Prime Esperienze
IN ESTATE DAI NONNI (Seconda parte)
14.04.2026 |
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"Questi ubbidì; così l’uomo gli si pose dietro e, allargando un po’ le natiche, cominciò a leccargli il buchetto, ottenendo dal ragazzo mugolii di piacere: «Ti piace questo, ..."
«Che ne pensi se ce ne andiamo giù al lago? Io non ne ho voglia ma tu se vuoi, puoi farti il bagno»
«Sì, mi va, però devo andare a prendermi il costume»
«Ma no, non ce n’è bisogno, te lo fai in mutande, lo fanno in tanti… dai, andiamo a una caletta qua vicino, in pochi minuti siamo là»
«D’accordo».
Danilo salì di sopra un attimo e ridiscese con due grandi asciugamani per portarli con sé.
Mentre sotto al sole ancora cocente percorrevano il viale sterrato che sbocca sulla strada provinciale, Gianni chiese: «Prima hai detto che hai un figlio, dove sta?»
«Ah sì, Roberto… vive a casa dei suoi zii a Roma, ha ventitré anni, studia all’università. Quando è morta mia moglie, cinque anni fa, sua sorella mi ha proposto di mandarlo a stare da loro. Non hanno figli e perciò gli avrebbe fatto piacere prendersi cura di lui, e per me sarebbe stata una preoccupazione in meno, visto che lavoro tutto il giorno. In realtà non avrei avuto problemi a occuparmene, ma quando ne ho parlato con lui, ha detto subito che sarebbe stato contento; anche perché quando avrebbe cominciato a frequentare l’università, non avrebbe dovuto fare sempre avanti e indietro da qui a Roma. Ho capito che lasciarlo andare era la cosa migliore»
«E non ti è dispiaciuto?» lo interruppe Gianni.
«Certo che mi è dispiaciuto! Ne ho sofferto molto. Mi è mancato da morire. Poi me ne son fatto una ragione; ho pensato che tanto presto sarebbe andato via lo stesso. Se restava qua, che gli potevo offrire? Una vita di lavoro e di fatica… ma avevo già capito che comunque non era cosa per lui. Gli piace studiare, leggeva sempre, disegnava, gli piace la musica e anche il fisico non era adatto al lavoro in campagna, è un tipo esile, ha preso tutto da sua madre»
«Ho capito… e ti viene a trovare spesso?»
«Macché! All’inizio veniva insieme agli zii ma lui non si fermava mai. È per questo che poi ho tolto il letto dalla sua cameretta e la uso come sgabuzzino. Poi dopo aver preso la patente è venuto a farmi vedere la macchina che gli avevano regalato gli zii, ed è tornato un paio di volte, ma senza mai fermarsi a dormire. L’ultima volta ci siamo visti a Natale, perché mia cognata mi ha invitato da loro a Roma»
«E tua moglie com’è morta?» chiese ancora il ragazzo.
«No Gianni, mi è già venuta tanta tristezza a parlare di Roberto, basta coi discorsi tristi! E poi siamo quasi arrivati. Ecco la provinciale, adesso ci andiamo a fare un bel bagno. Con questo caldo è venuta voglia anche a me»
«Sì, sì, andiamo!» approvò Gianni con entusiasmo.
Traversarono la strada asfaltata che costeggiava il lago e s’inoltrarono tra gli alberi in un viottolo che conduceva a un piccolo spiazzo ricoperto d’erba. Stesero i teli per terra e cominciarono a spogliarsi. Dopo essersi sfilato le scarpe, Gianni si tolse la maglietta e i pantaloncini in pochi secondi e li poggiò sul suo asciugamano; Danilo si levò la canottiera e poi si bloccò.
«Gianni, io il bagno non me lo posso fare» disse con tono sconsolato.
«E perché?» domandò il ragazzo.
«Sotto ai calzoncini non porto niente. Quando mi sono rivestito dopo la pennichella, gli slip me li son tolti, mi stanno troppo stretti, preferisco non portare niente sotto»
«Ah, ho capito… ma hai paura che ti vede qualcuno? Non vedo nessuno in giro. E poi quando sei in acqua non si vede niente»
A Danilo scappò da ridere, poi sempre ridacchiando disse: «Sì, certo. Ma io pensavo che se mi metto nudo, potresti sentirti tu a disagio, o no?»
«Beh, no… l’hai detto anche tu, siamo tra maschi, non c’è motivo di vergognarsi; anzi, sai che c’è? mi tolgo anch’io le mutande, così non rischio che mi si sfilano».
Se le levò in un batter d’occhio e rimase a guardare Danilo che senza ulteriori esitazioni si tolse gli shorts di tela jeans che aveva ricavato tagliando le gambe di un vecchio paio di pantaloni lunghi.
Finalmente Gianni riuscì a soddisfare un desiderio che era diventato un chiodo fisso da quando lo aveva visto la prima volta rinfrescarsi al pozzo: poter ammirare Danilo in tutto il suo vivo splendore, completamente nudo.
Come il torace, anche il pube era ricoperto da una folta selva di peli; ce n’erano anche sui testicoli, sopra ai quali troneggiava quella specie di salsicciotto che benché a riposo, era piuttosto grosso.
Però anche stavolta la visione durò poco, perché Danilo con tre passi entrò in acqua e si tuffò. Con poche vigorose bracciate si allontanò dalla riva, poi si fermò e si voltò a guardare indietro: Gianni stava entrando in acqua camminando lentamente per saggiare il fondale.
«Perché non ti sei buttato? – domandò Danilo – per un po’ si tocca ma poi l’acqua è alta, ci si può tuffare tranquillamente»
«Appunto! So restare a galla ma non sono molto bravo a nuotare, dopo qualche bracciata mi stanco subito, voglio capire quanto mi posso allontanare dalla riva»
«Vabbè ho capito, ma non ti preoccupare, ci sono qua io» e con alcune bracciate l’uomo si diresse verso Gianni che ora si stava mantenendo a galla in un punto in cui non toccava più. Con dei poderosi colpi sull’acqua Danilo prese a schizzargli la faccia; per un po’ il ragazzo fece lo stesso e stette al gioco ma era una lotta impari; così nel tentativo di fermarlo lo abbracciò aggrappandosi a lui; l’uomo non tentò di liberarsi e invece lo cinse sui fianchi e lo strinse a sé. Senza pensarci, Gianni baciò Danilo sulle labbra. Questi non rispose al bacio ma a quel punto, tenendolo stretto a sé con un braccio, e natando con l’altro e col movimento delle gambe si diresse verso riva. Quando sentì che si toccava si staccò e i due rimasero in piedi l’uno di fronte all’altro a guardarsi negli occhi per alcuni secondi; interrogandosi a vicenda senza parlare.
«Scusami, scusami – esordì Gianni – non lo so perché l’ho fatto, perdonami!»
«Tranquillo, tranquillo, non è successo niente, solo che se qualcuno ci vedeva, chissà cosa avrebbe pensato… invece, anche se un po’ esagerata, ho apprezzato la tua dimostrazione d’affetto, era così, no?»
«Ma certo! Non avevo nessuna intenzione strana».
Allora Danilo lo abbracciò e così pure il ragazzo, poi subito l’uomo disse: «Bene, quindi tutto a posto. Ci siamo dati una bella rinfrescata, adesso usciamo e torniamocene a casa».
Mentre si asciugavano Gianni non riusciva a fare a meno di guardare l’altro che ogni tanto inevitabilmente lasciava intravedere i suoi bicipiti, le sue gambe muscolose, le natiche, i pettorali e quindi anche il pube. Danilo si accorse che gli occhi del ragazzo erano puntati su di lui; la cosa non gli dispiaceva, anzi, lo lusingava; continuò a guardare in basso per non fargli distogliere lo sguardo; alzò la testa solo quando ebbe infilato anche gli shorts e ormai anche Gianni era vestito e si stava infilando le scarpe.
A ora di cena, Gianni apparecchiò e Danilo riscaldò le polpette. Mangiarono con voracità entrambi, senza dire niente se non qualche commento sull’incredibile bontà di quella pietanza; poi dopo essersi versato il secondo bicchiere di vino e aver stappato una bottiglietta di birra per offrirla al ragazzo, Danilo disse: «Sai Gianni, a volte mi ricordi mio figlio, col tuo carattere un po’ timido e servizievole, i tuoi modi educati e gentili… fisicamente no, tu sei tutto un altro tipo: sei più alto e robusto; più scuro di carnagione. Dì un po’, ma quanti anni hai?»
«Quindici» rispose Gianni.
«Davvero? Te ne avrei dato qualcuno in più: sedici o anche diciassette. Prima, giù al lago ho visto che hai pure i peli intorno al pisello…».
Questa osservazione fece gioire il giovane, che venendo a stare dai nonni, non vedeva l’ora di trovare il modo di mostrare orgogliosamente questo fatto a Giuliano; perciò fu contento che Danilo l’avesse notato.
«Beh, visto che abbiamo anche fatto il bagno nudi – continuò questi – possiamo dire di essere entrati un po’ più in confidenza, perciò avrei una domanda da farti»
«Che domanda?»
«È una domanda un po’ intima e se non ti va puoi anche non rispondermi. Nessun problema»
«Va bene, dimmi»
«Prima mi hai detto che con le ragazze non hai ancora avuto esperienze e coi ragazzi invece? Neanche una pippa in compagnia o una toccatina reciproca? A me, alla tua età, ogni tanto mi è capitato. Te lo chiedo per capire a che punto stai in fatto di sesso; penso che non è sempre facile avere qualcuno con cui parlarne apertamente e se hai qualche dubbio o curiosità puoi rivolgerti a me»
«Va bene, ti ringrazio… beh sì, qualcosa mi è capitato».
Danilo restò in silenzio e allora Gianni continuò: «L’anno scorso, con un ragazzo di qua»
«Chi? Giuliano?»
«Sì – ammise sorpreso il ragazzo – che ti ha raccontato?»
«No, niente, non ci ho mai parlato ma ho immaginato che era lui perché vi avevo visti insieme, e una volta l’ho scoperto che mi spiava mentre pisciavo, gli ho fatto segno di andarsene e lui è scappato. Ho capito che è un tipo molto curioso e scafato… e cosa avete fatto?»
«Una volta siamo andati su alle terme e ci siamo fatti una sega»
«Eh, certo. Anch’io l’ho fatto, con gli amici, più di una volta. Ci eccitavamo immaginando gli antichi romani, uomini e donne che si facevano il bagno nudi in quel posto».
«Quella è stata anche la prima volta che sono… venuto» aggiunse il ragazzo.
«Ah, bene, scommetto che da allora di pippe te ne sarai fatte tante. Io quando ho scoperto quant’era bello ho cominciato a farmele continuamente. Anche tu, vero?»
«Beh, sì, è così»
Man mano che andava avanti la conversazione, nonostante il tema piuttosto scabroso, Gianni ora non sentiva alcun imbarazzo e, al contrario, era totalmente a suo agio, si sentiva invaso da un senso di tranquillità mai provato prima e una grande contentezza, così decise di aprirsi totalmente.
«C’è un’altra cosa che abbiamo fatto io e Giuliano» continuò.
«Ah, cosa?»
«Una volta mi ha portato a visitare i resti dell’antica villa romana, quella sulla riva del lago»
«Sì, la conosco»
«Ci siamo fatti il bagno nudi e appena usciti lui mi fa: “Gianni, ti propongo una sfida, adesso ci facciamo una sega, però io la faccio a te e tu la fai a me contemporaneamente, chi viene prima ha perso e dovrà far godere l’altro con la bocca, accetti?”. Io non ero sicuro di volerlo fare, ma per non far vedere che mi vergognavo ho accettato. Ho perso io, e così per stare ai patti ho dovuto prenderglielo in bocca. Lui ha sborrato quasi subito senza sfilarsi e la cosa mi ha spaventato, così mi sono staccato e ho sputato per terra ma un po’ di sborra mi è rimasta nel palato; però il sapore non era disgustoso, anzi…»
«Eh eh eh, è un paraculo quel Giuliano, essendo più esperto sapeva che avrebbe vinto lui»
«Sì, è così. Poi siamo tornati là un altro giorno»
«Ah! Vi siete divertiti parecchio l’altra estate!»
«Beh, sì… Dopo aver fatto il bagno lui mi fa: “Ti ricordi dell’altra volta che siamo stati qua? Ti è piaciuto?”. “Mica tanto” gli ho risposto. “Vabbè allora stavolta niente sfida, perderesti ancora, oggi te lo faccio io il bocchino, ti va?”. “Sì, va bene” gli ho risposto. Così si è inginocchiato e ha cominciato a succhiarmelo. Con una mano me lo teneva fermo e con l’altra si faceva una sega. Però quando gli ho detto che stavo venendo, lui non si è staccato, ha inghiottito tutto ed è venuto subito dopo»
«Accipicchia! Con le femmine niente ma vedo che coi maschi sei già un bel passo avanti. A me il primo bocchino me l’ha fatto una putt… ehm, una prostituta quando io avevo 22 anni, poi sempre e solo con loro. Con le fidanzate che ho avuto prima di sposarmi al massimo qualche sega e qualche scopata rigorosamente col preservativo. Da adulto non sono mai andato con gli uomini, non mi attirano».
Quest’ultima affermazione era in netto contrasto con l’aspettativa che si era andata creando nella mente di Gianni; gli sembrò come se gli avessero dato una coltellata in petto. Sperava che questi discorsi li avrebbero portati a condividere momenti d’intimità tra loro.
Deluso e scoraggiato, alzandosi in piedi disse: «S’è fatta notte, mi puoi accompagnare a casa dei nonni?»
«Sì, subito» rispose lui, ma non si mosse. Quel ragazzo gli faceva una grande tenerezza ma al tempo stesso sentiva per lui una forte attrazione di cui non riusciva a capacitarsi. Gli aveva ricordato il ragazzo un po’ ingenuo ch’egli stesso era stato alla sua età; le prese in giro di quelli più grandicelli che la sapevano più lunga.
Gli tornarono alla mente i due momenti in cui si era tirato indietro a dispetto dell’attrazione che sentiva: quando Gianni gli aveva toccato la cappella durante la pennichella pomeridiana e quando lo aveva baciato dentro l’acqua. Non voleva che se ne andasse. Perché realizzò che quasi sicuramente non ci sarebbe stata mai più un’occasione così favorevole per vivere qualcosa di fisicamente intimo ed emotivamente profondo con quel ragazzo, che gli suscitava un desiderio che mai avrebbe immaginato di poter provare.
In un attimo mise da parte tutti gli scrupoli e le esitazioni, si alzò a sua volta, e guardandolo negli occhi gli disse: «Ti va di fermarti a dormire con me?».
Nella testa di Gianni ci fu come un’esplosione di fuochi d’artificio, dopo lo scoramento di pochi attimi prima gli scoppiò dentro una gioia indescrivibile. Si apprestò a rispondere: «Sì, certo, va bene». Allora Danilo lo abbracciò forte e stavolta fu lui a baciarlo sulla bocca e ad insegnargli una cosa che Gianni non sapeva. La lingua dell’uomo fece pressione sulle labbra per fargliele aprire e così si scambiarono la saliva intrecciando le lingue. Fu un lungo bacio che provocò un’inevitabile erezione in entrambi. Era evidente che tutt’e due desideravano la stessa cosa.
Quando si staccarono, l’uomo prese per mano il ragazzo per condurlo di sopra in camera da letto. Appena entrati, fu Danilo che spogliò Gianni. Dopo avergli sfilato le mutande, gli accarezzò delicatamente il pisello: era già ben formato e di adeguate dimensioni.
Poi si spogliò anche lui, quindi mise un braccio sulle spalle del giovane e lo accompagnò verso il letto, sul quale si misero in ginocchio l’uno di fronte all’altro. Si abbracciarono, si baciarono, si accarezzarono dappertutto; a un certo punto Danilo prese in mano l’uccello di Gianni e cominciò a masturbarlo. Il pensiero di essere lui a procurargli piacere lo eccitava tantissimo al punto che gli fece cenno di stendersi e così cominciò a succhiarglielo. Quando sentì il sapore della secrezione preseminale, temette che il ragazzo fosse sul punto di eiaculare e non voleva che accadesse così presto, perciò Danilo si distese sulla schiena, esponendo la sua verga che svettava verso l’alto. Era lunga e tozza, dura come il marmo; era un invito irrinunciabile per Gianni, che si piazzò subito di fianco e si chinò a leccarla.
Lui allungò la mano e impugnò l’uccello del giovane riprendendo a masturbarlo lentamente.
Il pene dell’uomo era davvero enorme ma Gianni riuscì a cacciarselo in bocca, anche se faceva fatica a tenercelo; quindi Danilo esclamò: «Oohh Gianni, è bellissimo! Ma ora t’insegno una cosa che ancora non sai. Resta in ginocchio, girati e appoggiati in avanti sui gomiti». Questi ubbidì; così l’uomo gli si pose dietro e, allargando un po’ le natiche, cominciò a leccargli il buchetto, ottenendo dal ragazzo mugolii di piacere: «Ti piace questo, vero?»
«Sì, sì, tantissimo!»
«L’hai mai preso dietro?»
«No – rispose Gianni – ma voglio provare»
Col dito indice della sua manona provò a saggiare l’elasticità dello sfintere ma ottenne subito un gemito di dolore.
«Eh, è una parola! – esclamò – Il mio calibro potrebbe farti più male che altro».
Allora con la lingua spalmò ancora parecchia saliva sul buchetto di Gianni.
«Ora riprovo, ma devi cercare di rilassare il muscolo e lasciar entrare il dito, sennò provi dolore. Prova a spingere in fuori»
«Sì, ho capito»
Questa volta, visto che l’apertura era ben lubrificata, il dito cominciò a farsi strada e adesso i gemiti erano alternativamente di dolore e di piacere.
«Bene così, adesso provo con due dita»
«Sì, sì, mi piace, adesso ho capito come fare»
L’uomo si sputò sul medio e sull’indice e provò a farli entrare insieme; dapprima ci fu un altro gemito di dolore ma poi Gianni esclamò: «Oh sì, ecco, mi piace così, continua» e allora Danilo infilò le due dita dentro e fuori diverse volte con molta delicatezza ma senza troppa difficoltà.
«Bene, forse sei pronto per la mia mazza ma ora che ci penso dovrebbe esserci ancora una crema che mi mettevo quando mesi fa ho avuto le emorroidi» e così dicendo, si voltò verso uno dei comodini ed estrasse da un cassetto un tubetto di pomata.
«È anche un po’ anestetica. Con me ha funzionato benissimo, quando andavo di corpo non provavo il minimo dolore»
Poi giratosi di nuovo verso Gianni, cominciò a spalmargliela sull’ano. Quindi se ne mise anche un bel po’ sulla cappella e andò a posizionarsi dietro di lui per penetrarlo.
Il ragazzo aspettava ansioso di accogliere dentro di sé il cazzo di Danilo ma quando quello cominciò a forzare l’apertura, nonostante tutta la crema, sentì un forte dolore ma strinse i denti e cercò di non farlo capire; quando l’uomo gli chiese “Se ti faccio male, dimmelo”, lui non disse niente. Era così tanto il desiderio che gli ardeva dentro, la voglia di soddisfarlo, l’affetto che provava per lui, che in qualche modo riuscì ad abituarsi a quella ingombrante presenza nel suo retto; il dolore che provava ad ogni lento affondo di Danilo, pian piano sparì quasi del tutto e il piacere ebbe il sopravvento, tant’è che stava per eiaculare anche senza toccarsi.
Quando disse: “Vengo”, Danilo gli agguantò l’uccello, e sentendo la mano bagnarsi del seme del giovane, si eccitò oltremodo e con alcuni veloci affondi, emettendo un rauco grugnito, esplose in un orgasmo che gli fece schizzare dentro a più riprese una quantità di sperma come mai aveva fatto prima; quindi si accasciò su di lui che voltato sorrideva; si baciarono e rimanendo attaccati, si adagiarono sui fianchi. Rimasero così per un po’, mentre l’uomo ansimava forte. In breve si addormentarono entrambi felici e soddisfatti.
A poco a poco il membro di Danilo si ammosciò e si sfilò dall’ano di Gianni; ne uscì un rivolo di sperma che si arrestò sulla coscia.
L’indomani, quando Danilo aprendo gli occhi si accorse che la stanza era già tutta illuminata dalla luce solare, ebbe un attimo di terrore al pensiero che fosse mattina tardi e che i nonni di Gianni fossero già tornati. Abituato com’era ad alzarsi prima del sorgere del sole, non riusciva a regolarsi su che ora potesse essere. Si rasserenò quando guardando la sveglia che stava sul comodino vide che erano quasi le nove. Però voleva dire che non c’era tempo da perdere, se non voleva far sapere che Gianni aveva dormito con lui. Svegliò il ragazzo e l’invitò a farsi una doccia veloce, per poi tornare subito a casa dei nonni e disfare il suo letto, cosicché non ci fosse alcun sospetto sul fatto che avesse dormito altrove.
«Poi ti raggiungo lì e facciamo colazione insieme» disse mentre il ragazzo usciva dalla stanza ancora insonnolito.
Quella stessa mattina ebbero modo di parlare di quanto successo la sera prima, mentre aspettavano il ritorno dei nonni. Danilo fece capire a Gianni che la cosa non si doveva più ripetere; non era pentito di quello che aveva fatto; era stato bellissimo, ma per tutt’e due ci sarebbero stati guai seri se li avessero scoperti.
A quel punto il ragazzo non aveva più alcun motivo per restare e così si fece venire a prendere dai genitori.
Quella fu l’ultima volta che Gianni trascorse un pezzo di estate dai nonni.
FINE
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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