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incesto

Pt.9 La notte della mamma esausta


di ragafr
12.05.2026    |    5.784    |    1 9.7
"Lo succhiò con fame disperata, profonda, la gola che si apriva per prenderlo fino in fondo nonostante la posizione scomoda..."
Era passata la mezzanotte. La casa era immersa in un silenzio assoluto, rotto solo dal ticchettio lontano dell’orologio in cucina. La mamma era tornata dal turno di notte al lavoro distrutta: aveva mangiato in piedi, si era fatta una doccia calda ed era crollata sul letto matrimoniale come un sasso. Dormiva supina, con la bocca semiaperta, il respiro pesante e regolare, completamente fuori dal mondo. Indossava solo una vecchia maglietta larga e le mutandine, il corpo immobile sotto le lenzuola leggere.
Sara aspettò ancora dieci minuti buoni, seduta sul bordo del suo letto, il cuore che le martellava nel petto. Indossava solo una canottiera bianca cortissima e un perizoma nero di pizzo. La fighetta le pulsava già, bagnata da ore solo al pensiero di quello che stava per fare. Si alzò senza fare rumore, i piedi nudi sul parquet freddo. Percorse il corridoio come un fantasma, la mano che sfiorava il muro per orientarsi nel buio.
Spinse piano la porta della camera dei genitori. Il padre era sveglio, o almeno mezzo sveglio: era sdraiato su un fianco, rivolto verso la mamma, ma gli occhi erano aperti, fissi nel vuoto. Quando vide la sagoma di Sara sulla soglia, il suo corpo si irrigidì di colpo.
Sara chiuse la porta dietro di sé senza farla scattare. Il clic della maniglia fu impercettibile. Si avvicinò al letto dal lato del padre. La luce della luna filtrava appena dalle persiane, illuminando la curva dei suoi seni sotto la canottiera e il luccichio umido tra le sue cosce.
«Sara… che cazzo fai?» sussurrò il padre con voce strozzata, gli occhi spalancati dal panico. «Esci subito. Tua madre è qui, dorme accanto a me!»
Lei non rispose con parole. Si infilò sotto le lenzuola con un movimento fluido, il corpo caldo e profumato di doccia recente che premeva contro quello di lui. Il padre sentì immediatamente la fighetta rasata e fradicia della figlia sfregare contro la sua coscia. Il cazzo, già mezzo duro per il ricordo della sera prima, ebbe un guizzo violento.
«Sara, ti prego…» sibilò lui, la mano che la afferrava per il fianco cercando di spingerla via. Ma le dita tremavano. «Se si sveglia siamo morti. Tutti quanti. Esci, adesso.»
Sara gli si incollò addosso, il seno sodo premuto contro il suo petto, le labbra che gli sfioravano l’orecchio. Il suo respiro era caldo, accelerato.
«Shhh… papà… non si sveglierà. È distrutta. L’ho sentita russare dal corridoio.» La sua mano scivolò sotto l’elastico dei boxer di lui, trovando il cazzo già durissimo. Lo strinse piano, sentendo la vena grossa pulsare contro il palmo. «È così caldo… e grosso… non riesco a stare lontana.»
Il padre chiuse gli occhi, il respiro che si faceva corto. Cercò di nuovo di spostarle la mano, ma Sara era più veloce: gli abbassò i boxer fino alle ginocchia con un gesto deciso. Il cazzo svettò libero, enorme, la cappella lucida di liquido preseminale che brillava nel buio.
«Cazzo, Sara…» gemette lui a denti stretti. La mamma si mosse leggermente nel sonno, girando la testa dall’altra parte. Il padre si bloccò, il cuore che gli batteva in gola. «Vedi? È pericoloso… esci, ti supplico.»
Ma Sara non si mosse. Anzi, si mise a cavalcioni su di lui sotto le lenzuola, la fighetta aperta e bagnatissima che sfregava lentamente lungo tutta la lunghezza del cazzo del padre. Il tessuto sottile del perizoma era l’unico ostacolo, già zuppo. Ogni movimento faceva scivolare le labbra gonfie della figlia sulla cappella grossa, lasciando una scia lucida di umori.
«Papà… senti quanto sono bagnata?» sussurrò lei, la voce bassissima ma carica di eccitazione perversa. «È da quando sono andata a letto che penso al tuo cazzo. Più grosso di quello di Andrea… più spesso… voglio sentirlo dentro mentre la mamma dorme accanto a noi.»
Il padre aveva le mani strette sulle lenzuola, le nocche bianche. Il cazzo pulsava contro la fighetta della figlia, scivolando tra le labbra senza entrare, bagnandosi tutto. Il rischio lo stava facendo impazzire: ogni piccolo cigolio del letto, ogni respiro più profondo della mamma, gli mandava una scarica di adrenalina dritta all’uccello.
Sara si chinò in avanti, i capelli lunghi che gli sfioravano il viso. Gli leccò lentamente il lobo dell’orecchio, poi gli mordicchiò il collo.
«Ti prego, papà… solo la cappella. Solo un po’. Non resisto più.»
Con la mano libera gli afferrò il cazzo alla base e lo posizionò esattamente contro l’ingresso fradicio della sua fighetta. Spinse appena indietro il bacino. La cappella enorme forzò l’apertura, entrando di un solo centimetro. Sara trattenne un gemito mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare.
Il padre ansimò forte, gli occhi fissi sul volto della moglie addormentata a meno di mezzo metro da loro.
«Sara… cazzo… sei bagnatissima…»
Lei sorrise nel buio, gli occhi lucidi di lussuria. Iniziò a muoversi piano, solo con il bacino, prendendo dentro un altro centimetro, poi un altro. Il cazzo del padre la apriva lentamente, centimetro dopo centimetro, mentre la mamma continuava a dormire ignara, il respiro regolare.
«Senti come ti stringe, papà?» mormorò Sara, la voce rotta. «È la figa della tua bambina…la stai violando mentre tua moglie è qui accanto.»
Il padre non ce la fece più. La paura, il senso di colpa e l’eccitazione si fusero in qualcosa di animalesco. Con un movimento improvviso la afferrò per i fianchi e spinse verso l’alto, affondando tutto il cazzo dentro di lei fino alle palle.
Sara aprì la bocca in un gemito silenzioso, gli occhi rovesciati. Il letto cigolò appena. Il padre le mise subito una mano sulla nuca e le spinse il viso contro il lenzuolo, facendole mordere forte la stoffa per soffocare i suoni.
«Mordilo… mordilo forte e stai zitta, cazzo…» ringhiò piano contro il suo orecchio.
Poi iniziò a fotterla. Piano, ma profondo. Spinse dopo spinta, il cazzo enorme che entrava e usciva dalla fighetta fradicia della figlia, producendo rumori bagnati e osceni sotto le lenzuola. Sara mordeva il lenzuolo con forza, gli occhi fissi in quelli di lui, pieni di una fame insaziabile, mentre il tessuto le si inzuppava di saliva.
Il padre la scopava con ritmo crescente, il terrore che la mamma si svegliasse che rendeva ogni affondo ancora più intenso. Il cazzo scivolava dentro e fuori, sempre più veloce, la cappella che colpiva in fondo alla figa di Sara ogni volta.
Dopo pochi minuti Sara venne violentemente, la fighetta che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo del padre, stringendolo come una morsa. Tremò tutta, mordendo il lenzuolo e stringendolo con tanta forza che le nocche delle mani diventarono bianche, gli umori che le colavano lungo le cosce e bagnavano le lenzuola.
Quando l’orgasmo passò, Sara tirò fuori la bocca dal lenzuolo bagnato, ansimando contro l’orecchio del padre con voce spezzata e roca:
«Papà… non venire dentro… voglio sentire tutto il tuo seme nella gola… voglio ingoiarti tutto…»
Senza aspettare risposta scese velocemente dal suo cazzo, lasciando un vuoto improvviso. Si infilò sotto le lenzuola più in basso, tra le gambe di lui, e gli prese il cazzo ancora lucido dei suoi umori direttamente in bocca. Lo succhiò con fame disperata, profonda, la gola che si apriva per prenderlo fino in fondo nonostante la posizione scomoda.
Il padre le mise una mano sulla testa, spingendola giù mentre con l’altra stringeva il lenzuolo. Sara gorgogliava piano intorno alla carne spessa, la saliva che colava copiosa, gli occhi lucidi di sforzo e piacere mentre lo deepthroattava con urgenza.
«Cazzo… Sara… sto per venire…» ansimò lui a denti stretti.
Lei non si tolse. Anzi, lo spinse ancora più a fondo, il naso premuto contro la pancia del padre. Con un grugnito soffocato lui esplose, scaricando fiotti densi, caldi e abbondanti direttamente nella gola della figlia. Sara ingoiò convulsamente, senza sprecarne una goccia, continuando a succhiare e deglutire finché l’ultimo spasmo non finì.
Solo allora risalì lentamente, le labbra gonfie e lucide, un filo di saliva e sperma che le colava sul mento. Gli sorrise nel buio, gli occhi brillanti di perversione.
«Domani notte… voglio che Andrea venga qui con me.»
Il padre chiuse gli occhi, ancora ansimante, il cazzo mezzo duro che pulsava contro la guancia della figlia, sapendo che non avrebbe detto di no. Il segreto ormai era una droga che li stava divorando tutti. E la mamma, esausta, non si era accorta di niente.
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