Dietro quella porta
Duakar
LONTANO..."
Sono cresciuto in una casa troppo piccola per avere segreti. Eppure, nella nostra casa, i segreti erano ovunque. Eravamo io, mia madre e mio padre. Mio padre faceva il camionista e passava gran parte del tempo sulla strada. Partiva per giorni, a volte per periodi ancora più lunghi. Quando tornava, entrava in casa stanco, ma aveva sempre lo stesso sguardo per mia madre. Per lui era la regina. La donna da amare, rispettare, proteggere. Io invece ero quello che rimaneva con lei. Ero piccolo, e le notti erano il momento in cui la casa cambiava. La mia camera era vicina alla sua. A volte mi svegliavo per dei rumori. All’inizio non capivo. Poi cominciai ad alzarmi. Attraversavo il corridoio al buio, lentamente, con quella curiosità che soltanto un bambino può avere davanti a qualcosa che non riesce a comprendere. Ricordo voci. Ricordo presenze. Ricordo uomini che non avrei saputo spiegare perché fossero lì. E ricordo soprattutto mia madre. Una madre che, di giorno, era quella che conoscevo. Di notte sembrava diventare qualcun’altra. All’epoca non avevo le parole per raccontarlo. Così lo seppellii dentro di me. Gli anni passarono. Quella parte della sua vita sembrò scomparire. Mia madre tornò a essere, ai miei occhi, la donna che tutti conoscevano: riservata, composta, quasi irreprensibile. E io costruì la mia idea di lei. Una madre. Una moglie. Una donna diversa da quella che avevo intravisto da bambino. Mio padre continuava a venerarla. E io non parlai mai con nessuno di quelle notti. Poi arrivò il giorno in cui tutto cambiò. Stavo sistemando il telefono di mia madre. Cercavo semplicemente di liberare memoria. Non stavo cercando un segreto. Fu il segreto a trovare me. Prima una fotografia. Poi un’altra. Poi un video. Mi bloccai. Non era quello che mi aspettavo. Continuai a guardare e cominciai a capire che non avevo trovato un episodio isolato. Avevo trovato una seconda vita. C’erano uomini diversi. Incontri diversi. Persone che appartenevano a mondi completamente lontani da quello familiare che conoscevo. C’erano situazioni a due, situazioni con più persone, incontri organizzati e altri apparentemente casuali. E improvvisamente quelle vecchie notti tornarono nella mia testa. La porta. Le voci. I passi. Mia madre. Tutto acquistava un significato diverso. La donna che avevo creduto di conoscere aveva avuto per anni un lato che nessuno vedeva. Nemmeno mio padre. E quella fu forse la scoperta più sconvolgente. Non soltanto scoprire il suo segreto. Ma scoprire che una persona può vivere accanto a te e contemporaneamente appartenere a un mondo del quale tu non sai assolutamente nulla. Non cancellai quei materiali. Li trasferii sul mio telefono. Di nascosto. Lei non lo seppe mai. E da allora li custodisco. Sono rimasti lì, nascosti. Una parte del passato di mia madre che soltanto io conosco. A volte torno a guardarli. E ogni volta provo qualcosa di diverso. A volte disagio. A volte tristezza. A volte una curiosità quasi impossibile da confessare. Mi capita persino di chiedermi come sarebbe stato attraversare quella casa da adulto e vedere con i miei occhi quella parte di lei. Non so se è il ricordo dell’infanzia. Non so se è la curiosità verso la donna che ho scoperto. O se è il fatto che, guardando lei, ho iniziato a guardare anche me stesso. Perché la scoperta di mia madre ha fatto emergere una parte di me che avevo sempre cercato di tenere nascosta. Il mio rapporto con il desiderio. La mia parte più femminile. La mia attrazione verso gli uomini. La voglia di vivere il piacere senza sentirmi necessariamente obbligato a essere la persona che gli altri si aspettano. Ed è qui che la storia diventa ancora più difficile da spiegare. Perché quello che ho scoperto di mia madre mi ha ferito. Ma, nello stesso tempo, mi ha liberato. Lei aveva cercato il proprio piacere. Aveva avuto una parte della sua vita che apparteneva soltanto a lei. E allora mi sono chiesto: perché io avrei dovuto sentirmi diverso? Forse mia madre, senza saperlo, mi ha insegnato che dietro ogni persona esiste un desiderio che gli altri non vedono. E forse quello che mi sconvolge ancora oggi non è sapere chi fosse davvero lei. È sapere quanto quella scoperta abbia contribuito a farmi capire chi sono io. Quella cartella nel mio telefono è ancora lì. Una specie di archivio proibito. Un pezzo della mia famiglia che nessuno conosce. E ogni volta che la guardo mi ritrovo davanti alla stessa domanda: quanto può cambiare la nostra idea di una persona quando scopriamo ciò che fa quando nessuno la guarda? E poi ce n’è un’altra. Ancora più difficile. Se foste voi al mio posto, vorreste sapere tutto? Vorreste sapere chi erano quelle persone? Come iniziavano quegli incontri? Perché mia madre cercava proprio quel tipo di situazioni? Che rapporto aveva con quegli uomini? E soprattutto… vorreste che vi raccontassi cosa ho visto davvero in quei immagini ? Perché io quelle risposte le conosco. E forse è proprio questo il motivo per cui continuo a custodire quella cartella. Perché alcune porte, una volta aperte, non si possono più richiudere.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Dietro quella porta :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
