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Prime Esperienze

Non Pensavo Fossi Troia - La mia confessione


di AleCas81
09.06.2026    |    245    |    0 8.0
"Non bene all'inizio, leggermente fuori tempo, ma poi trovo il nostro ritmo condiviso..."
Le birre sono calde e le ragazze ridono forte intorno al tavolino della piazza.
Siamo in vacanza da cinque giorni, io e tre amiche, e il primo giorno abbiamo conosciuto questo gruppo di ragazzi che alloggia nello stesso appartamento.
Marco è il più carino. Tutti lo sanno. E anche io.
Sto cercando di bere la mia birra come se niente fosse mentre lui mi guarda. Non so da quanto. Non so niente.
Tutte le altre ragazze hanno già i loro ragazzi, hanno già baci per strada, mani intrecciate sotto il tavolo. Solo io rimango qui, ventitré anni, mai avuto rapporti, guardando dalla riva.
"Vuoi fare una passeggiata?", dice Marco, apparendo di fianco a me con naturalezza.
Come se non stesse chiedendo tutto. Come se non sapesse che io non ho mai fatto niente di questo.
Le mie amiche mi sorridono. Sanno. Tutti sanno che io sono quella che non ha ancora.
E questo dà una responsabilità al momento che non riesco a gestire. Ma dico sì.
Camminiamo via dalla piazza, dalla luce, dai rumori. Lui mi prende la mano naturale come respirare e la mia mano tremola nella sua. Le mani mi tremano quando mi prende per mano, sono fredde, umide.
"Stai bene?", chiede.
"Sì", mento.
Mi offre la mano.
Ha le dita veloci, nervose come le mie. "Possiamo sederci?".
Accetto il tocco.
Non ho bisogno di niente, solo per sentire il contatto della sua pelle.
Il calore. La durezza dei muscoli sotto la camicia.
Arriviamo al parco. È buio, nascosto, lontano da tutti.
Sulla panchina ci sediamo educati, lontani il giusto, poi parliamo e la distanza si scioglie da sola, senza che io decida niente. Il suo ginocchio tocca il mio, resta lì, non lo sposto. La mia gamba si irrigidisce dal contatto, consapevole, eccitata.
Poi arriva quel silenzio. Lo conosciamo tutti e due.
La frase finisce e nessuno ne comincia un'altra. Lui guarda le mie labbra, rialza gli occhi.
"Posso?".
Non rispondo a parole, mi avvicino io. Non riesco a parlare. Il mio cuore batte così forte.
Il bacio è piano all'inizio, quasi una domanda. Poi la domanda ha risposta.
La sua mano sulla mia nuca, la mia che trema sul suo petto.
Sento il cuore che corre come il mio. Allora siamo nervosi tutti e due e questo, non so perché, mi calma.
Quando la sua lingua entra nella mia bocca sento una pulsazione partire dal basso ventre. Nuova. Sconosciuta. Bellissima.
Ci spostiamo senza dirlo verso l'angolo più scuro del parco.
Lascio che sia lui a guidarmi. La sua mano sulla mia schiena mi spinge leggermente. "Così va bene?". Sì, così. La voce mi esce più piccola di quanto vorrei, rotta, respiro affannoso.
Mi tolgo i pantaloncini io per prima, per togliergli l'imbarazzo di chiedere. Ma poi mi copro un secondo con le braccia, istinto stupido. Lui mi prende i polsi piano, li scosta. "Non nasconderti". E non mi nascondo più. Rimango in piedi di fronte a lui, completamente esposta sotto le stelle, nuda eccetto per il reggiseno.
Le sue mani sulla mia pelle. All'inizio resto ferma, come se muovermi fosse troppo, come se godere fosse una cosa da chiedere il permesso. I miei capezzoli si irrigidiscono istintivamente quando le sue dita li toccano. La paura inizia a trasformarsi in qualcosa di più forte. Poi la sua bocca trova la mia e mi scappa il primo suono piccolo. Me ne vergogno. "No, fallo ancora". L'ho detto io? Sì, l'ho detto io.
Qualcosa si scioglie. Ogni suono che esce mi rende meno timida del precedente, come se la voce, una volta fuori, non sapesse più tornare dentro. I suoi baci sul mio collo, sulle mie spalle, sul mio seno.
Ogni tocco normalizza la paura, la trasforma in desiderio puro.
Mi guida giù, sulle ginocchia sulla panchina. Qui è il momento in cui avrei potuto dire no. Ma non lo dico. Scendo io. Lo prendo in bocca. All'inizio sfioro soltanto, come a chiedere se posso. La punta del suo cazzo contro le mie labbra, un sapore che non conosco. Salato, metallico, leggermente amaro. E io non so se mi piace o mi disgusta, ma voglio continuare.
Prendo coraggio. Alzo gli occhi a guardarlo mentre lo faccio e da come trattiene il fiato capisco che sono io ad avere in mano tutto adesso.
E questo, scoprirlo, mi accende più di qualsiasi cosa. Il suo cazzo è duro nella mia bocca, caldo, pulsante. Le mie labbra si adattano intorno a lui.
All'inizio ho un riflesso di gag quando affonda un po' troppo, ma lui si tira indietro gentile.
Lascio che entri più profondamente lentamente. Faccio movimenti con la bocca che immagino siano giusti, con la mano che stringe la base. Lui geme e il suono del suo piacere mi fa sentire potente.
Bellissima. Desiderata. Io sto facendo questo a lui. Le mie mani tremano ma continuo.
Mi ferma. "Vieni qui". Mi stende. Mi aiuta a stendermi sulla panchina.
Tocca a lui adesso. La sua mano scende tra le mie gambe. Sono già bagnata. Lo sento anch'io. Mi imbarazza quanto lo sono, ma non mi copro. Non mi nascondo più.
Un dito, piano, mi entra dentro e io trattengo il fiato istintivamente
. È strano. Nuovo. La mia vagina si contrae involontariamente, cercando di espellere quello che non conosce. Ma lui è paziente. Poi due dita e sento lo strappo leggero, il dolore minimo. Poi il palmo che preme dove serve.
Mi inarco. "Sì, lì".
Non chiedo più il permesso di godere. Lo prendo. Il piacere costruisce dentro di me come un'onda.
Scende con la bocca. Istintivamente vorrei chiudermi, vecchio riflesso. Mi tiene le cosce aperte, piano. "Lasciami". E mi lascio. La sua lingua trova il ritmo che voglio. Lo capisce da come gli tiro i capelli, da come il mio corpo si muove involontariamente, dai suoni che non controllo più. "Non fermarti, ti prego". Non so che io posso fare questi suoni. Non so che il piacere è così. Le dita dentro, la lingua sopra. Ogni sensazione è magnifica, insopportabile. Sento che sto arrivando ma non mi ci lascia arrivare del tutto. Interrompe il ritmo e io quasi grido dalla frustrazione. Lo tiro su. "Ti voglio dentro adesso". Lo dico come un ordine. Quella della panchina non avrebbe osato dire niente.
Il preservativo glielo prendo di mano. Lo metto io lenta, apposta, godendo del suo fiato che si spezza quando la mia mano lo tocca. Stringo la base del suo cazzo e lo sento pulsare nella mia mano. Duro, caldo, vivo. Poi lo tiro sopra di me. Le gambe già attorno senza che io decida completamente. Entra piano la prima volta.
C'è uno strappo dentro di me. Non male, ma riconoscibile. È il momento, lo so. Il mio primo rapporto. Il suo cazzo dentro di me, dentro della mia vagina, più profondo di quando l'ho toccato, completamente dentro. Pienezza strana che mi prende il fiato. "Sì". La voce mi esce piccola.
Resto ferma un attimo a sentirlo dentro di me. Il suo corpo che mi copre. Il suo caldo. Il suo peso. Tutto nuovo, tutto fremendo. Poi vuoto dentro di me quando si ritira leggermente e di nuovo pieno quando spinge. Lentamente imparo il ritmo. Il dolore sfuma, diventa pienezza, diventa piacere.
"Così va bene?", chiede e io annuisco, incapace di parlare. Accelera leggermente il ritmo e io comincio a muovermi con lui. Non bene all'inizio, leggermente fuori tempo, ma poi trovo il nostro ritmo condiviso.
Mi chiede se voglio muovermi io. Glielo chiedo io. Più a fondo. "Così, proprio così". Comando io il ritmo adesso. Con le gambe, con le mani sui suoi fianchi, con la voce che non è più piccola. Scopro di avere potere nel movimento. Scopro che posso far piacere a lui come lui fa piacere a me.
Ci giriamo. Sopra ci sono io. Mi muovo come voglio. Mi prendo quello che voglio. Lui mi guarda intensamente e da come mi guarda capisco di essere bella proprio adesso, proprio così. Il mio corpo nudo che si muove sopra di lui, le mie gambe che lo stringono, il mio sedere che si contrae quando lui spinge da sotto. Tutto sotto le stelle. So dire solo il suo nome. So dire solo ancora. So dire solo non fermarti.
Poi di nuovo lui sopra e va bene adesso. Mi fido del suo peso. Affonda. Lo cerco con le gambe, lo tiro dentro più a fondo. "Così, proprio così". Il ritmo che abbiamo trovato insieme.
Sento che arriva da lontano prima, come un treno in lontananza, poi tutto insieme. Mi stringo attorno a lui involontariamente. I muscoli che si contraggono. Grido. Non mi importa più di niente. Non della voce. Non di chi ero prima. Non di chi potrebbe sentire. Godo e glielo lascio vedere tutto.
L'orgasmo mi attraversa il corpo intero. Non è localizzato tra le gambe come quando mi tocco da sola. È dappertutto. È esplosione. È terremoto. È come se ogni cellula del mio corpo gridasse di piacere. Le contrazioni involontarie. Il respiro spezzato. I suoni che escono dalla mia gola.
Lui poco dopo. Il viso che cambia. Bello. Gli occhi che si socchiudono. Affonda un'ultima volta dentro di me e sento la pulsazione del preservativo. Lo tengo lì finché non torna il fiato a tutti e due. Mentre il suo corpo continua a spasmare leggermente dentro di me.
Poi crollo o lui su di me. Non si capisce. Ridiamo piano, sudati, tremanti. Il mio corpo che continua a vibrare dal piacere residuo. "Non pensavo fossi così", non finisce. "Neanche io lo pensavo", rispondo. Ed è vero. Non sapevo niente di me stessa fino a dieci secondi fa.
Resto nuda adesso, senza coprirmi. La stessa che una volta aveva paura, non voleva farsi guardare. Lo guardo guardarmi e mi piace. Vedo l'ammirazione nei suoi occhi. Vedo il desiderio. Vedo che sa quello che mi ha fatto provare.
Ci rimettiamo i vestiti in silenzio connesso, diverso. Non è imbarazzo. È consapevolezza. Siamo cambiati tutti e due stasera.
Torniamo al tavolino dove le ragazze ridono ancora, come se il tempo non fosse passato. Ma per me sono passate generazioni.
"Dove siete stati?", chiede Anna.
"Abbiamo parlato", dico.
Non è una bugia. Abbiamo parlato. Abbiamo parlato con i nostri corpi. Le ragazze mi sorridono, sapendo che qualcosa è cambiato. Lo vedono negli occhi. Lo sentono nel mio diverso.
Non so cosa siamo Marco e io. Non so se domani mi scriverà presto o tardi. Se ci sarà un'altra sera. Ma so cosa sono stata stasera. Coraggiosa. Desiderante. Bellissima. Una donna che conosce il piacere del suo corpo. Che sa di non avere paura.
Quando mi guardo allo specchio domani non riconoscerò quella di prima. E non voglio riconoscerla.
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