Scambio di Coppia
Under Table Game
zani82000
11.02.2026 |
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"Ci scambiamo un paio di sguardi compiaciuti, e tutti riprendemmo a mangiare e a parlare come nulla fosse accaduto..."
Sesso e cibo, rappresentano da sempre un connubio inscindibile di piaceri. Non a caso, ci sono diversi feticismi, che trattano questo aspetto.La cena, oggetto di questo racconto, chiamata Under Table, è alquanto originale e, come ingrediente principale, ha almeno due coppie.
Non vi è limite al numero di partecipanti, dipende solo dalle dimensioni del tavolo e dalla voglia di divertirsi in compagnia.
Quella sera, io e mia moglie Giada, eravamo ospiti di una splendida coppia, conosciuta in un club, qualche sera prima. L’invito era per una cena “Under Table”. Ignoravamo il significato di tale pratica, ma la curiosità ci aveva spinto ad accettare.
Al nostro arrivo, fummo accolti con un aperitivo, tanto per rompere il ghiaccio, ed iniziare a creare un clima giocoso e rilassato. Il nostro ospite, Giacomo, indossava un abbigliamento elegante ma informale, mentre la lady, Carla, vestiva un tubino nero, stretto stretto che fasciava le sue morbide forme esaltandole, e rinchiudeva a fatica, un magnifico quanto turgido seno. Il segno dei capezzoli suggeriva l’essenza dell’intimo.
Ai piedi, rigorosamente senza velo, un paio di sandaletti rosso fuoco, con un sottilissimo nastro in pelle, che lasciava praticamente nudi i suoi splendidi piedini, smaltati di un rosso identico ai sandali. Già quella vista, mi aveva provocato un’eccitazione non da poco.
Terminato l’aperitivo, ci accomodammo a tavola. Sedemmo alternati: uomo, donna, uomo, donna. La tavola era rotonda, molto grande, e insolitamente alta ma molto comoda. Era imbandita con un sacco di leccornie. Al centro trionfava una splendida glacette, con un paio di bottiglie di bollicine pronte per noi. Iniziammo la cena, chiacchierando e scambiandoci sguardi complici.
Come dicevo, il buon cibo, predispone al buon sesso, e mentre gli stomaci iniziavano a godere, il sangue accorreva sempre più copioso nei rispettivi sessi. I peni iniziarono ad inturgidirsi, e le vagine ad umidificarsi. Giacomo e Carla, come niente fosse, alzarono i loro calici, si scambiarono uno sguardo complice e, come se ciò fosse un segnale, scivolarono sotto il tavolo: “Under Table”, appunto. Con Giada ci scambiammo un rapido sguardo, e riprendemmo a mangiare con gusto, in attesa della prossima mossa.
Passarono solo pochi istanti, e sentii due mani che, partendo dalle ginocchia, lentamente si facevano strada, per indugiare poi sul mio pacco. Il mio pene era in quello stato di beatitudine, nel quale non era completamente eretto, ma ben irrorato dal sangue, con una buona consistenza ma con ancora ampi margini di crescita.
Ora le mani erano alle prese con la mia patta, ed in pochi secondi il mio cazzo era finalmente libero! Sentivo le dita che accarezzavano la mia asta, e mi godevo questa lenta masturbazione.
Improvvisamente tutto si interruppe. Guardai Giada e vidi sul suo viso, un’espressione di eccitazione mista a godimento. Ripresi a mangiare, ma dopo un paio di bocconi, sentii una lingua appoggiarsi sulle palle che lenta lenta, risaliva verso la cappella, scivolando lungo tutta l’asta che, nel frattempo, si era ingrossata ben bene.
Questa leccata del mio stecco, si ripetè parecchie volte, sempre lenta, fino a quando il mio cazzo raggiunse il suo massimo turgore.
Era ormai duro come il marmo e le vene che lo percorrevano sembravano scoppiare da un momento all’altro. Fu in quel momento, che la cappella venne avvolta da morbide labbra che, aiutate da una vispa lingua, diedero inizio ad un sublime pompino.
La bocca che mi stava facendo così tanto godere, riusciva ad accogliere tutto il mio cazzo, fino alla radice, e la cosa mi piacque molto, visto che, per colpa delle mie abbondanti misure, raramente mi capita di trovare una bocca che riesca a contenere tutto il mio membro quando nel pieno del suo turgore.
Mentre il pompino proseguiva, due mani mi cinsero le anche, trascinando il mio culo fino al bordo della sedia. Ora, le spalle di chi mi stava regalando questo piacere, si insinuarono dietro le mie ginocchia in modo che il mio buco del culo risultasse raggiungibile.
In quel momento la bocca lasciò il mio cazzo e mi ritrovai una lingua che, lentamente, si stava facendo strada verso il mio culo.
Così, in un attimo, mi ritrovai con una lingua che entrava ed usciva dal mio buco del culo, mentre il mio cazzo era ora stretto da una mano che, scivolando su e giù, mi stava facendo una sega magistrale. Stavo godendo come un porco, ma non riuscivo a smettere di mangiare. Godevo con il cibo e godevo anche del sesso che ricevevo. Poi, la mano si fermò, la lingua si tolse ed un dito prese il suo posto.
Esatto: un dito mi stava entrando in culo, e mentre mi irrigidivo per questa sensazione mai provata fino ad ora, una bocca mi prese nuovamente in bocca la cappella e, lentamente, inghiottì nuovamente tutto il mio cazzo.
A quel punto ero talmente eccitato, che rilassai i muscoli anali, ed il dito mi entrò tutto in culo. Dunque, mentre ricevevo un superbo pompino, avevo anche un dito che mi scopava il culo. In quelle condizioni non potevo resistere a lungo. Ero eccitatissimo e stavo godendo come mai mi era capitato. Sborrai violentemente. In tre-quattro colpi, riversai in quella bocca un’enorme quantità di calda sborra.
E Giada? In tutto questo oceano di sensazioni, avevo competente perso ogni contatto visivo con mia moglie.
Ora che il mio cazzo stava lentamente ritornando in stato di riposo, accuratamente ripulito da tutta la sborra, dalla sapiente bocca che mi aveva appena regalato tutto quel godimento, ripresi a cercare lo sguardo della consorte.
Eccola, fremeva di gioia, teneva le dita delle mani serrate a pugno, come a cercare di resistere a quelle sensazioni, per poi abbandonarsi completamente.
I suoi occhi erano spalancati e, quando incrociarono i miei, si fermarono, come se volessero entrare nei miei pensieri, per condividere con me, tutto il suo godimento e la sua trasgressione. Ripresi a mangiare e tracannai un paio di calici di quell’ottimo vino.
La mia pancia era quasi sazia. Solo ora mi accorsi che, sotto il tavolo, c’era ancora parecchio movimento e, probabilmente, entrambe i nostri ospiti, si stavano dedicando alle cure di Giada. Lei, infatti, ansimava e mugugnava come solamente chi stà godendo profondamente, fa.
Un ultimo urlo acuto e prolungato, decretò l’apice del suo godimento, culminato con un orgasmo degno di essere ricordato a lungo.
Pochi istanti dopo, riapparvero da sotto il tavolo Giacomo e Carla, e, come nulla fosse, ripresero i loro posti a tavola.
Ci scambiamo un paio di sguardi compiaciuti, e tutti riprendemmo a mangiare e a parlare come nulla fosse accaduto.
Si aprì anche la seconda bottiglia, e a quel punto, fummo io e Giada ad alzare i calici: era ora il nostro turno per andare “Under The Table”.
Terminammo il brindisi e, lentamente, ci inabissammo sotto il tavolo.
Ci ritrovammo così vicini, in ginocchio, protetti da qualsiasi sguardo, da una lunga tovaglia. I giochi potevano ora avere inizio. Ci baciamo con passione per poi dirigerci verso i rispettivi obiettivi. Io non vedevo l’ora di giocare con gli splendidi piedini di Carla.
La avvicinai. Aveva le gambe accavallate. Iniziai così ad adorare il piedino alzato, dapprima con leggerissime carezze accompagnate poi da baci lenti e delicati. Le labbra scorrevano su quella pelle vellutata e profumata.
Ora era giunto il momento di sfilare il sandalo ed io ero di nuovo eccitato. Sfilai quella splendida calzatura, godendone ogni momento, fino a quando il piede fu completamente nudo. Era stupendo. Magro, bello arcuato con le dita della giusta lunghezza e proporzione, elegante e dannatamente eccitante.
La mia lingua iniziò così a scivolare su tutto il piede, dal tallone alla pianta, per poi indugiare sulle dita e sul dorso, succhiando, leccando e adorandone ogni singolo centimetro. Da Carla nessuna reazione, ma il fatto che non si sottraesse a tutto questo, induceva a pensare che ciò fosse a lei gradito.
Godeva ogni omento di tutto ciò, fino a quando spalancò le gambe per offrirmi il suo frutto, caldo, umido profumato, irresistibile! Iniziai a leccarle la figa, a succhiarla, sempre più avidamente, fino a ritrovarmi tutta la faccia tra le sue cosce, immersa in quell’umore così abbondante e inebriante.
La lingua ballava e si infilava. Carla scese con il bacino in basso, mise le sue gambe sulle mie spalle e mi offri anche il culo. Ora la mia lingua era ovunque, sembrava un serpente impazzito, vibrava tra culo e figa fino a quando uno squirt abbondante accompagnato da un tremore violento, mise fine a questa mattanza.
Mi ritrovai bagnato dai capelli alla barba, con il fiato corto ma felice.
Mi diressi verso Giada, ancora eccitatissimo, e la ritrovai impegnata a spompinare profondamente Giacomo. La verga era imponete, turgida, bella e non resistetti: spostai il viso di Giada e iniziai a succhiarla anche io. Mai fatto prima. Io e Giada ci alternavamo ora per dare piacere a Giacomo. Esperienza nuova ma incredibilmente eccitante. Quando il cazzo di Giacomo iniziò a pulsare, Giada mi spostò e si godette fino all’ultima goccia, quella imponete sborrata. Ci guardammo. Eravamo ansimanti ma felici. Eccitati. Ci sorridemmo, ci ricomponemmo velocemente e, come nulla fosse, riemergemmo dal tavolo.
La cena proseguì tra complicità e soddisfazione. Io mi chiesi se mai Giacomo avesse avuto qualche dubbio su quante labbra avessero succhiato il suo pene….
Fu una serata splendida, dove godettero sia le pance che i nostri sessi. Ci lasciamo con la sicurezza che ci saremmo presto rivisti.
Al momento del congedo, ci scambiammo sorrisi complici e Giacomo, dandomi la mano, trattenne la mia per un istante e, mentre alzavo lo sguardo sul suo viso, nello strizzarmi l’occhio, si passava con modo compiaciuto, indice e pollice sui bordi della bocca, come a ripulirsi le labbra….
— fine —
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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