Prime Esperienze
05 Fughe e Ritorni - Tirata in ballo
26.07.2026 |
48 |
0
"Grosso e nudo quel cazzo affondava dentro di me e non potevo fare a meno di sospirare per la sorprendente eccitazione che mi provocava..."
Nei mesi che seguirono a quella trasferta piccante, Marco continuò a propormi situazioni divertenti ed eccitanti. Quella fantasia ci aveva caricato di energie positive e nuove idee.Marco aveva goduto del fatto che mi ero concessa, per quanto virtualmente, ad un altro uomo, travolta da una passione sconvolgente, ed era altrettanto emozionato dal fatto che, nonostante tutto il mio pudore, avessi attraversato un intero hotel quasi nuda e mi fossi lasciata spogliare davanti ad una finestra aperta.
Gli piaceva immaginarmi contesa tra lui ed un amante, al centro di continui tentativi di seduzione ed intimamente combattuta su chi scegliere, e contemporaneamente mi provocava cercando di aggirare la mia pudicizia con proposte sempre più impegnative.
Consapevole del fascino che esercita il mio décolleté su diversi uomini, durante le vacanze estive, in qualche occasione, specie quando la spiaggia era meno frequentata, o comunque popolata da adulti e meno da famiglie, insistette per farmi restare in topless. Mi propose anche di fingerci sconosciuti e prendere posto ad alcuni metri di distanza, in modo da incoraggiare eventuali corteggiatori.
Può sembrare una sciocchezza, considerato quello che avevamo già vissuto, ma il metterci la faccia sopra il seno nudo, per quanto potesse essere un’idea inconsueta ed eccitante, non mi riusciva naturale e declinai ogni invito.
Marco sperava di compiere anche quell’ulteriore passo dopo l’acme dell’hotel e probabilmente si aspettava una maggiore disponibilità da parte mia, ma forse non era ancora il momento adatto, e per non forzare una situazione abbandonò ogni velleità.
L’autunno portò rinnovati impegni lavorativi che imposero a Marco trasferte fuori regione sempre più lunghe e frequenti, tanto che ormai ci vedevamo solo nei fine settimana.
Il lavoro era un impegno necessario che aveva assorbito man mano la nostra vita di coppia e ci lasciava solo brani di tempo da trascorrere insieme.
Mi pesava quella situazione e non glielo nascondevo: come potevamo pensare di crescere come coppia se alla fine mancavano le occasioni di confronto e condivisione?
Proprio quando cominciavamo a programmare concretamente qualcosa di più serio e stabile per la nostra vita insieme, tutta questa lontananza interponeva difficoltà impreviste ed un inevitabile stallo.
Temevo di rivivere la situazione affrontata con Giulio e di dover mettere nuovamente in discussione quello che rappresentava il legame più bello ed intenso che avessi mai vissuto, e la consapevolezza che anche questo amore potesse essere condizionato dalla precarietà, che non fosse l’abbraccio impossibile da sciogliere, mi rendeva insofferente a tutto.
Anche l’intimità patì quella condizione: le fantasie che ci avevano stuzzicato fino a pochi mesi prima sembravano obsolete e fuori luogo. Non era possibile divertirsi immaginando di introdurre altri nel nostro ménage, se non avevamo abbastanza occasioni per viverlo bene da coppia.
Ero consapevole che Marco non avesse tutte le colpe: il lavoro ha la sua importanza per la realizzazione personale, e talvolta richiede sacrifici, ma lui non sembrava avvertire a fondo i miei timori e le incertezze che vedevo profilarsi. Nei momenti di maggior rabbia pensavo non volesse impegnarsi a fondo nella nostra storia e mi irritavano le sue distrazioni e temporeggiamenti. Anche il continuo procrastinare la ricerca di un’abitazione comune mi indispettiva.
I primi freddi non furono riscaldati unicamente da caldi abbracci, ma anche dai nostri primi litigi.
Era un continuo rincorrersi tra screzi, riappacificamenti, nuovi propositi e rinnovati malumori, in una rotazione irrefrenabile.
Quando Marco mi disse che la sua azienda aveva deciso di assorbire un’altra ditta con sede fuori regione e che sarebbe stato a lungo assente da casa per aiutare i nuovi colleghi ad integrare gli standard qualitativi delle due società, accolsi la notizia con uno sbuffo spazientito.
Gli ci volle parecchio impegno per farmi sbollire la rabbia: molte attenzioni e cene in bei ristorantini, ma gli venne in soccorso anche un pizzico di fortuna portata da una mia ex compagna di scuola, Serena, la stessa che ci aveva fatto conoscere.
Con Serena ci trovavamo in un bar vicino ai nostri uffici per qualche aperitivo settimanale, ed entrambe avevamo la pazienza di ascoltare le gioie ed i problemi l’una dell’altra, pronte a consolare e consigliare.
Serena possiede una personalità effervescente ed altruista, sempre pronta a buttarsi in nuove avventure ed a coinvolgerci nelle sue iniziative. Una sera arrivò al bar tutta in agitazione, segno inequivocabile che qualcosa bolliva in pentola.
Appena si sedette al nostro tavolino mi disse di aver bisogno del mio aiuto per il suo capo e che era una buona occasione per risolvergli un problema personale grosso.
Serena lavorava in un’azienda metalmeccanica di medie dimensioni ed il suo capo, che aveva 10 o 15 anni più di noi, era il figlio del fondatore e come il padre aveva cominciato a lavorare in azienda da giovane, tutti i giorni della settimana a tutte le ore.
Tanta dedizione al lavoro ed una buona capacità imprenditoriale avevano permesso all’azienda di accrescere il fatturato, ma avevano compromesso la sua vita matrimoniale e la moglie, un’inglese che si era fermata per una vacanza di quindici giorni per poi rimanere quindici anni, innamorata dell’Italia e di questo stacanovista, un giorno si era stancata di fare la Penelope in perenne attesa del marito e con l’impressione di dover affrontare una competizione impari con torni, leve e frese, così prese i due figli piccoli e se ne tornò oltremanica.
Da più di un anno i bambini e la mamma vivevano in Inghilterra ed il padre li vedeva per poche occasioni l’anno. Le visite, difficili da organizzare per gli impegni reciproci, lo allontanavano dalla quotidianità dei figli e lo rendevano quasi un estraneo. Lui cercava di appendersi a qualsiasi passione dei figli per mantenere un rapporto privilegiato. Quando scoprì che entrambi i ragazzi si erano appassionati di chitarra, decise di mettersi in gioco per poter condividere con loro la passione musicale.
Corrado, il capo della mia amica, aveva tentato con dei corsi on line ed in scuole private, ma la conduzione dell’azienda ostacolava il suo proposito e lo costringeva a saltare diverse lezioni, con conseguenze nefaste sull’apprendimento.
Un giorno Serena colse le sue lamentele e gli propose un’idea che a suo dire era geniale: un’insegnante privata che potesse venire in azienda con una certa flessibilità. E quell’insegnante avrei dovuto essere io!
Da ragazza avevo frequentato una scuola di musica senza accedere al conservatorio, e negli anni avevo comunque continuato ad esercitarmi, mantenendo una certa confidenza con lo strumento.
La proposta di Serena da un lato era interessante, perché mi avrebbe permesso di arrotondare lo stipendio, ma dall’altro comportava un impegno rilevante che arrivava in un periodo lavorativo già denso, senza contare che avrei limitato ancora di più le occasioni di vedermi con Marco.
Tuttavia, era un’offerta da valutare, così le dissi che mi sarei presa un po' di tempo per pensarci e per parlarne con il mio ragazzo. Marco mi incoraggiò ad accettare di dare ripetizioni al capo di Serena, consapevole che così avrei potuto dedicarmi ad un’attività a cui tenevo e che forse questo diversivo avrebbe aiutato a stemperare un po' la tensione tra di noi.
Corrado mi contattò per organizzare le nostre lezioni un paio di giorni dopo aver comunicato a Serena la mia decisione. Era un uomo gentile nei modi, seppure si intuisse un carattere risoluto, e concordammo un primo incontro conoscitivo presso la sua azienda per l’indomani, al termine dei turni dei suoi operai.
Arrivai direttamente dall’ufficio e ad accogliermi trovai Serena, che mi abbracciò e mi accompagnò in una piccola sala riunioni adiacente all’ufficio di Corrado, dove aspettammo insieme l’arrivo del suo principale.
Corrado giunse poco dopo dalla zona di produzione, dove si era attardato per supportare gli operai durante la manutenzione di alcuni macchinari. Si presentò con una vigorosa stretta di mano e mi chiese se gradissi qualcosa, ma al mio diniego si volse verso Serena che ringraziò per l’aiuto e la congedò.
Mi disse che per alcune questioni familiari voleva imparare a suonare la chitarra, ma che gli impegni lavorativi avevano complicato una partecipazione continuativa ai corsi organizzati, e che anche quando si era rivolto ad insegnanti privati professionisti, aveva avuto una certa difficoltà nel conciliare i suoi improvvisi cambi di programma per urgenze in azienda con le agende dense dei docenti. Serena gli aveva parlato bene di me e si fidava del suo giudizio, ma voleva capire se potessi gestire una certa flessibilità d’orario. Considerato che le lezioni si sarebbero svolte nella sua azienda per ragioni logistiche, al di fuori dall’orario lavorativo canonico e che non abitavo molto lontano, ritenni possibile riuscire ad arginare le emergenze e spostare qualche appuntamento all’ultimo.
Ci accordammo inizialmente per una lezione a settimana, da incrementare alla bisogna od a seconda delle reciproche disponibilità. Sarei arrivata nella sua azienda la sera al termine dei turni ed avremmo fatto lezione in quella stessa saletta, dove potevo disporre di una lavagna e di sufficiente spazio.
Dopo aver verificato il suo livello di conoscenza musicale, nel giro di una settimana gli sottoposi un piccolo programma didattico ed iniziammo le lezioni.
Come previsto da Corrado, fummo costretti a rivedere spesso gli appuntamenti per adeguarci alle sue esigenze lavorative, ma il suo impegno nello studio, nonostante tutte le altre responsabilità che doveva sostenere, non mi facevano pesare più di tanto questi continui spostamenti.
Corrado riusciva ad essere molto empatico e con il passare delle settimane fu naturale scambiarsi qualche confidenza personale, tant’è che dopo l’ora di lezione avevamo preso l’abitudine di fare quattro chiacchere davanti alla macchinetta del caffè od in un bar vicino.
Dopo la separazione Corrado aveva passato un periodo buio che era riuscito a superare con il sostegno dei suoi vecchi amici e dedicandosi anche a qualche hobby giovanile che aveva pian piano dismesso con l’incremento degli obblighi lavorativi e familiari. Scoprii che ogni mattina all’alba si esercitava con dei macchinari da palestra che si era costruito in azienda, e che condivideva con alcuni amici una passione per i balli latinoamericani.
Probabilmente tutti questi interessi extra rappresentavano una reazione alle ragioni che avevano spinto la moglie ad andarsene e forse un modo per colmare un vuoto sentimentale importante.
Dal canto mio, le lezioni a Corrado furono davvero un buon diversivo che permise a me e Marco di alleggerire quel periodo negativo. Nonostante soffrissi la lontananza e non facevamo molti progressi con la convivenza, avevo una buona distrazione che mi permetteva di non rimestare continuamente questi pensieri.
Una settimana Corrado mi chiese di passare per la lezione a casa sua perché aveva un impegno privato e non sarebbe riuscito ad arrivare in tempo se si fosse fermato in azienda. Doveva essere qualcosa di davvero importante per costringerlo ad abbandonare anzitempo il suo posto di comando, così non feci troppe domande anche se morivo dalla curiosità ed accettai questo piccolo cambio di programma.
Con la scusa di venire incontro alle sue esigenze, ma in realtà per scoprire di più su questo misterioso appuntamento, conclusi la lezione con dieci minuti di anticipo. Nel ringraziarmi Corrado mi disse che un suo amico aveva acquistato un locale, un ristorante etnico con annessa sala da ballo per amanti del genere latinoamericano, e quella sera c’era l’inaugurazione. In coda mi disse che potevo raggiungerlo con il mio ragazzo: ci sarebbe stato un buffet ricco e l’occasione di ballare, ma dovetti declinare l’invito perché Marco era fuori sede e non sapevo nulla di ballo latino. Vedendomi un po' demoralizzata dalla situazione e capendo che aveva inavvertitamente toccato un tasto dolente, mi propose gentilmente di accompagnarlo, con la scusa di sdebitarsi per tutti quei grattacapi che mi dava spostando in continuazione gli appuntamenti. Tentennai perché non temevo di trovarmi come un pesce fuor d’acqua, ma le sue rassicurazioni mi convinsero ed alla fine lo segui fino al locale con la mia auto.
La compagnia di Corrado era composta da suoi coetanei, in gran parte coppie sposate con figli già grandi, tutti molto cordiali e capaci di farmi partecipe da subito di quel gruppo. Di quella serata mi ricordo Germana, la moglie di Paolo, il proprietario del locale, molto esuberante ed ospitale, Giovanna, un’amica di Corrado che probabilmente aveva una cotta per lui, Francesca e Giorgio, moglie e marito che mi fecero da ciceroni in quel nuovo ambiente.
Il resto della clientela era composto prevalentemente da trenta-quarantenni, e comprendeva, oltre ai tantissimi amici e conoscenti di Paolo e Germana, curiosi, sudamericani nostalgici di casa ed insegnanti di ballo delle scuole locali accompagnati dai loro studenti. La serata scivolò via velocemente e mi divertii davvero, anche quando un insegnante di ballo particolarmente bello vinse il mio imbarazzo e mi trascinò sulla pista cercando di farmi fare qualche passo di danza, supportato dagli incitamenti di Giovanna, Germana e Francesca. Fui una pessima partner perché non conoscevo mezzo passo, gli pestai i pieni un paio di volte, ma tornai a casa decisamente allegra e leggera di testa.
Le serate al locale di Paolo cominciarono a diventare un appuntamento settimanale ricorrente e pian piano mi integravo nella comitiva degli amici di Corrado, che si era proposto di insegnarmi qualche passo di danza per non farmi sentire a disagio nel caso qualcuno mi avesse invitato a ballare.
Marco aveva accolto con divertimento questa mia nuova passione e cercava di imparare da me e da qualche video sul web i passi base per potermi accompagnare.
Nel ballo di coppia, oltre alla tecnica conta anche l’intesa tra i ballerini, e mi accorsi che, non solo per la diversa preparazione, quando ballavo con Corrado, rispetto ai tentativi con Marco, scattava qualcosa di particolare. Corrado mi portava, mi conduceva con autorevolezza, sentivo la sua presa, il tocco della sua mano sulla schiena quando mi trascinava verso di lui, quasi aderente, alimentando in me un senso di sicurezza e confidenza crescente, che si rifletteva anche fuori dalla pista da ballo. Con Marco c’era una fortissima intimità di base ma, forse per la scarsa esperienza, non riusciva a trasportarmi durante la danza e quell’assenza di intesa mi innervosiva e ci allontanava facendoci concentrare più sui meccanismi dei passi che sull’affiatamento reciproco. Non lo dissi a Marco, non allora almeno, anche perché non mi fu chiaro subito, ma se continuavo a posticipare il nostro esordio in quel locale era perché preferivo che quella restasse un’oasi serena dove ballare con Corrado, estranea a qualsiasi tensione che ci avrei portato entrando con il mio ragazzo.
Realizzai questo atteggiamento durante una serata al locale, quando Francesca mi chiese se le avrei mai presentato il mio ragazzo o se ero troppo gelosa per buttarlo nella mischia della pista. Non sapevo bene cosa dire e fu lei a rispondere per me: in confidenza e con tutto il tatto possibile, mi disse che sembrava fossi un po' presa da Corrado, e comprendeva che tentennassi ad introdurre Marco perché avrebbe disturbato quell’intesa nascente. Non voleva avere conferme da parte mia su un’eventuale attrazione per il suo amico, riteneva questi sentimenti legittimi ed assolutamente privati e non voleva mettere il naso nei fatti miei, ma da amica e quasi sorella maggiore voleva darmi qualche consiglio per gestire bene quella situazione. Mi confidò che da un po' di tempo Corrado e Giovanna si stavano “studiando” e la donna sembrava molto presa, ma per chi, come lei, lo conosceva da tantissimo tempo, era evidente che lui ultimamente fosse distratto da qualcun’altra, ed aveva avuto l’impressione che fossi io quella distrazione.
Francesca mi disse che erano solo sue sensazioni, niente verità assolute, e non mi voleva dire che stavo ricoprendo il ruolo di terza incomoda: Il cuore non va a comando, ma secondo inclinazione. Non voleva sapere se avesse letto correttamente quella situazione, ma se così era, mi consigliò di riflettere bene sui miei prossimi passi. Non era il caso di tenere i piedi in due staffe ma intraprendere un unico sentiero, per non farsi e fare più male del necessario. Se ci avessi tenuto a Corrado, avrei dovuto seriamente considerare l’idea di conoscerlo meglio, di cambiare passo, altrimenti meglio valutare una giusta distanza che non confondesse le idee.
Poi arrivò lui, euforico per qualche battuta che non avevamo sentito, che mi prese ed annullò qualsiasi distanza in un altro giro di pista.
Quella chiacchierata con Francesca mi turbò parecchio per tutta la settimana, tanto che preferii saltare l’invito settimanale al locale. Anche Marcò notò il mio turbamento, ma gli dissi che era dovuto a qualche problematica sul lavoro.
Sola nel mio appartamento riflettevo sui miei sentimenti. Marco era il mio ragazzo, l’uomo che volevo sposare, l’amore che sopravviveva alla routine, ai distacchi, a tutte le difficoltà che si possono incontrare nel lungo periodo mescolando passione e comprensione. Corrado era entrato in punta di piedi nella mia vita ed aveva scaldato, senza che me ne accorgessi, il mio cuore. Mi piaceva il suo abbraccio, la novità di una carezza differente, il fascino di un uomo determinato e sicuro e non potevo negare che mi doleva staccarmi da lui dopo le serate al locale e tornare a casa nell’attesa di Marco. Certe volte non avrei voluto riprendere la macchina da sola per tornare da me, ma avrei preferito concedermi una chiacchierata sola con lui, magari riscaldata dal camino del suo soggiorno. Mi stavo innamorando di Corrado? Sapere che forse lui provava qualcosa per me aveva accelerato il mio battito.
Se prima sentivo di vivere un dualismo latente, le parole di Francesca mi aprirono gli occhi verso una nuova prospettiva. Vista da fuori mi rivedevo nelle serate precedenti abbracciata a Corrado, in cerca della sua compagnia durante i balli più lunghi e lui che mi voleva per i ritmi più lenti e dolci e notavo adesso segnali prima passati in sordina.
Quando Corrado mi chiamò per invitarmi ad una serata speciale organizzata da Paolo e Germana, ero in subbuglio perché non sapevo come comportarmi, soprattutto perché si offrì di venirmi a prendere a casa per accompagnarmi alla festa. Mi immaginavo l’arrivo al locale davanti agli altri, e mi sentivo già gli occhi di Giovanna addosso, e anche quelli di Corrado, seppur con atteggiamenti differenti.
La sera della festa ero tesa, tanto che per sciogliermi un po' approfittai più del solito della sangria. Fortunatamente arrivammo in anticipo e degli altri non c’era ancora traccia, così non dovetti sostenere l’impatto con Giovanna. Nonostante l’alcol, cercavo di rimanere vigile per cogliere eventuali conferme dell’interesse di Corrado verso di me: il tempo che passavamo assieme e quello che dedicava alle altre, le sue premure, il linguaggio del corpo e ogni altro dettaglio. Credevo di essere tornata adolescente, e se qualcosa sembrava smentire le supposizioni di Francesca ecco che un malumore si affacciava nel mio animo che scacciavo con un sorso di cocktail.
Corrado mi prese per mano e mi accompagnò sulla pista stringendomi a sé ogni volta che ne aveva l’occasione. Mi perdevo nel suo profumo mescolato all’odore della pelle accaldata. Visti da fuori sembravamo effettivamente molto più che semplici conoscenti, ma due che stavano percorrendo una rueda di seduzione.
Giravo condotta dalle sue mani che scivolavano sulla schiena e sui fianchi, giravano gli altri ballerini attorno a noi, girava tutta la stanza in un vortice di musica, calore e voci allegre, in un moto all’apparenza perpetuo e che avrei accettato terminasse solo se mi avesse vista ancora abbracciata a Corrado.
I tanti cocktail resero i miei movimenti meno rigidi rispetto al solito ma forse per il caldo o le tante giravolte, cominciò a salirmi la nausea. Corrado mi accompagnò al tavolo per recuperare un po' di stabilità e quando fu sicuro che mi fossi rimessa a sufficienza, decise di riaccompagnarmi a casa per farmi riprendere con più calma. Salimmo in auto e ricordo di essermi addormentata quasi subito per superare quel senso di malessere che non voleva andarsene e consapevole di aver bruciato da sciocca quella che poteva essere davvero una bella serata.
Mi svegliai nel buio di una stanza che non era la mia, ma sembrava piuttosto quella di un ragazzino. Ero distesa completamente vestita su un letto singolo ed intuivo alle pareti le sagome dei poster di squadre di calcio e giocattoli sulle mensole. Il mio orologio segnava le quattro del mattino e con la luce del cellulare illuminai la stanza che sicuramente non era la mia. Accesi la luce ed aprii piano la porta ritrovandomi in un corridoio sul quale si aprivano altre stanze. Solo da una veniva un rumore, un sospiro ritmato e sommesso, quasi un russare. Scostando la porta vidi un letto sul quale era disteso supino un uomo a petto nudo mezzo coperto da un lenzuolo. Nella penombra della luce che proveniva dalla stanza in cui mi ero svegliata e raggiungeva quella camera, intuii il profilo di Corrado. Evidentemente, messa com’ero aveva preferito accompagnarmi direttamente a casa sua. Rimasi a guardarlo per qualche minuto prima di pensare a cosa fosse opportuno fare. Tornarmene nella stanza a dormire il resto delle ore e preparargli l’indomani mattina una colazione per scusarmi della figura sembrava l’unica soluzione percorribile. Oppure no.
Presi il cellulare ed accesi la torcia, posandolo a terra vicino all’uscio della porta, in modo che illuminasse meglio la camera di Corrado. Mi sfilai la gonna e le calze, restando solo con le mutandine, la camicia ed il reggiseno e poi mi diressi verso il letto. Salii con calma per timore di svegliarlo e mi misi a cavallo di Corrado, poi mi sedetti delicatamente sul suo bacino, e con movimenti ampi e lenti cominciai a far scivolare il mio sesso sul suo. Queste speciali carezze svegliarono Corrado molto dolcemente che lentamente aprì gli occhi e mise a fuoco la situazione. Non appena mi riconobbe mi chinai su di lui per baciarlo e poi continuai a sfiorargli il sesso, che ormai aveva preso una certa consistenza. Lui abbassò i boxer ed io scostai le mutandine, portando la mia fica a contatto diretto con tutta la sua asta, senza smettere di scorrergli sopra. Le sue mani cominciarono a risalire le mie gambe e si infilarono sotto la camicia, mi afferrarono in fianchi e mi alzarono dal suo bacino per invitarmi a sfilare le mutandine. Quando mi riabbassò la sua cappella premeva sulle labbra della fica e mi lasciai penetrare. Grosso e nudo quel cazzo affondava dentro di me e non potevo fare a meno di sospirare per la sorprendente eccitazione che mi provocava.
Mentre danzavo su quel palo, le sue mani risalirono i miei fianchi e scomposero letteralmente il mio reggiseno, sfilandomelo da sotto la camicia. I seni senza sostegno premevano sul tessuto facendo intuire i miei capezzoli tesi dall’emozione.
Le sue mani mi massaggiarono le tette da sotto la camicia e poi iniziarono a sbottonarla poco alla volta, per scoprire senza fretta il tesoro. Mi sfilai la camicia e rimasi nuda sopra di lui, misi le mie mani sul suo petto e spinsi il mio bacino contro il suo, per sentirlo sempre di più dentro di me. Lui si alzò a sedere per baciarmi le tette, mentre le sue mani si impadronivano del mio sedere. Mi succhiava i capezzoli e stringeva il culo mentre scorrevo senza posa sul suo cazzo teso.
Godemmo insieme, senza filtri, uno dentro l’altra. Poi mi accoccolai accanto a lui ed abbracciati sotto le lenzuola ci riaddormentammo.
Mi svegliò la luce intensa del giorno fatto, ma quando allungai la mano per trovare Corrado, il letto era vuoto.
Il mio letto, nella mia stanza, era vuoto.
Ero a casa mia, completamente vestita, distesa sul mio letto con una gran confusione in testa ed una discreta nausea. Mi ci volle un po' per capire che l’amore con Corrado non c’era stato e che si trattava solo di un sogno molto realistico.
Andai in bagno e poi in soggiorno, dove trovai la mia borsa appoggiata al tavolo. Nel cellulare un messaggio di Corrado che mi ringraziava per la serata e diceva di avermi accompagnata a casa, che si era assicurato che fosse tutto ok e mi aveva messo a letto.
Che figura grama avevo fatto, ma soprattutto che sogno allucinante. Andai sotto la doccia ripensando a quelle sensazioni vivissime provate poco prima. Era chiaro il desiderio verso Corrado, ed il realismo del sogno mi faceva star male perché era come se avessi tradito per davvero Marco. Un conto era giocare virtualmente con uno sconosciuto, ma tutto questo sembrava incredibilmente reale. Il senso di colpa saliva di minuto in minuto, specie pensando al fine settimana che avrei passato con Marco. Anche se era accaduto in un modo stranissimo, avevo sperimentato il tradimento e le sue conseguenze sulla mia coscienza.
Dovevo fare qualcosa, avevo bisogno di sfogarmi, di trovare una soluzione, un consiglio, ma a chi potevo rivolgermi? Intanto sentivo anche la necessità di chiarirmi con Corrado, di capire cosa fosse successo prima che tornasse a casa.
Lo chiamai e rispose subito, gentile come sempre. Mi scusai per com’era andata la serata, che non volevo la bruciasse per farmi da infermiere, ma lui minimizzò tutto, anzi si scusò per non avermi dato retta. Non capii subito e gli chiesi di spiegarmi. Mi disse che nel mettermi a letto gli gettai le braccia al collo e gli chiesi di restare la notte. Continuò dicendomi che mi aveva dato un bacio ed aveva preferito non restare, perché gli sembrava fuori luogo accettare un invito da una ragazza in dormiveglia. Comunque, disse poi, se quell’invito fosse ripetuto da una ragazza pienamente in sé, lo avrebbe accettato volentieri. Non seppi cosa rispondere, attimi di silenzio e poi mi venne in mente solo che probabilmente lo avevo confuso con Marco. Rise e disse che poteva essere molto probabile come spiegazione. Chiusi velocemente la telefonata ricordandogli la prossima lezione.
Questa cosa stava andando proprio lungo quella strada che Francesca mi aveva sconsigliato di intraprendere. Avevo perso il controllo e straparlato, ma forse avevo detto le cose più sincere che mi erano passate per la testa. Eppure, non potevo mandare all’aria la storia con Marco per una mattana. Dovevo prendere una decisione, e come mi aveva suggerito la Franci, la meno dolorosa possibile. [continua…]
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per 05 Fughe e Ritorni - Tirata in ballo:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
