Caterina il sapore della prossima volta
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Dopo la prima volta, Angel scopre che Caterina è più sporca di quanto immaginasse. Mentre la prende da dietro sul divano, lei lo implora di continuare, e quando viene, lui si tira fuori e la copre di sperma. Ma lei vuole di più: la prossima volta, vuole che venga dentro.
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«Sì... sono una troia... scopami il culo, Angel, scopami...»
Le parole escono dalla sua bocca come una preghiera sporca, attutita dal cuscino ma perfettamente chiare nella stanza silenziosa. Le sento vibrare lungo la colonna vertebrale, accendendo qualcosa di più animalesco dietro le mie costole. Il cazzo pulsa dentro di lei, ancora sepolto in quel buco che fino a un'ora fa non aveva mai conosciuto un uomo.
Le stringo i fianchi più forte. Le dita affondano nella carne morbida dei suoi fianchi, dove la pelle è calda e umida di sudore. La sento tremare sotto le mie palme, un fremito che parte dalle ossa del bacino e si propaga verso l'esterno. Poi mi ritiro indietro, lentamente, finché solo la punta rimane dentro, e spingo. Forte. Il colpo la fa scivolare sul tessuto del divano, e Caterina emette un verso strozzato — metà gemito, metà singhiozzo — che finisce nel cuscino.
Comincio a scoparla con forza. Niente esitazioni, niente pause. Il mio cazzo entra ed esce dal suo buco stretto con una cadenza che sento nelle anche, nei muscoli delle cosce, nel basso della schiena. Ogni affondo produce un suono umido e vischioso — il lubrificante mescolato ai suoi fluidi — che riempie la stanza insieme allo schiocco della mia pancia contro le sue natiche. Caterina inarca la schiena a ogni spinta, le vertebre che si sollevano una dopo l'altra sotto la pelle arrossata, e i suoi gemiti diventano più acuti, più rotti, come se le parole le si spezzassero in gola prima di uscire.
«Più forte...» ansima, e la sua voce è irriconoscibile, bassa e graffiata. «Più forte, Angel...»
Le obbedisco. Pianto i piedi sul pavimento e aumento il ritmo. Il divano scricchiola sotto di noi, le molle protestano con un lamento continuo. Le natiche di Caterina sobbalzano a ogni colpo, la carne che ondeggia, e il buco si stringe attorno al cazzo come se non volesse lasciarlo andare. Sento l'anello dei muscoli che cede e poi si contrae, cede e si contrae, un movimento ondoso che mi massaggia la base dell'asta ogni volta che affondo fino in fondo.
Poi Caterina viene.
Non ho preavviso. Un istante prima sta gemendo nel cuscino, e quello dopo il suo corpo si irrigidisce come se qualcuno le avesse infilato una mano nella spina dorsale e tirato. Le sue mani artigliano il tessuto del divano, le nocche bianche, e le sue gambe si tendono dritte dietro di lei. Il suo culo mi stringe il cazzo con una forza che mi strappa un verso dalla gola — un morso interno, una pressione quasi dolorosa, come se il suo corpo volesse stritolarlo. Caterina grida nel cuscino, un suono attutito ma acuto, e le sue anche sussultano in piccoli scatti incontrollati, tre, quattro, cinque volte, mentre l'orgasmo la attraversa a ondate.
Non mi fermo. Continuo a scoparla attraverso l'orgasmo, mantenendo il ritmo anche mentre lei si contrae attorno a me, anche mentre i suoi gemiti si trasformano in singulti rotti e il suo corpo trema come attraversato da corrente. Sento il cazzo scivolare più facilmente adesso, bagnato dai suoi fluidi, e ogni affondo produce un suono più liquido, più osceno. Caterina ha il viso girato di lato sul cuscino, gli occhi chiusi, la bocca aperta, il respiro che esce in rantoli corti e irregolari.
Ma io non ce la faccio più. Il suo culo mi stringe, il suo corpo trema sotto di me, e sento l'orgasmo che monta alla base della schiena, nei testicoli, dietro l'ombelico. Mi tiro fuori. Il cazzo esce dal suo buco con un suono umido, e Caterina emette un piccolo verso di mancanza, un gemito soffocato che le muore in gola.
Mi masturbo sopra di lei, la mano chiusa attorno all'asta, il pollice che scivola sulla punta bagnata. Caterina è lì sotto, sdraiata a pancia in giù, il culo sollevato e rosso, il buco ancora aperto, lucido di lubrificante. Vengo con un gemito che mi graffia la gola. Il primo schizzo le atterra sulla curva della natica sinistra, denso e bianco, e scivola lentamente verso il solco. Il secondo le colpisce l'altra natica, e poi un terzo più debole che le finisce sulla base della schiena, dove la pelle è imperlata di sudore. Il cazzo pulsa nella mia mano, svuotandosi, e io guardo il mio sperma che scivola sulle sue natiche arrossate, mescolandosi al sudore.
Caterina si volta. Il respiro le solleva le spalle in movimenti lenti e pesanti. Mi guarda da sopra la spalla, e il trucco sbavato le disegna righe scure sotto gli occhi, il mascara colato in tracce che le segnano le guance. I capelli, prima raccolti, ora le cadono scomposti sul collo e sul viso, ciocche incollate alla fronte sudata.
«Sei stata brava» le dico. Allungo la mano e le accarezzo il culo, il palmo che scivola sulla pelle sporca di sperma, spargendolo sulle natiche in un gesto lento e possessivo. Sotto le dita sento il calore della sua pelle, la morbidezza della carne, il tremore residuo che ancora la attraversa a intervalli irregolari.
Lei sorride. Un sorriso stanco, appagato, le labbra socchiuse e gli occhi pesanti. «La prossima volta voglio che vieni dentro.»
La prossima volta. Le parole restano sospese nell'aria dell'appartamento, mescolate all'odore di sesso e sudore. Ci sarà sempre una prossima volta, finché suo marito parte per lavoro, la lascia sola in quella casa vuota con le sue scuse ridicole di rubinetti rotti e zucchero mancante. E io sarò qui, ad aspettarla, con il lubrificante nel cassetto e la porta aperta. Perché Caterina è la mia troia, e adesso il suo culo è mio.
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