Prime Esperienze
Una piega inaspettata
Checipiglia
27.10.2025 |
4.424 |
13
"L'avevo guardato e lo stavo guardando proprio in quel momento, con la mente annebbiata sul da farsi e un desiderio travolgente..."
Si giocava assieme a calcetto, si condividevano momenti d'amicizia e domeniche improvvisate.Ci eravamo visti mille volte, ma quella sera tutto sembrava diverso.
Fabio era arrivato al locale con l’intenzione di distrarsi, una birra e qualche risata tra amici. Io, come sempre, ero già lì: il caldo era torrido, indossavo la camicia sbottonata al punto giusto ed un sorriso sfrontato di chi non teme gli sguardi.
Ma quella volta, quando i nostri occhi si incrociarono, qualcosa cambiò — un silenzio improvviso, una corrente sottile attraversò l’aria e parve fossimo gli unici seduti al tavolo di quel pub di provincia.
Il gruppo iniziò a parlare del solito: lavoro, sport, qualche battuta sul passato.
Ma la voce di Fabio era bassa, tesa, un filo di suono che vibrava di eccitazione e mistero ogni volta che, forse per sbaglio, incrociava il mio sguardo.
Era come se ogni parola trattenesse qualcosa di troppo intenso per essere detto, e quel gioco cominciava a piacermi.
Io lo ascoltavo, e ogni parola pronunciata con quel tono mi restava addosso. Quando ci sfiorammo per passarci il bicchiere, il contatto fu breve, eppure bastò per farmi respirare più forte.
Cosa stava succedendo? Nessuno dei due riuscì a razionalizzare subito, ma entrambi lo sentimmo: una linea invisibile, appena tracciata, che tirava nella stessa direzione.
Più tardi, col fondo della birra ormai scaldato, Fabio uscì a fumare.
Nessun altro si alzò e per congedarmi utilizzai una scusa che fu solo un pretesto: la verità era che la curiosità e l’eccitazione mi spinsero a seguirlo, incapace di resistere a quell’attrazione improvvisa.
Le luci della strada dipingevano riflessi dorati sulle sue guance, come se la notte stessa volesse trattenerlo.
Lo guardai, e per un istante smise di fingere.
«Sai che… sei diverso, stasera?» disse con una sicurezza che suonava quasi come un’accusa.
Sorrisi, cercando di nascondere l’agitazione, ma lui non distolse lo sguardo.
Fece un passo verso di me — appena quanto bastava perché il suo respiro sfiorasse il mio — e allora trovai il coraggio di rispondere:
«O forse sei tu che mi guardi in modo diverso.»
Ci fu un attimo sospeso, un battito in cui tutto sembrava poter succedere. Vivevo sgomento qualcosa di mai provato: quel desiderio di maschio, di lui, che prese forma senza bisogno di spiegarsi.
«Facciamo due chiacchiere da soli? Gli altri a breve rientrano!»
C’era malizia in quelle parole, e dentro di me si aggrovigliarono emozioni contrastanti: paura, desiderio, stupore. Tremavo, sospeso tra lo spavento e un’eccitazione che non riuscivo a contenere.
Ero sconvolto e, insieme, colmo di un’attesa febbrile.
Uscirono gli altri e si unirono a noi, come sempre Nicola aveva pagato per tutti ed ognuno era pronto per rientrare.
Fabio si congedò dopo avermi lanciato un'occhiata complice. Gli altri si allontanarono, la sua macchina era in moto ma non si mosse.
Tremante d’esitazione, con la pelle punteggiata da goccie di sudore e il ventre percorso da un calore insistente, salii a bordo. Quando mi voltai verso di lui, il suo sguardo era distante, l’espressione tesa, impenetrabile.
«Fabio, qualcosa non va?» furono le prime parole che mi vennero in mente per squarciare quel silenzio angosciante.
La sua risposta non distese affatto l'atmosfera:
«Sono almeno un paio di volte che ho la sensazione che tu mi osservi di nascosto mentre facciamo la doccia dopo il calcetto.»
Raggelai. Mi persi tra "se" e "ma", senza più formulare frasi dal senso compiuto.
«...avrei sempre desiderato avere un fisico come il tuo...nient'altro...»
Lui balzò quasi dal sedile ed alzando la polo che indossava lasciò intravedere la parte bassa dell'addome, con un filo di peli che risalivano dall'elastico degli slip e un pacco veramente gonfio. Era forte e tonico, un vero sportivo!
«Mi guardavi il cazzo ne sono certo! Lo stai facendo anche ora!!»
Era vero.
L'avevo guardato e lo stavo guardando proprio in quel momento, con la mente annebbiata sul da farsi e un desiderio travolgente.
Si guardò attorno, rise e allungò la mano sul mio poggiatesta, era nervoso. Io ero fuori controllo, come fossi altrove.
La mano scavalcò il sedile e si poggiò sulla mia nuca, con delicatezza ma con piglio deciso. Sentii il calore di quella che voleva essere una carezza.
«Stai tranquillo, non basta così poco per rovinare un'amicizia»
La sua mano iniziò a spingere per abbassarmi verso di lui, non so se tentai o meno resistenza, quel che stavo per vivere mi tolse completamente la lucidità.
Il mio viso era adagiato all'altezza dell'ombelico, il pelo mi lambiva le labbra, la sua pelle era umida. Sentivo profumo di pulito ma risaliva anche l'odore del maschio, il primo mai sentito dopo il mio medesimo.
Scesi di qualche centimetro, ora potevo leggere la marca del suo intimo e respirare a pieno quell'odore così eccitante e così acre.
Il pantalone leggero nascondeva appena l'eccitazione, poco lasciava da immaginare. Baciavo il suo cazzo celato dal tessuto sempre più avidamente, percorrendo ogni centimetro dalla cappella alle palle.
Perso tra le sue gambe percepivo dimensioni generose, durezza granitica e voglia di esplodere.
Mantenne premuta la mia testa e con l'atra mano in maniera maldestra abbassò pantaloni e slip. Sentii il calore del cazzo tra bocca e guancia, il pelo folto e nero invadeva il mio volto.
La cappella era bagnata, il suo odore era forte ma irresistibile.
Si fermo' tutto un attimo.
Per un attimo tutto sembrò arrestarsi. Non sapevo davvero cosa o come fare, ma cominciai a lavorare la punta del cazzo con la lingua, mentre lo tenevo dritto con le mani accarezzando le palle.
Gemeva e si muoveva per ottenere il godimento che più desiderava, e quando fu convinto pienamente che ormai ero nelle sue mani, cominciò a spingere per farsi spompinare di gola.
Ed io da inesperto lo feci al mio meglio!
Gemette più forte e lo sentii contrarsi nel corpo e nel membro, mentre una sensazione di calore mi invase prima la bocca e la gola, poi arrivando anche a labbra e viso.
La sua cappella non più affondata nella mia bocca era libera di regalare gli ultimi schizzi al mio viso, già abbondantemente bagnato dal suo sesso.
Dopo che aveva finito di schizzare guardai il cazzo finché smise di contrarsi.
Fabio non disse una parola, io invece mi resi conto di avere un po del suo sesso sulla camicia, oltre che sul viso.
Su una cosa aveva davvero ragione: era tempo che sotto la doccia gli guardavo il cazzo furtivamente e fantasticavo.
Sull'altra non ne aveva per niente: la nostra amicizia, con i tanti pompini che seguirono a quella sera, non fu più la stessa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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