incesto
Pt.13 La lezione con il dildo
18.05.2026 |
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"«Guarda, mamma» sussurrò Sara, prendendolo in mano e masturbandolo lentamente davanti alla madre..."
Due sere dopo, la mamma mandò un messaggio a Sara mentre il padre e Andrea erano in salotto a guardare la partita:«Vieni in camera mia tra dieci minuti. Tuo padre e Andrea sono di sotto. Porta silenzio.»
Sara sentì un brivido caldo tra le gambe. Entrò nella camera matrimoniale con il cuore a mille. La mamma aveva già chiuso le persiane e acceso solo la lampada sul comodino. Indossava solo una vestaglia di seta nera, aperta sul davanti.
Chiuse la porta a chiave.
«Questa è una lezione» disse la mamma con voce bassa e un po’ imbarazzata. «Ma solo tra noi. Capito?»
Sara annuì, già bagnata. Si spogliò completamente e si avvicinò al letto. La mamma tirò fuori dal cassetto il dildo enorme che Sara aveva visto attraverso il buco della serratura: nero, venoso, lungo quasi 28 cm e molto spesso.
«Insegnami, mamma» sussurrò Sara, prendendolo in mano.
La mamma si sdraiò sulla schiena, aprì le gambe e tirò su le ginocchia. La sua figa era già gonfia e lucida.
«Mettilo piano all’inizio… scaldami» mormorò.
Sara si posizionò tra le sue cosce, baciò l’interno delle gambe della madre e poi appoggiò la grossa cappella contro la figa matura. Spinse lentamente. La mamma trattenne il respiro mentre il dildo la apriva, centimetro dopo centimetro.
«Ahhh… sì… così» gemette piano.
Sara iniziò a muoverlo dentro e fuori, sempre più a fondo, mentre con l’altra mano le stimolava il clitoride. La figa della mamma produceva rumori bagnati e osceni. Dopo qualche minuto Sara aveva già metà del dildo dentro.
Mentre lo spingeva più a fondo, Sara alzò lo sguardo sul viso arrossato della madre.
«Mamma… il cazzo di papà è il più grosso che hai preso in vita tua?»
La mamma esitò, mordendosi il labbro mentre Sara affondava il dildo un altro centimetro. Il suo respiro era spezzato.
«No…» confessò infine, la voce roca per l’eccitazione. «Non lo è.»
Sara spinse il dildo ancora più a fondo, quasi fino in fondo, e lo ruotò lentamente dentro di lei.
«Raccontami» disse con gli occhi che brillavano.
La mamma ansimò forte, le mani che stringevano le lenzuola.
«Da giovane… prima di mettermi con vostro padre… c’era un nostro amico in comune. Si chiamava John. Era nero, alto, bellissimo. Stava per trasferirsi in Belgio. L’ultima notte organizzammo una festa di addio. Io bevvi troppo… e alla fine mi offrii di accompagnarlo a casa per aiutarlo con le valigie.»
Sara accelerò leggermente il movimento del dildo, scopando la madre con colpi profondi e regolari.
«Continua…» la incitò.
«Appena arrivati nel suo appartamento… non riuscimmo a fermarci. Mi baciò contro il muro e mi spogliò. Quando mi tirò fuori il cazzo… pensai che fosse uno scherzo. Era mostruoso. Più lungo e molto più spesso di questo dildo. Nero, venoso, con una cappella enorme.»
La mamma gemette forte mentre Sara spingeva il giocattolo fino in fondo, riempiendola completamente.
«Mi aprì la figa come nessuno aveva mai fatto. Mi scopò sul tavolo della cucina, poi sul letto. Urlavo dal piacere e dal dolore insieme. Mi fece venire quattro volte solo con quel cazzo enorme… e poi mi prese anche nel culo.»
Sara era eccitatissima. Iniziò a fottere la madre con più forza, guardando la figa che si dilatava intorno al dildo.
«Ti ha sfondato il culo?»
«Sì…» ansimò la mamma, gli occhi rovesciati. «Mi mise a pecorina e mi aprì il sedere con quel mostro. Ci mise quasi venti minuti per entrarmi tutto. Pensavo mi spaccasse in due… invece venni come una pazza mentre mi sborrava dentro il culo. Fu la notte più sporca e intensa della mia vita.»
Sara si chinò in avanti, leccando il clitoride della madre mentre continuava a pompare il dildo dentro e fuori.
«Ti piacque più del cazzo di papà?»
La mamma esitò solo un secondo, poi confessò tra i gemiti:
«Era… diverso. Più brutale. Mi sentivo completamente posseduta. Nessuno mi ha mai riempita così tanto in vita mia.»
Pochi istanti dopo la mamma inarcò la schiena violentemente e venne con forza, stringendo il dildo dentro di sé, tremando e bagnando le lenzuola mentre Sara continuava a leccarla.
Quando l’orgasmo passò, la mamma rimase sdraiata, ansimante, con il dildo ancora mezzo dentro.
Guardò Sara con un misto di vergogna e desiderio.
«Adesso tocca a te, piccola» disse con voce bassa e roca. «Sdraiati che mamma ti insegna come prenderlo tutto.»
Sara obbedì subito, sdraiandosi sulla schiena con le gambe aperte. La fighetta le pulsava visibilmente. La mamma si posizionò tra le sue cosce, baciandole l’interno delle gambe prima di appoggiare la grossa cappella nera contro l’apertura stretta della figlia.
«Respira… e rilassati» mormorò.
Spinse. La cappella enorme forzò l’ingresso di Sara, strappandole un gemito acuto. La mamma continuò a spingere con decisione, guardando affascinata come la figa giovane della figlia si dilatava intorno al dildo mostruoso.
«Cazzo… sei strettissima» sussurrò la mamma, spingendo più a fondo. «Ma lo prenderai tutto.»
Sara afferrò le lenzuola, la bocca aperta in un gemito silenzioso mentre metà del dildo le spariva dentro. La sensazione di essere aperta così tanto era intensa, quasi dolorosa, ma bellissima.
La mamma iniziò a muoverlo con ritmo costante, sempre più profondo, scopando la figlia con il grosso giocattolo. Con l’altra mano le stimolava il clitoride.
«Ahhh… mamma… è enorme…» gemeva Sara, gli occhi lucidi.
La mamma accelerò, spingendo il dildo sempre più a fondo. Quasi tre quarti del mostro entravano e uscivano dalla fighetta di Sara con rumori osceni e bagnati.
Mentre la scopava con decisione, la mamma la guardò negli occhi.
«Perché stavi spiando Andrea l’altro giorno?» chiese improvvisamente, senza smettere di muovere il dildo.
Sara gemette forte, il corpo che tremava a ogni spinta. Il dildo la stava aprendo in modo brutale e meraviglioso. Non riusciva più a mentire.
«Perché… ahh… volevo vedere come reagivi…» confessò tra i gemiti. «L’ho fatto apposta… ho chiesto ad Andrea di farsi vedere nudo da te… col cazzo duro…»
La mamma spalancò gli occhi, ma non si fermò. Anzi, spinse il dildo più violentemente dentro di lei.
«Continua» ordinò, la voce carica di eccitazione e sorpresa.
Sara ansimava, le lacrime di piacere agli angoli degli occhi.
«Volevo capire se ti saresti eccitata… se guardavi il cazzo di tuo figlio… Volevo sapere se anche tu sei una maiala come me… perché io… io volevo arrivare a te, mamma. Volevo questa figa… volevo leccartela… toccarti…»
La mamma respirava pesantemente. Il suo viso era rosso, gli occhi brillanti di lussuria. Spinse il dildo fino in fondo, ruotandolo dentro la figlia.
«Sei una piccola pervertita…» ringhiò, ma la voce era piena di eccitazione. «Hai fatto spogliare tuo fratello davanti a me solo per eccitarmi?»
«Sì…» gemette Sara, ormai vicina all’orgasmo. «E quando ti ho vista toccarti dopo… e poi scoparti con questo dildo… non ce l’ho fatta più. Volevo assaggiarti…»
La mamma si chinò in avanti, continuando a fotterla con il dildo mentre la baciava con passione, lingua contro lingua. Accelerò il ritmo, martellando la figa di Sara senza pietà.
«Sei proprio una vera troietta…» sussurrò contro le sue labbra. «E ti è piaciuto leccarmi mentre dormivo?»
«Da morire…» confessò Sara con voce spezzata. «La tua figa ha un sapore stupendo…»
La mamma spinse il dildo fino in fondo e lo tenne lì, ruotandolo, mentre con il pollice le massaggiava forte il clitoride.
Sara venne violentemente. Inarcò la schiena, tremando tutta, la fighetta che si contraeva spasmodicamente intorno al grosso dildo. Un fiotto di umori le uscì intorno al giocattolo, bagnando la mano della madre.
Quando l’orgasmo passò, Sara rimase sdraiata, ansimante e distrutta, con il dildo ancora mezzo dentro.
La mamma lo estrasse lentamente, guardando la figa aperta e rossa della figlia. Poi si chinò e le diede una lunga leccata, assaporando i suoi umori.
Alzò lo sguardo su Sara, ancora tra le sue gambe.
«Adesso sappiamo la verità entrambe» disse con voce bassa. «E non so se questo mi spaventa… o mi eccita ancora di più.»
Sara sorrise debolmente, esausta e felice.
«Mamma… voglio tutto. Con te. E magari… un giorno… anche con lui.»
La mamma non rispose, rimase in silenzio per qualche secondo, ancora tra le gambe di Sara, con le labbra lucide degli umori della figlia. Poi si alzò lentamente, sedendosi sul bordo del letto. Il suo sguardo era un misto di eccitazione, vergogna e desiderio crescente.
«Hai orchestrato tutto…e ora vorresti coinvolgere anche Andrea! Sei davvero pericolosa, Sara.»
Sara si tirò su sui gomiti, ancora col respiro corto.
«Ma ti è piaciuto guardarlo, vero mamma? Ho visto come fissavi il suo cazzo…»
La mamma arrossì violentemente, ma non negò. Invece sospirò, passandosi una mano tra i capelli.
«Era… grosso. E duro. E io… Dio, sono una madre orribile.»
Sara colse l’attimo. Si avvicinò alla madre, le baciò il collo e le sussurrò all’orecchio:
«Chiamiamolo. Adesso. Papà è ancora di sotto a guardare la partita… non salirà per almeno un’ora. Voglio che tu lo veda da vicino. Voglio che tu lo tocchi… mentre io guardo.»
La mamma esitò, il respiro accelerato. Sara capì che stava combattendo con se stessa, ma il desiderio stava vincendo.
«Sara… è tuo fratello. Mio figlio.»
«Esatto» rispose Sara con un sorriso malizioso. «E ha un cazzo bellissimo. Lo so perché me lo sono presa tante volte.»
La mamma spalancò gli occhi, scioccata, incredula, ma la figa le pulsò visibilmente a quelle parole.
Sara non aspettò risposta. Prese il telefono e scrisse ad Andrea:
«Vieni subito in camera dei genitori. Porta solo i boxer. È importante. Non fare domande.»
Pochi minuti dopo sentirono dei passi leggeri nel corridoio. Andrea bussò piano.
«Entra»
Andrea aprì la porta e rimase congelato sulla soglia.
Sua madre era seduta sul letto completamente nuda, i seni pesanti, la figa ancora rossa e lucida. Sara era accanto a lei, altrettanto nuda, con un sorriso soddisfatto.
«Ma… che cazzo…?» balbettò Andrea, gli occhi che passavano dalla sorella alla madre.
Sara si alzò, andò da lui e lo tirò dentro la stanza, chiudendo la porta a chiave.
«Non ti agitare» disse piano. «La mamma sa tutto. Sa del piano, sa che ti ho chiesto di farti vedere nudo da lei… e sa anche che noi due scopiamo.»
Andrea era rosso in faccia, ma il suo cazzo stava già gonfiandosi rapidamente nei boxer.
La mamma lo fissava, incapace di distogliere lo sguardo dal rigonfiamento.
Sara si mise dietro Andrea e gli abbassò i boxer. Il cazzo del ragazzo schizzò fuori, già mezzo duro e pesante.
«Guarda, mamma» sussurrò Sara, prendendolo in mano e masturbandolo lentamente davanti alla madre. «È tutto per te.»
La mamma deglutì. Aveva gli occhi fissi sul cazzo del figlio.
«Andrea… tesoro…» mormorò, la voce incrinata. Ma non gli disse di andarsene.
Sara spinse dolcemente Andrea verso il letto. La mamma allungò una mano tremante e gli sfiorò il cazzo con le dita. Appena lo toccò, Andrea gemette e l’uccello gli divenne completamente duro.
«Cazzo… mamma…» ansimò lui.
La mamma lo strinse piano, sentendone il calore e la grossezza. Poi, come ipnotizzata, si chinò in avanti e diede una lenta leccata alla cappella.
Sara si mise accanto a lei, eccitatissima.
«Prendilo in bocca, mamma. Voglio vederti mentre succhi il cazzo di tuo figlio.»
La mamma esitò solo un istante, poi aprì le labbra e accolse la cappella di Andrea nella sua bocca calda. Iniziò a succhiarlo con movimenti lenti e profondi, mentre Sara le accarezzava i capelli e le toccava la figa da dietro.
Andrea aveva una mano sulla testa della madre, incredulo e sopraffatto dal piacere.
«Mamma… sei bravissima…» gemette.
La mamma prese sempre più coraggio, succhiandolo più a fondo, con la saliva che colava lungo l’asta. Sara intanto si abbassò e iniziò a leccare le palle del fratello mentre la madre glielo succhiava.
L’atmosfera nella stanza era diventata rovente.
La mamma tirò fuori il cazzo dalla bocca con un suono osceno e guardò entrambi, gli occhi velati di lussuria:
«Questa cosa è completamente sbagliata… ma non voglio fermarmi.»
Sara sorrise e baciò la madre sulle labbra, assaporando il sapore del cazzo di Andrea sulla sua lingua.
«Allora non fermarti, mamma. Stasera siamo tuoi.»
Sara le baciò il collo e le sussurrò all’orecchio:
«Continua, mamma… succhialo bene. È tuo figlio… e ha un cazzo così bello.»
La mamma gemette e tornò a prenderlo in bocca, stavolta con più fame. Succhiava con movimenti profondi, la testa che andava avanti e indietro, mentre con una mano gli accarezzava le palle. Andrea gemeva piano, una mano tra i capelli della madre.
Sara non rimase a guardare. Si mise accanto alla mamma, leccando l’asta del fratello ogni volta che la madre saliva, poi baciò la mamma sulla bocca con il cazzo di Andrea in mezzo, lingua contro lingua intorno alla cappella.
«Cazzo…» ansimò Andrea, sopraffatto.
La mamma era sempre più eccitata. La sua figa grondava. Sara se ne accorse e si abbassò dietro di lei, le aprì le natiche e iniziò a leccarle la figa da dietro mentre lei continuava a succhiare il figlio.
«Mmm… mamma, sei fradicia» mormorò Sara tra una leccata e l’altra.
La mamma spinse il culo indietro contro il viso della figlia, gemendo intorno al cazzo di Andrea.
Dopo qualche minuto, Sara si alzò e disse con voce decisa:
«Sdraiati sul letto, mamma.»
La madre obbedì, sdraiandosi sulla schiena con le gambe aperte. Sara si mise a cavalcioni sul suo viso.
«Leccami mentre Andrea ti scopa.»
La mamma non se lo fece ripetere. Afferrò le natiche di Sara e affondò la lingua nella figa della figlia, leccandola con passione. Andrea si posizionò tra le gambe della madre, il cazzo durissimo e lucido di saliva.
Guardò Sara per un secondo, ancora esitante.
Sara gli sorrise: «Scopala. Forte.»
Andrea spinse. Il cazzo scivolò dentro la figa calda e bagnatissima della madre con un colpo solo. La mamma gemette forte contro la figa di Sara.
«Oddio… Andrea…» ansimò, la voce attutita.
Andrea iniziò a fotterla con spinte profonde e decise. Ogni affondo faceva tremare i seni della mamma. Sara, sopra di lei, si strusciava sulla sua bocca, godendo mentre guardava il fratello che scopava la madre.
«Come la senti, Andrea?» chiese Sara eccitatissima.
«Profonda…e caldissima» rispose lui, accelerando. «La mamma ha una figa stupenda…»
La mamma leccava sempre più voracemente la figa di Sara, infilando anche due dita dentro di lei. L’aria della stanza era impregnata dell’odore di sesso.
Dopo qualche minuto cambiarono posizione. La mamma si mise a quattro zampe. Andrea la prese da dietro, afferrandole i fianchi e martellandola con colpi forti. Sara si sdraiò sotto di lei, in posizione 69, leccando il clitoride della madre mentre il cazzo di Andrea entrava e usciva a pochi centimetri dal suo viso.
Ogni tanto Sara tirava fuori la lingua e leccava anche le palle del fratello mentre fotteva la mamma.
«Sto per venire…» grugnì Andrea dopo un po’.
La mamma, con voce rotta, rispose:
«Dentro… vieni dentro di me, tesoro.»
Andrea spinse fino in fondo e venne con un gemito soffocato, scaricando fiotti densi e caldi dentro la figa della madre. La mamma venne quasi nello stesso momento, tremando violentemente, la bocca premuta contro la figa di Sara.
Sara, sentendo la madre venire, raggiunse l’orgasmo a sua volta, bagnandole il viso.
I tre crollarono sul letto, sudati, ansimanti e intrecciati.
La mamma, ancora col cazzo di Andrea mezzo dentro, accarezzò il viso di Sara e poi quello del figlio.
«Siamo una famiglia di malati…» sussurrò, ma il suo tono era più eccitato che pentito.
Sara sorrise, baciandole un seno.
«E questa era solo l’inizio, mamma.»
Andrea, ancora stordito, riuscì solo a dire:
«Papà non dovrà mai saperlo…»
La mamma chiuse gli occhi, sentendo lo sperma del figlio colarle lungo la coscia.
«No… non dovrà mai saperlo.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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