Funivia
Ti eccita da morire vedermi al volante del tuo bolide, in minigonna e tacchi a spillo. E io cerco di rimanere concentrata, sapendo che tu ti stai toccando.
Oggi è una giornata molto calda e afosa, ci fermiamo e prendiamo la funicolare per salire in cima a un monte, dove speriamo di trovare del fresco.
Non c'è nessuno, quando la cabina si chiude, in un secondo sei addosso a me. Mi sollevi le braccia e, con le mani, afferro le maniglie sospese e attaccate al soffitto. Non c'è tempo: abbiamo i minuti contati prima di arrivare in cima.
Io osservo il panorama e tu osservi il mio corpo da dietro. Spingendo con i piedi allarghi le mie cosce. Mi dici: «Le tue gambe sono uno schianto, Bambolina».
Sollevi la minigonna e abbassandoti sposti leggermente il perizoma. Vuoi essere certo di quel che trovi. Le mie labbra sono gonfie, ci appoggi due dita e le fai scivolare dentro, assicurandoti che sia pronta a godere. Lei è allagata.
Il tuo membro è duro, mi vuoi. Mi prendi da dietro, spingendo delicatamente. Una tua mano mi stringe un seno e con l'altra mi tiri una sculacciata sul gluteo. Ti espongo tutto il mio culetto, lasciandoti entrare fino in fondo. Ti sento duro come una pietra.
La situazione è estremamente eccitante. Nella cabina che scendendo si scambia con la nostra, le persone ci guardano, ma non possono capire con certezza. Io rido e tu senti i miei muscoli che ti avvolgono stringendoti.
Mi muovo io, spingendomi contro di te, perché stiamo arrivando in cima.
Tu non puoi resistere.
Sei talmente eccitato che, con due sole spinte, esplodi di goduria dentro di me. Ti sento tremare. Mi sento allagata dal tuo succo. Ti sfili velocemente. Io mi volto, mi inchino, ti pulisco alla perfezione leccandoti con la lingua e ingoiando. E tu sei nuovamente eccitato, duro.
Siamo arrivati, ti chiudo i pantaloni velocemente.
Mi alzo, mi appendo ai sostegni a gambe aperte e lascio colare il tuo succo tra le mie cosce, mi sistemi la gonna e mi dai un bello schiaffo sul culetto. Mi guardi e mi vuoi tantissimo di nuovo.
Le porte si aprono e continuiamo fuori dalla fermata.
Appena fuori dall’impianto, mi sbatti alla parete e mi infili la lingua in bocca. Sei vorace, hai fame di me. Ho la patatina bollente e sbrodolata. La sento tra le cosce. Tu lo sai e questa cosa ti tiene su di giri.
Ma io mi stacco. Andiamo a fare una passeggiata e a goderci un po' di aria fresca tra i pini. Il loro profumo, quello della legna e dell'aria di montagna, mi fa sentire serena, viva in mezzo alla vita.
C'è una grande altalena. Mi siedo e mi dondolo come una bimba. Di nascosto, mi scatti delle foto in un momento così intimo per me.
Vai a farti un giro e ti accorgi che non c'è praticamente nessuno. Così torni e mi osservi silenziosamente. La tua attenzione è rivolta a ciò che ti succede in mezzo alle gambe. È gonfio e desideroso di farmi godere, ma mi lasci il mio spazio.
Quando mi fermo, ti avvicini da dietro. Mi sollevi il viso e mi baci con passione. La tua lingua scioglie le mie labbra.
Mi apro a te. Mi allarghi le cosce e ti chini davanti a me. Mi lecchi le labbra e trovi tutto il tuo succo che filtra dal pizzo del perizoma, nell'interno coscia ormai impregnato.
Infili due dita dentro e raggiungi subito il punto del mio piacere. Mi travolgi, ogni volta. Tu sai come farmi godere. La tua bocca ora mi succhia il clitoride, mi guardi con gli occhi dal basso e le tue dita dentro di me si muovono con maestria.
Sollevo i piedi, appoggiandoli sull'asse, piegando le gambe, allargandole bene ed esponendomi a te. Lascio cadere la testa all'indietro.
E, sentendo la tua lingua completamente assorta e attenta a darmi piacere, vengo. Gemendo. Spruzzo il mio liquido nella tua bocca. Tu lo accogli e ti sento godere.
Godi ad avermi fatta godere.
Mi guardi ridendo, io mi rendo per un attimo conto dove siamo. Ma tu mi dici che siamo soli, mi copri. Ti siedi accanto a me e dondoli l’altalena tenendomi tra le tue braccia.
Mi dai un bacio sulla fronte e rimaniamo a fissarci negli occhi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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