Prime Esperienze
TABOO 3
17.12.2025 |
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"La osservò, accarezzò la foto sul cartone, immaginando di usarlo quella sera stessa..."
La mattinata fu fitta: due appuntamenti con clienti importanti, udienze da preparare. Pranzò velocemente con Giulia, la sua segretaria venticinquenne: una ragazza sveglia, capelli corti neri, sempre vestita con un tocco di ribellione sotto la professionalità. Parlarono di lavoro, di Natale imminente, di regali.«Nel pomeriggio ho un buco di due ore,» disse Elena fingendo nonchalance. «Vado a fare un po’ di compere natalizie.»
Giulia annuì. «Buona fortuna, via Torino è un delirio.»
In realtà, Elena guidò verso Porta Venezia. Si ricordava perfettamente di quel sexy shop in via Melzo: l’aveva notato anni prima, di sfuggita, arrossendo solo a guardarne l’insegna discreta. Parcheggiò a due isolati di distanza, camminò veloce sul marciapiede umido, il cuore che le martellava nel petto. Si fermò davanti alla porta a vetri oscurati, si guardò intorno come se stesse per rapinare una banca, inspirò profondamente ed entrò.
L’interno era illuminato da luci rosse soffuse, profumo di vaniglia e lattice. Con sollievo, vide che era sola. Dietro il bancone, un commesso sui trent’anni, capelli rasati ai lati, barba curata, maglietta nera aderente; le sorrise con professionalità.
«Buongiorno, signora. Si guardi pure tranquilla, se ha bisogno sono qui.»
Elena annuì, le guance già calde. Si diresse verso gli scaffali. Passò davanti a vibratori colorati, lubrificanti, plug anali. Poi li vide: una fila di dildo neri, realistici, di dimensioni impressionanti. Si fermò davanti a quello più grosso, 25-30 centimetri, vene in rilievo, cappella larga e lucida. Un fremito le attraversò la figa, come se quel silicone la stesse già toccando.
Il commesso si avvicinò piano. «Quello è un modello molto apprezzato,» disse con voce bassa, complice. Prese da sotto il bancone un esemplare ancora più realistico: pelle cyber-skin morbida, pesante, caldo al tatto, lungo trenta centimetri, spesso come il suo polso. Glielo mise in mano. «Provi il peso. Sembra vero.»
Elena arrossì violentemente, ma non lo mollò. La sensazione era incredibile: caldo, morbido fuori, rigido dentro. «Lo… lo prendo per un’amica,» balbettò. «Scherzo per i suoi cinquant’anni.»
Il commesso la guardò, chiaramente divertito, ma fece finta di crederle. «Ottima idea. Vuole altro?»
Elena, incoraggiata dal suo tono non giudicante, prese coraggio. «Avete… completi sexy? Qualcosa di elegante ma… provocante.»
Lui la accompagnò in fondo al negozio, mostrò una serie di vestitini. Lei scelse un abito corto nero, lucido, con lacci incrociati sul davanti che lasciavano scoperto il décolleté e mettevano in evidenza il seno, la gonna appena sotto il sedere.
«Taglia?» chiese lui.
«La mia amica ha la mia stessa taglia…» rispose Elena, indicando se stessa con un gesto vago.
«Davvero? Che fortuna,» disse il commesso con un sorriso complice. «Se vuole, c’è il camerino per provarlo.»
Elena entrò nel piccolo cubicolo con lo specchio a figura intera. Si spogliò, infilò il vestitino. La stoffa le accarezzava la pelle, i lacci stringevano i seni spingendoli in su, i capezzoli già duri che premevano contro il tessuto. Si guardò: sembrava una versione proibita di sé stessa, sensuale, quasi volgare. La figa era un lago, le mutandine che aveva lasciato appese si erano bagnate solo a indossarlo.
Uscì, arrossata ma decisa. «Lo prendo. Entrambi.»
Pagò in contanti, la borsa anonima nera con il logo discreto. Il commesso le fece l’occhiolino mentre le porgeva lo scontrino. «L’amica sarà felicissima.»
Tornò in ufficio poco prima delle 15. Giulia la accolse con un sorriso. «Trovato qualcosa di carino?» chiese, indicando la borsa.
Elena arrossì. «Sì… qualche idea.»
Si chiuse in ufficio, immerse nel lavoro, ma la mente tornava continuamente alla borsa sotto la scrivania. Alla fine, cedette: l’aprì, tirò fuori la scatola del dildo. La osservò, accarezzò la foto sul cartone, immaginando di usarlo quella sera stessa.
Proprio in quel momento, Giulia bussò e aprì contemporaneamente, come faceva sempre, senza aspettare il “avanti”.
Vide Elena con la scatola in mano, la foto del cazzo nero enorme ben visibile. «Oh, scusi!» farfugliò, chiudendo subito la porta.
Elena andò in panico, rimise tutto nella borsa, il cuore in gola. «Giulia, vieni!» chiamò.
La ragazza entrò, mortificata. «Mi dispiace tantissimo, ho sempre fatto così… bussare ed entrare.»
Elena sorrise, cercando di mantenere la compostezza. «Non c’è problema. È… un regalo scherzoso per un’amica.»
Giulia la guardò un attimo, poi rise piano. «Sa, dottoressa, io me ne sono regalato uno così l’anno scorso. A volte chi fa da sé gode per tre.»
Elena scoppiò in una risata nervosa, sorpresa dalla franchezza. «Hai ragione.»
Giulia uscì, ma Elena era certa che avesse capito perfettamente che “l’amica” era una scusa.
Alle 18, mentre prendeva cappotto e borsa, Giulia le si avvicinò con un sorriso malizioso. «L’amica userà il regalo stasera?»
Elena la guardò negli occhi, per la prima volta lasciando trapelare un lampo di malizia. «Magari stasera l’amica ne userà uno vero.»
Giulia inarcò un sopracciglio, divertita. «Buona fortuna, allora.»
Arrivata a casa, Elena nascose nel suo armadio, dentro una grossa borsetta rossa, il dildo. Si fece una doccia lunga, si depilò accuratamente, si profumò con il suo profumo più sensuale. Indossò il vestitino nero senza niente sotto: i capezzoli sfregavano contro i lacci, la figa già umida all’aria. Tacchi alti neri, cappotto lungo sopra, e stava per uscire quando sentì la chiave nella toppa.
Marco entrò di corsa. «Ciao amore, sei pronta per uscire con Silvia?»
Il cuore di Elena si fermò per un secondo. Temeva che le chiedesse di aprire il cappotto, di vedere come era vestita sotto. Ma Marco era già distratto dal telefono.
«Sì, esco ora,» rispose lei, la voce calma.
Lui le diede un bacio frettoloso sulla guancia. «Buon divertimento. Io corro, sta per iniziare la partita.»
Chiuse la porta dietro di sé, lasciandola sola.
Elena inspirò profondamente, si guardò allo specchio dell’ingresso: cappotto abbottonato, tacchi, rossetto rosso scuro.
Uscì nell’aria fredda di dicembre, il vestitino che le accarezzava le cosce nude sotto il cappotto.
Non sperava solo di divertirsi.
Sperava di godere.
Finalmente.
Davvero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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