Il mio Massimo
MarcataFoscaMente
Il taglio corto di capelli scuri. Il naso che scendeva dalla fronte dritta. Il pomo d'Adamo così pronunciato, che si muoveva su e giù mentre parlava. Lo fissavo e desideravo che fosse lui il primo a iniziare questo gioco. Avevo voglia, punto. Fisicato come piace a me, definito non esagerato, con quelle braccia che chissà come stringono e prendono. Ero lì per quello, pertanto poche ciance, basta, desideravo che passassimo al sodo. Lo volevo sodo.
Mi aveva abbordato su Instagram, avevo risposto per gioco, perché dalle prime battute mi divertiva. È sempre stato molto franco e trasparente, senza dissimulare nulla. Sotto ufficiale dell'esercito, una caserma di non mi ricordo più dove, vicino Roma. Ogni tanto a spasso per l'Italia, per ordini o per piacere personale. In entrambe le occasioni cercava sempre piacere personale, e compagnia femminile. E a quanto pare trovava spesso. O era bravo, o è facile trovare una donna con dipendenza da cazzo, o tutte e due. Vuole sperimentare una donna in ogni luogo. L'avevo capito, le colleziona... m'interessava poco, se poteva farmi divertire e me l'avrebbe dato tutto. Era sempre stato ironico, brillante, aveva dosato gentilezza e accortezza e battute esplicite. Mi aveva promesso mari e monti, a letto... lo volevo proprio vedere, lo volevo proprio sentire.
Forse per questo avevo accettato tutto ciò, ci avevo riflettuto un po' quando mi aveva scritto che sarebbe stato quattro giorni in missione nella mia città. Mi aveva invitato a trascorrere tempo con lui, dopo un primo incontro, a mia discrezione, senza impegno. Era stato chiaro: mi avrebbe messa orizzontale e non solo, anche in molte altre posizioni. Ci sono stata, ci stavo, e ci sarei stata... non vedevo l'ora.
Eravamo in questo bar, un aperitivo, leggermente alcolico per entrambi, tanto per, tanto già che c'ero, mi concedevo tutto. Era in uniforme, mimetica, stivali neri. Era anche bastardo e acuto, sapendo cosa mi piaceva. Che ci faceva nell'esercito? Forse sottovaluto i soldati. Speravo che non avesse sopravvalutato le sue doti, ci sarei rimasta piuttosto male, delusa e vuota, frustrata dalla voglia inappagata.
"Dai, andiamo!", mi ha colto di sorpresa, interrompendo i miei pensieri poco virtuosi, molto peccaminosi. "Dove mi porti?" "Da me, ho un bilocale affittato per qualche giorno. Mi piace questa soluzione, mi lascia la massima libertà con le consegne e sono libero di ospitare una bella donna come te." "Ok, andiamo", ho risposto.
Non ricordo più nulla di quel momento, il conto, l'uscita dal bar. Pensavo solo al piacere che avrei provato, al momento in cui mi sarei fatta infilare il cazzo tra le cosce. L'appartamento era un mansardato in centro. Non ha palpeggiato in ascensore, non mi ha ficcato la lingua in bocca. Volevo che facesse qualcosa, che interrompesse quei silenzi. O forse parlava, ma non capivo più nulla. Solo cazzo nella mente. Ero stregata, non sapevo neppure come fossi giunta in quella condizione.
Sono passata in bagno, mi sono rassettata, ho ripassato il rossetto, ravvivato i capelli. Mi aspettava in cucina, fatta di tavolo, sedie bianche e parete allestita laccata bianca. Ho accettato dell'acqua, l'ho bevuta appena.
"Dai, andiamo di là". Ecco, quello era il momento. Ho sorriso, ho socchiuso la bocca, ho sorriso ancora, goduta. Mi sono girata e l'ho preceduto, cercando di ancheggiare, ho rallentato e mi sono fermata. Ha colpito il sedere con il suo basso ventre, e ha afferrato i miei fianchi. Oddio, sì. Mi ha strusciato il cazzo che sentivo salire e crescere. Mi guidava i fianchi e premeva il cazzo sul culo. Godevo, temevo di avere un orgasmo. Le mani hanno abbandonato i fianchi per salire con le braccia sul seno. Me l'ha stretto forte, da farmi male. Mi sono sciolta ancora. Mi ha spinto lentamente verso il letto e dove mi ha lasciato. Mi sono girata e l'ho guardato arrapata, con la figa bruciante e bagnata.
"Siediti!". Ho obbedito. Mi ha accarezzato i capelli, li ha spostati, mi ha preso la nuca e accompagnando la mia testa al pacco, il mio viso fino al cazzo dentro i pantaloni. Ha iniziato a slacciarseli e ha tirato fuori se l'è tirato fuori, duro e venoso. Presa tra i capelli e mi ha scostato la testa. Potevo vederlo ergersi davanti a me e quasi cadermi addosso. Mi ha spinto di nuovo sul cazzo, finché non l'ho avuto in faccia. Sentivo l'odore della sua pelle. L'ho guardato e ho capito che dovevo assaporarlo e mostrargli la voglia di cazzo, quanto lo volevo, quanto ero zoccola e maiala.
Ho leccato l'asta per tutta la sua lunghezza, guardandolo, chiedendogli con lo sguardo se ero abbastanza puttana. Sospirava profondamente goduto, mi ha lasciato fare. Ho preso la cappella in bocca, l'ho baciata, ho leccato ancora. Ho cercato di spremere del liquido da quel cazzo. Quando l'ho avuto, l'ho leccato, me lo sono gustato, era gusto da puttana.
Poi mi sono sentita prendere la nuca con più forza e ha iniziato a scoparmi la bocca, forte, a volte strozzandomi, tenendomi la testa per i capelli. Ho quasi avuto un orgasmo, mentre mi toccavo, ma l'ho rimandato, perché volevo godere con il cazzo tra le gambe.
Infine ha smesso. Mi ha fatto togliere gli abiti, li ha tolti quasi strappandoli e mi ha lasciato nuda. Massimo ha fatto un passo indietro e si è spogliato. Cazzo che muscoli, e che cazzo. Mi sono rannicchiata con un cuscino dietro la schiena, ho piegato le gambe, ginocchia alte, mentre si chiudevano e aprivano, perché vedesse la mia fighetta. Si è messo un preservativo, è venuto vicino, mi ha afferrato le gambe guardandomi fisso negli occhi, mi ha penetrato deciso, lento, fino in fondo, me lo sentivo in pancia, me lo sono goduto... e ha iniziato a scoparmi dandomi dei nomi. Non capivo cosa dicesse, troia, puttana, o cosa, dando del cornuto a mio marito. Ha continuato a scoparmi così sempre più forte, tenendomi le gambe, come se volesse entrare tutto dentro, forte. Godevo moltissimo. Ho goduto, devo aver urlato, mentre mi sbatteva ancora più forte. Poi è venuto, spingendo ancora più forte.
Non mi bastava, ma ho preso, mi sono vestita, avrei fatto tardi. Massimo mi ricordava che sarebbe stato libero il mattino seguente e poi il pomeriggio successivo ancora. Mi ha detto che bastava scrivergli se avessi voluto sentirmi ancora puttana.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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