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un incontro proibito


di assodicuori83
20.07.2026    |    3.465    |    4 9.0
"Senza dire una parola, le sue labbra hanno cercato di nuovo le mie, con una forza e una spregiudicatezza ancora più selvagge di prima..."
Un Incontro Proibito
Il sabato pomeriggio al centro commerciale è un assalto di luci al neon, annunci metallici dagli altoparlanti e una folla che si muove senza una direzione precisa. Ero seduto al tavolo d'angolo del caffè vicino alle scale mobili, osservando il viavai solo per ingannare il tempo. Poi è arrivata lei.
Aveva tre o quattro sacchetti di negozi di marca stretti in una mano e il telefono nell'altra. Si è guardata intorno, visibilmente stanca, cercando un posto libero. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, non ha distolto gli occhi. C'era una frazione di secondo di troppo in quel contatto visivo, quel genere di sguardo che tra sconosciuti non si scambia mai per caso.
"È libero?" ha chiesto, indicando la sedia di fronte alla mia. La sua voce era sottile, ma decisa.
"Assolutamente. Prego."
Si è seduta, lasciando cadere i sacchetti a terra con un sospiro che sembrava liberarla da un peso ben più grande di qualche acquisto. Ha ordinato un caffè macchiato. Mentre il cameriere si allontanava, ha appoggiato le mani sul tavolo. È stato allora che ho notato la fede nuziale: una fascia d'oro lucida che contrastava con lo smalto scuro delle sue unghie.
"Giornata pesante?" ho azzardato, tenendo il tono basso, quasi confidenziale.
Elena – si sarebbe presentata così pochi minuti dopo – ha sorriso, un sorriso amaro che le ha illuminato gli occhi stanchi. "Diciamo che cercavo una scusa per non tornare a casa subito. Mio marito è convinto che io stia facendo la fila per il cambio di un vestito." Ha girato lentamente l'anello intorno al dito, un gesto automatico, nervoso. "Invece volevo solo... sparire per un po'."
La conversazione è decollata da lì, ma le parole erano solo un paravento. Quello che contava era lo spazio tra di noi che si rimpiccioliva. Ogni volta che si sporgeva in avanti per farsi sentire sopra il rumore del locale, il suo profumo – qualcosa di dolce e muschiato – arrivava prima delle sue parole. Quando ha allungato la mano per prendere il dolcificante, le dita hanno sfiorato le mie. Un contatto leggero, ma la scossa elettrica è stata immediata. Non ha ritratto la mano subito; ha lasciato che i polpastrelli indugiassero per un secondo di troppo.
"Penso che il vestito possa aspettare," ho detto, guardandola dritta negli occhi.
Lei ha buttato giù l'ultimo sorso di caffè, lo sguardo improvvisamente acceso da una scintilla di pura audacia. "Anche mio marito."Pagato il conto, siamo usciti dal caffè senza sfiorarci, ma la distanza tra noi era puramente formale. Camminavamo vicini, il ritmo dei passi sincronizzato. L'adrenalina nell'aria era quasi palpabile; chiunque ci avesse guardato avrebbe visto due normali clienti diretti al parcheggio, ma sotto la superficie c'era la complicità di chi sta per superare la linea.
Siamo scesi con l'ascensore fino al livello -2, il piano più basso, dove le luci sono più fioche e l'odore di cemento e gas di scarico sostituisce quello dei negozi. Il rumore del centro commerciale è svanito di colpo non appena le porte si sono chiuse dietro di noi. C'erano poche auto parcheggiate in quella zona, avvolte in una penombra interrotta solo dai neon giallastri.
Arrivati alla mia macchina, ho sbloccato le portiere. Il clic della serratura ha suonato come un punto di non ritorno. Elena è salita sul sedile del passeggero e io mi sono messo al volante.Non appena le portiere si sono chiuse, isolando completamente il silenzio del sotterraneo, la tensione accumulata è esplosa. Elena non ha aspettato. Si è girata di scatto, scavalcando la fila del cambio con un movimento fluido che ha fatto salire l'orlo del suo abito lungo le cosce, venendo a sedersi direttamente sopra di me, a cavalcioni.
Lo spazio stretto rendeva ogni contatto inevitabile e totale. Le sue mani sono finite subito tra i miei capelli, tirando la mia bocca contro la sua con una fame che non ammetteva repliche. Il bacio è stato famelico, una liberazione per entrambi. Sento il calore del suo corpo premuto contro il mio, il contrasto netto tra la stoffa leggera dei suoi vestiti e la mia pelle.
"Non farmi pensare," ha sussurrato contro le mie labbra, con il respiro corto di chi ha superato il punto di non ritorno.
Le mie mani sono scivolate sotto il tessuto liscio del suo abito, risalendo la curva delle gambe fino a stringere i fianchi nudi, tirandola ancora più a fondo contro di me. Ogni movimento nell'abitacolo era amplificato: il rumore dei nostri respiri che si facevano pesanti, il fruscio dei vestiti che si aprivano, la pelle che scivolava sulla pelle. Elena ha inarcato la schiena all'indietro quando le mie labbra sono scese sul suo collo, stringendo le dita sulle mie spalle. C'era un'urgenza assoluta in ogni tocco. I finestrini si sono appannati rapidamente, isolandoci in una bolla di puro calore.Il calore dentro l'abitacolo era ormai soffocante, i respiri pesanti avevano completamente cancellato il mondo fuori dietro quella spessa coltre di condensa. Elena era immobile sopra di me, con la testa appoggiata alla mia spalla e il petto che saliva e scendeva rapidamente, mentre le mie mani erano ancora allacciate saldamente ai suoi fianchi nudi. L'adrenalina era al massimo, ma il silenzio è stato bruscamente spezzato.
Un rumore metallico ha rimbombato nel cemento del parcheggio: il clack secco di una portiera che si chiudeva a pochi metri da noi, seguito dal suono di passi che si avvicinavano.
Il tempo si è fermato. Elena si è irrigidita all'istante, il suo corpo si è contratto contro il mio e la sua mano è scattata sulla mia bocca per impedirmi anche solo di respirare. Restiamo immobili, incastrati l'uno nell'altra nello spazio stretto dei sedili, con il cuore che batteva così forte da sembrare l'unico rumore rimasto. I passi avanzavano, lenti, sul cemento. Poi, improvvisamente, un fascio di luce bianca ha tagliato la penombra: i fari di un'auto che faceva manovra hanno illuminato direttamente il nostro parabrezza.
La luce ha mostrato i contorni delle nostre sagome attraverso il vetro appannato. Se qualcuno avesse guardato con attenzione, avrebbe visto l'intreccio dei nostri corpi. La paura di essere scoperti, il pensiero di suo marito, lo scandalo a un passo dal consumarsi... tutto questo si è mescolato alla carica erotica del momento, amplificandola all'ennesima potenza. Il pericolo non ha spento il desiderio, lo ha reso incendiario.
L'auto è passata oltre, le luci sono sfumate e i passi si sono allontanati verso l'uscita. Elena ha rilasciato il fiato trattenuto in un sospiro caldo contro il mio collo. Si è flessa di nuovo in avanti, i suoi occhi nei miei, accesi da una fiammata di pura eccitazione. Il rischio ci aveva uniti ancora di più. Senza dire una parola, le sue labbra hanno cercato di nuovo le mie, con una forza e una spregiudicatezza ancora più selvagge di prima.
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