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La villa en el golfo
BigOscarOne
17.12.2025 |
356 |
2
"Io ubbidii e, con estrema precisione, scaricai tutta la mia passione sui suoi seni..."
La villa di Posillipo dominava il mare come una regina consapevole della propria bellezza.Le terrazze bianche riflettevano la luce del tramonto, e il profumo d’arancio entrava da finestre alte, portando con sé l’attesa della notte.
Arrivai poco dopo le otto, invitato da un amico che aveva accennato a una serata “particolare”. Non sapevo cosa aspettarmi, ma quando lei apparve in cima alle scale — passo lento, sicuro, la figura avvolta da un abito color porpora — compresi subito che qualunque cosa stesse per accadere avrebbe avuto il sapore del proibito.
Era una donna sposata, dicevano.
Ma in quel momento nessun anello brillava sulle sue dita: solo la luce morbida dei lampadari e un sorriso che sembrava conoscere già ogni segreto della stanza. Parlava sottovoce, come se ogni parola fosse un invito, ogni pausa un confine che decideva lei sola di oltrepassare.
Nel salone, le risate si mescolavano al vino e alla musica.
Cinque uomini — cinque curiosità, cinque desideri sospesi — e lei, al centro, come un sogno, una fantasia, una promessa che nessuno osava pronunciare.
Quando il suo sguardo si posò su di me, fu come se l’aria si spostasse: d’un tratto, la stanza sembrò fatta soltanto per noi due.
Mi invitò ad avvicinarmi con malizia sul volto, muovendo l’indice.
La finestra aperta lasciava entrare il vento, portando il profumo del mare, mentre Napoli brillava alle nostre spalle.
Ci sedemmo vicini, senza toccarci per lunghi minuti. Ogni suo gesto era una domanda, ogni mio silenzio un sì non detto.
Cominciammo a spogliarci lentamente, le mie mani e quelle degli altri le tolsero i vestiti pezzo dopo pezzo.
I suoi seni emersero, morbidi, pieni, con i capezzoli turgidi e l’areola perfettamente disegnata.
Iniziai a sfiorarli con la lingua, in movimenti circolari, mentre lei spingeva la mia testa, tenendola stretta e accarezzando il mio viso. Il suo respiro era lento, profondo, carico di attesa.
Le mie mani stringevano il fondoschiena, un corpo tondo, sodo, carnoso. Tutto in me era eccitato, pronto, “tosto”.
Lentamente, sentii la sua mano scendere, accarezzarmi il petto e poi afferrarmi il pene, sentendo la mia eccitazione pronta e vibrante.
Quando si chinò, parlò a bassa voce, di confini e desideri custoditi troppo a lungo.
Le sue parole lasciavano intendere più di quanto rivelassero, come seta che sfiora la pelle senza coprirla davvero.
In quel momento compresi che tutto ciò che sarebbe accaduto era parte di un gioco di fiducia, un rito di libertà nell’intimità più profonda.
La sua bocca umida scivolò lungo di me, e la punta della lingua iniziò ad accarezzare il mio membro, inghiottendolo lentamente, con movimenti continui, su e giù. La sua lingua era morbida come seta.
Con le dita mi accarezzava palle e ano. Gemevo come non mai. Dovetti fermarla: ero bagnato, i miei liquidi si mischiavano alla sua saliva. Sarei venuto subito, quindi le presi il viso e le dissi: “mìrame”.
Ad un tratto si fermò e si girò, indicandomi la strada, aprendo davanti a me quella “mela proibita” che fece impazzire Adamo.
Mi gettai tra le sue labbra carnose e umide, capaci di dare piacere in ogni movimento.
Su e giù, la mia lingua diventava uno strumento di godimento selvaggio, passionale, puro.
Con le dita gli penetrai l’ano: sentii un attimo di irrigidimento e poi la sua resa.
Un dito, due dita, fino a che il suo desiderio esplose in un sospiro e un urlo, mentre la sua passione scorreva tra le gambe e la mia lingua.
Ci fu un istante sospeso — come la risacca prima dell’onda — e poi il mondo scomparve nel vento e nei respiri.
Ogni movimento, ogni carezza, raccontava un linguaggio fatto di corpi, ritmo, calore e sguardi.
Mi alzai e, mentre lei sospirava ancora, la penetrai con il mio membro, delicatamente ma con decisione.
Il suo corpo reagiva come una sinfonia: il ventre disegnava movimenti circolari, su e giù, mentre il resto del corpo seguiva il ritmo, divorando ogni contatto.
“Vienimi sui seni”, mi disse. Io ubbidii e, con estrema precisione, scaricai tutta la mia passione sui suoi seni. Lei lo accarezzò delicatamente, distribuendo il piacere con arte e soddisfazione. La guardai e vidi un sorriso, malizioso e di soddisfazione su suo viso.
Quando la notte finì, restava solo la luce dell’alba e un silenzio denso di promesse.
Lei mi sorrise ancora, come se tutto fosse accaduto esattamente come doveva: un segreto custodito tra le mura di una villa affacciata sul mare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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