Gay & Bisex
Oltre l'ordine del giorno
Checipiglia
08.07.2026 |
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"Apristi la porta, controllando che il corridoio fosse libero, poi ti girasti verso di me con un occhiolino..."
Il caldo estivo di luglio fuori dai vetri del centro congressi sembrava far tremare l'asfalto, ma dentro la sala meeting l'aria condizionata era tarata su temperature glaciali. Mi sistemai il colletto della camicia, ormai insofferente all'ennesima slide sui grafici di rendimento trimestrale. Fu in quel momento che ti vidi.Seduto dall'altro lato del tavolo ovale, ricambiasti il mio sguardo. Avevi la giacca appoggiata allo schienale della sedia, le maniche della camicia bianca arrotolate sugli avambracci muscolosi e scuri di sole, e un sorriso accennato, decisamente troppo complice per l'ambiente formale in cui ci trovavamo. Per tutto il resto della presentazione, il nostro fu un dialogo silenzioso fatto di sguardi intensi e carichi di una tensione elettrica innegabile.
Appena venne dichiarato il coffee break, ci ritrovammo quasi magneticamente vicini alla macchina del caffè.
«Questo meeting ci sta uccidendo, o sono io che soffro particolarmente il chiuso?» esordisti, la voce bassa, quasi confidenziale.
«No, decisamente. C'è un'atmosfera... soffocante,» ti risposi, fissandoti dritto negli occhi. Il doppio senso era fin troppo evidente.
Facesti un cenno con il capo verso il corridoio laterale, che portava ai servizi del piano superiore, solitamente deserti durante le sessioni plenarie. «Vado a rinfrescarmi. Vieni?»
L'impatto, appena la porta del bagno si chiuse alle nostre spalle, fu immediato e violento. Non ci furono parole. Mi afferrasti per i fianchi, spingendomi contro il marmo freddo dei lavandini. Risposi avventandomi sulle tue labbra, un bacio affamato, bagnato, dove le nostre lingue si cercavano con l'urgenza di chi ha aspettato ore.
Il contrasto tra la pelle calda e la freschezza dell'ambiente rendeva ogni tocco ancora più elettrico. Le mie mani scivolarono sotto la tua camicia, accarezzando la tua schiena muscolosa e definita, mentre tu, con un gemito soffocato contro la mia bocca, sbottonasti rapidamente i miei pantaloni, infilando la mano dentro gli slip.
L'attrito della pelle nuda contro il tuo palmo caldo mi fece sussultare; inarcai la schiena, stringendo le dita tra i tuoi capelli scuri.
«Cazzo, ti ho puntato da stamattina,» mi sussurrasti sul collo, lasciando una scia di baci umidi e morsi leggeri che mi fecero tremare.
Senza perdere un secondo, ti inginocchiasti sul pavimento di piastrelle pulite. Con dita esperte e decise, liberasti completamente la mia erezione, che si stagliava tesa e lucida nel contrasto della luce artificiale. Mi guardasti dal basso, gli occhi scuri lucidi di desiderio, prima di avvolgere le labbra attorno alla punta, accogliendomi interamente in bocca con leccate profonde e ritmiche.
Buttai la testa all'indietro, afferrando il bordo del lavandino per non perdere l'equilibrio. Il calore della tua bocca, unito al movimento esperto e implacabile della tua lingua, mi stava portando al limite in pochi istanti. Sentivo le tue dita stringermi le natiche, spingendomi ancora più a fondo, mentre i miei gemiti riempivano l'eco della stanza.
«Fermati... così vengo subito,» ansimai, tirandoti delicatamente per le spalle per farti rialzare.
Ti alzasti, il respiro corto, lo sguardo famelico. In un movimento fluido, ti girasti di spalle, appoggiando le mani al grande specchio sopra i lavandini e spingendo indietro il bacino. Avevi già calato i pantaloni, rivelando glutei sodi e tesi.
«Prendimi. Adesso.»
Non me lo feci ripetere. In mancanza d'altro aprii il tubetto di gel igienizzante che avevo in tasca, usandolo per lubrificare abbondantemente le mie dita e il tuo ingresso stretto e caldo, che sussultò al tocco ravvicinato. Poi, posizionandomi dietro di te, spinsi con decisione.
L'ingresso fu intenso, totale. Emettesti un gemito roco, stringendo i pugni sul marmo mentre lo specchio si appannava per il nostro respiro caldo. Rimasi immobile per qualche secondo, godendo della stretta incredibile delle tue pareti interne, prima di iniziare a muovermi.
I colpi diventarono subito rapidi, ritmici, pesanti. Il rumore della carne che sbatteva contro la carne risuonava nel bagno deserto. Ti stringevo per i fianchi, guidando il ritmo, affondando completamente a ogni spinta. Assecondavi ogni colpo, muovendo il bacino all'indietro per accogliermi ancora più a fondo, mentre con una mano stringevi il tuo sesso, ormai prossimo al culmine.
«Sì... così, cazzo... più forte,» mi incitasti, guardando la mia immagine riflessa nello specchio, i nostri volti contratti dal piacere puro e incontrollabile.
L'eccitazione raggiunse l'apice. La stanza sembrava sparita, ridotta solo al calore dei nostri corpi e alla frizione incessante. Sentii l'onda finale travolgermi; aumentai la velocità degli ultimi affondi, profondi e disperati, mentre tu acceleravi il movimento della mano su te stesso.
Con un ultimo, profondo affondo, spinsi il sesso fino in fondo, venendo con forza dentro di te, liberando getti caldi che ci fecero tremare interamente. Nello stesso identico istante, con un grido soffocato, ti bagnasti le dita e la pancia, versando il tuo piacere sul marmo del lavandino.
Rimanemmo immobili per qualche secondo, i petti che si alzavano e abbassavano all'unisono nel silenzio del bagno, uniti nel calore di quel momento post-orgasmico.
Poco alla volta, la realtà del meeting tornò a farsi sentire. Con un sorriso complice e un ultimo bacio leggero sulle labbra, ci staccammo. Ci sistemammo i vestiti davanti allo specchio, ricomponendo i capelli e le camicie con gesti rapidi ma precisi, cancellando ogni traccia di quello che era appena successo.
Apristi la porta, controllando che il corridoio fosse libero, poi ti girasti verso di me con un occhiolino. «Direi che la seconda parte della presentazione sarà decisamente più interessante.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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