tradimenti
McLuke 44, Ines e Timideo alle Sabbie Nere
12.02.2026 |
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"Non parla ma ha lo sguardo orgoglioso di chi ancora ha cartucce da sparare, per lui era sufficiente cosi; in quel momento la mia eccitazione arriva ad un livello superiore e dico ad di Ines di..."
Un semplice lunedì di febbraio di quelli pesanti, i rovesci che si alternano alle schiarite, il morale un po’ instabile di chi odia il freddo e la voglia di avventurarsi da solo alle sabbie nere, il luogo che rigenera e ti isola dalla folla di Civitavecchia. In un mio piccolo zaino che porto con me ci sono asciugamano, kway, birra, sigari e un testo di filosofia. Scendo giù dal parcheggio che costeggia il Castello, dribblo il poco fango rimasto dalle ultime pioggie e a testa bassa mi dirigo sulla sinistra dopo la casetta di guardia della caserma che costeggia le sabbie nere.
Faccio duecento metri, saranno state le 12.30, e mi metto seduto: solo vento, un pallido sole che ogni tanto fa capolino dalle nuvole, il mio sigaro toscano alla castagna e qualche granello di sabbia a infastidirmi.
Sembrava una giornata solo mia perché non c’era apparentemente anima viva intorno a me, se non le mucche del vicino allevamento.
Tutto però cambia in fretta nella vita e dalla mia sinistra sbucano da direzione campo di Mare una coppia: lui 70 anni mal portati, magrissimo, un codino stile New Trolls e lei 65 anni, o forse di più, capelli biondi ma con qualche gioca di grigio per una tintura che stava svanendo, ma con un bel seno ancora tonico e dalla cui maglietta si vedevano i capezzoli appuntiti.
Si fermano a pochi metri da me e il marito Timideo con una vecchia canna in bambù si mette a pescare, poi cosa con un’attrezzatura così, e sua moglie Ines, accanto a lui su un tronco portato a riva dal mare: ci mancava una colonna sonora di Gino Paoli o di Fabrizio De André per rendere tutto abbastanza fuori dal tempo ma con il mare comunque come soggetto.
A un certo punto mi avvicino a loro giusto per fare qualche passo e la signora mi chiama e mi fa cenno con le mani di avvicinarmi senza problemi.
Mi chiede cosa faccia nella vita ed io le rispondo, spiegando il mio mestiere: scrittore e insegnante a tempo perso.
Lei ascolta interessata e successivamente mi offre un bicchiere di vino bianco Casareccio che tiene in una borsa frigo lunga a forma di bottiglia: accetto e proseguiamo a parlare.
Lei mi spiega di essere un’ex insegnante casualmente a Civitavecchia e suo marito poliziotto in pensione: avevano deciso di vendere una casa a Ladispoli tempo fa, una volta i figli sistemati, e prenderne una a Campo di Mare.
Spiego loro che vengo spesso alle sabbie nere a Santa Severa poiché sono un naturista e nudista da sempre praticamente: anche loro mi dicono ma si affacciano nella zona nudista solo quando il tempo è incerto; un po’ per vergogna e un po’ per pigrizia.
Mentre parliamo alla signora scende la spallina del vestito ed esce inavvertitamente una parte di un seno grosso ma ancora ben ancorato al corpo, dirompente e con un capezzolo perfetto nè troppo piccolo nè troppo grosso e bello scuro: io in genere mi eccito molto quando non programmo le cose; o quando sento l’odore della femmina forte, deciso e pronto. Non amo partire per fare una cosa perché prontamente non riesce. Credetemi in quel momento mi ha colto un’erezione inaspettata di cui la signora si era resa subito conto ma il consorte apparentemente no.
Bene nel giro di qualche secondo mi sono trovato il cazzo in mano ad Ines, lei mi ha sbottonato in una maniera talmente tanto veloce che anche volendo non avrei potuto fermarla.
Timideo non se ne era forse accorto e continuava a pescare in silenzio: forse voleva questo; la spiaggia era totalmente deserta, l’aria non fredda e quasi primaverile.
Dopo qualche Timideo, che invece aveva visto tutto, chiede: “Ines, com’è?”. E sempre guardando fisso il mare, mi accorgo che anche lui si tira fuori il cazzo: aveva due palle enormi molto calate e una cappella gigante in un membro non grandissimo. Ines risponde: “ Cappella bordeaux, quasi metallizzata e pulita”. Succhiava in maniera pazzesca alternando velocità e delicatezza; mi leccava le palle e alcune volte risaliva con un arte e una maestria che neanche in partner più giovani ho trovato.
Il marito inizia a toccarsi il suo vecchio ma ancora attivo cazzo. Io nel frattempo mi abbasso di più i pantaloni: volevo avere libertà di movimento. Ines mentre mi lecca ad un certo punto mi mette un dito nel sedere, poi lo bagna con la sua saliva e lo rinfila dentro, per poi proseguire a leccare. Il cazzo mi era diventato di marmo; la cappella lucida e larga. Era tutto tremendamente perfetto.
Ines mi dice di mettermi seduto accanto a lei sul tronco: si abbassa i suoi jeans a vita alta e si tira giù le mutande: la fica aveva pochi peli ma era ben tenuta, curata, con delle labbra grandi e pendenti come la cresta di una gallina.
Si mette sopra di me, si bagna la fica con una mano e poi con la stessa mano si infila il mio cazzo nella sua fica bagnata come quella di un adolescente. Era larga, calda e con un odore di femmina.
Nel frattempo Timideo abbassa la canna e si avvicina masturbandosi a noi.
Ines glielo accarezza delicatamente e lo guarda quasi dolcemente mentre mi cavalca: a lui diventa duro con difficoltà ma alla fine tiene botta.
Ines mi dà due tre colpi forti; Timideo riesce a far colare nel frattempo qualche goccia di sborra dalla sua grande cappella sulla sabbia umida. Non parla ma ha lo sguardo orgoglioso di chi ancora ha cartucce da sparare, per lui era sufficiente cosi; in quel momento la mia eccitazione arriva ad un livello superiore e dico ad di Ines di alzarsi perché sto scoppiando.
Mi metto con il cazzo davanti al viso di Ines, me lo smanetto un paio di volte e poi le inondo le tette di sperma con qualche goccia che finisce sulla pancia; lei a quel punto me lo ripulisce con cura, con la sua calda bocca, e prima ritira su le mie mutande e i miei pantaloni e poi ritira su i suoi jeans. Ines si è pulita, io Idem. Poi le dico che devo far pipì e mi chiede si può vedere: me lo prende mentre faccio pipì e poi mi ripulisce il cazzo con l’urina che stava ancora sulla punta della cappella.
Timideo aveva già ripreso a pescare come se niente fosse accaduto ma un lunedì “inutile” di febbraio si era trasformato in qualcosa di inaspettato, orgasmico.
Soprattutto vero: quelle situazioni vere ma quasi impossibili da immaginare, soprattutto d’Inverno.
Capisco sempre più che la vita nasconde sorprese che probabilmente rendono la severità di alcune coppie un po’ patetica e superata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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