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Il prezzo del desiderio


di cpmashaeorso
15.07.2026    |    1.371    |    2 8.9
"Ha fatto scivolare via il sottomisura e ha premuto il pollice direttamente sul mio clitoride turgido, compiendo piccoli cerchi lenti..."

Era un pomeriggio d’ufficio pigro, di quelli in cui il tempo sembra cristallizzato. Nel silenzio della stanza, lo schermo del telefono ha illuminato la mia noia: la pubblicità di un noto sito di accompagnatrici. Per pura curiosità e voglia di cazzeggio, ho iniziato a sbirciare. Solo ragazzine ricoperte di filler e silicone, tutte terribilmente uguali. È stato in quel momento che un brivido di pura provocazione mi ha solleticato la schiena: e se creassi un profilo mio?
Volevo trasmettere un’idea precisa: una MILF di classe, algida, proibita, per pochissimi eletti. Niente doveva essere scontato. E, soprattutto, volevo farmi pagare profumatamente. C’era un paio di sandali di Yves Saint Laurent che mi ossessionava da settimane; non avrei mai speso mille euro di tasca mia per delle scarpe, ma l’idea che fosse il desiderio di uno sconosciuto a comprarmele mi eccitava da morire.
Ho selezionato con cura le foto. Prima il viso, lo sguardo altero ed elegante; poi, per ultime, le mie armi di seduzione di massa: le foto del mio pezzo forte, il mio sedere perfetto, incorniciato dai miei splendidi piedini curati.
La mia tariffa era un filtro spietato: 100 € all'ora, minimo quattro ore, con spese di trasferta a parte. Spudata? Forse. Ma so quanto valgo.
La casella di posta è letteralmente esplosa. Molti uomini, banali e sbrigativi, chiedevano solo il prezzo e passavano oltre. Due, invece, hanno catturato la mia attenzione: un imprenditore umbro e un trentenne milanese. Con quest'ultimo, che chiamerò Silvio, è scattata subito un'intesa mentale inaspettata.
La cosa mi destabilizzava. A casa ho un compagno; siamo una coppia aperta, scambisti, ma questa era un'altra storia. Non potevo dirgli la verità: non ha fantasie da cuckold e non avrebbe capito. Nel frattempo, Silvio si faceva sempre più incalzante, magnetico. Mi ha detto che sarebbe venuto a Rimini per lavoro e mi ha chiesto una carta prepagata per bloccare l'appuntamento, versando immediatamente 200 € come caparra. In chat era delizioso: mai una parola volgare, nessun accenno esplicito al sesso, solo il desiderio dichiarato di godere della mia compagnia a cena. E, se la chimica fosse stata quella giusta, la speranza accarezzata di avermi con sé nella sua stanza d'albergo.
Per il mio compagno ho confezionato la scusa perfetta: un addio al nubilato fuori città, rientro indefinito.
Il giorno dell'appuntamento, la preparazione è stata un rituale erotico. Ho indossato un abito lungo, scivolato, incredibilmente elegante. Sotto, solo un filo di perizoma invisibile. Niente reggiseno: i miei piccoli seni fieri si indovinavano appena in trasparenza sotto il tessuto leggero. Ai piedi, i miei sandali YSL assassini. In valigia, ho nascosto l'artiglieria pesante: una sottoveste di raso nero con spalline di Swarovski che brillavano nell'oscurità, un flacone di olio caldo da massaggio, un plug e il mio inseparabile stimolatore clitorideo.
L'appuntamento era al parcheggio del ristorante Somar Lungo, al porto di Rimini.
Quando sono arrivata, lui mi è venuto incontro. Non ho fatto in tempo a vedere da che auto scendesse – un suv sportivo e imponente –, perché i miei occhi sono rimasti catturati solo da lui. Era altissimo. Io, svettante sui miei tacchi, superavo il metro e ottanta, ma lui mi sovrastava con i suoi quasi due metri di virilità elegante. Indossava un abito di lino stropicciato ad arte e una camicia bianca sbottonata sul petto, da cui si indovinava un fisico tonico, atletico, perfetto. In mano teneva un mazzo di fiori. Sono rimasta senza fiato, letteralmente folgorata.
A tavola, l'atmosfera si è fatta subito densa. Abbiamo ordinato un menu degustazione accompagnato da uno champagne pregiatissimo che lui ha scelto dopo un fitto e competente fitto colloquio con il cameriere. Le ore sono volate via in un soffio, tra sguardi carichi di promesse nascoste e sfioramenti impercettibili.
Prima che me ne rendessi conto, il locale stava chiudendo. Erano già passate le quattro ore pattuite.
Con assoluta naturalezza, Silvio ha tirato fuori una busta e mi ha saldato la differenza. Quasi delusa da quella transazione così formale, ho preso la busta e l'ho infilata nella borsa. Lui si è alzato per pagare il conto al tavolo e poi, voltandosi, mi ha guardata dritto negli occhi con un'intensità che mi ha fatto tremare le ginocchia.
«Sei stata bene?» mi ha chiesto con voce calda.
Sono rimasta interdetta. Mi paga, mi regala dei fiori, mi offre una cena da sogno e si preoccupa di come sia stata io?
Durante il tragitto in auto mi ero ripetuta come un mantra: prendi i soldi, goditi la cena e fatti riportare a casa, non succederà nulla.
Ma maledizione... quel tipo mi piaceva da morire. La carne ha iniziato a bruciare, il desiderio a farsi incontrollabile, e quel vestito leggero sembrava improvvisamente troppo stretto per contenere i battiti impazziti del mio cuore...
Il silenzio dell’abitacolo del suo SUV era saturo di una tensione elettrica, quasi dolorosa. L'odore della pelle dei sedili si mischiava al profumo legnoso della sua colonia e alla scia dolce del mio profumo sulla nuca. Silvio guidava con una mano sola, stringendo il volante con dita lunghe e sicure, mentre l'altra si è posata con naturalezza sulla mia coscia nuda, risalendo lentamente lungo lo spacco dell'abito. Il calore del suo palmo contro la mia pelle fredda mi ha fatto sfuggire un piccolo brivido.
Non abbiamo detto una parola. Non ce n'era bisogno.
Siamo saliti nella sua suite all'ultimo piano dell'hotel sul porto. Non appena la porta si è richiusa alle nostre spalle, il tempo è precipitato. Silvio mi ha afferrata per i fianchi, sollevandomi senza alcuno sforzo. La differenza d’altezza è svanita quando mi ha schiacciata contro la parete di legno dell'ingresso. Le sue labbra hanno cercato le mie con una fame improvvisa, implacabile. La sua bocca sapeva di champagne e di un calore speziato. La sua lingua ha forzato la mia, reclamandola in un bacio profondo, umido, che mi ha strappato un gemito soffocato contro il suo collo.
Le sue mani grandi sono scivolate sul mio sedere, sollevandomi ancora di più, mentre il mio sesso, già bagnato d'attesa sotto il velo invisibile del perizoma, si premeva contro la durezza prepotente che premeva dietro i suoi pantaloni di lino.
«Sei bellissima», ha sussurrato contro la mia gola, mentre i suoi baci scendevano a tormentarmi la clavicola, la spalla, finché le sue dita non hanno fatto scivolare giù le spalline dell'abito.
Il vestito è caduto ai miei piedi con un fruscio leggero. Sono rimasta davanti a lui solo con i tacchi YSL e quel filo di pizzo nero tra le natiche. I miei piccoli seni fieri si sono induriti all'istante al contatto con l'aria fresca della stanza. Silvio ha fatto un passo indietro per guardarmi. Nei suoi occhi scuri c'era una fame pura, primitiva. Si è inginocchiato lentamente davanti a me, i suoi occhi allineati al mio ventre che si sollevava per il respiro corto.
Con dita quasi reverenziali, ha accarezzato l'interno delle mie cosce, risalendo fino a infilare due dita sotto il pizzo del perizoma. Era già fradicio. Ha fatto scivolare via il sottomisura e ha premuto il pollice direttamente sul mio clitoride turgido, compiendo piccoli cerchi lenti. Ho gettato la testa all'indietro, le dita affondate nei suoi capelli corti per non cadere, mentre un gemito profondo mi saliva dal petto. L'odore del mio stesso sesso, intenso, muschiato e dolce, ha riempito lo spazio tra di noi. Silvio ha chinato la testa, premendo il viso contro la mia intimità, bagnandosi le labbra con le mie secrezioni prima di iniziare a leccarmi con colpi larghi, caldi e metodici. Ogni sfioramento della sua lingua ruvida mi faceva sussultare i muscoli delle cosce, mentre i miei piedi, tesi nei sandali alti, cercavano aderenza sul pavimento.
Non ho resistito. L'ho tirato su per le spalle, bisognosa di sentirlo dentro.
Ci siamo spostati sul letto immenso. Silvio si è spogliato rapidamente, rivelando un corpo scolpito, le spalle larghe e un sesso imponente, turgido e venato che rifletteva la luce soffusa della camera. Ho preso il flacone di olio caldo dalla mia valigia e ne ho versato qualche goccia sul suo petto e sulle mie mani. L'aroma di sandalo e mandorla si è diffuso rapidamente, rendendo le nostre pelli scivolose e lucide di sudore.
Mi sono sdraiata sulla schiena, tirando le ginocchia al petto per offrirmi completamente. Silvio si è posizionato tra le mie gambe, enorme, sovrastante. Ha appoggiato la punta calda del suo membro contro la mia fessura bagnata, spingendo lentamente, millimetro dopo millimetro, per assaporare la mia stretta.
L'attrito era perfetto, amplificato dall'olio e dai nostri umori mescolati. Quando è affondato del tutto, ho emesso un grido acuto, un misto di piacere e pienezza che ha riempito la stanza. Sentivo ogni sua vena, il calore quasi bruciante del suo sesso dentro di me. Ha iniziato a muoversi con un ritmo lento e profondo, ogni spinta era un colpo preciso che andava a battere contro il mio collo dell'utero, facendomi vibrare fin dentro le ossa.
Il rumore dei nostri corpi che si sbattevano l'uno contro l'altro, il suono viscido della lubrificazione e i nostri respiri affannosi erano l'unica musica.
«Guardami», ha ordinato con voce roca, e quando ho aperto gli occhi ho visto sul suo viso la stessa estasi che stava consumando me.
Ha afferrato i miei piedi, baciando il collo del piede teso e la curva delle mie dita mentre continuava a possedermi con colpi sempre più rapidi, duri, bagnati. Sentivo l'orgasmo salirmi dalle dita dei piedi, concentrandosi in un nodo di calore insopportabile tra le cosce. Silvio se n'è accorto; ha aumentato il ritmo, la sua pelle scivolosa di sudore contro la mia, l'odore maschio del suo corpo che mi inebriava ad ogni respiro.
Pochi istanti prima di cedere, ho sentito la sua mano scivolare dietro, tra le mie natiche, bagnando le dita con il nostro umore per stimolarmi anche lì, mentre con l'altra stringeva il mio clitoride. È stato il colpo di grazia.
Il mio corpo è stato attraversato da una scossa elettrica violentissima. Ho stretto le pareti vaginali intorno a lui in spasmi ripetuti, urlando il suo nome contro la sua spalla bagnata. Sentendomi cedere, Silvio ha dato tre ultime spinte vigorose, profonde, prima di irrigidirsi sopra di me con un grugnito profondo. Ho sentito il calore denso e pulsante del suo seme liberarsi dentro di me, ondata dopo ondata, riempiendomi fino all'orlo mentre i nostri petti si sollevavano all'unisono in cerca d'aria, esausti e completamente assecondati dal piacere.
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