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Gay & Bisex

Il dentista Siciliano


di Lorenzo75bsx
27.04.2026    |    882    |    7 9.1
"Quando ha finito, ha tirato fuori lentamente il cazzo, e un rivolo di miscuglio caldo di piscio e sperma mi è colato fuori dal buco aperto, bagnando le lenzuola..."
Mi chiamo Lorenzo, ho 48 anni, sono sposato con figli e vivo una doppia vita che mi fa impazzire. Quando sono in trasferta a Treviso per lavoro, divento la puttana remissiva che ho sempre represso. Quella sera avevo chattato su quell’app gay con un dentista siciliano di 60 anni, brizzolato, sposato anche lui, con la famiglia giù in Sicilia. Mi aveva scritto chiaro e secco: «Stasera alle 22 al mio B&B. Porta solo il culo e la bocca. Sarai la mia troia per tutta la notte.»
Quando ho bussato alla porta della stanza, il cuore mi martellava nel petto e il buco mi pulsava già di desiderio. Mi ha aperto lui: alto, spalle larghe, peli grigi sul petto che spuntavano dalla canottiera bianca aderente, sguardo da maschio dominante e un sorrisetto arrogante sulle labbra. Senza dire una parola mi ha afferrato per il polso e mi ha tirato dentro, chiudendo la porta con un calcio.
«Spogliati subito, troia. Voglio vederti nudo.»
Le mani mi tremavano mentre mi toglievo tutto: maglietta, pantaloni, mutande. Sono rimasto completamente nudo davanti a lui, il cazzo già mezzo duro per l’umiliazione. Mi ha guardato da capo a piedi come se fossi una cosa di sua proprietà.
«In ginocchio.»
Mi sono abbassato subito. Mi ha infilato due dita spesse e ruvide in bocca, spingendole fino in gola, facendomi sbavare come una puttana. «Succhiale bene, brava… fammi vedere quanto sei remissiva.» Poi si è abbassato i pantaloni e mi ha sbattuto il cazzo grosso, venoso, con la cappella larga e scura, dritto in faccia. Era già duro e profumava di maschio maturo. Mi ha preso per i capelli con forza e me l’ha infilato in bocca fino alle palle, scopandomi la gola senza pietà. Lacrime mi scendevano dagli occhi mentre lui mi sputava grosse gocce di saliva calda sulla faccia e sulle labbra.
«Brava puttana… ingoia tutto. Fino in fondo.»
Mi ha scopato la bocca per minuti interminabili, tirandomi i capelli, spingendo fino a farmi vomitare saliva. Poi mi ha tirato su per i capelli, mi ha aperto la bocca con due dita e mi ha sputato direttamente sulla lingua, un grosso sputo denso. «Ingoia, troia.» Ho mandato giù tutto, gemendo.
Mi ha buttato sul letto a quattro zampe, mi ha allargato le natiche con le mani grandi e callose e mi ha sputato sul buco, una, due, tre volte, sentendo lo sputo caldo colare dentro. Poi ha iniziato a leccarmi voracemente, infilandomi la lingua profonda, mordicchiandomi le chiappe, mentre mi teneva fermo per i fianchi. «Che culo da puttana che hai… già bagnato e aperto solo a sentire il mio odore.»
Ha usato pochissimo lubrificante. Mi ha infilato prima due dita, poi tre, poi quattro, aprendomi brutalmente, ruotandole dentro di me mentre mi diceva parole sporche con quel suo accento siciliano caldo e volgare. Quando ha sentito che ero abbastanza largo, mi ha appoggiato la cappella sul buco e ha spinto tutto dentro in un colpo solo, fino alle palle. Ho urlato di dolore e piacere, ma lui mi ha tappato la bocca con una mano grande e ha iniziato a sbattermi con spinte forti, profonde, senza pietà.
«Prendilo tutto, troia. Questo culo è mio stasera. Senti come ti apro?»
Mi scopava come un animale, il letto che sbatteva contro il muro, il suo corpo sudato che sbatteva contro il mio. Ogni tanto tirava fuori il cazzo lucido di lubrificante e succhi e me lo infilava di nuovo in bocca, facendomi assaggiare il mio stesso sapore di culo. Mi ha girato in tutte le posizioni: a pecorina, di lato, sulla schiena con le gambe alzate. Mi ha sputato in faccia, in bocca, sul petto, mentre mi chiamava puttana, troia, schiavetta bisex, cagna in calore.
Dopo quasi un’ora di scopate brutali, mi ha messo di nuovo sulla schiena, mi ha alzato le gambe fino alle spalle e ha iniziato a fottermi con colpi lenti e profondi, guardandomi negli occhi. «Ora ti riempio, troietta.» Ha accelerato, grugnendo, e alla fine ha spinto tutto dentro e ha sborrato. Ho sentito chiaramente gli schizzi caldi e densi del suo sperma che mi inondavano l’intestino, fiotto dopo fiotto, riempiendomi completamente. Era tantissimo, caldo, vischioso. È rimasto dentro di me per qualche secondo, pulsando, svuotandosi fino all’ultima goccia.
Poi, senza tirarlo fuori, mi ha guardato con quel sorriso da maschio soddisfatto e ha detto: «Adesso senti cosa ti faccio, puttana.»
Ancora con il cazzo duro dentro di me, pieno del suo sperma, ha iniziato a pisciare. Un getto caldo, potente, diretto nel mio intestino. Sentivo il suo piscio mescolarsi al suo sperma, riempirmi ancora di più, gonfiarmi la pancia da dentro. Era bollente, intenso, mi entrava profondo mentre lui continuava a spingere piano il cazzo per far entrare tutto. «Senti, troia? Ti sto pisciando direttamente nell’intestino… ti riempio di piscio e sborra. Sei la mia latrina vivente.»
Gemetti come una vera puttana, il corpo che tremava, il buco che pulsava intorno al suo cazzo mentre lui continuava a pisciare dentro di me per lunghi secondi, svuotandosi completamente. Quando ha finito, ha tirato fuori lentamente il cazzo, e un rivolo di miscuglio caldo di piscio e sperma mi è colato fuori dal buco aperto, bagnando le lenzuola.
Mi ha guardato soddisfatto, il cazzo ancora mezzo duro e lucido. «Brava la mia troia bisex… ora pulisci tutto.» Mi ha messo in ginocchio e mi ha infilato il cazzo in bocca, facendomi leccare e succhiare via il sapore del suo piscio e della sua sborra mescolati al mio culo. «Fino all’ultima goccia, puttanella.»
Poi mi ha dato uno schiaffetto leggero sulla guancia bagnata e mi ha sorriso arrogante. «Domani sera ti voglio di nuovo qui, stessa ora. E stavolta ti tengo tutta la notte, ti userò fino a farti urlare.»
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