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L'incontro con Monica. Parte 2b


di Lorenzo75bsx
05.02.2026    |    308    |    3 9.7
"Ma entrambi sentivano il peso: la felicità accecante di quel momento contro la paura sottile delle conseguenze..."
Si avvicinarono nudi. Si sfiorarono prima con le mani: lui le accarezzò la schiena morbida, scese sul fondoschiena pieno; lei gli passò le dita sul petto peloso, poi più in basso, sfiorando l’erezione con delicatezza. Si baciarono di nuovo, lingue lente, profonde. Lui le morse piano il labbro inferiore, poi scese sul collo, sul petto. Prese un capezzolo in bocca, lo succhiò forte, lo morse delicatamente. Monica gemette, inarcò la schiena, le mani nei capelli rasati di lui.

«Sdraiati» sussurrò lui.

Lei obbedì, si sdraiò sul letto coniugale, le gambe leggermente aperte. Lorenzo si inginocchiò tra le sue cosce, le baciò l’interno morbido, risalì piano. Quando arrivò al pube rasato, inspirò il suo odore intimo. Le aprì le labbra piccole con le dita, espose il clitoride sensibile, poi posò la lingua.

Monica sussultò al primo contatto. Lui le leccò piano, cerchi lenti intorno al clitoride, poi lo prese in bocca, succhiando delicatamente. La lingua di lui era calda, insistente. Lei gli afferrò i capelli, spinse i fianchi contro la sua bocca. Pochi minuti bastarono: il corpo di Monica si tese, le cosce tremarono, un gemito lungo e strozzato le sfuggì mentre veniva, il primo orgasmo che la attraversò come un’onda improvvisa. Lui continuò a leccarla piano mentre lei tremava, assaporando la sua umidità.
Quando il respiro di lei si calmò, Monica lo tirò su. «Ora tocca a te» disse, ma lui scosse la testa.

«Dopo. Voglio sentirti.»

Si sdraiò sopra di lei in missionario. Il pene curvo sfiorò l’ingresso morbido. Entrò piano, centimetro dopo centimetro, sentendo la stretta calda e bagnata avvolgerlo. Monica gemette, le unghie sulla schiena di lui. Lui iniziò a muoversi lento, profondo, ogni spinta che la faceva inarcare. I seni pesanti di lei ondeggiavano a ogni affondo, lui li prese in bocca alternandoli, succhiando e mordendo i capezzoli chiari fino a farla ansimare di nuovo.

Dopo qualche minuto cambiò posizione. Lei si girò a pecora, come aveva confessato tante volte nelle chat: era la sua preferita. Il fondoschiena morbido e pieno si offrì a lui. Lorenzo le afferrò i fianchi, entrò di nuovo da dietro, più profondo. La curvatura del pene premeva esattamente sul punto giusto. Monica affondò il viso nel cuscino, gemendo forte a ogni spinta. Lui accelerò, una mano che scivolava sotto per sfregare il clitoride gonfio. Lei venne di nuovo, il secondo orgasmo più violento, il corpo che tremava, le pareti interne che si contraevano intorno a lui.

Lorenzo sentiva l’orgasmo avvicinarsi. Si sfilò, la girò supina. Voleva finire nella sua bocca, come aveva fantasticato per mesi, ma non sapeva ancora fin dove poteva spingersi. Monica capì, gli prese il pene in mano, lo masturbò veloce, la lingua che sfiorava la cappella. Lui esplose: schizzi caldi le finirono sulla pancia morbida e sui seni pesanti, qualche goccia arrivò fino al collo. Monica sorrise, si passò un dito sul petto, lo leccò piano, assaporando.

Crollarono uno sull’altra, abbracciati sul letto coniugale. Il sudore li incollava, i respiri si calmavano piano. La luce del mattino illuminava ogni dettaglio: i segni rossi sui capezzoli di lei, il seme che colava sulla sua pelle, il pene di lui ancora semieretto contro la coscia di lei.

Rimasero così per un tempo che sembrò eterno. Nessuno parlò subito.

Poi Monica sussurrò: «È stato… incredibile. Ma ora?»

Lorenzo le accarezzò i ricciolini suduti. «Non lo so. Le nostre vite… i bambini, i mariti… potrebbe cambiare tutto.»

«Oppure no» rispose lei, ma la voce tremava. «Se stiamo attenti. Se continuiamo a vederci solo così, quando possiamo.»

Si baciarono piano, un bacio dolce, quasi tenero. Ma entrambi sentivano il peso: la felicità accecante di quel momento contro la paura sottile delle conseguenze.

L’orologio sul comodino segnava le 11:20. Lorenzo sospirò. «Devo tornare al lavoro. Riunione alle 13.»

Si alzò, raccolse i vestiti sparsi sul pavimento. Monica rimase sdraiata, nuda, a guardarlo vestirsi. Quando lui fu pronto, si chinò su di lei, le diede un ultimo bacio profondo.

«Ci sentiamo stasera?» chiese lui.

«Stasera» confermò lei. «E la prossima volta… voglio assaggiarti fino in fondo.»

Lorenzo sorrise, le sfiorò una guancia. Uscì dalla camera, scese le scale, attraversò la cucina ancora profumata di caffè. Fuori, il sole era alto, il paese tranquillo. Salì in macchina e partì, il sapore di lei ancora sulla lingua, il corpo sazio ma la mente già piena di domande.

Monica rimase nel letto ancora un po’, le mani sul ventre appiccicoso, ascoltando il silenzio della casa vuota. Sapeva che nulla sarebbe stato più come prima. Ma in quel momento, non le importava.
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