Lui & Lei
Sabato mattina
17.12.2025 |
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"Le afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida..."
Era un sabato mattina d'estate rovente, di quelli in cui l'aria è già densa di calore alle nove del mattino. Il sole entrava a fiotti nella camera da letto, accendendo bagliori dorati sulla pelle nuda di Marco e Laura, ancora intrecciati sotto il lenzuolo umido di sudore notturno.Marco si svegliò con un'erezione feroce, il cazzo duro e pulsante che premeva contro il culo morbido di sua moglie. Inspirò il profumo dei suoi capelli, le baciò piano la nuca e fece scivolare una mano tra le sue cosce aperte. Le dita trovarono subito la figa calda, già leggermente umida dal sonno.La sfiorò piano, poi con più insistenza, mentre con l'altra mano le stringeva un seno pieno, pizzicando il capezzolo fino a farlo indurire. «Amore,» mormorò rauco, spingendo il bacino contro di lei, «ho una voglia fottuta di scoparti. Subito. Apri le gambe per me.» Laura emise un gemito assonnato, ma poi si irrigidì. Si girò di fulmine, gli tolse la mano dalla figa e si mise seduta, i seni che ondeggiavano liberi e invitanti.
Era bellissima così: capelli arruffati, labbra gonfie, occhi ancora velati di sonno. «No, Marco. Oggi proprio no.» La voce era decisa, ma c'era un lampo birichino negli occhi. «È sabato, la casa è un casino e dobbiamo fare le pulizie del weekend. Tu vai a tagliare il prato e sistemare il giardino, come avevamo detto. Io inizio di sopra.» Si alzò dal letto senza pudore, nuda, il culo sodo che ondeggiava mentre si chinava a prendere una canottiera bianca sottile e un paio di pantaloncinishort di cotone grigi, così attillati da sembrare una seconda pelle. Non mise il reggiseno. Né le mutande.
Marco la fissò, il cazzo che gli pulsava dolorosamente. «Laura, dai… guardati. Sei una provocazione vivente.» Lei gli lanciò un sorriso malizioso da sopra la spalla. «Dopo, tesoro. Se fai il bravo.»
Marco imprecò tra sé, ma uscì in giardino con il tosaerba. Il sole picchiava forte, e presto la maglietta gli si appiccicò al petto sudato. Il lavoro fisico avrebbe dovuto distrarlo, ma Laura aveva altri piani.
Iniziò dalla finestra della camera da letto. Mentre Marco spingeva il tosaerba, lei si affacciò, la canottiera già sollevata fino al collo. I seni pieni erano esposti al sole, i capezzoli turgidi e rosa. Li prese tra le mani, li strinse lentamente, poi pizzicò i capezzoli con forza, tirandoli fino a farli arrossare. Guardò giù verso di lui, si morse il labbro inferiore e fece scivolare una mano tra le cosce, sopra gli short. Si sfregò piano, in cerchi lenti, senza mai staccare gli occhi dai suoi. Marco spense il motore di colpo. Il cazzo gli premeva contro i pantaloni da lavoro, duro come pietra. «Cazzo, Laura…»Lei rise, una risata bassa e sensuale, poi sparì per riapparire alla finestra del bagno. Questa volta si chinò in avanti, i seni che pendevano pesanti, dondolando mentre fingeva di pulire il vetro. Le mani scesero di nuovo tra le gambe, sfregando più forte.
Poi scese in giardino a stendere i panni. Il filo era proprio di fronte a dove Marco stava rastrellando. Si chinò sul cesto della biancheria, le gambe divaricate, il culo in aria. Gli short si tesero al massimo, delineando perfettamente la forma delle labbra della figa. Non c’era traccia di mutande: il tessuto sottile lasciava intravedere la fessura umida. Appese una maglietta, poi si piegò ancora di più per prendere un lenzuolo, restando china a lungo, il culo che ondeggiava piano. Si voltò appena verso di lui, gli fece l’occhiolino e portò una mano dietro, accarezzandosi il culo, poi scivolando tra le cosce. Sfregò apertamente sopra gli short, il tessuto che si bagnava visibilmente. Raccolse il bagnino vuoto ed entro in casa.
Marco gettò il rastrello a terra. Il cuore gli martellava nel petto, il cazzo gli faceva male tanto era duro. Attraversò il giardino in poche falcate, entrò in casa dalla porta della cucina. La trovò lì: a quattro zampe sul pavimento, che fingeva di passare lo straccio sotto il tavolo. Il culo era in alto, le ginocchia divaricate, gli short tesi al limite. Si stava dondolando piano, come se lo stesse aspettando.
Non disse una parola. Le afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne morbida. Con un gesto secco le tirò giù gli short fino alle ginocchia. La figa di Laura era completamente esposta: rasata, gonfia, le labbra lucide di umori, il clitoride sporgente e rosso. Gocciolava letteralmente, un filo di eccitazione che le colava lungo l’interno coscia. «Porca puttana, eri già fradicia,» ringhiò Marco, slacciandosi i pantaloni e liberando il cazzo. Era venoso, la cappella viola e gonfia, già bagnata di pre-eiaculazione.Laura inarcò la schiena, spingendo il culo verso di lui. «Scopami forte, Marco. Non ce la facevo più a resistere. Ho passato l’ultima mezz’ora a pensare solo al tuo cazzo dentro di me.»
Lui non aspettò. Prese la cappella e la strofinò lungo la fessura bagnata, spalmandosi i suoi umori. Poi spinse dentro con un colpo solo, fino in fondo. Laura urlò, un suono animalesco di puro piacere, le pareti della figa che si contraevano subito intorno a lui, calde e vellutate. Marco iniziò a scoparla con violenza, i fianchi che sbattevano contro il suo culo, facendo tremare la carne. Le afferrò i capelli con una mano, tirandole la testa indietro, mentre con l’altra le strizzava un seno penzolante. Ogni affondo era profondo, brutale, le palle che schiaffeggiavano il clitoride. «Sei una troia provocatrice,» le grugnì all’orecchio, mordendole il lobo. «Mi hai fatto impazzire là fuori.» «Sì… sì, sono la tua troia,» ansimò lei, spingendo indietro per andargli incontro. «Scopami più forte… fammi godere…»Il ritmo divenne frenetico. Il suono bagnato della figa che lo ingoiava riempiva la cucina, insieme ai gemiti, agli schiocchi della pelle, ai respiri affannati.
Laura venne una prima volta, un orgasmo violento che la fece contrarre tutta, la figa che pulsava intorno al cazzo di lui, schizzi di umori che bagnavano le cosce di entrambi. Urlò il suo nome, le unghie che graffiavano il pavimento.
Marco estrasse il cazzo duro che pulsava, lo strofinò prima lungo la figa, raccogliendo i suoi umori abbondanti, poi salì piano fino al buco stretto. Laura trattenne il fiato, inarcò la schiena. «Sì… lì,» sussurrò con voce tremante di eccitazione. Lui spinse piano la cappella contro l’ano, sentendo la resistenza calda e vellutata. Laura gemette forte, spinse indietro per aiutarlo. La cappella entrò con un piccolo schiocco, poi Marco avanzò lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a essere sepolto fino alle palle nel suo culo stretto e bollente. «Cazzo, sei strettissima,» ringhiò, le mani che le strizzavano le natiche, aprendole di più. Laura ansimava, il viso premuto sul pavimento, i capelli sparsi. «Scopami il culo, Marco… forte. Voglio sentirti tutto.» Iniziò a muoversi con spinte lente ma profonde, uscendo quasi del tutto per poi rientrare fino in fondo. Il culo di Laura lo avvolgeva come una morsa calda, pulsando intorno al suo cazzo. A ogni affondo lei emetteva un gemito roco, le dita che artigliavano il pavimento. Marco accelerò gradualmente. Le afferrò i capelli, le tirò la testa indietro e le morse la spalla mentre la inculava con sempre più violenza. I corpi sbattevano, il suono bagnato e osceno riempiva la cucina. Le palle gli schiaffeggiavano la figa fradicia ad ogni spinta. Laura mise una mano in mezzo alle gambe e inizio a sgrillettarsi e venne due volte così: la prima con un urlo soffocato, il culo che si contraeva spasmodicamente intorno a lui; la seconda pochi minuti dopo, tremando tutta, la figa che schizzava sul pavimento. Marco resistette a fatica, il piacere che gli montava nelle palle ma che tratteneva con volontà ferrea. Cambiò angolo, spingendo più in basso per stimolarle meglio l’interno, facendola impazzire. Solo quando Laura, esausta e tremante, gli implorò con voce rotta «Vieni dentro… riempimi il culo», lui si lasciò andare. Affondò fino in fondo con un ruggito animalesco, tenendola ferma per i fianchi. Il cazzo pulsò violentemente, riversando fiotti caldi e densi di sperma profondo nel suo ano. Sentì il calore diffondersi, il suo seme che la riempiva fino a traboccare, colando lento lungo le cosce di lei. Rimasero uniti per lunghi secondi, ansimanti, i corpi scivolosi di sudore. Marco uscì piano, guardando il buco del culo di Laura dilatato, rosso, che pulsava ancora e lasciava uscire un rivolo bianco .Lei si girò, gli buttò le braccia al collo e lo baciò con passione selvaggia, la lingua che cercava la sua .«Le pulizie possono aspettare fino a martedì,» mormorò contro le sue labbra, la voce ancora tremante. Marco rise, le accarezzò il culo arrossato. «O fino a quando non avrò voglia di rifarlo.» Quel sabato mattina d’estate era appena diventato leggendario.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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