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La collega parte 6


di Cantastorie
21.07.2026    |    273    |    0 8.0
"«Mi manda i messaggi alle otto dicendo che ha le cosce ancora indolenzite e la vagina che le brucia per quanto l'ho fatta godere..."
Qualche giorno dopo, la tensione tra Luca e Paolo sembrava appianata solo in apparenza. Paolo, ancora entusiasta per i suoi recenti trionfi erotici e del tutto ignaro del torbido intreccio che si era creato, invitò Luca a cena a casa sua per bersi una birra e guardare la partita.
​Luca accettò. Una parte di lui avrebbe voluto tagliare ogni ponte, ma una curiosità malata e perversa continuava a divorarlo da dentro. Voleva sapere fino a che punto si fosse spinta Loredana, voleva riempire ogni singolo vuoto di quella doppia vita che lei gli aveva nascosto.
​Seduti sul divano, dopo il secondo bicchiere di whisky, Paolo riprese inevitabilmente l'argomento.
​«Comunque, Luca, devi sapere come è iniziata davvero con Loredana,» disse Paolo ridacchiando, appoggiando il bicchiere sul tavolino. «Non sono stato io a cercarla, sai? È stata lei a farsi avanti. Un pomeriggio è venuta nel mio ufficio con la scusa di un documento, mi si è avvicinata da dietro e mi ha sussurrato all'orecchio che le piaceva come vestivo e che mi sognava la notte. Da lì è partito tutto.»
​Luca mandò giù un sorso bruciante di alcol, sentendo uno stomaco contrarsi. «Davvero? È stata lei?»
​«Certo!» continuò Paolo, fomentato dall'interesse di Luca. «Io non me lo sono fatto ripetere due volte. E da quella sera abbiamo iniziato a vederci quasi ogni notte. Ragazzi, quella donna ha una resistenza fisica assurda... o forse è solo una ninfomane riscaldata.»
​Luca si sporse leggermente in avanti, con lo sguardo fisso sull'amico. «In che senso fino al mattino?»
​«Nel senso che non mi faceva rientrare a casa!» esclamò Paolo ridendo. «Ci mettevamo in macchina in qualche parcheggio isolato vicino alla tangenziale. Lei saliva, si toglieva le scarpe e mi metteva le gambe sulle spalle. Voleva che la toccassi in continuazione. Io le infilavo le dita dentro, la strofinavo, le leccavo il collo e lei godeva, continuava a bagnarsi e a chiederne ancora. Mi faceva toccare fino alle quattro, alle cinque del mattino. Facevamo le ore piccole fermi in quell'abitacolo a fare cose da matti, con i vetri completamente appannati e lei che non ne aveva mai abbastanza.»
​Mentre Paolo parlava, a Luca si azzerò il respiro. Nella sua testa i pezzi del puzzle ricadevano tutti al loro posto, componendo una verità amara e umiliante.
​Si ricordò chiaramente di tutte le mattine in cui, verso le nove, mandava a Loredana messaggi dolci e premurosi: «Buongiorno piccola, come hai dormito?» e lei rispondeva sempre lamentandosi di essere distratta, devastata dalla stanchezza, dicendo che l'insonnia la stava distruggendo o che il lavoro la prostrava. Luca, colmo d'affetto e preoccupazione, le scriveva parole di conforto, raccomandandole di riposare.
​Anzi, il ricordo più nitido e umiliante gli tornò in mente come una mazzata sul petto: proprio la settimana prima, vedendola così distrutta e "affaticata", Luca si era offerto di pagarle interamente una settimana di vacanza in un resort con spa in montagna per farla rilassare e farle recuperare le energie. Le aveva persino già staccato un assegno per caparra.
​Mentre lui faceva il fidanzato premuroso e ingenuo, preoccupato per la sua salute, Loredana era semplicemente distrutta dai troppi orgasmi provati sul sedile di una macchina insieme a Paolo fino all'alba.
​«Io non so come faccia ad andare a lavorare la mattina dopo,» aggiunse Paolo divertito, del tutto ignaro del cortocircuito emotivo che stava provocando nell'amico. «Mi manda i messaggi alle otto dicendo che ha le cosce ancora indolenzite e la vagina che le brucia per quanto l'ho fatta godere. È totalmente andata.»
​Luca fissò il vuoto, stringendo il bicchiere fino a far scricchiolare il vetro. L'umiliazione di essere stato usato e preso in giro si mescolava a un senso di possesso viscerale. Pensò ai soldi spesi per la sua vacanza, alle sue attenzioni ridicole, mentre lei si faceva stropicciare da Paolo in un parcheggio fino alle prime luci dell'alba.
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