tradimenti
Nel negozio di abbigliamento
27.11.2025 |
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"Le dita scivolarono sul tessuto, denudando il seno piano, il capezzolo che spuntava..."
Era una sera di fine settembre, faceva ancora caldo. Roberto aveva ricevuto un DM. Un tizio che si faceva chiamare "TailorEye", proprietario di un negozietto di abiti in un paesino fuori zona (e lontano da occhi indiscreti). "Perché non proponi a tua moglie l'acquisto di qualche vestito? Ho un negozio. Sarebbe una buona scusa. Garantisco riservatezza: venite dopo le 20, chiudo le serrande e nessuno vede niente. Età 42, etero, discreto."Roberto aveva sorriso. Perfetto, naturale come una passeggiata. Ne aveva parlato con Elena quella mattina. "Ele, ho un'idea. C'è questo negozio di vestiti in un paesino qui vicino. Dicono che hanno roba particolare. Che ne dici se andiamo stasera? Potresti trovare qualcosa di carino per rinfrescare il guardaroba."
Elena aveva alzato un sopracciglio, i suoi occhi castani che lo squadravano. "Robè, un negozio in un altro paese? Perché?”
“Ho letto recensioni. Poi potrebbe essere una buona occasione di svago” dice facendo l’occhiolino
“Va bene, andiamo. Io ricordo la mia promessa. Ma tu ricorda la tua. Solo ignari che tu mi cerchi situazioni borderline”
"Tranquilla," aveva risposto lui, con quel sorrisetto che nascondeva tutto.
Alle 20:05, parcheggiarono davanti poco distante al negozietto. Stile moderno e semplice. Il paese brulicava ancora ma i negozi erano tutti in chiusura. Il proprietario, un tipo sulla quarantina. "Buonasera” disse.
"Buonasera," disse Roberto. "Cerchiamo un abito per mia moglie Elena. Qualcosa di elegante, magari per un’occasione speciale. So che siete in chiusura. Ma pochi minuti."
“Ci mancherebbe. Ma se non è un problema inizio a chiudere per evitare altri ingressi”
Tirò giù le serrande con un clang metallico, isolandoli dal mondo.
L’interno era compatto e ben organizzato. Nonostante le dimensioni ridotte, gli spazi erano curati e ottimizzati con scaffali a vista e stand appesi che permettono di toccare e sfogliare i capi facilmente.
Dario, squadrando Elena da capo a piedi. "Vediamo cosa abbiamo. Per un’occasione, magari un tailleur? O qualcosa di più... accattivante?"
Roberto intervenne, con un ghigno complice che Dario colse al volo. "Beh, in realtà, Ele ha un colloquio di lavoro tra un paio di mesi. Part-time, ma per aumentare le chance, meglio un abito succinto, provocante. Che mostra un po' di... personalità. Che ne dici?"
Elena arrossì, ma rise nervosa. "Robè, sei matto? È un colloquio, non una festa. Ma... ok, vediamo."
Dario si illuminò, guidandoli verso uno scaffale. "Purtroppo siamo in cambio stagione. I nuovi arrivi autunnali non sono ancora qui – scusate, il fornitore è in ritardo. Non posso soddisfare per tailleur eleganti. Ma sugli abiti estivi o costumi... posso farvi un forte sconto liquidazione. Provate? C'è un costume intero che potrebbe andarvi bene, con parti da incrociare – comodo, ma... valorizzante."
Elena esitò, ma Roberto spinse: "Dai, Ele, provalo. Tanto siamo qui."
Dario le porse il costume. “Questo è un costume intero audace e moderno, caratterizzato da un design con ampi ritagli che gli conferiscono l'aspetto di un bikini unito al centro."
Elena si chiuse nel camerino, la tenda che frusciava. Pochi minuti dopo, uscì rossa in viso, il costume che le fasciava il seno e le curve. "Robè, è troppo... stretto. Che ne dici?"
Roberto la squadrò, eccitato. "Stai una bomba"
Dario intervenne, con un tono professionale ma occhi fissi. "Signora, non è quello il modo giusto di metterlo. Gli incroci sono storti – il seno non è sostenuto bene. Venga, le mostro io. Torni dentro, chiuda la tenda."
Elena guardò Roberto, che annuì. "Dai, è il suo mestiere."
Tornò nel camerino, e Dario entrò dietro, tirando la tenda con un gesto secco. Lo spazio era angusto: specchio di fronte, Elena di spalle, il costume mezzo slacciato. Dario si avvicinò, le mani che sfioravano i lacci sul collo – un tocco borderline, leggero sulle spalle per testare. "Ecco, signora, lasci che le aggiusti. Questo costume deve avere una profonda scollatura a V, esaltando il décolleté. La parte superiore è allacciata al collo. Ma il tratto distintivo sono i grandi ritagli laterali che espongono l'area della vita, lasciando intatta solo una stretta fascia centrale di tessuto che unisce la parte superiore e inferiore del costume.” E toccava il seno e i fianchi per "sistemare".
Elena non reagì, restando ferma, e lui prese coraggio. Le dita scivolarono sul tessuto, denudando il seno piano, il capezzolo che spuntava. "Devo incrociare qui," mormorò, e una mano le sfiorò il seno nudo, palpandolo leggermente per "posizionare" il tessuto – più esplicito ora, un palpo diretto. "Così è meglio, vede? Sostiene di più."
Elena sentì il calore della sua mano, cruda, sul capezzolo che si induriva. "Grazie," balbettò, il cuore che le martellava, ma non si mosse. Dario non si fermò: "Ora i fianchi." Le mani scesero. Si strusciò con cazzo sul fondoschiana e premeva da dietro con il rigonfiamento nei pantaloni che toccava suo sedere, una strusciata esplicita, prolungata. "Pronto," disse, uscendo con un sorriso innocente. "Ora è perfetto."
Elena uscì, rossa, il costume che le modellava il corpo. Roberto la guardò, fingendo sorpresa. "Bello, Ele. Provane un altro." Dario porse un secondo costume, verde scuro, due pezzi (ma basta con le descrizioni sennò sembra una sfilata di moda).
"Questo è più... libero." Elena si chiuse di nuovo, ma Dario entrò quasi subito. "Serve aiuto?" Non aspettò risposta. Slacciò il primo, denudandola di nuovo, e mentre le passava il secondo sulle spalle, palpò il seno con entrambe le mani, strizzandolo piano – esplicito, senza scuse. "Devo vedere se entra bene." Elena ansimò, ma restò ferma. "Ecco, così non stringe." Uscì, e Roberto annuì: "Prova il terzo, dai."
Andò avanti così per quattro costumi: ogni volta, Dario entrava, denudava il seno, palpava con scuse che svanivano ("Controllo l’elastico"), strusciandosi da dietro mentre "aggiustava" i lacci, il suo corpo che premeva contro il sedere di Elena. Sentiva, il rigonfiamento contro di lei, ma non diceva niente – era il gioco, crudo, diretto.
Alla fine, Dario propose: "Per quanto riguarda il colloquio anche se non è autunnale Vorrei farti provare una blusa in pizzo. Per vedere l’effetto che diceva suo marito. Qualcosa di audace. No?"
Elena, annuì. Si tolse il costume, restando solo con gli slip nel camerino, e infilò la blusa aiutata dal presente Dario. Era sottile come garza e lasciava intravedere i capezzoli. Dario guardandola disse: "Signora, se andate così al colloquio non solo vi assumono. Quello vi salta addosso. Lasci che ti allacci il body sotto." Le mani scivolarono giù infilandosi tra le gambe per "fissare" il tessuto, sfiorando le labbra con un dito. Poi, alzando lo sguardo sul seno, lo toccò con un palmo aperto, strizzando un capezzolo – diretto, senza ritegno. "Vede? Perfetto."
Elena lo fermò, afferrandogli il polso. "Scusi, signora. Volevo solo aiutare."
Roberto, fuori, aveva intravisto tutto dallo spiraglio della tenda: le mani sul seno, lo strusciarsi, il tocco tra le gambe. Il suo cuore batteva forte, il gioco lo gasava.
Uscirono senza comprare niente. "Vabbè, se per il momento non c’è niente, vediamo prossimamente con i nuovi arrivi," disse Roberto, stringendo la mano a Dario.
"Quando volete," rispose lui, con un occhiolino complice a Roberto. "venite anche sul tardi, siamo sempre soli."
In auto, Elena si sistemò la gonna. "Non ne sai niente?"
Roberto la guardò, sorpreso. "Di cosa?"
"Del tizio. Gli hai detto che ti arrovelli per trovarmi situazioni erotiche?"
"No, perché?"
Elena sospirò, raccontando tutto: i primi sfioramenti sulle spalle, come test, poi le palpate sul seno, le strusciate da dietro, le mani tra le gambe. "Mi ha denudata ogni volta, Robè. Palpava, strusciava... esplicito, diretto."
Roberto annuì, eccitato. "E tu? Non hai reagito."
"Ho lasciato fare come promesso."
Poi, Elena aggiunse: "Ma poi perché gli hai detto che devo fare il colloquio di lavoro se non ne sai niente?"
"Per spianare la strada. E la scusa del colloquio di lavoro poteva essere una buona scusa per richiedere abiti più provocanti...."
Elena rise, un misto di rabbia e eccitazione. "Sei un matto, Robè. Ma... la prossima volta, dimmelo prima."
Tornati a casa, Roberto la spinse contro il muro, baciandola con fame. "Raccontami di nuovo," mormorò, le mani che esploravano. Elena obbedì, la voce bassa, rivivendo ogni palpatina, ogni strusciata. Il resto fu crudo e diretto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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