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incesto

Pt.11 Il nuovo piano


di ragafr
12.05.2026    |    2.963    |    4 9.9
"Se lo è infilato tutto dentro e si è scopata come una troia, gemendo e spingendo il culo in alto..."
Erano passate quasi tre settimane dalla notte in cui avevano spiato i genitori. La casa era tornata quasi normale: pranzi insieme, battute a tavola, la mamma che tornava stanca dal lavoro e il papà che guardava la partita. Gli animi si erano calmati. Il padre evitava di restare solo con Sara, ancora turbato dal rischio che avevano corso. Lei, dal canto suo, si era tenuta buona: qualche pompino veloce ad Andrea nel bagno quando i genitori erano fuori, una sveltina piegata sul lavandino della cucina mentre mamma e papà facevano la spesa. Niente di più.
Ma dentro di lei bruciava un’altra ossessione.
Dopo aver visto come la mamma scopava — quel modo esperto di muovere i fianchi, quella figa carnosa e gonfia che inghiottiva il cazzo del padre con avidità — Sara si era convinta di non poter competere con lei sul piano della “troia di famiglia”. Non ancora, almeno. Ora il suo desiderio si era spostato tutto sulla madre. Voleva quella figa. Voleva assaggiarla, leccarla, farla bagnare. Voleva capire se anche lei, la brava moglie e madre, nascondesse una maiala dentro.
E per farlo, aveva bisogno di Andrea.
Una sera, mentre i genitori erano ancora in salotto a guardare la tv, Sara entrò nella stanza del fratello e chiuse la porta a chiave.
«Ho bisogno di te» disse senza giri di parole, sedendosi sul letto accanto a lui.
Andrea alzò un sopracciglio. «Un’altra sveltina? Papà è di là—»
«No. Questa volta è per la mamma.»
Gli spiegò tutto il piano, con gli occhi che le brillavano di eccitazione perversa. Andrea ascoltò, prima incredulo, poi visibilmente eccitato suo malgrado. Il cazzo gli si gonfiò nei pantaloni mentre Sara parlava.
«Quindi… vuoi che mi faccia beccare nudo e duro dalla mamma?»
«Esatto. Domani pomeriggio. La mamma finisce presto il turno e torna a casa verso le quattro. Tu esci dalla doccia con l’uccello duro, fai finta di non averla sentita rientrare. Io sarò nascosta nel corridoio, nella stanzetta del ripostiglio con la porta accostata. Voglio vedere come reagisce. Voglio capire se è una maiala come noi.»
Andrea deglutì. «E se si incazza? Se urla?»
Sara gli mise una mano sul cazzo già duro e lo strinse.
«Allora sapremo che non possiamo andare oltre. Ma se si eccita… allora il gioco diventa molto più interessante.»
Il giorno dopo Sara era già in posizione alle 15:50, nascosta nel ripostiglio del corridoio con la porta socchiusa di pochi millimetri. Il cuore le batteva fortissimo. Aveva la fighetta bagnata solo dall’attesa.
Sentì la porta di casa aprirsi. La mamma entrò, posò le chiavi, sospirò togliendosi le scarpe.
«Andrea? Ci sei?» chiamò.
Nessuna risposta. Andrea, come concordato, era in bagno con la porta aperta. Si era appena fatto la doccia. Uscì completamente nudo, il cazzo già mezzo duro che ondeggiava pesante tra le gambe. Si stava asciugando i capelli con l’asciugamano, fingendo di non aver sentito.
La mamma girò l’angolo del corridoio e si bloccò di colpo.
«Oddio, Andrea!» esclamò, portando una mano alla bocca. Ma non si voltò subito. I suoi occhi scesero inevitabilmente sul corpo nudo e bagnato del figlio, soffermandosi parecchio sul cazzo grosso e venoso che, sotto il suo sguardo, finì di indurirsi completamente, svettando verso l’alto.
Sara, dal suo nascondiglio, trattenne il respiro. Vedeva perfettamente il viso della madre: sorpresa, imbarazzo… e qualcos’altro.
La mamma rimase lì qualche secondo di troppo, lo sguardo fisso sull’erezione del figlio.
«Ma… che ci fai nudo in giro?» disse infine, la voce un po’ più bassa del normale. «Copriti, santo cielo.»
Però non si muoveva. E non distoglieva davvero lo sguardo.
Andrea recitò bene la parte: fece finta di imbarazzarsi, ma non si coprì del tutto. Prese l’asciugamano e se lo mise davanti, coprendo solo in parte il cazzo duro.
«Scusa mamma… pensavo fossi ancora al lavoro. Mi sono fatto la doccia e…»
La mamma deglutì. Sara notò chiaramente che aveva le guance arrossate e che stringeva le cosce una contro l’altra.
«Va bene… vai in camera tua» disse la mamma, ma la voce era roca. Passandogli accanto nel corridoio stretto, il suo fianco sfiorò quasi il cazzo di Andrea ancora coperto solo a metà dall’asciugamano.
Sara sentì la fighetta pulsare violentemente. La mamma si era chiaramente eccitata. Lo aveva visto. Lo aveva guardato. E non aveva reagito con disgusto.
Quando la mamma entrò in camera sua e chiuse la porta, Sara uscì dal nascondiglio con gli occhi che brillavano. Corse da Andrea, lo spinse nella sua stanza e chiuse la porta.
«L’hai vista?» sussurrò eccitatissima, infilandogli subito una mano sull’uccello ancora duro. «Ha guardato il tuo cazzo. Ha guardato per secondi interi. E si è bagnata, ne sono sicura. La mamma è una maiala repressa…»
«Quindi… ora che facciamo?» chiese lui, gemendo piano.
Sara lasciò il cazzo di Andrea e sorrise con aria perversa:
«Ora iniziamo a lavorarcela piano. E prima o poi… quella figa stupenda sarà mia.»
Sara uscì dalla stanza di Andrea. La curiosità era troppa, l’eccitazione la spingeva oltre la follia. Corse silenziosamente fino alla porta della camera matrimoniale. La mamma l’aveva chiusa, ma non a chiave: aveva solo accostato la porta, lasciando uno spiraglio sufficiente perché Sara potesse inginocchiarsi e appoggiare l’occhio per sbirciare dentro.
Il cuore le batteva così forte che temeva si sentisse anche dentro la stanza.
La mamma era in piedi vicino al letto. Si era messa le mani sul viso e i capelli più volte, coprendosi gli occhi e le guance rosse.
«Oddio… che sto facendo…» mormorò tra sé, la voce bassa e piena di vergogna. Rimase così ancora per quasi mezzo minuto, respirando affannosamente, chiaramente in lotta con se stessa.
Poi, come se avesse perso la battaglia, abbassò le mani e si sedette sul bordo del letto. Si guardò allo specchio dell’armadio per un secondo, poi si sdraiò sulla schiena. Le gambe leggermente aperte.
Con mani tremanti si tolse la maglietta del pigiama. I seni pieni e maturi uscirono liberi, i capezzoli già durissimi. Li sfiorò con le dita, stringendoli piano, e un piccolo gemito le sfuggì dalle labbra.
Sara, dall’altra parte della porta, sentì la fighetta pulsare violentemente. Infilò una mano dentro i suoi pantaloncini e iniziò a toccarsi lentamente.
La mamma si abbassò anche i pantaloncini e le mutandine insieme, scalciandoli via. Era completamente nuda. La sua figa era esattamente come Sara la ricordava: carnosa, con le grandi labbra gonfie e già lucide. Una piccola striscia di peli scuri sopra il clitoride.
Iniziò a toccarsi. Prima piano, sfiorando le labbra con due dita, poi aprendo le grandi labbra con una mano mentre con l’altra stuzzicava il clitoride gonfio. I fianchi si muovevano lentamente, seguendo il ritmo delle dita.
«Mmm…» gemette piano, mordendosi il labbro.
Sara era ipnotizzata. Vedeva la figa della mamma aprirsi, diventare sempre più bagnata, i succhi che iniziavano a brillare sulle dita.
Poi la mamma si allungò verso il comodino. Aprì il cassetto più basso, frugò un attimo e tirò fuori un sex toy enorme.
Sara spalancò gli occhi.
Era un dildo realistico, molto grosso e lungo, decisamente più spesso sia del cazzo di Andrea che di quello del padre. Venoso, con una cappella pronunciata ed enorme. La mamma lo guardò per un secondo con aria colpevole, poi ci sputò sopra e lo bagnò con la sua saliva.
Si sdraiò meglio, aprì bene le gambe e posizionò la grossa cappella contro la sua figa fradicia. Spinse.
«Ahhh… cazzo…» sussurrò mentre il giocattolo la apriva lentamente. Centimetro dopo centimetro, la figa carnosa della mamma inghiottiva quel mostro. Quando fu quasi tutto dentro, iniziò a muoverlo dentro e fuori, sempre più veloce.
I suoi seni ballavano a ogni spinta. Il rumore bagnato e osceno della figa riempiva la stanza. La mamma aveva gli occhi chiusi, la bocca aperta, e ansimava sempre più forte.
«Oh sì… così… più forte…» mormorava tra sé, scopandosi con quel dildo enorme senza pietà.
Sara era completamente bagnata. Si stava toccando furiosamente mentre guardava la madre che si fotteva con quel giocattolo gigantesco, le gambe spalancate, il culo che si sollevava dal letto per andare incontro alle spinte.
La mamma accelerò, il dildo che entrava e usciva quasi completamente, lucido dei suoi umori. Il suo clitoride era gonfissimo. Con l’altra mano lo strofinava veloce.
Pochi minuti dopo inarcò la schiena violentemente.
«Sto venendo… oddio sto venendo!» gemette, cercando di trattenere la voce.
Il corpo le tremò forte mentre veniva, la figa che si contraeva visibilmente intorno al dildo, schizzando un po’ di umori sulle lenzuola. Continuò a spingere il giocattolo dentro di sé durante tutto l’orgasmo, prolungandolo il più possibile.
Sara dovette mordersi la mano per non gemere anche lei mentre veniva sulle proprie dita, gli occhi incollati alla figa della madre che pulsava intorno a quel cazzo finto.
Quando la mamma finalmente crollò sul letto, esausta, ancora con il dildo mezzo dentro, Sara si alzò lentamente dal buco della serratura. Le gambe le tremavano.
Tornò in camera di Andrea con il respiro corto e il perizoma completamente zuppo.
Chiuse la porta e lo guardò con gli occhi lucidi di desiderio.
«L’ha fatto» disse con voce roca. «Si è spogliata completamente, si è toccata la figa come una disperata… e poi ha tirato fuori un dildo enorme, più grosso del tuo cazzo. Se lo è infilato tutto dentro e si è scopata come una troia, gemendo e spingendo il culo in alto. È venuta fortissimo, Andrea. La mamma è una maiala repressa… e io la voglio leccare.»
Andrea era seduto sul letto, il cazzo ancora mezzo duro nei boxer. Ma la sua espressione era cambiata. Sembrava preoccupato, quasi spaventato.
«Sara… fermati un attimo» disse piano. «Questa cosa sta diventando troppo pericolosa. Prima con papà, poi spiare la mamma mentre si scopa con un dildo… Se ci scopre siamo finiti. Io… io non ho più il coraggio di continuare con questo piano. Basta. È mia madre.»
Sara lo guardò per qualche secondo, incredula. Poi fece un passo avanti, decisa.
«Tu non hai il coraggio? Bene. Allora lo farò da sola.»
Andrea cercò di protestare, ma Sara era già uscita.
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