Prime Esperienze
TABOO 1
17.12.2025 |
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"Le sue dita fredde si chiusero intorno all'asta, sentendo la pelle calda vellutata, le vene pulsanti..."
Elena aveva cinquant'anni, ma il tempo sembrava averle reso un favore. Avvocatessa di successo in una grande città del nord Italia, Milano, con i suoi ritmi frenetici e le sue nebbie invernali, si manteneva in forma nuotando tre volte a settimana in una piscina esclusiva del centro. Il suo corpo era ancora sodo, i seni pieni e alti sotto i tailleur eleganti, le gambe lunghe e toniche che calzavano tacchi alti con grazia.Era sposata da venticinque anni con Marco, un uomo di sessantatré anni, intellettuale raffinato, professore universitario che era stato il suo mentore. Lui l'aveva affascinata con la sua cultura enciclopedica, le discussioni su Kafka e Proust, le serate a teatro o alle mostre d'arte contemporanea. Frequentavano la borghesia cittadina: cene con giudici, convegni giuridici, aperitivi in gallerie d'arte. Elena era sempre impeccabile: capelli castani raccolti in uno chignon perfetto, trucco sobrio, abiti firmati che accarezzavano le sue curve senza urlare.
Ma a letto, Marco non l'aveva mai soddisfatta davvero. Il suo pene era modesto, i rapporti meccanici e frettolosi, privi di passione. Da tre anni, poi, nulla: lui si era ritirato in una routine asettica, citando stanchezza o mal di testa. Non avevano figli, una scelta consapevole, immersi com'erano nel lavoro, ed Elena, a sua volta, aveva smesso di pensare al sesso. La sua vita era il tribunale, i clienti VIP, le vittorie in aula. Il desiderio era un ricordo sbiadito, sepolto sotto strati di ambizione.
Quella sera d'inverno, era uscita dal supermercato alle 20:30. Il negozio stava chiudendo, le casse semideserte, le luci al neon che sfarfallavano. Fuori, la nebbia densa avvolgeva tutto come un velo lattiginoso, il buio precoce di dicembre inghiottiva la città. Il parcheggio era quasi vuoto: solo il suo SUV di lusso, un Audi Q7 nero, isolato sotto un lampione fioco. Elena caricava le borse della spesa nel baule: vino pregiato, formaggi francesi, ingredienti per una cena solitaria mentre Marco era a un convegno.
Un rumore di passi sull’asfalto umido. Si avvicinò un giovane, sui vent'anni, pelle scura, africano probabilmente, con un giubbotto logoro e un carrello di cianfrusaglie: accendini, calzini, ombrelli economici. I venditori ambulanti come lui stazionavano spesso fuori dai supermercati.
"Signora, serve qualcosa? Bello prezzo per lei," disse con italiano stentato, un accento pesante che rotolava sulle vocali.
Elena non lo degnò di uno sguardo, continuando a sistemare le borse. "No, grazie. Ti lascio il carrello con l'euro dentro.
"Lui non si mosse. "Forse... ha bisogno di questo."
Elena si girò, infastidita, pronta a liquidarlo. Ma ciò che vide la bloccò. Il giovane aveva aperto la zip dei pantaloni e tirato fuori il pene. Nero, spesso, venoso, già semi-eretto, penzolava pesante tra le sue gambe. Era enorme, almeno il doppio di quanto lei avesse mai visto. Nella sua vita, aveva conosciuto solo due peni: quello del suo primo ragazzo, a vent'anni, piccolo e timido; e quello di Marco, discreto, prevedibile. Questo era un mostro: la cappella larga e lucida, l'asta spessa come il suo polso, che si allungava sotto il suo sguardo attonito.
Restò immobile, la bocca socchiusa, gli occhi fissi. Il freddo della nebbia le mordicchiava la pelle, ma un calore improvviso le salì dal basso ventre.
Il ragazzo sorrise, un ghigno sicuro. Si avvicinò di un passo, le prese la mano, lei non oppose resistenza e la portò sul suo cazzo caldo. Le sue dita fredde si chiusero intorno all'asta, sentendo la pelle calda vellutata, le vene pulsanti. Iniziò a indurirsi immediatamente nella sua stretta, crescendo, ispessendosi, la pressione che aumentava contro il suo palmo. Elena, senza pensarci, come in trance, cominciò a segarlo piano, su e giù, ipnotizzata dalla sensazione di quella carne viva che si gonfiava per lei.
Lui non perse tempo. Infilò una mano sotto la sua gonna di lana, sfiorandole la coscia avvolta nelle calze autoreggenti. Trovò le mutandine di pizzo, le scostò con dita ruvide, e iniziò a strofinarle la figa. Le sue dita esperte trovarono il clitoride gonfio, lo accarezzarono in cerchi lenti, poi veloci. Elena ansimò, le gambe che tremavano. Un calore liquido le invase il ventre, le pareti vaginali si contrassero. Pochi secondi, e venne: un orgasmo improvviso, violento, che le fece inarcare la schiena contro il baule dell'auto. Le ginocchia cedettero, un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra.
Il ragazzo grugnì, spinse il bacino in avanti, e venne a sua volta. Schizzi abbondanti, caldi, cremosi, le coprirono la mano, colarono tra le dita, imbrattandole e gocciolando sull’asfalto.
Elena staccò la mano di colpo, come risvegliata da un'ipnosi. Il cuore le martellava nel petto. Prese un fazzoletto di carta dalla borsa, si pulì freneticamente la mano appiccicosa, il profumo muschiato dello sperma che le invadeva le narici.
Lui, senza una parola, rinfilò il cazzo nei pantaloni, prese il carrello vuoto e se ne andò nella nebbia, inghiottito dal buio.
Elena chiuse il baule con mani tremanti. Salì in macchina, accese il motore per scaldarsi. Il fazzoletto usato era ancora nella sua mano. Lo portò al naso, annusò profondamente: odore forte, animale, primitivo. Un'onda di calore le pulsò tra le gambe, la figa ancora umida e sensibile.
Senza pensarci, infilò una mano sotto la gonna, dentro le mutandine fradice. Le dita trovarono il clitoride gonfio, lo sfregarono con urgenza. Si masturbò con foga, rivivendo la scena: quella grossa asta nera nella sua mano, le dita di lui dentro di lei. Venne forte, più forte di quanto ricordasse mai, il corpo che si contorceva sul sedile di pelle, un urlo represso che echeggiò nell'abitacolo. Le contrazioni la travolsero, lasciandola ansimante, svuotata, viva.
Mise in moto, uscì dal parcheggio. Nella nebbia, incrociò il ragazzo che camminava sul marciapiede. Lui la vide, sorrise con quel ghigno stampato in faccia, le fece l'occhiolino complice
Elena arrossì, ma ricambiò con un sorriso timido. Accelerò, ma nella mente un pensiero chiaro, inequivocabile: domani avrebbe fatto di nuovo la spesa.
Allo stesso supermercato.
Alla stessa ora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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