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Sul Treno con la milf latina


di Membro VIP di Annunci69.it Antonr
01.06.2024    |    689    |    1 7.0
"La sua sicurezza mi accese ancora di più: sapeva perfettamente cosa voleva, e lo pretendeva..."
Era un venerdì mattina e mi trovavo in vacanza in una nota località balneare italiana. Uscito dall’aeroporto, mi diressi verso la stazione: mi attendevano due ore di viaggio su un piccolo treno regionale.

Sul binario, tra i viaggiatori assonnati, i miei occhi furono catturati da una donna. Non molto alta, carnagione ambrata, lineamenti sudamericani. Indossava una maglia leggera senza maniche che lasciava intravedere curve generose: un seno pieno, un bacino largo e rotondo, di quelli che non passano inosservati.

Mentre aspettavamo, incrociammo lo sguardo più volte. Lei fu la prima ad avvicinarsi con un sorriso, chiedendomi se avesse letto bene il numero del binario. Risposi di sì, e aggiunsi che anch’io sarei sceso nella sua stessa cittadina: “Può seguirmi senza problemi” dissi, cercando di mascherare l’attrazione crescente.

Saliti sul treno, ci sedemmo l’uno di fronte all’altra, in un vagone quasi vuoto. Si presentò: Maria Lina, 54 anni, colombiana. La sua voce aveva un accento dolce, ma quello che davvero mi ipnotizzava era il modo in cui il tessuto sottile della maglia esaltava le sue forme. Mi accorsi che se n’era resa conto: accennò un sorriso malizioso e si sistemò i capelli, piegandosi leggermente in avanti, quasi a volermi mettere alla prova.

Il treno scivolava lento tra le campagne. Le nostre parole si fecero sempre più leggere, quasi un pretesto per mantenere il contatto. Io non riuscivo a staccare gli occhi dal suo corpo, e lei sembrava divertirsi a lasciarsi osservare. A un certo punto, con un gesto naturale, poggiai la mano sulla sua coscia. Restò immobile, ma nei suoi occhi lessi una scintilla che mi spinse ad osare.

Un tocco rapido sul mio inguine fu la sua risposta. In quell’istante il silenzio del vagone divenne un invito irresistibile. Ci baciammo, prima piano, poi con un’urgenza crescente. Le sue labbra calde sul mio collo mi fecero perdere il controllo.

Il rumore improvviso della porta che si apriva ci riportò alla realtà: era il controllore. Ci ricomponemmo di scatto, trattenendo a stento un sorriso complice. Appena lui sparì dal nostro sguardo, ci alzammo senza dire una parola. Io davanti, lei dietro di me, finché non ci chiudemmo nel piccolo bagno del treno.

Non fece in tempo a richiudere il chiavistello che già mi era addosso, baciandomi con una foga sorprendente. Le mie mani esplorarono il suo corpo con avidità, soffermandosi su quelle curve generose che fino a poco prima potevo solo immaginare. La sentivo tremare, non di esitazione ma di desiderio.

Quando le sollevai la maglia e liberai i suoi seni, il tempo sembrò fermarsi. Erano pieni, caldi, sodi come avevo fantasticato. Le sfiorai i capezzoli con la lingua e lei gemette piano, mordendosi il labbro per non farsi sentire oltre la porta.

Le mani di Maria Lina scivolarono rapide sul mio corpo, liberandomi dai pantaloni con decisione. La sua sicurezza mi accese ancora di più: sapeva perfettamente cosa voleva, e lo pretendeva.

Le sue mani mi guidarono verso di sé, con una naturalezza che non lasciava spazio a esitazioni. In quell’angusto bagno il tempo sembrava essersi compresso, come se tutto ciò che contava fosse il nostro contatto. La girai con delicatezza, premendola contro la porta chiusa: il suo corpo rispose immediatamente, arcuandosi verso di me.

Un gemito soffocato mi fece capire che eravamo entrambi sul punto di cedere completamente al desiderio. Le baciai la schiena, il collo, mentre le mie mani stringevano i suoi fianchi. Ogni suo movimento, ogni piccolo tremito, era un invito a spingermi oltre.

Quando finalmente la penetrai, un sussulto la attraversò tutta. Era calda, avvolgente, e il ritmo dei nostri corpi si fuse subito in un’armonia istintiva. Lei si aggrappava a me, mordendosi le labbra per contenere i gemiti, mentre io affondavo con una foga trattenuta solo dalla paura di essere scoperti.

I minuti scorrevano veloci, e ogni spinta era più intensa della precedente. Sentivo il suo respiro accelerare, il suo corpo irrigidirsi in spasmi di piacere. Quando raggiunse l’orgasmo, fu come se si abbandonasse completamente, lasciandosi attraversare dalle onde del piacere.

Pochi istanti dopo la seguii anch’io, esplodendo in un piacere travolgente che mi lasciò senza fiato. Restammo lì, vicini, i corpi ancora caldi e intrecciati, mentre il rumore regolare del treno ci riportava lentamente alla realtà.

Ci ricomponemmo in fretta, ridendo come complici di un segreto inconfessabile. Prima di uscire, ci scambiammo i numeri: la promessa silenziosa di un nuovo incontro, questa volta senza la fretta e il rischio di essere sorpresi.

Quando arrivammo a destinazione, scendemmo insieme dal treno. E in quell’istante capii che avevo vissuto il viaggio più indimenticabile della mia vita.
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