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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #22


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
16.05.2026    |    4.069    |    5 9.9
"Era molto più forte di me, avevo il suo cazzo praticamente sulle mie labbra non sapevo che fare chiusi gli occhi ed aprii la bocca..."
Veronica Segreti in Famiglia #22

**Veronica**
Il mattino dopo quella prima notte da brividi, il telefono di Laura vibrò sul comodino per la sveglia. Io ero ancora avvolta nel lenzuolo di seta nera, il corpo caldo e languido, il sapore della fica di Laura ancora sulla lingua. L’aria della camera sapeva di sesso rappreso, di vaniglia e di noi. Laura scrisse il messaggio e me lo lesse ad alta voce, con quel tono basso e autoritario che mi faceva bagnare all’istante.

«Indirizzo del centro estetico. Ore 15:00. La commessa ti depilerà completamente. Deve fotografarti il culo e mandarmi la foto. Liscio come una bambina, Silvia.»

Sorrisi, il cuore che batteva forte per l’eccitazione. Immaginavo il mio Silvio, timido e introverso, che si consegnava a noi passo dopo passo. Gli scrissi io stessa dopo che in tarda mattinata aveva mandato la sua foto depilato; io ero all’università, seduta in aula con le gambe accavallate sotto il banco, la fica ancora sensibile per i giochi del mattino.

«Se sei ancora lì, chiedi alla commessa di metterti il plug nel culo. Così sei piena e stai meglio. Se esita, falle leggere questo messaggio.»

Pochi minuti e arrivò la foto. Il culo di Silvio, ora completamente glabro, lucido di olio, tenuto aperto da due mani con smalto rosso. Il plug di metallo scintillava tra le natiche lisce, infilato fino in fondo. Un brivido mi corse lungo la schiena. La complicità con Laura era totale: ogni foto, ogni umiliazione ci legava di più.

La sera Laura gli scrisse di nuovo: «È ora del clistere. Istruzioni le conosci.» Trenta minuti dopo, la foto arrivò: Silvio inginocchiato, la cannula nel culo, lo sguardo basso, già quasi femmina nei gesti. Ormai scriveva al femminile. «Sono pronta»

**Silvio**
Sabato pomeriggio, a casa mia, il cuore mi batteva così forte che sembrava volesse uscirmi dal petto. Seguii ogni istruzione alla lettera. Due clisteri profondi, uno dopo l’altro. L’acqua calda che mi riempiva, il dolore dolce che diventava piacere proibito. Poi il plug di metallo freddo che scivolava dentro, allargandomi il culo già sensibile. Lo sentivo a ogni movimento.

Indossai le calze autoreggenti nere, velate, che mi accarezzavano le gambe depilate. Il perizoma di pizzo nero mi stringeva il cazzo. Il reggiseno imbottito mi dava un seno finto ma credibile. Sopra, i fuseaux neri aderenti, lucidi, che mi fasciavano le cosce. Le Converse nere con il rialzo interno e il merletto con stelline dorate ai lati. Mi guardai allo specchio: ero già Silvia. La maglietta bianca aderente lasciava intravedere il reggiseno. Misi la parrucca bionda nello zainetto e scesi.

Appena fuori casa, un ragazzo del quartiere mi guardò. I suoi occhi scivolarono sulle mie gambe, sul culo. Sorrise. Capii che non era uno sguardo casuale. Salii in macchina, misi la parrucca, sistemai i capelli lunghi e biondi. Partii. Al primo semaforo mi accorsi che mi aveva seguito, mi affiancò. Mi sorrise di nuovo, più sfacciato. Era evidente che non mi avrebbe mollato e che mi avrebbe seguito per tutta la serata allora decisi di togliermelo dalle scatole subito. Gli feci il segno del telefono, mimai il mio numero dal finestrino. Lui lo segnò. Un minuto dopo arrivò il messaggio: «Lorenzo. Sei bellissima. Quando ti rivedo?»

Il cuore mi batteva fortissimo. Vergogna ed eccitazione mescolate. Tirai dritto verso la mia meta.

Arrivai a casa di Veronica e Laura. La porta si aprì e l’odore mi avvolse subito: incenso al sandalo, vaniglia calda, un sottofondo dolce di eccitazione femminile. Le luci erano soffuse, rosse e dorate, che dipingevano le pareti di ombre sensuali. Laura era uno spettacolo: body di pizzo nero trasparente, i capezzoli scuri che premevano contro la rete, il culo generoso che si intravedeva nudo sotto. Veronica, la mia Veronica, indossava un completino bianco: reggiseno push-up che le spingeva su i seni perfetti, perizoma minuscolo che le spariva tra le natiche sode. I capelli sciolti sulle spalle nude.

**Veronica**
Lo facemmo entrare. Silvia tremava, gli occhi bassi. La musica partì piano: *Wicked Game* di Chris Isaak, quella chitarra lenta, ipnotica, che sembrava fatta per peccare. Le note scivolavano nell’aria come carezze.

«Spogliati, Silvia» ordinai con voce morbida ma ferma.

Lei obbedì. Rimase in calze, perizoma, reggiseno e scarpe. Laura le applicò subito la gabbietta rosa sul cazzo già mezzo duro. La chiuse con uno scatto.

«Ti piace la tua nuova fica?» chiese Laura, sfiorandogliela con un dito.

«Sì…» rispose Silvia, la voce flebile, femminile.

«Sei bellissima, Silvia» sussurrai io, avvicinandomi. Le accarezzai il petto glabro, sentii la pelle d’oca sotto le mie dita. L’odore della sua pelle, pulita, depilata, mi eccitava da morire. Laura sorrise, crudele e dolce.

La facemmo sedere sulla sedia del salotto. Cominciammo a truccarla come una vera puttana. Fondotinta, eyeliner nero marcato, ombretto smokey, rossetto rosso fuoco, rimmel. Le labbra di Silvia diventarono carnose, invitanti. Le infilammo una gonnellina plissettata di Laura, corta da morire, e una camicetta trasparente bianca che lasciava vedere il reggiseno nero.

«Adesso vai a prendere le pizze» disse Laura. «Margherita per tutte. E fai in fretta, troietta.»

**Silvio**
Uscii sul pianerottolo con le gambe che tremavano, avevo tanta vergogna e paura. La gonnellina si alzava a ogni passo, il plug mi premeva dentro il culo ed ero senza mutadine. Veronica mi seguì e urlò: «Silvia, hai dimenticato il portafogli! Comunque vogliamo margherita!»

Lo zainetto era rimasto dentro. Niente telefono, niente soldi. Scesi in strada che ero confuso sul da farsi. L’aria della sera era fresca, mi accarezzava le cosce esposte. Camminavo veloce, ma sentivo gli sguardi. Ero indeciso se prendere la macchina e perdere il parcheggio o andare a piedi in fondo era 1km di strada e decisi di andare a piedi. Un uomo sui cinquanta mi passò accanto, mi toccò il culo da dietro. Sentì il plug sotto la stoffa della gonnellina e mi bloccò.

«Quanto vuoi per succhiarmelo?» mi sussurrò all’orecchio, l’alito che sapeva di fumo e alcol.

Rimasi paralizzata. Lui insistette: «Venti euro per una sega mentre ti tocco il culo.»

Mi tirò dietro una macchina parcheggiata. Tirò fuori il cazzo già duro, me lo mise in mano. Era caldo, spesso, venoso. Era successo tutto cosi velocemente che non sapevo neppure come fosse accaduto. Cominciai a segarlo, piano. Lui mi infilò una mano sotto la gonna, toccò il plug, lo spinse più dentro. Gemetti. Dopo poco schizzò sborra abbondante sulla mia mano, e sulle mie calze autoreggenti. Provò a spingermi giù per farmelo pulire con la bocca, ma resistetti. Mi diede i venti euro e sparì. Cercai di ricompormi al meglio.

Ripresi a camminare. Un ragazzo di vent’anni mi affiancò con la macchina. «Sali, ti do un passaggio.»

Esitai, ma ero in ritardo e la pizzeria era comunque ancora a 10 minuti di cammino. Salii titubante dicendo che dovevo andare in pizzeria. Lui disse che mi avrebbe accompagnato volentieri e mi avrebbe anche riportato a casa ma voleva una piccola ricompensa. Subito mi toccò le cosce, salì fino a toccarmi la gabbietta. Io restai immobile e lo lascia fare del resto eravamo già arrivati, la sua mano si fermò.

Scesi ed entrai in pizzeria, anche qui gli sguardi di tutti su di me ed allora decisi di recitare bene la parte facendo la voce da femmina. Presi le tre margherite. Lui mi aspettò in macchina come aveva promessa e ci incamminando per tornare. A metà strada si fermò in un angolo buio. Io ebbi subito un sussulto e misi la mano sulla maniglia pere scendere. Lui tirò fuori il cazzo ed era grosso tanto. Mi prese la mano e me la portò sul suo cazzo. Io in modo meccanico comincia a segarlo come avevo fatto prima. Lui si spotò sul sedile avvicinandosi a me poi mi afferrò la testa con forza e mi avvicinò al suo cazzo. Era molto più forte di me, avevo il suo cazzo praticamente sulle mie labbra non sapevo che fare chiusi gli occhi ed aprii la bocca. Le sue mani spinsero la mia testa giù ed il suo cazzo mi entrò tutto in bocca.

Era il primo cazzo che succhiavo. Sapore salato, di pelle, di desiderio. Non sapevo cosa fare, ma leccai, succhiai, lo presi più fondo che potevo. Lui gemette forte, mi tenne per i capelli e mi riempì la bocca di sborra calda, densa. Ingoiai. Il sapore era strano, forte, ma mi eccitò da morire. Mi sentivo una troia vera. Avevo ingoiato sborra calda.

Tornai a casa con le pizze calde, le guance rosse, il sapore di sborra ancora in bocca e le calze un po’ sporche.

**Veronica**
Silvia entrò con le scatole. L’odore di pizza si mescolò a quello di incenso e sesso. Laura aveva già indossato sotto la sottoveste lo strap-on nero, grosso, venoso. Lo vedemmo subito dal rigonfiamento.

Mangiammo al tavolo. Silvia seduta tra noi, la gonnellina alzata, il plug visibile. Mangiavamo lentamente, sfiorandoci. Io le accarezzavo la coscia sotto il tavolo, Laura le leccava il collo. La musica era cambiata: *Earned It* di The Weeknd, lenta, oscura, perfetta per quello che stava per succedere.
Finito di mangiare, la presi per mano.

«Vieni in camera mia, Silvia.»

La luce della mia stanza era calda, ambrata, con una lampada rossa che tingeva tutto di desiderio. Le lenzuola nere di seta brillavano. La feci sdraiare sul letto. Laura ci raggiunse, lo strap-on che ondeggiava pesante tra le sue cosce.

Le tolsi la camicetta trasparente, le baciai i seni finti. Sapeva di fondotinta e di sudore leggero. Le infilai la mano sotto la gonna, toccai la gabbietta bagnata di pre-eiaculato.

«Sei così bagnata qui sotto…» mormorai, mordendole l’orecchio.

Laura le aprì le gambe. Tolse il plug con un rumore umido, osceno. Il culo di Silvia era aperto, rosa, pronto. Laura ci versò sopra la crema per fisting, fredda e scivolosa. Cominciò a spingere due dita, poi tre, girando piano. Silvia gemeva, la voce rotta.

Io mi misi sopra la sua faccia, il perizoma spostato di lato. La mia fica bagnata le premette sulla bocca e le impediva di mugolare.

«Leccami, troietta.»

Sentii la sua lingua calda entrare dentro di me. Sapore dolce della mia eccitazione, odore intenso di fica eccitata. Laura continuava ad aprirgli il culo con la mano, poi la tolse e spinse lo spaccaculi nel culo di Silvia, piano ma deciso. Il rumore di carne che si apriva, i gemiti soffocati di Silvia contro la mia fica, i miei sospiri.

«Cazzo… sì, prendilo tutto» ringhiò Laura, spingendo più forte.

Io eccitata da tutto questo venni per prima strofinando velocemente la mia fica sulla faccia di Silvia, schizzando sulla sua faccia truccata, tremando. Silvia leccava tutto, disperata. Laura la inculava con forza, i colpi bagnati che riempivano la stanza. Silvia era completamente aperta ed il suo culo la stava portando all’orgasmo.
Poi Veronica prese la gabbietta, e la aprì e cominciò a masturbarle il cazzo piccolo e duro mentre continuava a spingere con forza come in un raptus lo spaccaculi sempre più infondo.

Silvia esplose. Sborra chiara, abbondante, che le schizzò sulla pancia e sul reggiseno. Tremava tutta, in un orgasmo lunghissimo, mentre Laura continuava a sfondarle il culo.
Poi anche Laura si ferma e lascia nel culo di Silvia una vera voragine.

Ci abbracciammo dopo, sudate, sporche di sborra e succhi. L’odore era denso, animale, bellissimo. La musica suonava ancora bassa. Io accarezzavo i capelli biondi di Silvia, baciandole la fronte.

«Sei stata bravissima, tesoro» sussurrai. «La nostra troietta perfetta.»

Laura sorrise, complice. Sapevamo entrambe che questa era solo l’inizio. La notte era ancora giovane, e la nostra complicità diventava ogni secondo più profonda, più bagnata, più oscura.

Laura voleva il suo orgasmo e lo voleva speciale e non sapeva cosa stava per succede.
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