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L’operaio porco di papà - Capitolo 2


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
17.07.2026    |    1.328    |    2 9.3
"Per questo si fidava ciecamente di Marco, il suo factotum storico, mandandolo ovunque a supervisionare le squadre e gli operai..."
Oggi ho venticinque anni e vivo una vita che, sulla carta, appare perfetta. Il mio fidanzato viene da una famiglia stimata, un uomo rispettabile che mi circonda di attenzioni e di una quotidianità rassicurante. Eppure, sotto questa superficie di normalità, c’è una crepa profonda che non riesco a sanare. La mia sessualità è un labirinto da cui non trovo uscita, popolato da ricordi che avrebbero dovuto sbiadire nel tempo e che invece sono diventati la mia ossessione.

Tutto è iniziato pochi mesi dopo quel pomeriggio. La mia prima volta fu un evento atteso, carica di quella timidezza tipica di chi si affaccia all'ignoto. Ma non fu il romanticismo a imprimersi nella mia mente. Fu il modo in cui, durante le prime occasioni, la mia mente prendeva strade oscure e proibite.

Ricordo ancora nitidamente quella volta, a distanza di poco tempo dal mio primo incontro sessuale. Eravamo in una stanza in penombra, il respiro del mio partner che si confondeva con il mio. In quel momento, mentre cercavo di abbandonarmi al piacere, accadde l'inevitabile. Il volto del mio compagno svanì, sostituito dall'immagine cruda e indelebile di Marco, l'operaio di mio padre, chino sulla finestra del bagno con in mano la mia intimità.

Fu proprio in quel momento, mentre le mani del mio ragazzo esploravano il mio corpo, che raggiunsi il mio primo vero orgasmo. Fu un'esplosione violenta, scaturita non dal tocco che ricevevo, ma dal pensiero di quell'uomo che si masturbava freneticamente pensando a me, mentre io, inconsapevole, ne ero stata testimone.

Tuttavia, l'evento che più di ogni altro ha riaperto quella ferita si è consumato solo pochi giorni fa. Ero a casa dei miei genitori per una visita di routine, immersa in quella normalità domestica che un tempo mi faceva sentire al sicuro. Mentre ero in corridoio, ho sentito la voce di mio padre arrivare dallo studio.

Stava parlando al telefono di lavoro, come faceva sempre più spesso. Con il tempo, l'attività di papà si era espansa e, avendo preso nuovi cantieri in altre cittadine, si era dovuto allontanare fisicamente dai lavori principali. Per questo si fidava ciecamente di Marco, il suo factotum storico, mandandolo ovunque a supervisionare le squadre e gli operai.

-"Sì, Marco rientra in città per un nuovo progetto; passerà spesso in ufficio e da casa, dobbiamo coordinare le nuove squadre"- sentii dire da mio padre con tono soddisfatto.

Il sangue mi si gelò nelle vene. L'idea che quell'uomo, il protagonista del mio ricordo più oscuro, potesse tornare a varcare la soglia di casa nostra mi tolse il fiato. Non riuscivo a concentrarmi su altro.

Quella sera stessa, mi trovavo a letto con il mio fidanzato. Nonostante i suoi sforzi e il suo affetto, la mia mente era fissa sulle parole ascoltate al pomeriggio e, inevitabilmente, su quella scena di dieci anni fa. Mentre lui si muoveva sopra di me, mi sono lasciata andare a un gioco mentale proibito: ho visualizzato Marco, le sue mani callose, il suo respiro affannato davanti alla finestra del bagno e il modo in cui trattava la mia biancheria.

La reazione del mio corpo fu incontrollabile e violenta. Il desiderio che provavo era talmente intenso e la mia eccitazione talmente palese da sorprendere persino il mio partner.

Lui si fermò un istante, col fiato corto, guardandomi negli occhi con un misto di stupore e piacere.

-"Ma Giada, oggi sei un vero lago; non ti ho mai vista così eccitata"- mi disse con un sorriso compiaciuto, convinto di essere lui la causa di quella mia inaspettata foga.

Io non risposi. Mi limitai a stringerlo a me, lasciando che le sue mani continuassero a toccarmi, mentre dentro di me provavo una vergogna bruciante. Lui credeva che quel fuoco fosse per lui, ma io sapevo la verità: stavo godendo grazie a quel porco, mentre immaginavo che fosse lui a spiarmi, a desiderarmi e a sporcarmi ancora una volta con la sua ossessione.
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