Prime Esperienze
La prima volta(parte seconda)
algor
28.02.2026 |
1.550 |
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"Elena si mise carponi sulla seta nera, offrendosi alla vista di Marco e al mio possesso..."
Ci spostammo verso i divanetti di velluto scuro, in una zona dove la luce creava penombra.Mi sedetti al centro, tra Elena e Marco. Il rum e cola iniziava a fare effetto, sciogliendo quell'ultima rigidità che mi portavo dietro dalla stanza d'hotel.
«Ti senti più a tuo agio adesso, Alessio?» mi chiese Elena, avvicinandosi così tanto che potevo sentire il calore che emanava il suo corpo. Il suo profumo di vaniglia dolce mi invase le narici.
«Decisamente meglio,» risposi, e la mia voce era più profonda, più sicura. «È tutto... diverso da come immaginavo.»
Marco sorrise, appoggiando un braccio sullo schienale dietro di noi. «La gente pensa che qui dentro sia tutto caos. Invece è armonia. È saper leggere i desideri degli altri prima ancora che vengano detti.»
Mentre parlavamo, la mano di Elena iniziò a giocare con l'orlo della mia camicia. Piccoli tocchi, sfioramenti che sembravano casuali ma che mi facevano battere il cuore a mille. I suoi occhi scuri cercavano i miei, studiando ogni mia reazione.
Dopo un po', Elena si alzò, porgendomi la mano. «Vieni, facciamo un giro. Voglio mostrarti il cuore pulsante di questo posto.»
Marco si alzò con noi, restando un passo indietro, come un’ombra protettiva e compiaciuta. Camminammo lungo un corridoio bordato di specchi che riflettevano immagini frammentate di corpi in movimento.
Passammo davanti a una zona aperta dove la trasgressione non aveva filtri: su un grande letto circolare, una donna veniva accarezzata da più mani contemporaneamente, un groviglio di gambe e sospiri che sembrava un’opera d’arte vivente. Poco distante, una coppia si scambiava effusioni contro una parete di plexiglass, incurante degli sguardi dei passanti che, come noi, osservavano con un misto di rispetto e curiosità elettrica.
L'aria era densa, carica di un'elettricità statica che sentivo scorrere sulla pelle.
«Qui è troppo caotico per noi stasera,» sussurrò Elena all'orecchio, la sua lingua che sfiorò appena il mio lobo, mandandomi un brivido lungo tutta la schiena.
Ci guidò verso una piccola saletta privata, chiusa da una pesante tenda di damasco. All'interno, solo un grande materasso basso ricoperto di seta nera e una luce soffusa, quasi rossa.
Appena la tenda si chiuse alle nostre spalle, il silenzio del corridoio venne sostituito dal suono dei nostri respiri. Marco non si avvicinò subito. Si appoggiò alla parete, incrociando le braccia. Il suo sguardo era fisso su di me, ma non c’era gelosia. C’era la brama del regista che sta per dare il via alla sua scena preferita.
«È bellissima, non trovi?» esordì Marco con voce ferma. «Guardala bene. Stasera è tua. Voglio vedere come la possiedi. Voglio che tu le faccia provare quello che io, stasera, voglio solo guardare.»
Elena era in piedi davanti a me. Con un gesto lento, quasi coreografato, fece scivolare le spalline dell'abito. Il tessuto cadde a terra senza rumore, rivelando un corpo che era una scultura di curve e morbidezza. Indossava solo un paio di tacchi a spillo neri che slanciavano le gambe già lunghe, accentuando l'arcata della schiena.
«Inginocchiati,» suggerì Marco dalla penombra. «Guardala dal basso. Ammira quello che sto per concederti stasera.»
Eseguii, quasi ipnotizzato. Da quella posizione, Elena sembrava una dea. Il suo respiro si fece più corto quando le mie mani trovarono finalmente i suoi fianchi. La pelle era calda, vellutata, reattiva a ogni mio minimo tocco.
«Baciale l'interno coscia,» mormorò Marco, e potevo sentire l'eccitazione nella sua voce che si faceva più roca. «Risali lentamente. Voglio che senta quanto la desideri, ma non avere fretta. Stasera il tempo è nostro.»
Elena portò le mani alla mia nuca, guidando il mio viso verso di sé, mentre un gemito sommesso le scappava dalle labbra. Marco, dal suo angolo, non smetteva di parlare, descrivendo con precisione chirurgica quello che voleva che io le facessi. Era una strana, potentissima alchimia: io ero il braccio armato del suo desiderio, il mezzo attraverso cui lui possedeva sua moglie con gli occhi, mentre lei si abbandonava completamente a uno sconosciuto sotto lo sguardo del suo uomo.
«Adesso falla sdraiare, Alessio,» ordinò Marco, alzandosi leggermente dalla poltrona per non perdere nemmeno un dettaglio.
Mi alzai, la presi per mano e la guidai sulla seta nera del letto. Il contrasto era magnifico. Mi sovrastò con lo sguardo mentre mi preparavo a unirmi a lei, sentendo la pressione costante dello sguardo di Marco che, come un regista invisibile ma onnipresente, stava per dare il via all'atto finale.
Il contatto con le lenzuola di seta nera fu un brivido freddo che svanì immediatamente a contatto con il calore del corpo di Elena. Lei si distese, aprendosi come un fiore notturno sotto la luce rossa della saletta. I suoi capelli erano sparsi sul cuscino, un groviglio scuro che incorniciava un viso trasformato dal desiderio.
Dall'angolo, sentii il rumore del ghiaccio nel bicchiere di Marco, poi il silenzio assoluto. Sapevo che i suoi occhi erano puntati su ogni centimetro della nostra pelle.
Mi posizionai sopra di lei, sentendo il cuore battere contro il suo petto. Elena inarcò la schiena, le sue unghie che scavavano leggermente nelle mie spalle. Quando finalmente ci unimmo, un gemito profondo le scappò dalle labbra, riverberando tra le pareti specchiate.
Marco si alzò dalla poltrona e si avvicinò al bordo del letto. Non ci toccava, ma la sua presenza era fisica, quasi tangibile come una carezza.
«Sì, così... guarda come ti accoglie, Alessio. Vedi come i suoi muscoli si stringono intorno a te? È quello che volevo. Fermati un istante. Resta immobile dentro di lei.»
Eseguii, il respiro corto, i muscoli tesi nello sforzo di non perdere il controllo.
«Ora riprendi, ma lentamente,» continuò Marco, chinandosi leggermente per osservare il punto esatto del nostro contatto. «Voglio vedere ogni movimento. Elena, dì ad Alessio quanto ti piace sentirti posseduta da uno sconosciuto mentre tuo marito ti guarda.»
Elena rispose con un sussurro spezzato, parole che erano benzina sul fuoco della mia eccitazione. Marco mi guidava come uno strumento di precisione: mi chiedeva di cambiare ritmo, di variare l'angolo, di cercare le reazioni più profonde nel corpo di sua moglie.
«Girala,» comandò Marco dopo qualche minuto
La assecondai nel movimento. Elena si mise carponi sulla seta nera, offrendosi alla vista di Marco e al mio possesso. Lui si accovacciò proprio davanti al suo viso, guardandola dritto negli occhi mentre io la spingevo verso il limite.
«Guardami, Elena,» mormorò Marco. «Guarda me mentre lui ti prende. Sei bellissima così. Alessio, non fermarti. Più forte ora. Portala via.»
L'atmosfera nella stanza era diventata incandescente. In quel triangolo di sguardi e respiri, la timidezza del bar era solo un ricordo sbiadito. Ero diventato l'attore protagonista di un film privato, l'estensione del desiderio di un uomo che trovava il suo massimo piacere nel vedermi dominare ciò che più amava.
Quando il piacere ci travolse entrambi, fu un'esplosione silenziosa, interrotta solo dal respiro affannoso di noi tre. Marco rimase lì, a pochi centimetri, con un sorriso di assoluta soddisfazione sul volto.
«Grazie, Alessio,» disse sottovoce, posando finalmente una mano sulla spalla di Elena in segno di possesso ritrovato. «Hai reso la nostra serata... perfetta.»
IL RACCONTO È TRATTO DA UNA STORIA VERA,I NOMI E I RIFERIMENTI PURAMENTE CASUALI
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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