Silvia sulla molleskine
Romeo2023
Silvia mi condusse accanto al divano. Il sole del pomeriggio entrava dalle persiane, illuminando il cotone sottile della camicia. Le guardai il collo, la piccola costellazione di nei sopra il seno, le rughe delicate che comparivano quando sorrideva. «Che cosa guardi?» «Quello che non si vede nelle fotografie.» «E sarebbe?» «Tutto quello che rende una donna diversa dalle altre.» Mi accarezzò la barba, poi la testa rasata. «Sai che hai una faccia da uomo perbene?» «È una disgrazia che mi porto dietro da cinquant'anni.» Rise, appoggiò le mani sul mio petto e mi baciò. Un bacio lungo, deciso, senza alcuna timidezza. La strinsi per la vita, sentendo sotto le dita il calore della pelle e la naturale morbidezza dei suoi fianchi. Dall'angolo arrivò il fruscio della matita. «Non guardarlo», sussurrò Silvia. «Guarda me.» Mi prese il viso fra le mani. «Voglio ricordare questo pomeriggio senza dover inventare niente.» La baciai ancora. Lei si allontanò di un passo, mi osservò e sorrise. «Ti piace quando sono io a decidere?» «Mi piace che sai ciò che vuoi.» «Allora oggi siamo fortunati entrambi.» Si chinò lentamente davanti a me, fermandosi un istante per incontrare il mio sguardo. Le sfiorai i capelli. Da quella posizione riuscivo a vedere la curva delle sue spalle, il viso sollevato e l'espressione sorprendentemente seria. Il resto della stanza sembrò allontanarsi. Michele continuava a disegnare, senza avvicinarsi né interromperci. Lei mi baciò i pantaloni. Sbottonò la patta, la cintura, mise dentro una mano, si aiutò con la bocca. Con la lingua inizò a seguire le vene gonfie, a raccogliere ogni sapore. Scomparve sotto i capelli, diventando più viola per lo sforzo, poi sorrise. La bocca piena di sperma. Tornai a guardarla, Aveva un'espressione diversa. Non c'era più la provocazione iniziale. Sembrava aver dimenticato per qualche minuto la donna sicura di sé che aveva deciso di mostrarmi. Le accarezzai guancia. Le misi un pollice nella bocca. Come un amo. La tirai a me. Come una preda. «Tutto bene?» «Molto.» Poi aggiunse, con un sorriso: «Non montarti la testa.» Mi misi a ridere. «Troppo tardi.» Lei mi diede un bacio rapido, quasi affettuoso, prima di far cadere la camicia.
«Posso vedere?» domandò a Michele. Lui girò la Moleskine. Sul foglio non c'era una scena riconoscibile, ma un intreccio di linee: il profilo della testa rasata, una mano appoggiata a una spalla, il movimento di una figura femminile. Michele aveva lasciato ampie zone bianche. «Manca qualcosa», osservai. «Lo so», rispose. «Ma non volevo disegnare tutto.» Silvia studiò il foglio a lungo. «Perché mi hai fatto il viso così?» «Perché è così che ti ho vista.» «Sembro felice.» Michele posò la matita. «Lo eri.»
Silvia rimase in silenzio. Poi si avvicinò al marito e lo baciò sulla fronte. Io rimasi sul divano. Non c'era alcun bisogno che entrassi in quel momento: apparteneva a loro. Quando tornò da me, mi prese la mano e guardò l'orologio. «Sono quasi le sei.» «Devo andare?» «Non ancora.» Si sedette su di me, appoggiando la testa sulla mia spalla. Fu quel gesto semplice, più delle provocazioni precedenti, a sorprendermi. Michele girò pagina e ricominciò a disegnare.
Quella sera ricevetti un messaggio di Silvia. Nessuna fotografia, nessuna provocazione. Soltanto quattro parole: «Michele ha voglia di disegnare.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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