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Elogio all'amore (cuckold)


di ginotregambe
05.05.2025    |    202    |    0 8.7
"La bocca si apriva di più, scivolando giù, il cazzo che spariva piano piano tra le sue labbra..."
DISCLAIMER : questo racconto è ispirato da questo messaggio di Luca in chat che trovo abbia un che di semplice e dolce:

“Abbiamo iniziato a fare esperienza con terzi facendo che io la scopavo e lui la guardava e piano piano col tempo siamo passati che gli faceva le seghe e una volta o più volte, è successo che mentre gli leccavo la figa, lei gli facesse una sega e lui le ha sborrato sulle tette. Da quel giorno in poi, mi sego e mi immagino questa scena ed impazzisco. Ora la sto convincendo a farsi scopare da un ragazzo, ma purtroppo non si trovano ragazzi seri e giovani, pk noi siamo giovanissimi e giustamente vuole un ragazzo bello e giovane ma prima o poi lo troveremo e gli spaccheremo la figa in 2 oppure mi starò lì seduto a segarmi mentre lei gode pk non tutti lo sanno, ma anche questo è puro amore. La amo più della mia vita.”

Elogio all’amore

Luca e Sofia avevano appena 18 anni, con quella bellezza un po’ incasinata e quell’energia che ti prende a quell’età. Luca aveva i capelli mossi, sempre un po’ spettinati, e occhi verdi che brillavano come se volessero scoprire il mondo. Il suo sorriso era timido, ma nascondeva un fuoco che lo faceva arrossire quando pensava a Sofia. Lei era uno spettacolo: capelli castani che le cadevano sulle spalle, un corpo che ti faceva girare la testa – tette piene che spuntavano sotto le magliette, fianchi morbidi, e una pelle che sembrava profumare di vaniglia e di sogni. Si amavano come due ragazzini, con una passione che non capiva regole, un amore che voleva mangiarsi tutto. Quando stavano insieme, il resto del mondo spariva: c’erano solo loro, i loro sguardi imbarazzati ma caldi, le mani che si cercavano piano, le fantasie che gli facevano tremare le gambe.

Luca era pazzo di Sofia. Non era solo il suo corpo – anche se, cazzo, quel corpo lo faceva diventare matto: i capezzoli che si vedevano sotto le magliette strette, il culo tondo nei jeans, il modo in cui si mordeva il labbro quando era eccitata, come se non sapesse bene cosa fare con tutto quel desiderio.

Era il modo in cui lei lo guardava, un modo tutto suo, come se fosse l’unico al mondo, e allo stesso tempo come se volesse sfidarlo a superare i suoi limiti nel dimostrargli il suo amore.
Lui si sentiva un po’ bambolo a volte, arrossiva, ma quel fuoco dentro non si spegneva mai.

Una sera, sdraiati sul letto con una tazza di latte caldo tra le mani, Sofia, con i suoi occhi pieni di luci, aveva buttato lì una cosa che sembrava un azzardo. “E se provassimo con un altro? Tipo, un ragazzo che sta con noi,” aveva detto, arrossendo un po’, la voce che tremava ma era curiosa. Luca si era sentito il cazzo duro all’istante, le guance che bruciavano come se avesse preso fuoco. Non era geloso, no. Era eccitato, tanto che gli girava la testa. L’idea di vedere Sofia, la sua Sofia, toccata da un altro, magari succhiata o scopata, gli faceva venire le vertigini. Lei lo guardò, mordendosi il labbro, e gli fece un sorrisetto timido. “Che dici, amorino?” sussurrò, e Luca, con la voce che gli tremava, rispose: “Cazzo, Sofi, mmm mi fai morire.” Si guardarono, complici, come due ragazzini che stavano per fare una marachella gigante.

Sofia, in quel momento, si sentiva il cuore che le batteva forte. Pensare a un altro ragazzo che la toccava, mentre Luca la guardava con quegli occhi verdi pieni di amore, le faceva venire i brividi. Non sapeva bene perché, ma l’idea la eccitava da morire. Si sentiva un po’ in colpa, ma anche viva, come se stesse scoprendo un pezzo di sé che non conosceva. Le piaceva essere guardata da Luca, sapere che lui era lì, che la trovava bellissima anche se si buttava in qualcosa di così strano, qualcosa che sapeva essere proibito .

La prima volta fu con Brando, un tipo che avevano conosciuto a una festa in discoteca. Brando era figo, con i capelli mossi e un sorriso un po’ stronzo che ti faceva stare bene. Sofia quella sera aveva una gonna corta che le scopriva le cosce, bianche e lisce come seta, e una canotta bianca che le stringeva le tette, lasciando vedere il contorno dei capezzoli sotto il tessuto. Luca se lo ricordava come un film: Sofia che rideva, un po’ nervosa, i capelli che le cadevano sul viso, mentre Brando le passava un gin tonic. Si guardavano in un modo che sembrava già sesso, gli occhi che brillavano sotto le luci della pista. Luca era sul divano, con una birra in mano, il cazzo che gli tirava nei pantaloni. Guardava Sofia e si sentiva strano: eccitato, ma anche un po’ perso, come se stesse sognando.
Sofia era come una farfalla, leggera, che volava dove voleva. A volte ballava stretta a un’amica, i corpi che si sfioravano, altre volte chiacchierava troppo vicino a un ragazzo, sussurrandogli all’orecchio come quando la musica è troppo forte e riavvicini per farti sentire. Luca la lasciava fare, gli piaceva vederla così libera, sapendo che alla fine tornava sempre da lui, a cercare il conforto tra le sue braccia.

Quella sera, Sofia si avvicinò a Brando, le loro mani si sfiorarono, e poi, di colpo, si misero a limonare. Luca sentì il cuore scoppiargli. Guardava la bocca di Sofia, le labbra morbide e umide, che si muovevano contro quelle di Brando. La lingua di lei che spuntava appena, giocando con quella di lui, un movimento lento, bagnato, che sembrava non finire mai. Brando le mise le mani sul collo, poi scese piano, palpandole le tette sopra la canotta incurante degli sguardi degli altri ragazzi. Ogni tocco era come una scossa per Luca: vedeva le dita di Brando che stringevano, il tessuto che si tendeva, i capezzoli di Sofia che si indurivano sotto. Quando Brando sollevò la canotta, lasciando Sofia in reggiseno di pizzo nero, Luca smise di respirare. Il pizzo era sottile, quasi trasparente, e i capezzoli di Sofia erano duri, rosa scuro, che spingevano contro il tessuto. Brando li pizzicò, piano, poi più forte, e Sofia gemette, un suono basso e roco che fece pulsare il cazzo di Luca come un matto.
Sofia, in quel momento, sentiva il corpo in fiamme e gli occhi addosso. Le mani di Brando erano calde, un po’ ruvide, e ogni tocco le mandava scariche di calore dritte alla figa. Ma era lo sguardo di Luca a farla tremare più di tutti: quegli occhi spalancati, che la guardavano come se fosse la cosa più bella del mondo. Gli lanciò un’occhiata, un sorriso timido ma birichino, come a dire “ti piace, vero?”. La figa le pulsava, le mutandine già bagnate, e sapere che Luca era lì, eccitato da morire, la faceva sentire potente. Brando infilò una mano sotto la gonna, le dita che sfioravano la figa sopra le mutandine. Sofia ansimò, le cosce che si chiudevano d’istinto, ma poi si fermarono, come se avessero paura di andare troppo oltre.
Tornati a casa, Luca e Sofia si buttarono sul letto come animali. Lui le strappò la canotta, succhiandole i capezzoli con una fame che la fece urlare. “Ti è piaciuto guardarmi, amore?” gli sussurrò Sofia, la voce che tremava. Luca la scopò con una foga che non aveva mai avuto, ogni spinta come se volesse marchiarla. “Cazzo, Sofi, eri bellissima,” mugugnò, venendo così forte che gli girava la testa.

Da lì, divenne un gioco che non potevano smettere. Luca adorava guardare Sofia, vedere come cambiava quando era eccitata. I suoi occhi brillavano, la bocca si apriva appena, i gemiti erano come una canzone che gli faceva venire la pelle d’oca. Sofia si sentiva speciale, desiderata, come una principessa in un sogno strano. Ogni tanto rimorchiavano un ragazzo, ma non era facile. Alcuni erano timidoni, altri pensavano di essere sto cazzo. Ma quando trovavano quello giusto, era come un fuoco d’artificio.
La serata con Davide fu una di quelle che Luca non avrebbe mai scordato. Davide aveva 25 anni, un fisico da paura – addominali che sembravano scolpiti, spalle larghe – e un sorriso che faceva bagnare Sofia solo a guardarlo. Quella sera lei aveva un vestito nero che le stava incollato al corpo, le tette che quasi scoppiavano fuori, i capezzoli che si vedevano appena sotto il tessuto. Tornati a casa, dopo un po’ di chiacchiere e risate, Sofia si mise in ginocchio davanti a Davide, guardandolo con quegli occhioni da ingenua che però sapevano cosa volevano. Gli slacciò i jeans, piano, le mani che tremavano un po’. Il cazzo di Davide uscì fuori, già duro, grosso, con una cappella liscia e rosa che brillava nella notte . Sofia lo prese in mano, segandolo lentissimo, come se volesse imparare ogni dettaglio. Luca, seduto lì vicino, si toccava piano il cazzo che gli scoppiava nei pantaloni. Guardava fisso: la mano di Sofia, piccola e delicata, che scivolava su e giù, le dita che si chiudevano intorno al cazzo di Davide, il modo in cui la cappella spariva e riappariva tra le sue dita. Sofia si avvicinò, la bocca socchiusa, la lingua che spuntava appena, umida, e iniziò a leccarsi le labbra , come per leccargli la cappella, piano, come se fosse un gelato. Ogni movimento era lento, preciso, e Davide gemeva, le mani nei capelli di lei. Luca immaginava tutto: la lingua di Sofia che girava intorno alla cappella, lasciando una scia lucida, la bocca che si apriva di più per prenderlo dentro, le labbra che si stringevano intorno al cazzo, scivolando giù piano piano.

Sofia sentiva il cuore batterle forte. Il cazzo di Davide era caldo, duro, avrebbe voluto sentirne il sapore, un po’ salato, un po’ strano. Si fermò senza andare oltre , era lo sguardo di Luca a farla impazzire: quegli occhi che non si perdevano niente, che la guardavano con amore e voglia terribile. Gli fece un sorrisetto, timido ma complice, come a dire “lo sto facendo per noi”. Luca si alzò, la fece sedere sul divano, sollevandole il vestito. Le mutandine erano fradice, un triangolo di pizzo nero che si intravedeva sotto la luce tenue. Le scostò piano, e la sua lingua si tuffò nella figa di Sofia, calda, bagnata, con un sapore dolce e salato che lo faceva impazzire. Leccava lento, la lingua che scivolava tra le labbra gonfie, succhiando il clitoride finché Sofia non urlò, le cosce che le tremavano. Ogni leccata era un viaggio: la lingua che esplorava ogni piega, il clitoride che pulsava sotto, i succhi che gli bagnavano il mento. Sofia si girò verso Luca, lo fece alzare e gli prese il cazzo in bocca, succhiandolo con una foga che lo fece tremare, mentre con una mano continuava a segare Davide, che ormai gemeva senza controllo.
Quando Davide venne, fu come un’esplosione. La sborra schizzò sul petto di Sofia, calda, densa, colando lenta tra le sue tette, una scia bianca che brillava sulla pelle sudata. Luca guardava ogni dettaglio: le tette di Sofia, lucide, i capezzoli duri come sassi, il modo in cui la sborra scivolava giù, lasciando una scia appiccicosa. La scopò subito, il cazzo che affondava nella sua figa umida, ogni spinta lenta e profonda, come se volesse sentire ogni centimetro di lei. “Sei bellissima, Sofi,” le sussurrò, e lei, ansimando, rispose: “Ti amo, scemo.”

Luca voleva di più. Non gli bastava guardare, non gli bastava segarsi. Voleva vedere Sofia scopata, il suo corpo che tremava sotto un altro cazzo, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Sofia, all’inizio un po’ timida, iniziò a volerlo anche lei. Ne parlavano di notte, nudi nel letto, le mani che si cercavano. “Pensa a un cazzo grosso che ti entra, che ti fa urlare,” le sussurrava Luca, arrossendo. Sofia si bagnava solo a sentirlo, le cosce che si stringevano, il respiro che si spezzava. “Cazzo, Luca, mi piacerebbe,” rispondeva, la voce che vibrava. Si guardavano, ridacchiando come due scemi, ma con una voglia che li tagliava la faccia.

Trovare il tipo giusto era un casino. Non volevano un ragazzo qualunque: cercavano uno giovane, bello, che non facesse lo stronzo e capisse il loro gioco. Un complice . Ma tanti erano timidoni, altri troppo cazzari e pieni di sé. Ogni volta che tornavano a casa senza beccare un cazzo, Luca si chiudeva in bagno, ripensando alla sborra che colava sul petto di Sofia, a come lei lo aveva guardato mentre segava Davide. Si segava, immaginando il giorno in cui avrebbero trovato il ragazzo perfetto, quello che avrebbe fatto urlare Sofia mentre lui guardava.

Poi arrivò Alessandro. Aveva 23 anni, capelli scuri, occhi azzurri, un corpo che sembrava uscito da un film porno – spalle larghe, addominali da paura. Il suo messaggio su Telegram era stato semplice: “Voglio conoscervi, senza correre. Vediamo se scatta.” Luca e Sofia si guardarono, il cazzo di lui già duro, la figa di lei già sbrodolata. “È lui,” si dissero nello stesso istante, ridendo come due cretini.

La sera dell’incontro, Sofia era un fascio di nervi. Si era messa un vestito rosa carne che le stava incollato al corpo, praticamente già nuda, le tette che spuntavano, il culo che sembrava implorare di essere toccato. Luca la guardava, pensando che era la cosa più bella del mondo. “Sei pronta, Sofi?” le chiese, la voce che insicura. “Ohh, sì,” rispose lei, con un sorriso timido ma eccitato. Alessandro li aspettava in un bar, e quando lo videro, capirono che era perfetto. Era alto, sicuro, con occhi che ti facevano arrossire. Sofia era già persa, e Luca sentiva il cazzo pulsare nei jeans.
La serata iniziò tranquilla, ma si sentiva la voglia nell’aria. Alessandro parlava, rideva, ma i suoi occhi erano sempre su puntati su Sofia. Lei gli lanciava occhiatine, mordendosi il labbro, e Luca, dall’altra parte del tavolo, le faceva sorrisetti complici, come a dire “vai, piccola”. Quando arrivarono a casa, tutto esplose. Sul divano, Sofia si sedette vicino ad Alessandro, le cosce che si sfioravano. “Ti va di giocare un po’?” sussurrò, la voce da ragazzina che però sapeva cosa voleva. Alessandro guardò Luca, e lui annuì, la bocca secca. Sofia si alzò, lasciando cadere il vestito. Era nuda, cazzo, nuda: le tette perfette, i capezzoli duri, la figa con un triangolo di peli che brillava di umidità.
Alessandro si avvicinò, le mani che accarezzavano le tette di Sofia, strizzandole piano, come se volesse sentirle bene. Le succhiò i capezzoli, la lingua che girava lenta, lasciando una scia umida, e Sofia gemette, un suono che fece tremare Luca. Poi Alessandro infilò una mano tra le cosce di Sofia, le dita che scivolavano nella sua figa bagnata, muovendosi piano, dentro e fuori, come se volessero esplorare ogni centimetro. Sofia tremava, il respiro corto, gli occhi che cercavano Luca. Lui, seduto lì vicino, si segava piano, il cazzo che pulsava. Alessandro spinse Sofia sul letto, aprendole le cosce. O forse Sofia trascinò Alessandro sul letto concedendosi. Le leccò la figa, la lingua che scivolava sul clitoride, succhiandolo lento, poi più forte, finché Sofia non urlò, le mani nei capelli di lui. Ogni leccata era come un quadro: la lingua di Alessandro che si muoveva tra le labbra gonfie, il clitoride che pulsava sotto, i succhi che gli bagnavano la bocca. Il rumore sottile dei risucchi gli pulsava in testa, mandandolo dritto in paradiso.
Poi Alessandro si alzò, slacciandosi i jeans. Il suo cazzo era enorme, cazzo, davvero enorme – lungo, spesso, con una cappella grossa e rosa che sembrava pronta a spaccare tutto. Sofia lo guardò, gli occhi spalancati, un misto di paura e voglia. Si inginocchiò, prendendolo in mano, segandolo piano, come se fosse una cosa preziosa. Poi lo mise in bocca, la lingua che leccava la cappella, lenta, lasciando una scia lucida. La bocca si apriva di più, scivolando giù, il cazzo che spariva piano piano tra le sue labbra. Era così grosso da farla quasi soffocare, Luca guardava, segandosi più forte, ogni dettaglio stampato nella testa: la bocca di Sofia che si allargava, le guance che si incavavano, le lacrime che gli solcavano il volto dal piacere , il modo in cui poi si ritraeva lasciando la lingua che girava intorno al cazzo di Alessandro. Sofia si girò verso Luca, gli occhi pieni di fuoco. Lo chiamò a sé, prendendogli il viso e baciandolo forte, la lingua che sapeva di Alessandro, un sapore che li fece tremare entrambi. “Amore, lo voglio,” sussurrò, la voce che tremava di desiderio.

Ma il momento vero, quello che Luca aveva sognato mille volte, stava arrivando. Sofia trascinò Alessandro sul letto, aprendosi a lui come se non potesse aspettare un secondo di più. Luca si sedette vicino, il cazzo in mano, gli occhi incollati a loro. Alessandro prese il suo cazzo, sfregandolo piano contro la figa di Sofia. Le labbra di lei, bagnate e gonfie, si aprivano sotto la pressione, lucide di succhi, un rosa scuro che scintillava nella penombra. Sofia gemeva, il respiro corto, gli occhi che cercavano Luca. “Ti amo,” sembrava dirgli, e Luca sentiva il cuore scoppiargli. Alessandro iniziò a spingere, lentissimo, come se volesse far durare ogni secondo. Il suo cazzo, enorme, entrava centimetro dopo centimetro, aprendo la figa di Sofia. Luca vedeva tutto: le labbra di lei che si allargavano, strette intorno al cazzo, il modo in cui la figa si tendeva, lucida, perfetta. Sofia ansimava, un gemito che era quasi un pianto, le mani che afferravano le lenzuola, le unghie che scavavano nel tessuto. Ogni spinta era un viaggio: il cazzo di Alessandro che scivolava dentro, lento, profondo, carne contro carne, la figa di Sofia che lo stringeva, i succhi che colavano piano, bagnando le cosce. Le tette di Sofia sobbalzavano a ogni colpo, i capezzoli duri, la pelle arrossata dal piacere. Sofia guardava Luca, gli occhi pieni di amore, di complicità, un sorriso timido che diceva “è per noi”.
Quando Sofia venne, fu come se il mondo si fermasse. Il suo corpo si contrasse, un urlo che riempì la stanza, le cosce che tremavano intorno ad Alessandro. Luca guardava ogni dettaglio: il modo in cui la figa di Sofia pulsava, i succhi che colavano, il viso di lei, arrossato, con una lacrima che le scivolava sulla guancia. Alessandro la seguì, il suo cazzo che pulsava dentro di lei, la sborra che la riempiva, calda, densa, fino a colare fuori, una scia bianca che brillava sulle cosce di Sofia. Luca venne, schizzando sul seno di Sofia, il piacere che lo travolgeva mentre guardava la sua Sofia, persa in quell’orgasmo, più bella che mai.
Dopo, si sdraiarono tutti e tre, i corpi sudati, il respiro che si mescolava. Sofia prese la mano di Luca, guardandolo con quegli occhi da cerbiatta. “Ti amo, cazzo,” sussurrò, la voce morbida. Luca sorrise, il cuore pieno. “Ti amo più della mia vita,” rispose, e lo pensava davvero. Quello che avevano fatto non era solo scopare, non era solo un gioco. Era il loro amore, un amore giovane, un po’ birichino, ma così forte che niente poteva fermarlo.

Alexx Cart3r , da un messaggio in chat “Esperienze Cuckold “ Aprile 2025
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