Lui & Lei
Solo… con le mie mani
26.02.2026 |
628 |
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"Il letto cigolava sotto di lui, un ritmo sfrenato che si mescolava ai suoi rantoli..."
La stanza era avvolta nell'oscurità, ma i suoi occhi bruciavano di una fame viscerale, una fame che non poteva essere placata con il cibo. Si lasciò cadere sul letto, il respiro già corto e affannoso. I pantaloni erano un ostacolo ridicolo, una barriera disgustosa tra lui e la sua vera natura. Li strappò via con rabbia, lasciandoli a terra come rifiuti abbandonati.Lì, a guardarlo con sfacciataggine e orgoglio, c'era il suo cazzo. Era una meraviglia orribile, una colonna di carne dura e vibrante, preda della sua stessa eccitazione. Lo afferrò con entrambe le mani, le nocche sbiancate per la presa, e iniziò a muoversi.
Non era un tocco gentile. Era una lotta selvaggia. Le dita scivolavano sul lubrificante che colava abbondante, un cocktail di saliva e pre-cum che profumava di sesso puro e marcio. "Cazzo, quanto mi piace," gemette, la voce rotta dal desiderio, piena di rabbia e piacere.
Iniziò a pompare, una frenesia cieca. La testa del pene premeva contro il palmo, un punto di pressione insopportabile, un pomo del piacere che urlava per essere toccato. Le nocche graffiavano l'asta, lasciando piccole tracce di sudore, mentre il ritmo diventava sempre più incalzante. Le palle, pesanti e calde, gli pendevano tra le dita, pronte a esplodere. Le strizzò con forza, una scossa di piacere che gli fece venire le lacrime agli occhi e un brivido lungo la schiena.
Immaginò di essere nel letto di una troia che non voleva smettere, ma non era necessario. La sua mano era la sua puttana, la sua amante, la sua bestia. La guidava, la guidava verso il limite, spingendola sempre più in basso, più dura, più veloce. "Voglio venire," ringhiò tra i denti, la voce un sibilo gutturale. "Voglio sborrare fino a seccarmi."
Il ritmo divenne un martellamento bestiale. Il letto cigolava sotto di lui, un ritmo sfrenato che si mescolava ai suoi rantoli. Si mise a quattro zampe, il culo in alto, una posizione animalesca, di totale sottomissione al suo stesso istinto. Una mano continuava a segare il cazzo con violenza, l'altra dietro di lui con le dita umide di sudore e saliva che gli cercavano e gli premevano il buco del culo. "Sì, così, puttana," si insultò, la voce spezzata dal piacere. "Fammi male. Fammi sentire il tuo cazzo."
Sentì il punto di non ritorno avvicinarsi come un treno in corsa. Un calore glaciale gli partì dalle palle, un'onda di piacere così intensa da farlo tremare. Il corpo si inarcò, la schiena si contorse in una posizione innaturale, i muscoli si tesero fino allo strappo. "Vengo! Vengo, cazzo!" urlò, e con un ultimo, violento colpo di reni, l'orgasmo lo travolse.
La sborra gli schizzò fuori con la forza di un proiettile, getti caldi e densi che gli bagnarono il petto, la pancia, persino il mento. Si rovesciò sul letto, ansimante, il cuore che gli martellava nel petto come un animale in gabbia. Era coperto dei suoi stessi fluidi, un pasticcio appiccicoso e odoroso che lo faceva sentire sporco, degradato e incredibilmente, incredibilmente vivo. Leccò le labbra, assaggiando il sapore salato del suo piacere, e sorrise di un sorriso vuoto e soddisfatto. La festa era finita, per stasera.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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