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Gay & Bisex

"Porco"...


di farias
08.01.2026    |    7.505    |    7 9.5
"Quindi dalla borsetta che era nello stesso studio (ah, le borsette delle donne!) trasse magicamente due pinzette e gli strinse i capezzoli, che reagirono ergendosi accompagnati da mugolii e sospiri..."
"Porco!", gli disse Margherita. "Si, e cosa c'è di male?", replicò Emanuele. Lui, il giovane e piacente ginecologo, e lei, una delle infermiere del reparto, stavano parlando a ruota libera durante un noioso turno di notte quando il discorso era scivolato sul sesso e lui le aveva confessato (come? perché? in ogni caso aveva destato la sua attenzione innalzando la temperatura del discorso e della nottata) di aver piacevolmente provato a mettersi in quella posizione alla quale solitamente sono costrette le sue pazienti. E che in quell'occasione non era solo né era vestito...
Emanuele era giovane, attraente e desiderato anche da tante donne del nosocomio, ma era ancora in una fase di dubbi. Ed un momento di forte confusione stava vivendo dopo aver concluso un lungo pomeriggio di visite ambulatoriali con Enrico (qualche anno in più di lui) nell'ambulatorio vicino.
Si era seduto alla scrivania, un po' stanco, quando Enrico era entrato, ed avevano iniziato a parlare della giornata. I toni erano diventati subito camerateschi, la tensione aveva lasciato spazio al relax, a qualche battuta sulle pazienti appena visitate. Poi Emanuele...
"Sai, una è venuta per un controllo, ma come sempre fatica a mettersi in poltrona, è bloccatissima...".
"La capisco", fece eco Enrico, vorrei vedere te, a gambe aperte, lì...".
"Io mi ci metterei volentieri, una volta o l'altra ci provo...".
"Sicuro?".
"Certo".
"Dai, chiudo la porta e così provi"...
Emanuele si bloccò solo un attimo, poi si alzò dalla sedia, andò nello spogliatoio e quando ne uscì era nudo. Con sicurezza si posizionò sulla poltrona e...
"Visto? È facile, forse anche eccitante trovarsi così. Forse per questo qualcuna è titubante?" E mentre lo diceva sì toccava un pene non ancora cazzo, ma vicino a diventarlo.
A quel punto Enrico si alzò deciso: "Adesso, però, arriva la visita". Infilò un guanto ed in un attimo le sue mani sostituirono quelle di un Emanuele per nulla sorpreso ed anzi molto eccitato, poi un dito sfiorò l'ano con studiata calma...
Il caos scatenò però un'onda energetica imponente: il dito scivoló facilmente nel culo, un mugolio accentuato fece comprendere l'uno all'altro che i due ginecologi avevano passioni bisessuali. Il dito fu affiancato da altri, la bocca di Enrico scivolò sul cazzo che cresceva, poi i suoi vestiti caddero a terra mentre il cazzo entrò come lama calda nel burro nel culo di Emanuele. E partì una danza che portò uno a riempire velocemente l'altro, con ampia soddisfazione di entrambi.
Emanuele si alzò ed ancora affannato, bagnato, con la sborra che iniziava a cadere a terra e colargli lungo le gambe, si inchinò a pulire quel membro che lo aveva appena riempito e che aveva ancora tracce di sborra calda. Poi, con dolcezza e decisione, fece capire ad Enrico dove mettersi: "Ti voglio, tocca a me riempirti. Ti voglio leccare tutto".
E si inchinò davanti a quelle gambe spalancate, le mani a stringere i capezzoli di Enrico, la lingua nel culo. Poi il cazzo che, complice la più giovane età, a lungo penetrò quel lato b che era ben collaudato, come peraltro il suo. Poi l'esplosione, senza trattenere nulla, nemmeno le urla di piacere. Di un piacere enorme che quasi tutte le pazienti dei due avrebbero voluto per sé...
Anche Margherita, che aveva appena finito di ascoltare il racconto del dottore in quella notte non più noiosa...

"Porco! Sei davvero un porco, anzi lo siete", gli aveva detto Margherita a conclusione di quel racconto che nella sua testa era risultato tutto vero e per nulla romanzato, che le aveva riscaldato la mente e la figa che iniziava a colare di una piacere forte e particolare. Un piacere che a casa non aveva mai potuto provare, ma che in altre occasioni l'aveva resa felice falsa preda (in realtà guida e dominatrice) di amici ed anche amiche.
"Sì, sono un porco, ma cosa c'è di male?", rispose il medico, la cui mente in quel frangente era più eccitata del fisico ed anche più serena, perché era finalmente riuscito a liberare una parte di sé con una donna, più matura di lui, che gli appariva più materna che femmina, ma che sotto sotto lo intrigava.
"Nulla, ma sei un porco, un bel porco", disse sorridendo Margherita alzandosi a chiudere la porta semi spalancata. "Nulla - aggiunse -, ma ora (e cambiò quasi radicalmente il tono della voce) torni su quella poltrona, senza discutere ed ovviamente senza vestiti".
Il dottore era già su di giri, la frase della sua infermiera (che era vestita e vestita rimaneva) fu per una scossa che partì dal cervello ed in un attimo lo strinse in un abbraccio elettrico. In silenzio si denudò e, a cazzo questa volta svettante, si sedette in poltrona. Felice. Eccitato. Anche un po' stupito, ma non impaurito. Lei lo guardò, era oscenamente sensuale, con quel cazzo giovane che non chiedeva meno cure del culo, ma lei non aveva fretta: prese due fascette e gli bloccò le braccia più come segno di dominazione che reale impedimento. Quindi dalla borsetta che era nello stesso studio (ah, le borsette delle donne!) trasse magicamente due pinzette e gli strinse i capezzoli, che reagirono ergendosi accompagnati da mugolii e sospiri del dottorino. Infine prese lo speculum ed il gel ed iniziò a fare suo quel culo. Che immortalò con un cellulare (Emanuele non poteva saperlo) già ricco di fotografie simili. Ma queste erano più intriganti, pensò Margherita, che mai aveva immaginato di avere tra le sue mani il culo di Emanuele, un lato b sul quale aveva posato lo sguardo sognando anche penetrazioni più forti e dolorose (per lui, però piacevoli per lei) ma che aveva sempre ritenuto inarrivabile...
Emanuele, invece, godeva di queste attenzioni di Margherita, mugolava come una troia in calore mentre il cazzo seppur ancora trascurato (ovviamente, da parte di lei c'era un culo da far suo, e sembrava bello capiente oltre che aduso ad essere aperto, dato che lo aveva già allargato molto senza trovare resistenze e traendone invece tanto ulteriore piacere) vibrava in continuazione. L'infermiera aveva mani fatate e l'abitudine ad usare quello strumento anche in quel modo, per cui pian piano Emanuele iniziò ad alzare un po' la voce che era però spezzata dal piacere, innaturale, così ad un certo punto la porta (che sì era chiusa, ma non a chiave) si aprì e Susanna, l'altra infermiera di turno quella notte, si trovò di fronte una scena da film porno, degna dei migliori di un genere di nicchia ma anche lei ben noto. Margherita si fermò, Emanuele si zittì pur non perdendo né l'affanno né un'erezione che si stava facendo piacevolmente dolorosa. Susanna li guardò, si leccò le labbra con la lingua e chiuse la porta. A chiave...
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