella rosa scuro. Ma è stata una foto in particolare a fottermi il cervello.
Era il suo membro moscio, pesante, che pendeva tra le gambe. La pelle lucida, bagnatissima di precum. Una goccia densa, trasparente, si stava allungando verso il basso come un filo viscido, pronta a cadere. Lo sfondo era il suo bagno, mutande abbassate alle caviglie. Ho fissato quella foto per minuti, il cazzo mi è diventato di marmo. Ho risposto: «Cazzo Luca… quella goccia mi ha fatto decidere. Quel cazzo deve essere mio. Voglio sentirne il sapore».
Da lì è stato sexting senza freni. Io: «Mi sto toccando pensando a te che mi riempi». Lui: «Bravo troia, voglio vederti in ginocchio che mi lecchi le palle mentre gocciolo». Mi mandava vocale con la voce bassa e arrapata mentre si segava. Io, che di solito sono versatile, mi sono scoperto a implorare di essere preso come passivo. La situazione mi aveva completamente preso.
Dopo qualche giorno ci siamo visti per una birra in un locale tranquillo. Era meglio di persona: 1.85, sorriso furbo, mani grandi. Abbiamo bevuto una pinta parlando del più e del meno, ma gli sguardi erano famelici. Sotto il tavolo il suo ginocchio premeva contro il mio. «Non ce la faccio più» mi ha sussurrato. «Andiamo da me».
A casa sua, porta appena chiusa, è diventato una furia. Mi ha spinto contro il muro, mi ha tolto la maglietta, i pantaloni, i boxer in pochi secondi. Mi ha afferrato per i capelli e mi ha spinto la faccia contro le sue mutande. Erano ancora calde, impregnate. Odore forte di precum fresco, sudore e un sentore pungente di urina che mi ha fatto girare la testa. Ho sniffato come un animale, inspirando profondamente, tenendo la faccia premuta lì mentre lui gemeva: «Bravissimo, sniffa il mio odore di maschio. Senti quanto sono carico per te?»
Ho tirato giù l’elastico. Il cazzo è schizzato fuori, ancora mezzo moscio ma già bagnatissimo. L’ho preso in bocca con avidità, succhiando forte, leccando quella cappella umida, gustando il precum salato che continuava a colare. Lo sentivo gonfiarsi sulla lingua. Succhiavo con passione, testa che andava su e giù, mani sulle sue palle pesanti. Luca ansimava: «Cazzo che bocca… mi stai svuotando». Dopo qualche minuto, esasperato, mi ha girato di scatto, mi ha piegato sul divano e ha iniziato a segarsi furiosamente. Mi ha schizzato sul buco e sulla schiena, getti caldi e densi. «Primo carico, troia. Ce ne saranno tanti altri».
Da quella sera abbiamo continuato a sentirci e vederci regolarmente. Mi scopava tantissimo. La sua posizione preferita era mettermi sul pouf in camera, culo per aria. Mi posizionava come voleva, mi apriva le natiche e mi entrava dentro piano ma deciso. «Guarda come si apre per me» diceva mentre spingeva. Sentivo il mio ano che cedeva, che lo accoglieva, le pareti che si allargavano intorno al suo cazzo. Duro, caldo, che sfregava dentro. A pecora mi prendeva con spinte profonde, mani sui miei fianchi, schiaffeggiandomi il culo: «Prendilo tutto, Mario. Questo buco è mio adesso». L’ano rimaneva aperto dopo ogni uscita, pulsante, gocciolante di precum suo.
Oppure mi metteva supino a bordo letto, gambe sulle sue spalle. Mi guardava negli occhi mentre entrava: «Vuoi la mia sborra dentro, vero?». Io annuivo, gemendo. Lo sentivo sbattere contro la prostata, ogni colpo mi faceva colare dal cazzo. Quando era vicino chiedeva: «Posso sborrarti dentro?». «Sì, riempimi Luca, dammi la tua crema». Veniva con grugniti profondi, sentivo gli schizzi caldi inondarmi il culo, il cazzo che pulsava dentro mentre il mio ano si contraeva intorno a lui. A volte mi sborrava anche in bocca. Mi teneva la testa ferma, cazzo in gola: «Apri bene, prendi tutto». E io ingoiavo, sentendo il sapore denso, salato, mentre lui mi guardava soddisfatto: «Brava puttana, hai preso tutto».
Dopo qualche settimana di scopate intense, una sera, dopo avermi già preso due volte, gli ho chiesto quello che volevo da tempo. «Voglio steso sul letto, testa fuori dal materasso. Tu mi scopi la gola mentre mi segi. Quando sto per venire ti do un colpo sulla natica: a quel punto spingi tutto dentro e tieni finché non ho finito di schizzare. Poi tiralo fuori e sborrami tutta la crema in bocca».
Luca ha sorriso con gli occhi che brillavano di voglia. Mi sono steso, testa penzoloni dal bordo, gola esposta. Lui in piedi davanti a me, cazzo duro e lucido. Ha iniziato a spingere nella mia bocca, lentamente prima, poi più forte. Sentivo la cappella sfregare contro la lingua, poi in gola. Mi segava con la mano destra, forte e veloce. La posizione era perfetta: ero completamente esposto, il cazzo che mi riempiva la gola, le sue palle che sbattevano contro la mia faccia. Respiravo col naso quando poteva, salivavo tantissimo, il cazzo scivolava sempre più facile.
«Cazzo che gola stretta… ti sto usando come un buco» ringhiava mentre spingeva. Io gemevo intorno al suo membro. Sentivo l’orgasmo salire. Ho iniziato a segarmi più veloce, lui ha capito e ha aumentato il ritmo. Quando stavo per esplodere gli ho dato un colpo deciso sulla natica. Luca ha affondato tutto, cazzo fino in gola, tappandomi completamente. Ho sentito la gola dilatarsi intorno a lui mentre il mio cazzo schizzava getti potenti sul mio petto e sulla pancia. Tremavo, occhi lacrimanti, gola piena. Lui ha tenuto fermo finché non ho finito, poi ha tirato fuori lentamente, un filo di saliva e precum che ci univa.
Subito dopo mi ha infilato di nuovo in bocca e ha iniziato a venire. «Prendi la mia sborra, Mario… tutta quanta». Getti densi, caldi, abbondanti mi hanno riempito la bocca. Ho ingoiato quello che potevo, il resto mi colava sulle guance mentre lui continuava a pulsare, gemendo di piacere. Quando ha finito mi ha accarezzato il viso sporco: «Sei perfetto. Questo è solo l’inizio».
E infatti non è finito. Ogni incontro era più sporco, più intenso. Luca, il bisex fidanzato, aveva trovato in me il suo sfogo perfetto. E io avevo trovato il cazzo che mi aveva fatto perdere la testa dalla prima goccia di precum.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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