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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

TABOO 2


di xxxGIOxxx
17.12.2025    |    541    |    0 6.0
"Continuò, più lento, immaginando di essere lei l'avvocatessa del video, ma con il ragazzo giovane, nel buio del parcheggio, contro il SUV..."
Elena tornò a casa quella sera con il cuore che ancora batteva forte per l'incontro nel parcheggio. Il SUV scivolò nel garage sotterraneo del loro appartamento in Brera, elegante e discreto come tutto nella loro vita. Salì le scale, scaricò la spesa in cucina e si guardò allo specchio del corridoio. Gli occhi brillavano di un fuoco nuovo, le guance arrossate dal freddo... e da altro.
Marco sarebbe rientrato tardi dal convegno. Aveva tempo. Andò in camera da letto, aprì l'armadio e frugò in fondo, dove teneva i relitti di un'intimità passata: un completo intimo sexy, nero, di pizzo trasparente, reggiseno a balconcino che spingeva in su i suoi seni pieni e mutandine con un piccolo fiocco sul davanti. L'aveva comprato anni prima per una vacanza a Capri, sperando di riaccendere qualcosa. Non aveva funzionato. Ma stasera lo indossò, sotto una vestaglia di seta leggera. Si guardò: a cinquanta anni, il suo corpo era ancora invitante, la pelle liscia, i fianchi morbidi ma tonici grazie al nuoto.
Quando Marco entrò, poco dopo le 22, la trovò seduta sul letto, la vestaglia socchiusa quel tanto che bastava a intravedere il pizzo.
"Ciao amore," disse lei con voce bassa, tentando un sorriso seducente.
Marco, con la valigetta in mano e l'aria stanca da intellettuale sovraccarico, la guardò un attimo. "Elena, sei... elegante. Ma sono esausto, il convegno è stato interminabile. Vado a fare una doccia."
La respinse con garbo, come sempre: una carezza sulla spalla, un bacio sulla fronte. Niente di più.
Lei restò lì, il desiderio represso che si trasformava in frustrazione. Marco sparì in bagno, il rumore dell'acqua che scorreva. Elena si sdraiò sul letto, il completo sexy che le accarezzava la pelle, rendendola ipersensibile. Prese il cellulare dal comodino. Non l'aveva mai fatto prima, mai. Le mani tremavano leggermente mentre apriva il browser in modalità incognito, un gesto istintivo, come se sapesse già che stava varcando una linea.
Scrisse nella barra di ricerca: "grosso cazzo nero".
Il risultato la travolse. Una miriade di miniature, video porno di ogni tipo. Donne urlanti, primi piani osceni, titoli volgari. Restò a bocca aperta, sorpresa dall'abbondanza, dal mondo che si apriva sotto i suoi occhi. Cliccò sul primo che le capitò: un nero muscoloso che scopava una ragazzina bianca, magra e urlante. Il cazzo era enorme, sì, ma la scena era troppo cruda, troppo giovane. Non era quello che cercava. Sentì comunque un calore immediato tra le gambe, le mutandine che si inumidivano.
Tornò indietro, cancellò e riscrisse: "grosso cazzo nero con donna matura".
Questa volta, tra i risultati, uno la colpì come una scarica elettrica. Il titolo: "Black Prisoner Fucks Mature White Lawyer". La miniatura mostrava un uomo nero, alto e muscoloso, con la divisa arancione da carcerato americano, che premeva contro il muro una donna bianca elegante, sui cinquanta, tailleur grigio, capelli raccolti – somigliava terribilmente a lei.
Cliccò. Il video partì: la "avvocatessa" visitava il carcere per un colloquio, ma finiva piegata sul tavolo, la gonna alzata, mentre il detenuto la scopava da dietro con quel cazzo mostruoso, nero e lucido, che entrava e usciva dalla sua figa rasata.
Elena sentì le guance andare a fuoco, il respiro accelerare. Le dita stringevano il telefono.
Proprio in quel momento, la porta del bagno si aprì. Marco entrò in camera, asciugamano in vita, i capelli grigi bagnati.
Elena abbassò di fulminia il telefono, il cuore in gola. "Mi hai spaventata!"
Lui rise piano. "Scusa, non volevo."
Ma lei si fece seria. Qualcosa dentro si era rotto. "Marco, se non hai intenzione di soddisfarmi, allora stasera puoi dormire sul divano."
Lui la guardò sorpreso, inarcando un sopracciglio. "Sei seria?"
"Sì. Per stasera, dormi di là."
Marco scrollò le spalle, quasi divertito più che arrabbiato. "Va bene, va bene. Tanto volevo guardare un po' di televisione, poi mi addormenterò lì. Buonanotte, Elena."
Se ne andò, chiudendo la porta con delicatezza.
Lei restò sola. Il completo sexy le aderiva alla pelle sudata. Riprese il telefono, alzò il volume al minimo – solo i gemiti soffocati della donna nel video, le pacche della carne contro carne. Ma nella sua mente non c'era il carcerato. C'era il ragazzo del supermercato: quel cazzo nero, caldo e pulsante nella sua mano, la nebbia intorno, il pericolo.
Infilò una mano nelle mutandine di pizzo, trovò la figa già fradicia. Le dita scivolarono sul clitoride gonfio, poi dentro, due dita che spingevano come avrebbe fatto quel cazzo enorme. Guardava il video, ma pensava a lui: al parcheggio, alla sensazione di pienezza che avrebbe provato se l'avesse dentro.
Venne la prima volta in fretta, il corpo che si inarcava, un gemito che represse mordendosi il labbro. Non si fermò. Continuò, più lento, immaginando di essere lei l'avvocatessa del video, ma con il ragazzo giovane, nel buio del parcheggio, contro il SUV.
La seconda volta fu più profonda, un orgasmo che le partì dal ventre e le esplose in tutto il corpo, le gambe che tremavano, la figa che si contraeva intorno alle dita. Esausta, spense il telefono, si rannicchiò sotto le coperte ancora vestita con il completo sexy, il profumo del suo piacere nell'aria.
Si addormentò pensando a una scusa per l'indomani sera. Doveva tornare al supermercato.
Al mattino, si svegliò prima di Marco. Fece colazione in cucina, caffè e croissant, indossando una camicia da notte sobria. Lui arrivò poco dopo, in pigiama, i capelli arruffati.
"Sei ancora arrabbiata?" chiese con tono conciliante, versandosi il caffè.
"No," rispose lei, sorridendo con naturalezza. "Anzi, stasera ceno fuori con Silvia. Tornerò tardi."
Marco annuì, contento. "Nessun problema. Io mi guardo la partita del Milan con calma, birra e divano."
Elena sorseggiò il caffè, il cuore che accelerava al pensiero della nebbia, del parcheggio semivuoto, di quel sorriso complice.
Sì, sarebbe tornata.
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