La sauna delle maree
CoppiaFelix2024
La sera, prima della cena, Felicia si chiuse in bagno per prepararsi. Tornò con un abito nero che le calzava come una dichiarazione. Non era ostentazione: era una scelta. Il profumo era più deciso del solito, lo sguardo più concentrato. Mi lasciò credere che fosse una fuga romantica; io capii che sotto quella calma c’era un altro disegno. Lo capii dal modo in cui si muoveva, dal tono con cui parlava al telefono, dalla cura con cui aveva risposto a un messaggio appena ricevuto.
Li incontrammo al bar dell’albergo dopo cena. Lavinia e Matteo arrivarono con la calma di chi non ha bisogno di affrettare nulla. Lavinia era bruna, con mani curate e un modo di guardare che non chiedeva permesso; Matteo aveva una presenza misurata, parole scelte, una calma che non era indifferenza ma equilibrio. La conversazione scivolò su argomenti leggeri: viaggi, fotografia, scelte di vita. Ma sotto le parole si muovevano accordi non detti.
Quando Lavinia propose di utilizzare la spa privata che lei e Matteo avevano prenotato per l’intera serata, la proposta segnò un passo avanti. Felicia mi guardò con occhi che non chiedevano il permesso, ma verificavano la mia presenza. Annuii.
La stanza delle maree, al piano inferiore, era un luogo raccolto: sauna finlandese, bagno di vapore, una piccola vasca e lettini riscaldati rivolti verso una grande vetrata sul mare. Passando dagli spogliatoi ci svestimmo e indossammo costumi da bagno e accappatoi. Entrammo con la sensazione che qualcosa si stesse spostando, non tanto fuori quanto dentro di noi. La porta si chiuse alle nostre spalle. Eravamo soli. Nessuna possibilità di essere disturbati.
Matteo stappò una bottiglia di Valdobbiadene lasciata in fresco dal personale e riempì quattro calici.
«Direi che possiamo concederci ancora un po’ di tempo.»
Felicia sollevò il bicchiere.
«Alla nostra libertà.»
I calici si sfiorarono appena.
Entrammo nella sauna. Il profumo del legno e il calore avvolgente sembravano rallentare ogni gesto. Felicia si accomodò al centro della panca superiore. Lavinia si sedette accanto a lei. Io e Matteo restammo di fronte. Il vapore saliva lentamente dalle pietre arroventate. Nessuno aveva fretta. Le due donne parlarono a lungo, dapprima di viaggi, poi di desideri, infine di quelle parti di sé che normalmente si tengono nascoste. Ogni tanto ridevano. Ogni tanto si osservavano in silenzio. Lavinia sfiorò una mano di Felicia. Lei non la ritrasse. Continuarono a guardarsi negli occhi come due persone che cercano di capire se possono fidarsi l’una dell’altra.
«Mi piace questo posto» disse Felicia. «Qui sembra che il tempo abbia smesso di correre.»
«Forse perché non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno» rispose Lavinia.
Il vapore che si alzava dalle pietre infuocate faceva salire la temperatura oltre i quaranta gradi. Gli accappatoi diventavano ingombranti. Lavinia fu la prima a sfilarselo di dosso. Felicia la seguì subito dopo. Io e Matteo facemmo lo stesso. Rimanemmo tutti in costume, con la pelle lucida di sudore e umidità.
Passammo poi alla zona relax. Dopo un po’, Lavinia chiese a Felicia di aiutarla a sganciare il top del costume. Aveva un seno da fare invidia a una ventenne. Pensai che fosse rifatto. Lei intuì il mio pensiero e si affrettò a dissiparlo.
«Quello che vedi è tutta opera di madre natura» disse.
Poi, protendendo il petto verso di me, aggiunse:
«Tocca.»
Rimasi interdetto, senza sapere che fare. Fu Matteo a scuotermi.
«Se ti ha detto di toccare... tocca! Che aspetti?»
Tutti risero. Tranne me. Ma toccai. Con entrambe le mani. Effettivamente il seno era sodo e naturale.
Felicia fece di più. Lo accarezzò e prese a baciare i capezzoli che, nel frattempo, si erano irrigiditi.
Anche Matteo si avvicinò a Felicia. Bastò poco perché il costume cedesse e lasciasse scoperto il suo seno generoso. Matteo vi nascose il volto, stringendola a sé.
Il caldo della sauna e la nostra eccitazione fecero ulteriormente salire la temperatura. Ci liberammo dei costumi. La pelle, ormai umida di vapore e sudore, divenne scivolosa. Ormai eravamo andati oltre.
Rimanemmo a lungo avvinghiati gli uni agli altri, senza più preoccuparci del tempo che passava.
Quando infine la stanchezza prese il sopravvento, fu una doccia fredda a restituirci lucidità. Poi tornammo ciascuno nella propria stanza. Spossati, ma soddisfatti di una serata che sembrava soltanto l’inizio di qualcosa destinato a proseguire il giorno seguente, in una location più comoda e certamente meno calda.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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