Il culo di Silvia
Romeo2023
Si sedette accanto alla finestra, una gamba ripiegata, l'altra distesa. La luce le passava sulla schiena lasciando in ombra il viso. Il vestito mostrava un tratto di pelle con due nei vicini e una piccola piega sul fianco. Michele studiò la posizione, ma Silvia si irrigidì appena lui le chiese di spostare il mento. «Sono tua moglie, non una statua.» «Non voglio correggerti», disse. «Cerco di vedere meglio.» «A volte è lo stesso gesto.» Eccola, la crepa. Io ero arrivato convinto che si trattasse di una scena organizzata con cura; davanti a me c'era una coppia che non riusciva a trovare una posizione comune neppure per un ritratto. Mi avvicinai solo quando Silvia mi fece cenno. Le chiesi se potevo sedermi. «Sì, ma niente frasi da seduttore.» «Ne avevo preparate almeno undici.» «Buttale.»
Oggi sembravamo amici di vecchia data.
Le chiesi dell'olio d'oliva. Lo mise in un bicchierino di plastica. Lo tenni in mano, per scaldarlo.
Restammo vicini. Il dorso della sua mano era caldo, le unghie corte, senza smalto. Mi raccontò di una fotografia scattata quando aveva trent'anni: «Non avevo una ruga e non la sopporto. Sembro una che si trattiene dal ridere.» Le dissi che anche oggi, a volte, si tratteneva. «Michele mi vede sempre coraggiosa», sussurrò. «Sono stanca di doverlo essere.» Lui non disse niente. La punta della matita si muoveva rapida. Silvia si voltò, il sorriso improvviso di chi vorrebbe difendersi con una battuta. Io le baciai il dorso della mano e aspettai che fosse lei ad avvicinarsi. Fu un bacio semplice, lungo il tempo necessario perché smettesse di sorvegliarsi. «Hai visto?» disse Michele. «Hai smesso di sorridere per me.»
Quando ci mostrò la pagina, vidi soltanto linee interrotte: un profilo, due mani, il bordo della finestra. Silvia invece si mise a ridere, poi abbassò la voce. «Hai disegnato anche la paura.» Michele annuì. «Mi pareva disonesto cancellarla.» Non lo baciò; gli accarezzò una spalla, un gesto di vent'anni di abitudine.
Presi Silvia dal girovita. Le sollevai lentamente il vestito, per sfilarlo via. Era bellissima: nuda nella penombra della stanza. La piegai sul tavolo, carezzandole la schiena e il culo con l'olio. Profumava. Misi l'ultimo olio sul cazzo. Mi presi il suo culo.
«Michele, qui facciamo un capolavoro».
Prima di andare, notai un secondo disegno sotto il primo, quasi nascosto. Michele lo coprì con la mano, forse per caso. Silvia lo vide. «Quello cos'è?» «Un tentativo.» «Di cosa?» Esitò. «Di te come non ti ho mai vista.»
Uscendo sentii la sua voce, non più giocosa: «Michele, il quaderno non è un posto dove puoi nascondermi cose.»
La sera mi arrivò un messaggio di Silvia: «La prossima volta non guardare la pagina prima di me.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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