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incesto

Pt.4 La confessione profonda


di ragafr
08.05.2026    |    3.131    |    3 9.9
"Andrea rimase solo, con il cuore che martellava e la mente che già iniziava a elaborare un piano pericolosissimo..."
La sera stessa, dopo cena, approfittarono di un’altra ora in cui i genitori erano usciti per una passeggiata. Sara entrò nella stanza di Andrea senza bussare, già scalza e con solo una maglietta larga che le arrivava a metà coscia.
Andrea era seduto sul bordo del letto. Appena la vide, il cazzo gli diventò duro all’istante.
«Voglio provarci sul serio» disse Sara chiudendo la porta a chiave. «Voglio prendertelo tutto in gola.»
Si inginocchiò tra le sue gambe senza aspettare risposta. Gli abbassò i pantaloni della tuta e liberò quel cazzo enorme che ormai sognava giorno e notte. Era già mezzo duro, pesante, con la cappella grossa e venosa. Sara lo guardò dal basso con occhi lucidi di eccitazione.
«Cazzo… è ancora più bello da vicino» mormorò.
Iniziò a leccarlo lentamente, dalla base fino alla punta, bagnandolo di saliva. Poi aprì la bocca e lo prese. Prima metà, poi più a fondo. Sentiva la gola che si opponeva, ma invece di tirarsi indietro spinse. Gli occhi le lacrimarono, il respiro si bloccò, ma continuò.
Con un piccolo gorgoglio osceno la cappella le forzò l’esofago e Sara lo ingoiò tutto. Il naso premette contro la pancia di Andrea, le labbra strette alla base del cazzo. Era completamente dentro la sua gola.
«Porca troia, Sara…» gemette Andrea, incredulo, mettendole una mano tra i capelli. «Ce l’hai tutto…»
Lei rimase così qualche secondo, soffocando, con la gola che si contraeva intorno a lui. Poi cominciò a muovere la testa, scopandosi la gola da sola. Lunghe, profonde succhiate fino alle palle, saliva che colava copiosa sul mento e sulle cosce. Ogni volta che lo tirava fuori per respirare, un filo spesso di bava la collegava alla cappella.
Mentre lo deepthroatava con sempre più fame, Sara iniziò a toccarsi la fighetta fradicia. Tra un gorgoglio e l’altro, con la voce roca e spezzata, riuscì a parlare.
«Andrea… sto impazzendo…»
Lui la guardò, il cazzo che pulsava dentro la bocca della sorella.
«Che c’è?»
Sara lo sfilò per un momento, ansimando, le labbra gonfie e lucide.
«Da quando ti ho sentito nella stanza… e da quando ti ho preso nel culo… non riesco a smettere di pensare a una cosa.» Fece una pausa, quasi vergognosa, ma gli occhi brillavano di eccitazione perversa. «Sto iniziando a fantasticare sul papà.»
Andrea sgranò gli occhi, ma il suo cazzo ebbe un guizzo violento nella mano di Sara.
«Sul papà?»
«Sì…» confessò lei, leccandogli lentamente la cappella mentre parlava. «Mi chiedo quanto ce l’abbia grosso. Dev’essere enorme anche lui… siete alti uguali, stessi lineamenti. Immagino che sia spesso come il tuo, magari pure di più. Mi immagino mentre glielo succhio in ginocchio mentre tu mi guardi… o mentre lui mi prende da dietro mentre tu mi riempi la bocca.»
Disse quelle parole e poi se lo infilò di nuovo in gola fino in fondo, gemendo intorno al cazzo del fratello. L’idea la stava bagnando da morire.
Andrea respirò pesante, eccitatissimo da quella confessione proibita.
«Sei una puttana malata, Sara… stai parlando del nostro papà.»
Lei annuì con il cazzo in gola, senza smettere di succhiare. Le lacrime di sforzo le rigavano le guance, ma non si fermava. Andrea le tenne la testa con entrambe le mani e cominciò a scoparle la gola con spinte più decise.
«Vuoi anche il cazzo del papà, eh? Vuoi diventare la troietta di tutta la famiglia?»
Sara mugolò forte intorno alla carne, venendo sulle proprie dita solo per quelle parole. Andrea non resistette più: le tenne il viso premuto contro la sua pancia e le scaricò direttamente in gola, fiotti densi e caldi che lei ingoiò convulsamente senza sprecarne una goccia.
Quando finalmente lo tirò fuori, Sara tossì, respirando affannosamente, con le labbra rosse e gonfie e un filo di sperma che le colava sul mento.
Guardò il fratello con un sorriso sporco e soddisfatto.
«Voglio che resti tra noi per ora… ma non riesco a smettere di pensarci. Il papà… il suo cazzo…»
Andrea le accarezzò la guancia, ancora sconvolto ed eccitato.
«Sei pericolosa, sorellina.»
Sara gli diede un ultimo bacio sulla cappella e sussurrò:
«E non ho ancora finito con te stasera.»

La Minaccia:

Sara era ancora in ginocchio, le labbra gonfie e lucide di saliva e sperma del fratello. Si pulì il mento con il dorso della mano e alzò lo sguardo su Andrea con un’espressione nuova: maliziosa, determinata e pericolosamente eccitata.
«Andrea… ho deciso.»
Lui era ancora seduto sul letto, il cazzo mezzo duro che pulsava dopo l’orgasmo in gola. «Che cosa?»
Sara si alzò lentamente, lasciando che la maglietta le scoprisse la fighetta rossa e bagnata. Si avvicinò al fratello e gli sussurrò all’orecchio, mentre con una mano gli accarezzava il cazzo sporco.
«Devi convincere papà a scoparmi. Voglio il suo cazzo dentro di me. E soprattutto… voglio una doppia penetrazione. Tu e lui insieme. Uno nella figa e uno nel culo. Voglio sentirmi completamente riempita dai cazzi della mia famiglia.»
Andrea rimase senza parole per qualche secondo. Il cuore gli batteva fortissimo.
«Sara… stai scherzando? È nostro padre.»
Lei sorrise, stringendo leggermente la mano intorno al suo cazzo che ricominciava già a indurirsi.
«Non sto scherzando. Da quando ho iniziato a fantasticarci sopra non riesco a pensare ad altro. Voglio che mi usiate insieme. E tu mi aiuterai.»
Fece una pausa, poi il tono si fece più basso e minaccioso, anche se gli occhi brillavano di eccitazione:
«Se non lo fai, finisco di essere la tua troietta personale. Niente più gola profonda, niente più culo, niente più scopate di nascosto. Diventerò di nuovo la sorellina brava e innocente. E tu tornerai a farti le seghe pensando a me.»
Andrea deglutì. Sapeva che Sara diceva sul serio. La vide allontanarsi di un passo, ancora nuda, il corpo perfetto da diciottenne che ormai lo faceva impazzire.
«Come cazzo faccio a convincerlo?» chiese con la voce rauca.
Sara si strinse nelle spalle, innocente e perversa allo stesso tempo.
«Sei il suo figlio preferito. Trova un modo. Magari mostragli un video di me che ti prendo tutto in gola… o digli che mi hai sentita mentre mi tocco urlando il suo nome. Inventati qualcosa. Hai tempo fino a questo weekend.»
Si chinò di nuovo, gli diede un lungo bacio sulla cappella e aggiunse:
«Se ci riesci… ti lascerò guardare mentre papà mi apre per la prima volta. E poi potrete sfondarmi insieme.»
Andrea rimase in silenzio, il cazzo di nuovo completamente duro tra le mani della sorella.
Sara gli sorrise un’ultima volta prima di uscire dalla stanza, ancheggiando.
«Scegli tu, fratellone. O mi fai diventare la puttana di papà… o mi perdi.»
La porta si chiuse.
Andrea rimase solo, con il cuore che martellava e la mente che già iniziava a elaborare un piano pericolosissimo.
Sapeva che non avrebbe resistito. Voleva la sorella, voleva vederla presa da entrambi. Voleva tutto.
E avrebbe trovato il modo.
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