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La devota Valentina


di Membro VIP di Annunci69.it Cukiji
16.04.2026    |    59    |    2 6.0
""Mi ha appena scritto Mara, ha litigato con il suo ragazzo ed è in crisi di panico..."
Questo racconto è scritto a 4 mani con la mia devota Valentina (nome di fantasia). Il nostro rapporto è così, frugale, d'impatto, feroce. E dura da qualche anno. Nel racconto è lei che descrive cosa prova ogni volta con me ma soprattutto il ribrezzo nei confronti del suo cornuto compagno. Godetevelo così come io, ogni volta, godo lei. Max.

Mi chiamo Valentina, ho 40 anni.

Filippo è seduto sul tappeto del salotto, con la schiena appoggiata al divano. Sta guardando una serie su Netflix e, intanto, mi massaggia i piedi. Lo fa senza che glielo abbia chiesto. Mi accarezza le caviglie con una devozione che rasenta l'adorazione, girandosi ogni tanto per sorridermi e chiedermi: "Stai comoda, amore?".

Lo guardo dall'alto in basso, sprofondata nei cuscini, e sento un'ondata di repulsione così forte che devo sforzarmi di non ritrarre le gambe.

Mi fa schifo.

Mi fa schifo la sua bontà, la sua disponibilità infinita, la sua voce sempre pacata. Mi fa schifo il modo in cui mi perdona tutto, il modo in cui annulla se stesso pur di compiacermi. Se domani gli dicessi che voglio trasferirmi in Lapponia, lui inizierebbe a impacchettare i cappotti. È uno zerbino perfetto. Un uomo castrato dalla sua stessa, patetica necessità di essere "un bravo ragazzo".

Sotto la mia coscia sinistra, nascosto dalla coperta, c'è il mio telefono. Lo schermo è rivolto verso il basso. È in silenzioso, ma so che tra poco vibrerà.

Sto aspettando un messaggio di Max.

Max non mi chiede mai se sto comoda. Max non mi massaggia i piedi. Max mi scrive alle undici di sera, di solito di martedì o di giovedì, con messaggi di tre parole: "Scendi, sono giù". Non mi chiede come è andata la mia giornata, non mi porta a cena fuori, non mi regala fiori. Mi usa. Mi sbatte sul sedile posteriore della sua macchina o sul materasso sfatto di casa sua, senza nemmeno baciarmi sulla bocca a volte, consumando il suo desiderio con una freddezza che rasenta il disprezzo. E quando ha finito, si riveste e mi dice: "Ora vai che domattina ho la sveglia presto".

E io sbavo.

Sbavo per lui come un cane affamato. Quando sono con lui, divento una mendicante. Elemosino le sue briciole di attenzione, cerco di strappargli un complimento, mi umilio cercando di essere la migliore a letto pur di fargli ammettere che sono speciale. Lo guardo trattarmi come un pezzo di carne, guardo il suo sguardo distratto mentre si allaccia i pantaloni, e il cuore mi batte a mille all'ora. L'adrenalina mi pompa nelle vene, mi sento drogata, accesa, viva.

Se Filippo scoprisse tutto questo, ne mori*ebbe. Ma la cosa peggiore non è il tradimento fisico. La cosa peggiore, quella che fa di me un mostro inumano, è che io godo del contrasto.

Torno a casa da Max, con i vestiti che puzzano del suo fumo e della sua indifferenza, strisciando dentro me stessa per come mi sono fatta trattare, e trovo Filippo addormentato sul divano con la luce accesa, che mi aspettava. Quando mi vede, si stropiccia gli occhi e mi chiede dolcemente: "Amore, com'è andata la cena con le ragazze? Ti ho lasciato la tisana in caldo".

In quel momento, l'abisso della mia tossicità si rivela in tutta la sua miseria. Invece di provare gratitudine, io provo una rabbia feroce verso Filippo. Lo odio perché è facile. Lo odio perché la sua sottomissione mi sbatte in faccia il fatto che io, invece, sono il burattino di un altro. Vorrei che si alzasse, che mi urlasse in faccia, che mi sbattesse al muro, che facesse l'uomo. E invece mi porta la camomilla.

Il telefono sotto la mia coscia vibra. Una scossa breve.

Sento lo stomaco che si contrae. Il respiro mi si mozza. Sfilo lentamente il cellulare da sotto la coperta, assicurandomi che Filippo non stia guardando.

È Max.
"Passo da te tra mezz'ora. Fatti trovare sotto, Troia"
Niente ciao. Nessun preavviso. Un ordine secco, impartito a una schiava che sa già che obbedirà.

Sorrido allo schermo, sentendo un calore malato salirmi alle guance. Blocco il telefono, lo appoggio sul bracciolo del divano e accarezzo i capelli di Filippo.

"Amore," gli dico con la mia voce più dolce, quella che lui ama tanto. "Mi ha appena scritto Mara, ha litigato con il suo ragazzo ed è in crisi di panico. Devo correre da lei, mi dispiace da morire."

Filippo si ferma, mi guarda con i suoi grandi occhi da cucciolo fedele. "Vai tranquilla, ci mancherebbe. Vuoi che ti accompagni? Fa freddo fuori".

"No, prendo la mia macchina, faccio in un attimo," rispondo, alzandomi per andare a rimettermi il rossetto.

Mentre mi guardo nello specchio dell'ingresso, so perfettamente che mi sto scavando la fossa da sola. So che Max mi distruggerà e che un giorno butterò via la devozione di Filippo per ritrovarmi con un pugno di mosche. Ma me ne frego. Perché la cruda e sporca verità è che preferisco mille volte strisciare nel fango per un uomo che mi tratta come una puttana, piuttosto che morire di noia sul trono di un uomo che mi tratta come una regina.
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