tradimenti
Assolo in albergo
BigOscarOne
30.01.2026 |
1.818 |
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"Lo spumante scese sul suo corpo, la mia lingua dietro, come se stessi seguendo una traccia..."
Dopo mesi di chat, ci siamo rivisti davvero. In una stanza d’albergo, senza più alibi.Era una serata di inizio autunno quando mi introducevo per la prima volta in quel sito e partecipai a un incontro a Napoli, in una villa sul golfo.
Da allora ho sempre mantenuto i contatti con la donna protagonista di quella notte. Ci eravamo talmente connessi che ci promettemmo di rivederci ancora, ma in un assolo: unico, intenso, trasgressivo.
Essendo entrambi impegnati nella vita, sia emotivamente che professionalmente, quell’incontro tardò a concretizzarsi. Continuammo però a stuzzicarci in chat. Anche quelle, seppur virtuali, con la fantasia giusta e la giusta dose di malizia, riescono ad avere il loro effetto. Tenere vivo il ricordo di quella notte folle aumentava il desiderio.
Sì, perché chimicamente si innescano processi che amplificano la tensione, la voglia di rivivere certe sensazioni che restano impresse nella pelle.
Il desiderio arrivò a un punto tale che entrambi non vedevamo l’ora di rivederci, di incontrarci di nuovo e di riprovare quelle emozioni che possono dare solo le carezze, i baci, i corpi che si cercano e si riconoscono.
Ci accordammo per un incontro di venerdì sera, a metà strada: un piccolo albergo a Napoli, zona ospedaliera, accogliente e soprattutto discreto. Prenotai.
I preparativi sono importanti. Una bottiglia di spumante, dei dolci alla crema. Arrivai con largo anticipo, l’ansia sempre presente come la prima volta. Diffidate di chi vi dice il contrario: se non senti quell’adrenalina prima di un incontro, allora non è vero desiderio, è solo abitudine.
Le scrissi che ero arrivato.
“Accoglimi nudo”, mi rispose. “Mi eccita da morire.”
Mi spogliai con calma, come un rituale. Sistemai il letto, abbassai le luci, lasciai la musica in sottofondo. I dolci sul comodino, i calici pronti. Mi guardai allo specchio: il corpo già teso, il respiro corto.
“Sto arrivando.”
Quando bussò, il cuore mi batteva nelle tempie. Aprii.
Era esattamente come la ricordavo: alta, bionda, tacchi che facevano rumore sul pavimento, cappotto scuro che nascondeva tutto. Ci baciammo subito, un bacio nervoso, urgente, come se dovessimo recuperare mesi in pochi secondi.
Si tolse il cappotto. Lingerie, calze, pelle chiara. I seni pieni, i capezzoli già duri. Io lo ero quanto lei.
Non resistetti. La baciai di nuovo, più forte. Le mani sulle sue chiappe, a stringere, a portarla contro di me. I primi gemiti, il respiro che cambiava ritmo. Lei mi tolse l’asciugamano e iniziò a toccarmi.
“Mmm… sei già così.”
Le baciai i seni, uno alla volta, lentamente. La sentivo reagire sotto le mani, sotto la bocca. Le accarezzai il corpo finché non la sentii completamente bagnata.
“Dio… anche tu.”
La feci sdraiare. Lo spumante scese sul suo corpo, la mia lingua dietro, come se stessi seguendo una traccia. Bocca, collo, seni, ventre. Ogni goccia diventava un pretesto.
La leccai a lungo. Le dita dentro di lei, il respiro che si spezzava, il corpo che si muoveva senza controllo. Mi stringeva la testa, mi guidava, perdeva lucidità.
“Sì… così… non fermarti…”
Quando venne, lo sentii chiaramente: il corpo che si irrigidiva, i muscoli che tremavano, il respiro che diventava un gemito aperto.
Poi toccò a me. Le sue mani, la sua bocca, il ritmo lento che mi faceva perdere il controllo. Dovetti fermarla.
“Mettilo dentro.”
“Non ancora.”
I gesti si fecero lenti, ma la voce no.
“Non fermarti. Continua.”
“Fammi tua.”
Sul letto, tra il profumo dello spumante e dei dolci, il gioco prese una direzione inevitabile. I suoi ordini erano chiari, diretti, eccitanti. Io li seguivo senza bisogno di altre spiegazioni.
Il tempo smise di esistere. Restarono solo i respiri, le parole sussurrate, gli imperativi che guidavano ogni movimento.
Il gioco era appena iniziato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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