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La scommessa (5)


di Membro VIP di Annunci69.it Pink1966
02.11.2026    |    1.563    |    13 9.3
"Mentre Matteo riprese a baciarla, le sue mani andarono a cercare la zip del vestito di Giulia, che pochi secondi dopo scivolò con un fruscio appena percettibile ai suoi piedi, lasciandola nuda, ..."
5.
Sensi ci colpa? Nessuno. E la cosa un po’ l’aveva sorpresa, ma anche spaventata. Perché non si era mai considerata una persona capace di comportarsi in quel modo, tutt’altro. Eppure, l’incontro con Matteo chissà come aveva fatto breccia nel suo intimo più di quanto lei sarebbe stata disposta a concepire, figurarsi accettare, solo fino a poche settimane prima. Così che, adesso, per certi versi stentava a riconoscere questa nuova Giulia. Che, avesse dovuto descriverla con un aggettivo, probabilmente sarebbe stata consapevole. Era così che l’aveva fatta sentire Matteo fin dall’inizio. Forse per l’avere iniziato una conoscenza completamente dal nulla, senza che nessuno li avesse mai presentati, senza che un punto d’incontro comune, fosse il lavoro, gli amici, la palestra, qualche hobby, li avesse messi in contatto uno con l’altra. E la tabula rasa sulla quale si fondava l’inizio del loro rapporto era qualcosa che le permetteva di essere semplicemente quello che sentiva.
Per quanto fosse riuscito a portarla più volte all’orgasmo, nel momento in cui l’aveva obbligata a tornare in ufficio – sì, obbligata era la parola giusta, visto che, fosse stato per lei sarebbe rimasta a oltranza su quel divano – Matteo le aveva lasciato un vuoto dentro, una necessità fisica, una fame sessuale primordiale che dovette sfogare non appena tornata a casa dopo il lavoro. Il ricordo di quel paio d’ore, l’accenno di dolore che sentiva ogni volta che con la mano andava a sfiorarsi i capezzoli, seduta alla scrivania a provare a lavorare, senza peraltro riuscirci, l’aria che sentiva arrivarle alla figa a ogni passo nel ritorno a casa, avevano contribuito ad accenderle un desiderio che riuscì parzialmente a placare solo quando si buttò sotto la doccia e. tra uno shampoo e il bagno schiuma, si masturbò furiosamente, il colpo finale dato dal getto della doccia puntato direttamente sul clitoride.
Sensi di colpa? Nessuno. Neppure quando Luigi tornò a casa poco dopo, prologo di una serata trascorsa in modo assolutamente tranquillo e… normale, con i due a raccontarsi la giornata. Anzi, Giulia si stupì di come riuscisse a essere assolutamente se stessa, mentre chiacchierava con il marito per poi, dopo cena, accoccolarsi vicino a lui mentre guardavano una serie tv. Era come se la Giulia che poche ore prima stava a gambe larghe sul divano di una persona fino a pochi giorni fa completamente sconosciuta, le sue mani a martoriarle figa e capezzoli accompagnandola da un orgasmo all’altro, fosse una persona terza, che nulla avesse a che fare con lei.
‘Alla fine, tradire è forse molto più facile di quanto avessi mai potuto immaginare’ si ritrovò a pensare, mentre sullo schermo scorrevano le immagini dell’ennesima serie. E quel pensiero, paradossalmente, la tranquillizzò completamente. Anche perché sapeva benissimo come, tra due giorni, si sarebbe trovata a ripercorrere quella strada, a suonare a quel citofono, a uscire dall’ascensore, e a entrare in quell’appartamento con vista sui tetti di Milano e più vicino al paradiso di lussuria di quanto avrebbe mai potuto immaginarsi.


In quegli stessi minuti, Matteo ed Edoardo si stavano raccontando al telefono quel pomeriggio incredibile. Oltre alle foto delle mutandine che gli aveva inviato nel pomeriggio, Matteo dopo un po’ di editing aveva spedito ad Edoardo alcune foto e qualche breve spezzone di video, a testimonianza della capitolazione ormai imminente di Giulia.
“Pazzesco, l’ho immaginata tante volte, ma non avrei pensato che quelle che immaginavo fossero destinate a essere solo delle mie fantasie, potessero diventare realtà – il primo commento di Edoardo –. E in così poco tempo, poi. Complimenti Matteo, non so come tu abbia fatto, ma non posso che ammirarti per le tue capacità. Ora mi resta solo da pagarti la scommessa”.
“Calma, c’è ancora tempo. La scommessa diceva che avresti voluto vederla scopata, e non ci siamo ancora. Anche se tra un paio di giorni sarai ricompensato delle tue fantasie – rispose ridendo Matteo –. Piuttosto, per come l’avevo conosciuta in questi giorni, non avrei mai sospettato che sotto quella maschera di ragazza allegra, disinvolta e che sembra sempre sapere il fatto suo, si nascondesse una donna non solo tanto disinibita, ma anche con un’indole sottomessa tanto evidente. Non ho neppure dovuto forzarla, si è sciolta come il burro sotto le mie mani. Sarà un percorso molto divertente e intrigante, che chissà a cosa porterà”.
“Cosa pensi di fare?”, chiese Edoardo.
“Giro io a te la domanda: a questo punto, avendo visto che personalità abita la sua sfera intima, dove vorresti vederla arrivare?”
Edoardo si prese un lungo silenzio, prima di rispondere. “Fin dove piacerà a te. Non pongo limiti, anzi. Sono il primo a essere curioso di vedere fino a che punto riuscirai a usarla. Da parte mia, per come questa relazione si sta sviluppando, più indecente sarà quello a cui la sottoporrai, più eccitante sarà. Solo, anche se la scommessa sarà già conclusa, vorrei poter continuare a vedere cosa succederà tra di voi”.
“Allora siamo d’accordo. E tieniti pronto, perché so già che arriverà il momento in cui avrò bisogno del tuo aiuto”.


Le quarantotto ore non passarono sufficientemente in fretta per Matteo ma ancor più per Giulia, che alla mattina di quel secondo giorno si ritrovò a contare i minuti che la separavano dalla pausa pranzo.
“Tutto bene?” le chiese a un certo punto Stella, affacciandosi alla porta del suo ufficio.
“Sì grazie, perché?” le rispose Giulia.
“Non lo so. Sei un po’ strana in questi giorni, a tratti mi sembri assente, con la testa chissà dove. Oh, ricordati che qui la single sono io, se è figo e simpatico, presentamelo, mi raccomando!” e con una risata delle sue si girò e se ne andò, perdendosi le guance di Giulia che in un attimo avevano preso fuoco.
Quando, qualche ora dopo, le porte dell’ascensore si aprirono sul piano di Matteo, Giulia aveva il respiro accelerato, la salivazione a zero e la figa che pulsava. Non le era mai accaduto nella sua vita di sentirsi così prima di un appuntamento, neanche quando adolescente che sbocciava velocemente, iniziò a frequentare i primi ragazzi. E, per un istante, si chiese se fosse totalmente impazzita. Ma poi Matteo aprì la porta del suo appartamento, le sorrise, e Giulia non fece quasi in tempo a varcare la soglia che si ritrovò tra le sue braccia, un bacio famelico a toglierle il respiro, la stretta possente delle braccia e schiacciarla contro il suo corpo, il desiderio di Matteo che si percepiva nettamente attraverso i loro vestiti.
‘Dio, quanto voglio il suo cazzo’ fu il pensiero che attraversò Giulia, mentre la sua lingua reggeva all’assalto di quella di Matteo e, anzi, contrattaccava con un desiderio quasi tossico.
"Liberami il cazzo!".
Le parole, un ordine per il tono con cui fu impartito, questa volta venne pronunciate per davvero da Matteo che staccatosi dalla sua bocca, con una spinta salda sulle spalle, costrinse Giulia a inginocchiarsi. Era lo scenario a cui Matteo aveva pensato e ripensato in quei giorni, per arrivare a scoprire quanto arrendevole fosse per davvero Giulia, senza immaginarsi che quello fosse stato esattamente anche il pensiero della mogliettina di Luigi. Le cui mani, febbrilmente, si concentrarono sulla fibbia dei pantaloni, poi sul bottone e la cerniera.
“Toglimi i pantaloni” ordinò ancora Matteo, e ancora Giulia ubbidì, per poi, in un misto di trepidazione e curiosità, afferrare l’elastico e calare, ‘finalmente’ si disse, quei boxer che celavano l’oggetto del suo desiderio. Davanti agli occhi svettava quello che, guardando per un attimo Matteo negli occhi, declamò ad alta voce essere un “signor cazzo”. Duro, minaccioso, le vene in evidenza, la cappella già umida. Un cazzo che a un primo sguardo le sembrava leggermente più lungo, ma decisamente molto più grosso di quello di Luigi, come si accorse nell’afferrarlo quasi timidamente con la mano destra. Un cazzo che trovò bellissimo. E al tempo stesso minaccioso. ‘Un cazzo che è mio’ si disse, senza riuscire a celare un mezzo sorriso. E se una parte, decisamente in minoranza, della sua coscienza provava a ribellarsi a questa situazione, la sua vera sé si scoprì decisamente eccitata. Soprattutto, voleva che Matteo la prendesse e usasse come più desiderava, in un modo che nessuno dei due avrebbe mai più dimenticato.
Trovava la confidenza con cui Matteo l’aveva prima approcciata e poi, lentamente, conquistata fino ad averla lì in ginocchio, ancora vestita, davanti al suo cazzo eccitato, praticamente irresistibile. Ora che lo guardava meglio, mentre la sua mano lo stringeva – senza riuscirci completamente, va detto –, in un lentissimo su e giù, si rendeva conto di come quello fosse il cazzo più grosso che si fosse trovata davanti nella sua vita. E un cazzo di quelle dimensioni, attaccato a un uomo che sapeva come usarlo per dare piacere a una donna, diventava un’arma pericolosa. Irresistibile. Intossicante. Da possedere. O al quale arrendersi.
“Ti voglio”, sussurrò Giulia, non si sa se al cazzo o a Matteo, persa com’era in una trance di adorazione per quell’organo che pulsava calore ed energia. Pronta a prendersi cura di lui, purché lui facesse lo stesso con le sue, di necessità.
Matteo la alzò di peso, afferrandola per i capelli, la guidò fino al divano per poi, all’improvviso, infilare due dita sotto la gonna e dentro la figa.
“Cazzo, senza mutandine e completamente fradicia. Devo dire che un po’ sei riuscita a sorprendermi. Sei pazzescamente eccitante così in calore. Amerai il modo in cui mi prenderò cura di te. In cui ti userò” le sussurrò in un orecchio con un tono che, più che una promessa, Giulia percepì come una sorta di minaccia. Provocandole un piccolo spasmo al basso ventre, mentre le dita la frugavano in maniera quasi vendicativa.
La Giulia indipendente, fiera e fedele, fino a pochi giorni prima a quelle parole avrebbe probabilmente risposto con un sorriso sprezzante e una risposta altrettanto aggressiva del tipo ‘parla di meno, datti da fare’. Ma per come aveva iniziato a conoscere quel nuovo lato di Matteo, preferì restare in silenzio, gli occhi abbassati in segno di deferenza. Puntati su quel cazzo dal cui buchino spuntava un liquido viscoso che non vedeva l’ora di potere assaggiare.
Così come l’aveva alzata, Matteo all’improvviso la costrinse nuovamente a inginocchiarsi tra le sue gambe.
“Ferma così”. Un ordine netto. Brusco. Come se Giulia fosse un cane addestrato a obbedire all’istante agli ordine del suo padrone.
Matteo afferrò la base del suo cazzo e, con una lentezza quasi fastidiosa, iniziò a strofinare la cappella sul volto di Giulia, il cui respiro, nel sentire quella massa di carne calda e dall’odore maschio, si era fatto affannoso, quasi fosse impegnata in una corsa estenuante. Gli occhi puntati in quelli di Matteo, Giulia di sua iniziativa aprì leggermente la bocca e tirò fuori la lingua, passandola morbidamente sul cazzo ogni volta che le passava davanti. Prima di impossessarsi di quel membro che l’aveva già ipnotizzata, e, con una lentezza ancor più esasperata, continuare a strofinarlo su labbra, guance, persino sulle palpebre chiuse. Poi, aprendo la bocca, avvolse la cappella, ma solo quella, avvolgendola con la lingua calda e stuzzicando quel buchino che prometteva, a breve, una golosa ricompensa.
“Voglio che più tardi tu mi venga in faccia. Sarà il tuo modo di marchiarmi oggi” gli confessò Giulia.
La riposta di Matteo fu una specie di grugnito, mentre le mani le afferravano i capelli, stringendoli in una presa dolorosa, cui seguì un colpo secco dei reni che ebbe come epilogo una buona parte di quel cazzo piantato in bocca. E fu in quel momento, mentre la sua faccia veniva utilizzata come un ricettacolo per il cazzo, le spinte violente alla conquista della sua gola, le mani aggrappate ai suoi capelli a impedirle il minimo movimento, la saliva copiosa che dalla bocca iniziò a gocciolare sul vestito, un ‘ghhghgghghhh’ incoerente a far da colonna sonora nella stanza, che Giulia ebbe il pensiero più indecente della sua vita. ‘Può una donna essere scopata fino a svenire, essere aperta come mai avrebbe immaginato, vedersi la figa rovinata per giorni da botte di cazzo esagerate?’. Probabilmente non sarebbe svenuta, ma con ogni probabilità, se questo era l’aperitivo sessuale che Matteo stava riservando alla sua bocca, alla fine di quel pomeriggio la figa le avrebbe fatto male per diversi giorni.
Ma quello era il domani, mentre adesso la sua attenzione era tutta riversata su quel cazzo che le martellava in bocca e che a ogni colpo si faceva sempre più strada in gola, avendo come contropartita l’apertura delle cateratte tra le gambe, come si rese conto quando, come avesse una sua coscienza, la mano destra si infilò sotto la gonna.
“Non ti ho detto che puoi toccarti. Alzati”. Le parole di Matteo la fecero uscire dalla trance erotica nella quale Giulia era sprofondata, insieme a quel cazzo che all’improvviso abbandonò la bocca.
Gli occhi lucidi, la bava che le adornava la parte inferiore del volto, lavando via anche quel pizzico di rossetto che si era messa, Giulia si alzò, guardò Matteo negli occhi e lo baciò intensamente. Un bacio che non aveva nulla in comune con la durezza con la quale lui le aveva invaso la bocca fino a pochi secondi prima, ma dolce, tenero, profondamente bagnato. Travolgente.
“Baci bene”. Le parole vennero pronunciate da entrambi nello stesso identico istante, seguite da una risata. Mentre Matteo riprese a baciarla, le sue mani andarono a cercare la zip del vestito di Giulia, che pochi secondi dopo scivolò con un fruscio appena percettibile ai suoi piedi, lasciandola nuda, eccezion fatta per un reggiseno bianco di pizzo, che nascondeva poco o nulla, e le autoreggenti. Il primo venne slacciato mentre con la bocca Matteo scendeva lungo il collo e verso i seni, alternando baci leggeri a leccatine e morsi che le procurarono qualche brivido. Le seconde, vennero sfilate da Matteo con una lentezza quasi esasperante per Giulia, le labbra ad accompagnare la ritirata del nylon, prima di concentrarsi su quei piedi anche loro perfetti, con le unghie laccate di rosso che a loro volta non vennero risparmiate da quella bocca sempre più affamata e bramosa.
Gli occhi chiusi, sdraiata sul divano, Giulia si godeva quelle attenzioni, le mani ad accarezzare i capezzoli durissimi, il petto che si sollevava rapido nel sentire il calore di quella bocca che adorava le sue estremità, la figa fradicia di desiderio.
Dolcezza e rudezza. Carota e bastone. Piacere e dolore. Era questa imprevidibilità continua di Matteo a fare sbandare completamente Giulia, consapevole di essere diventata creta nelle mani di un artista sapiente.
Mani che all’improvviso la afferrarono per le spalle, facendola ruotare di 180 gradi, la testa appena oltre il bordo del divano. Giulia non fece quasi in tempo a realizzare, che la sua bocca fu nuovamente invasa dal cazzo di Matteo, che sorreggendole la testa con le mani, riprese a scoparle la bocca, con un’intensità e profondità in crescendo. Non ci volle molto perché la cappella superasse la barriera della laringe, per iniziare a scivolare oltre, sempre più in fondo lungo la trachea, malgrado un flebile tentativo da parte di Giulia di ribellarsi a quella situazione.
“Rilassati, respira con il naso” le disse Matteo, senza peraltro diminuire il ritmo dei suoi affondi. Ogni volta un po’ più in profondità e ogni volta un po’ più a lungo, prima di ritirarsi e permettere a Giulia di fare qualche respiro profondo per reggere all’assalto successivo.
“Brava, così” continuò Matteo, nel forzare ulteriormente le colonne d’Ercole della resistenza di Giulia, lo sguardo puntato su quella gola che si deformava visivamente per accogliere il suo cazzo. Gli occhi chiusi, il viso ricoperto da uno strato di saliva e muco, Giulia automaticamente portò le mani tra le gambe per provare a dare un po’ di sollievo a quella figa che sentiva pulsare di voglia, prima che una sberla improvvisa e forte di Matteo, che atterrò su un capezzolo, la risvegliasse dal torpore erotico nel quale era precipitata.
“Te lo ho già detto, non ti ho detto che puoi toccarti” ringhiò Matteo, mentre una nuova sberla, che questa volta planò sul capezzolo sinistro, le strappava un guaito di dolore.
“NON”.
Una sberla.
“TI”.
Una sberla.
“DEVI”.
Una sberla.
“TOCCARE”.
Una sberla.
La risposta di Giulia fu un gorgoglio disperato misto di dolore e desiderio, mentre contemporaneamente Matteo accelerava ulteriormente gli affondi in gola, provocandole continui conati.
“Gluck gluck gluck”. Il solo suono che usciva dalla bocca di Giulia, sotto i colpi incessanti e cattivi di quel cazzo che, come uno stantuffo, aveva ormai preso il pieno controllo, avvicinandosi al punto di non ritorno.
“La tua bocca mi appartiene” sibilò Matteo, il respiro affannato. Infilò per l’ennesima volta il cazzo in profondità, assaporando la sensazione di quella trachea che stringeva il suo membro, fino al momento in cui, con un urlo strozzato, le gambe tremanti per lo sforzo, il primo getto di sperma esplose violento direttamente nel canale dell’esofago. Quello successivo le riempì la bocca, facendola tossire, il terzo e quelli seguenti, invece, atterrarono su un volto già trasfigurato da saliva, lacrime e mascara sbavato, uno schizzo sul mento, altri sugli occhi e tra i capelli, fino a rendere il viso di Giulia una maschera profondamente erotica.
“Volevi essere marchiata dalla mia sborra. Ti ho accontentata. Ma non pensare che la nostra giornata sia finita qua” disse Matteo, la cappella infilata tra le labbra di Giulia che, come un automa, riprese a succhiare quel cazzo che trovava meraviglioso.
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