tradimenti
Benedetto wifi
03.03.2026 |
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"Si alzò, andò verso di lei, spalmò un po' del suo del suo sperma direttamente sul clitoride, per poi scivolare giù fino all'ano, massaggiandolo con il pollice fino a farlo contrarre..."
L'ufficio sembrava un luogo squallido e sterile, illuminato da una luce al neon che non faceva che evidenziare le rughe d'espressione sul viso di Marco mentre cercava di risolvere un problema del wifi. Anna, seduta alla sua scrivania, osservava il marito con un misto di noia e un sottile risentimento che nascose a fatica. Il cuore iniziò a battere più forte quando sentì il trambusto in corridoio. Era arrivato il tecnico.Quando Silvio entrò nella stanza, il suo ingresso sembrò cambiare istantaneamente l'atmosfera. Era un uomo di poco più di cinquant'anni, ma con un fisico atletico e scolpito che contrastava nettamente con la pigrizia di Marco. Indossava un jeans aderente che evidenziava le gambe muscolose e il girovita stretto. I capelli, corti, iniziavano appena a brizzolarsi sulle tempie, dandogli un aspetto di maschia autorità. I suoi occhi, scuri e penetranti, scandirono Anna da capo a piedi, e lei non poté evitare di sentire un brivido di eccitazione di cui si vergognò un poco.
«Buongiorno», disse Silvio con voce profonda e roca, porgendo la mano a Marco, che si alzò impacciato. «Mi hanno detto che ci sono problemi di rete.»
«Sì, sì, grazie», rispose Marco, pulendosi una mano sui pantaloni della tuta.
Anna non distolse lo sguardo da Silvio. Un ricordo, latente da anni, riaffiorò con forza. Il giorno in cui Marco aveva menzionato per la prima volta il tema Cuckold, arrossendo e interrompendosi, lei aveva sentito un'onda di desiderio che l'aveva quasi stordita. Ora, con Silvio lì, vivo e palpitante, quel desiderio diventò incontenibile.
Mentre Silvio attaccava il portatile alla presa di rete, Anna si alzò dal suo scrivania. Camminò lentamente verso di lui, i tacchi sul pavimento a fare ticchettio in modo innaturale. Si fermò alle sue spalle, i fianchi quasi a sfiorare la sua schiena solida.
«Silvio…Hai bisogno di qualcosa? Un caffè?» disse lei con una voce un po' più acuta per l'emozione.
Lui si voltò, sorpreso. «Oh, niente di speciale, Anna. Sto solo cercando di configurare il router.»
«Mi piacerebbe aiutarti», disse lei, posando una mano sul suo braccio muscoloso. La sua pelle era calda. Marco, da dietro, la guardava confuso. «Marco, perché non prepari un caffè a Silvio?»
«Cosa? Ah, certo, certo... subito», balbettò Marco, sentendosi a disagio nel ruolo di servo mentre sua moglie si comportava così in modo sfacciato.
Anna sorrise a Marco, un sorriso dolce ma con una sfumatura di scherno che le increspava le labbra. "Vai pure a preparare quel caffè, tesoro. Voglio essere sicura che il mio nuovo amico si senta a proprio agio."
Marco, ancora confuso e con il viso che iniziava a imporporarsi, si avviò verso la macchinetta del caffè con passo esitante. Anna non distolse lo sguardo dal nuovo venuto. Si mosse lentamente, le gambe che sfioravano la sedia di Marco, e si fermò alle spalle di Silvio. Il suo profumo di uomo, di sudore leggero e di qualcosa di speziato, avvolse le sue narici, facendole venire l'acquolina in bocca.
"Mi piace l'odore della competenza maschile, sai?" sussurrò Anna, premendo il suo petto contro la schiena di Silvio. Sentì la rigidità dei suoi muscoli sotto la camicia leggera.
Lui si voltò lentamente, i suoi occhi scuri che incrociavano quelli di lei con una sfida silenziosa. "Molto gentile da parte tua, Anna. È da un po' che non trovo una donna così diretta."
"Puoi farlo anche tu con me …. come vuoi, Silvio", rispose lei, ignorando del tutto Marco che stava riempiendo due tazze di plastica con un mugugno. "Io sono qui per divertirmi." Si avvicinò ancora, finché i loro corpi quasi non si sfioravano, e posò una mano pesante sulla spalla di lui, scendendo lentamente lungo il braccio muscoloso.
"Marco, vieni qui", ordinò lei, senza voltarsi. "Siediti nella sedia che ti ho indicato. Voglio che tu guardi. Voglio che tu veda cosa ti sei perso per tutti questi anni."
Marco ubbidì, ma il suo sguardo era incerto, tornando e ricominciando tra gli occhi intensi di Silvio e la mano di sua moglie che ora stava tastando il petto di lui attraverso la camicia. "Anna... davvero non è necessario..."
"Zitto", sibilò lei, girandosi di scatto. "Ora ascoltami bene, marito mio. Il mio stomaco è vuoto, ma la mia bocca è piena di desideri che voglio sfogare. Silvio..." Si rivolse al tecnico, un sorriso malizioso sulle labbra. "Vedi questo uomo? È il mio maritino. E sai cosa gli piace? Gli piace guardare. Gli piace sapere che la donna che tocca sia toccata anche da un altro."
Anna si avvicinò a Silvio e lo baciò, non con dolcezza, ma con una fame improvvisa, premendo le labbra contro le sue in un bacio profondo e denso di saliva. Poi si staccò leggermente, ansimando. "Senti come mi scappa il respiro?" Guardò Marco dritto negli occhi con un'espressione di pura arroganza. "E sai cosa mi sta succedendo qui sotto, Marco? Mi sto bagnando. Sto diventando fradicia per questo uomo vero qui."
Silvio rise, una risata bassa e roca, e le afferrò i fianchi, tirandola verso di sé con una forza che la fece gemere. "Sei bagnata, Anna?" chiese lui, la sua mano che scivolava lungo la sua coscia.
Anna lo guardò negli occhi, sentendosi una debolezza totale. "Mmmmh ….Sì... sì… sono bagnata come un lago. Voglio il tuo cazzo Silvio! Voglio sentirmelo dentro!"
Si voltò verso Marco, che era rimasto a bocca aperta, a guardare la scena con gli occhi spalancati, incapace di muoversi mentre Silvio iniziava a sbottonare la camicia di Anna, rivelando la pelle bianca e i capezzoli già turgidi che premevano contro il tessuto della camicetta. La mano di Silvio scivolò sotto il bordo della gonna di lei, afferrando le natiche sode con una forza che la fece gridare, un suono che riecheggiò tra le pareti vuote dell'ufficio.
«Eccola qui, Marco», ansimò Anna, guardando il marito con un misto di disprezzo e eccitazione selvaggia. «Guardami bene. Sono tua moglie, quella che ti scopi da dieci anni. Ma adesso sono tutta per lui…»
Silvio non perse tempo. La sollevò di peso e la scaraventò sulla scrivania di Marco, facendo volare via documenti e penne a destra e a sinistra. Si inginocchiò tra le sue gambe aperte, ignorando completamente il marito che rimaneva lì, ipnotizzato, con le mani in mano.
«Vieni qui Marco!», ordinò Anna, mentre con le sue dita tremanti si toglieva l'ultimo indumento. «Vieni e inginocchiati! Voglio vedere la tua faccia quando ti dirò cosa fare.»
Il silenzio durò solo un istante, rotto dal rumore dei tacchi di Anna che scivolavano sul pavimento. «Subito!» sibilò.
Marco si mosse lentamente, come in trance, avvicinandosi al bordo della scrivania. Mentre Silvio non poteva nascondere la sua erezione già evidente attraverso i pantaloni, Anna afferrò la testa del marito con entrambe le mani e la spinse verso l'inguine del tecnico.
«Faglielo, Marco. Smetti di essere un maschietto. Diventa un cagnolino. Succhialo!! »
Marco sbottonò i pantaloni di Silvio liberando così un membro enorme e villoso, aprì la bocca e ne prese la cappella tra le labbra con un gemito strozzato. Anna rise, una risata cristallina e tagliente, mentre guardava il marito servire un altro uomo. «Guardalo, Silvio. Guarda quanto gli piace. È un vero stronzo, ma ti sa prendere.»
«Sì, Anna», mormorò Silvio, chiudendo gli occhi e godendosi la bocca del maritino. «È bravissimo.»
Anna si tirò su in avanti e prese un capezzolo di Silvio tra i denti, mordendolo leggermente, mentre guardava Marco lavorare. Il crescente calore nel suo corpo non poteva più essere ignorato. Si spostò sul bordo della scrivania, allargando le gambe, inviando un segnale chiaro.
«Adesso basta, Silvio. Voglio essere presa. Riempimi!!»
Anna gli afferrò il cazzo turgido e grosso con una mano, guidandolo verso la sua fica bagnata e fradicia. «Vieni dentro di me, amore. Scopami qui davanti a lui.»
Iniziò un ritmo furioso, un ritmo animalesco che scosse la scrivania e la stanza intera. Anna urlava, i suoi gridi di piacere sovrastavano i gemiti di Silvio e il respiro affannoso di Marco. Ogni spinta profonda, un invasione totale, un possesso che la faceva venire ancora e ancora, ondate di piacere che la scuotevano dai piedi alla testa.
Era troppo. Silvio urlò, affondando profondamente dentro di lei, e iniziò a spruzzare caldo sperma dentro il ventre di Anna. Lei gridò di nuovo sentendo il calore che la riempiva e un piacere estremo che la fece crollare in un orgasmo lunghissimo e travolgente.
Ma non aveva intenzione di fermarsi. Aveva ancora fame.
«Basta così Marco!», disse Anna, tirando su con il naso, il viso ancora arrossato e sudato. «Il pompino lo hai fatto bene, ma non basta. Adesso voglio essere scopata in culo.»
Si girò verso di lui, le gambe tremanti, e allargò il sedere.
«Mettiti dietro di me.. »
Marco si alzò, la camicia spiegazzata e il viso rigato di lacrime miste a piacere. Si posizionò dietro la moglie pronto a spogliarsi ma Anna lo spinse indietro con un piede.
«No, non tu. Tu non ci entri. Lui sì.»
Fece un cenno a Silvio che non ci pensò due volte. Si alzò, andò verso di lei, spalmò un po' del suo del suo sperma direttamente sul clitoride, per poi scivolare giù fino all'ano, massaggiandolo con il pollice fino a farlo contrarre. Anna ansimò, il corpo che si tendeva in preda a spasmi incontrollati, i muscoli anali che cercavano invano di richiudersi.
«Ora, Marco», ordinò lei, girando la testa verso di lui con gli occhi lucidi e pieni di lussuria. «Togli le mutande. Voglio che veda quanto bene me lo fa.»
Marco obbedì, le mani che tremavano mentre si sfilava i pantaloni e le mutande. Si avvicinò nuovamente dietro la moglie, ma Anna lo spinse via ancora, questa volta con un calcio deciso.
«No, non toccarmi. Tieni le gambe aperte. Voglio che tu sia solo lo spettatore, il testimone della mia degradazione.»
Fece cenno a Silvio. Il tecnico non perse tempo. Si spalmò un po' di lubrificante sul proprio membro ancora rigido e, afferrando le natiche sodde di Anna, iniziò a premere. Il primo tentativo fu lento, incerto, mentre l'anello muscolare resisteva alla sua invasione.
«Resisti, Anna, resisti….». Con un ultimo, violenta spinta, il glande di Silvio sfondò la barriera del suo sfintere. Anna urlò, il corpo si irrigidì per il dolore intenso mescolato al piacere. Poi, lentamente, il dolore si trasformò in una sensazione di completo riempimento. Silvio iniziò a muoversi, spinta dopo spinta, profondo, rigido, facendole sentire ogni centimetro.
«Guardalo, Marco!», lo insultò Anna, piantando le dita nei glutei di Silvio per tirarlo più a sé. «Guarda come lo prendo. È grosso, vero? Ti piace vederlo dentro di me?»
Marco non riusciva a parlare, gli occhi sbarrati fissi sulla coppia. Silvio accelerò, l'eco dei suoi colpi contro i glutei di Anna riempirono l'ufficio. «Adesso!», ruggì, e con un ultimo affondo lento e profondo, scaricò tutto il suo sperma caldo e abbondante direttamente nel suo ano, marcando la sua dominazione totale.
Anna gemette, l'orgasmo la travolse, mentre Silvio si ritraeva, lasciando il risultato visibile e schiacciante. Marco rimase in ginocchio, umiliato ma eccitato, a guardare la moglie che a sua volta lo guardava con un sorriso trionfante.
«Allora, marito mio, ti è piaciuto lo spettacolo?», chiese lei, asciugandosi un rivolo di sudore. «Ora lo sai cosa significa farsi inculare da un uomo vero.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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