Audi A3
Indossava un abito bianco che le scolpiva il corpo con precisione, esaltando due tette piccole ma perfette, appena una seconda, che la rendevano di una bellezza statuaria e fiera. La cena filò via così, tra i miei tentativi vani di strapparle un sorriso e quel suo muro di ghiaccio che sembrava invalicabile.
Intorno a mezzanotte la cena giunse al termine, e la dottoressa si congedò per prima, impeccabile e distante fino all'ultimo secondo, salendo sulla sua auto senza voltarsi indietro. Ma la dottoressa così precisa, la regina indiscussa del rigore e della perfezione, aveva lasciato i fari dell'auto accesi per tutta la sera. La batteria era partita senza appello.
Appena ce ne accorgemmo, vidi l'occasione e feci la mia mossa:
— Dai, ti do un passaggio io.
Mi guardò con quei grandi occhi scuri, soppesando la situazione, poi fece un cenno affermativo con la testa.
— Tanto so dove abiti — le dissi con un sorriso.
— Ah sì? — rispose lei, sollevando un sopracciglio con curiosità.
Il tragitto non era lungo, ma per la prima volta nella mia vita rispettai rigorosamente i limiti dei trenta chilometri orari. Se ne accorse subito. Iniziò a ridere, una risata vera, che le addolcì i tratti del viso e quei capelli neri che le incorniciavano il volto.
— Ci hanno provato in mille modi, ma così mai — disse, divertita.
La severa, impenetrabile dottoressa si stava finalmente sciogliendo.
Arrivammo davanti alla sua villa. Con un gesto rapido aprì il cancello automatico. Credevo che mi avrebbe fatto scendere, e invece:
— No, fermati. Fai scendere me, guido io — mormorò lei, con un sorriso malizioso mentre apriva la portiera.
Passammo dall'altra parte. Lei si mise al volante della mia Audi, io salii sul sedile del passeggero, con il cuore che batteva a mille. Fece fare inversione all'auto con mossa sicura e riprese la strada, ma invece di allontanarsi, con una brusca sterzata entrò nel cortile interno della sua villa, parcheggiando l'auto in una zona d'ombra riparata da sguardi indiscreti.
Spense il motore. L'abitacolo piombò in un silenzio carico di elettricità.
La sua mano mi sfiorò lentamente il viso, tracciò il profilo delle labbra e poi scese più giù, sfiorandomi con decisione attraverso i pantaloni. Ebbi un sussulto, un brivido profondo mi invase da capo a piedi. Lei se ne accorse e, posando un dito sulle mie labbra, sussurrò:
— Shhh, silenzio.
In un attimo mi slacciò la cintura, abbassò i pantaloni e fece scivolare via gli slip, liberando il mio cazzo ormai duro e fremente. Spostò con una mano i capelli neri che le ricadevano sul viso e, senza esitare un secondo, lo prese in bocca, inghiottendolo con un solo movimento. Poi lo tirò fuori, e con la punta della lingua iniziò a stuzzicare la cappella, giocando con me mentre io ero in totale estasi, quasi a volermi dare un pizzicotto per credere che fosse tutto vero.
— Abbassa i due sedili anteriori e spostati dietro — mi ordinò con un fil di voce.
Obbedii senza fiatare, anche perché la lucidità era ormai un lontano ricordo. Lei tirò su la gonna e sfilò gli slip: intravedei una figa rasata e completamente bagnata. Le abbassai il vestito bianco, facendo uscire quel seno piccolo ma sodo, e iniziai a stringere i capezzoli tra le dita mentre lei emetteva un ansito leggero.
Si girò a cavalcioni sul tunnel centrale della mia Audi, si abbassò e riprese a farmi un pompino vorace, muovendosi con un ritmo che mi mandava fuori di testa. Sentivo il suo respiro farsi pesante, accompagnato da piccoli gridolini e dal movimento ritmico del bacino. Preso da un impulso irrefrenabile, con uno sforzo mi misi a sedere e, mentre lei aveva ancora il cazzo in bocca, si lamentò con una piccola smorfia per quell'improvviso spostamento.
Mi piegai in avanti, le mani che scivolavano lungo la sua schiena nuda, giù fino alle natiche e ancora più in basso, verso il suo calore. Fu allora che mi resi conto dell'incredibile verità: l'inarrivabile dottoressa si stava scopando il cambio della mia Audi.
Ebbi un orgasmo mentale indescrivibile. Mi lasciai andare contro il sedile mentre lei continuava a pomparmi con foga, quasi a volermi sfidare. A quel punto non me ne fregava più nulla del mondo: cercai di resistere il più possibile per prolungare quell'avventura pazzesca, ma alla fine esplosi, venendole dentro la bocca. Lei inghiottì tutto e, con sapienti movimenti della lingua, ripulì ogni singola goccia.
Subito dopo si sollevò leggermente, sfilando con un suono umido il cambio da quella figa strafracida, si allungò sul sedile e iniziò a masturbarsi furiosamente, mentre io le accarezzavo il seno e le pizzicavo i capezzoli finché non la sentivo urlare dal piacere puro.
Quella sera, il vero e silenzioso complice della mia incredibile avventura fu proprio il cambio della mia macchina, che accarezzai non so quante volte.
E volete sapere la fine?
La dottoressa me la sono sposata. D'altronde, dove la trovo più una così?
Daniela.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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