tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 87 )
20.07.2026 |
425 |
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"La mia compagna di università si gira lentamente verso Massimo, quasi cercando una conferma, a ciò che ha appena sentito..."
Massimo mi guarda con un'espressione durissima. Nei suoi occhi, non c'è più traccia della sicurezza ostentata, fino a pochi istanti prima. Per la prima volta, dall'inizio della serata, è lui, ad apparire in difficoltà.
Non è tanto quello che ho detto, ad averlo colpito;quanto il fatto, che il suo tentativo di ridicolizzarmi, si sia trasformato in un boomerang. Ha cercato di mettermi in cattiva luce davanti a delle ragazze e, invece, è stato lui a ricevere un rifiuto netto.
Per un ragazzo abituato a sentirsi il protagonista del locale, è un colpo difficile da digerire.
Anche Gaia cambia completamente espressione.
Rimane seduta sullo sgabello, ma il sorriso è sparito. Non ride più.
Le labbra si serrano appena e lo sguardo diventa serio, quasi infastidito.
Dentro di me, nasce un dubbio.
Forse non si aspettava, che qualcuno prendesse le mie difese.
Per tutta la sera sono stato il bersaglio delle battute, quello da prendere in giro, quello destinato a perdere sempre.
Adesso, invece, una perfetta sconosciuta ha deciso, spontaneamente, di schierarsi dalla mia parte.
La tensione è palpabile. Sembra quasi, che tutto il locale trattenga il respiro.
Senza nemmeno alzarsi dallo sgabello, Gaia interviene:” Capelli color catrame; guarda che Francesco non è ricco.”
La frase mi sorprende. Non è una risposta a quello, che la ragazza ha appena detto.
È un tentativo di spostare completamente il discorso. Come se improvvisamente il problema fosse il denaro.
La misteriosa ragazza obietta:” E cosa centra? Stiamo parlando di un panino e di un dessert, e tu ti sei già fatta un film, in testa."
La sua risposta è immediata, lucida.
Non si lascia trascinare sul terreno, scelto da Gaia. Riporta la conversazione ai fatti, smontando quella provocazione, con poche parole.
Gaia ribatte:" Vinci il concorso di miss Italia, e poi mi rispondi così."
L'altra ragazza non arretra di un millimetro:" Abbiamo visto, come l’avete trattato, nei bagni. Neanche se vinci il concorso di miss Italia, puoi trattarlo cosi'”
Quelle parole cadono nel silenzio del locale, con un peso enorme.
Per la prima volta, qualcuno dice apertamente ciò, che tutti hanno visto. Fino a questo momento gli altri clienti avevano osservato, senza intervenire.
Adesso una voce esterna rompe definitivamente quell'equilibrio.
La mia compagna di università le risponde, senza scomporsi:” Tu non hai mai problemi con il tuo ragazzo? Sei contenta, se intervengono le altre persone ?"
Gaia cerca di spostare, ancora una volta, il discorso, su un piano diverso.
Non risponde davvero all'accusa. Cerca piuttosto di sostenere che, certe dinamiche, appartengano alla sfera privata, e che nessuno abbia il diritto di intervenire.
Il paragone mi sembra stonato. Io e lei non siamo mai stati una coppia. È proprio questa distanza, tra la realtà e le sue parole, che rende la scena ancora più surreale.
La ragazza, seduta al tavolo, si gira lentamente verso di me.
Nei suoi occhi non c'è curiosità morbosa, ma una semplice richiesta di conferma.
Per un istante sono tentato di rispondere. Basterebbe una frase, una smentita, per chiarire tutto.
Ma ormai conosco troppo bene, la mia compagna di università.
Ogni conversazione con lei, è diventata una partita a scacchi; nella quale una parola pronunciata d'istinto, può trasformarsi immediatamente, in un errore irreparabile. Non è tanto quello che dice a preoccuparmi, quanto il modo in cui riesce a reinterpretare qualsiasi risposta.
È abilissima nel cambiare il significato delle parole, nello spostare continuamente il terreno della discussione, costringendo l'altro a inseguirla.
Ripenso a tutte le volte, in cui mi sono trovato intrappolato, proprio così.
Una frase, apparentemente innocente, diventa una confessione.Un silenzio viene trasformato in un'ammissione.Una spiegazione si trasforma in una colpa.
Con Gaia, niente rimane mai fermo. Tutto cambia significato, a seconda del momento e, soprattutto, a seconda di ciò che le conviene dimostrare.
Anche questa volta, percepisco lo stesso pericolo.La sua affermazione è volutamente ambigua.
Se provassi a smentirla, potrebbe tranquillamente ribattere, che aveva usato la parola "ragazzo", nello stesso identico senso con cui, fino a pochi minuti prima, aveva parlato di "amico". Le basterebbe cambiare leggermente il significato del termine, per farmi apparire, ancora una volta, come quello che ha capito tutto male.
E io finirei nuovamente nella trappola.Ormai riconosco quel meccanismo.
Questa volta no.Questa volta scelgo di non offrirle nessun appiglio.
Rimango in silenzio.Non perché non abbia una risposta, ma perché ho finalmente capito che, con Gaia,il silenzio è la forma di difesa più intelligente.
Non tutte le provocazioni meritano una replica. Alcune aspettano soltanto una parola sbagliata, per trasformarsi nell'ennesima umiliazione.
Così mi limito a ricambiare lo sguardo della ragazza, senza confermare, né smentire nulla.Invece di lasciarmi trascinare nel labirinto costruito da Gaia, scelgo semplicemente di restarne fuori.
Intanto sento crescere, dentro di me, una strana sensazione.
Per tutta la sera, ho subito gli eventi. Ho incassato ogni colpo, senza riuscire a cambiare il corso delle cose.
Adesso, invece, mi accorgo di avere ancora una possibilità: interrompere quella spirale.
Sul bancone,c’è il telecomando del televisore.
Lo afferro, quasi d'istinto.
Per un attimo mi viene un'idea tanto assurda, quanto liberatoria.
Abbasso completamente il volume della televisione.Il silenzio improvviso richiama l'attenzione di tutti.
Poi dico:” Scusate, per sdrammatizzare la situazione, posso proporre un ballo? “
Per qualche secondo, nessuno parla.
Gaia mi guarda.
Anche la ragazza, dai lunghi capelli neri, mi osserva, incuriosita.
Persino Massimo rimane immobile.
Tutti aspettano di capire, dove voglio arrivare.
Improvvisamente la mia compagna di università scoppia a ridere: " Francesco; scusami, ma è una mossa, per farmi ingelosire? La rispedisco subito al mittente. Tu balli con lei, io ballo con Massimo. L'unico, che sarà geloso, sarai tu."
La sua risata rompe il momento, con la precisione di una lama. È una risata spontanea, sicura, priva di esitazioni.
Non sembra nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi, che il mio gesto possa avere un significato diverso, da quello che lei gli attribuisce. Nella sua mente, tutto viene ricondotto allo stesso schema: ogni mia scelta esiste soltanto in funzione sua.
È convinta che, qualunque cosa io faccia, abbia un unico obiettivo: provocare una sua reazione. E, proprio perché è convinta, che ciò non possa funzionare; trasforma immediatamente la situazione, in un'altra occasione per mettermi in difficoltà.
" Tu balli con lei, io ballo con Massimo. L'unico, che sarà geloso, sarai tu."
Quelle parole descrivono, perfettamente, il suo modo di leggere la situazione.
Non si difende, non si giustifica. Semplicemente ribalta il tavolo.
È come se volesse ricordarmi che, qualunque strategia possa immaginare, lei è sempre un passo avanti. È convinta di avere il controllo emotivo dell'intera partita, e sente il bisogno di ribadirlo, davanti a tutti.
Nuovamente la ragazza, dai lunghi capelli neri, mi guarda.
Ancora una volta,nei suoi occhi compare una domanda silenziosa. Probabilmente si aspetta che io reagisca, che smentisca Gaia, oppure che confermi le sue parole.
Forse aspetta una battuta, forse una spiegazione, ma io non gliela do.
Resto in silenzio.Non è un silenzio dovuto alla paura. È un silenzio scelto.
Di fronte alla mia mancata reazione, la mia compagna di università torna immediatamente a rivolgersi a me:" E non pensare neanche di provare ad invitarmi a ballare. Ti direi di no, e finiresti umiliato pubblicamente. Vuoi questo, Francesco?"
Le sue parole non nascono dal caso. Sono preventive.
Gaia costruisce una scena, che ancora non esiste, e la distrugge, prima ancora che possa prendere forma. È come se sentisse il bisogno di chiudere ogni possibile porta;anche quelle, che io non sto nemmeno cercando di aprire.
Il messaggio è chiarissimo.Non vuole semplicemente rifiutarmi.Vuole che tutti sappiano, in anticipo, quale sarebbe la sua risposta.
È una differenza enorme.Un rifiuto, riguarda due persone.
Un'umiliazione pubblica, riguarda un pubblico.Ed è proprio quel pubblico, che Gaia continua, in modo consapevole, a coinvolgere nelle nostre dinamiche.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, ironizza:" E sarebbe il tuo ragazzo?"
La domanda arriva con naturalezza, ma contiene anche una sottile provocazione.
Ha percepito le continue contraddizioni di Gaia. Prima mi tratta come se fossi qualcuno di molto vicino, poi prende le distanze, poi torna ad avvicinarsi.
È inevitabile che, osservando tutto dall'esterno, qualcuno finisca per confondere i ruoli.
La mia compagna di università, però, non si scompone minimamente.
" Non mi devo giustificare con te, delle mie azioni. Non rappresenti nessuna, nella mia vita."
La risposta è fredda, netta, definitiva.
Gaia non sente il bisogno di spiegarsi.Non vuole chiarire.
Vuole semplicemente riaffermare il proprio ruolo dominante, nella conversazione.
Questa discussione, ormai, mi appare completamente inutile.
Continuare significherebbe soltanto alimentare un confronto, che non può portare da nessuna parte.
E poi c'è un'altra verità, molto più importante.
Io non ho proposto quel ballo, per fare ingelosire Gaia.Sarebbe probabilmente la strategia più sbagliata possibile.
Conosco ormai abbastanza la mia compagna di università; da sapere che, una simile tattica, non funzionerebbe mai.
Gaia possiede una sicurezza in sé, quasi disarmante. Non è il tipo di persona, che reagisce con la gelosia. Anzi, trasformerebbe immediatamente qualsiasi tentativo, in un motivo per prendersi gioco di me, esattamente come sta facendo adesso.
Ma non l'ho proposto nemmeno, con l'intenzione di invitarla a ballare.
A cosa servirebbe?
Anche nell'ipotesi, ormai quasi irreale, che accettasse, quel ballo durerebbe pochi minuti.
Poi lei tornerebbe comunque da Massimo.
La serata riprenderebbe esattamente, da dove si è interrotta.Io rimarrei con un'illusione in più.
Lei, con un motivo in più, per ridere.
E soprattutto, accadrebbe una cosa, che non voglio assolutamente permettere.
Quel ballo finirebbe inevitabilmente, per sovrapporsi a quello della sera precedente.
Quel ricordo, nonostante tutto il dolore, che oggi porta con sé; continua ad avere un valore enorme, dentro di me.
È uno dei pochissimi momenti, in cui mi sono sentito davvero felice, accanto a Gaia.
Offuscarlo con un altro ballo, nato in un clima completamente diverso, significherebbe contaminarlo.
Eppure, mentre ci penso, mi rendo conto anche di un'altra contraddizione.
Forse sarebbe proprio quello, di cui avrei bisogno.Perché continuare a vivere, aggrappato ai ricordi, è ciò che mi sta facendo più male.
Ogni volta che torno con la mente, a quei cinque minuti; li confronto inevitabilmente, con ciò che è successo dopo.
Il contrasto è devastante.Più quel ricordo appare luminoso, più il presente diventa oscuro.
Ed è proprio questa alternanza, tra felicità passata e sofferenza presente, a impedirmi di andare avanti.
Forse non è Gaia, a tenermi fermo.Forse sono io, che continuo a restare prigioniero di un momento, che ormai appartiene soltanto al passato.
Mi rendo anche conto, che il mio scopo non è neppure quello di invitare la misteriosa ragazza, seduta al tavolo. Sarebbe una scelta, che non mi appartiene.
Mi sembrerebbe di comportarmi esattamente come Massimo: usare un'altra persona come strumento, come mezzo per ottenere una reazione da Gaia.
Io non sono così. O almeno, continuo a voler credere di non esserlo.
Eppure, una parte di me, non può evitare il confronto.
Continuo a ripensare a tutto quello che è successo, nelle ultime settimane.
Forse sono stato io, a sbagliare completamente approccio.
Ho scelto la prudenza, ho aspettato, ho cercato di costruire fiducia, di rispettare i tempi, di non forzare mai nulla. Mi sono convinto che fosse il modo giusto di conquistare una ragazza, come Gaia. Adesso, però, ogni certezza vacilla.
Massimo, Corrado, Fausto,hanno ottenuto di più, semplicemente andando dritti al punto. Probabilmente anche Mariano, seppure non possa esserne certo.
Nessuna attesa. Nessun ragionamento infinito. Nessuna paura di esporsi.
Io, invece, ho passato settimane ad analizzare ogni parola, ogni sorriso, ogni gesto, convinto che la pazienza sarebbe stata premiata. Ora mi domando se quelle che chiamavo maturità e furbizia,non fossero, in realtà, soltanto paura.
C'è anche un motivo secondario, che mi sconsiglia caldamente, di avvicinarmi a quella ragazza.Una consapevolezza, molto più realistica.
Non potrei essere sicuro della sua risposta.
Potrebbe sorridermi. Potrebbe accettare, ma potrebbe anche rifiutarmi.
Un invito a ballare, non è una semplice richiesta, in una tale situazione.
Significa espormi completamente. Significa mettere, davanti agli occhi di tutti, una parte vulnerabile di me stesso.
Un rifiuto, in questo momento, non sarebbe soltanto un "no" a un ballo. Sarebbe la conferma definitiva, della teoria di Gaia.
Diventerebbe la prova, davanti a tutti, che nessuna ragazza mi desidera davvero.Che non ho successo.Che, nonostante tutti i miei sforzi, continuo a essere quello che viene scelto per ultimo.
Conosco già Gaia.
So, che interpreterebbe un no, in questo modo.
Addirittura lo trasformerebbe in un'arma. Me lo ricorderebbe ogni volta, che potrebbe. Lo userebbe, come esempio, della mia insicurezza, della mia incapacità di rapportarmi alle ragazze. Ogni discussione finirebbe inevitabilmente lì.
Ma c'è una ragione, ancora più profonda.
Anche se quella ragazza accettasse di ballare con me,cosa dimostrerei?
Assolutamente nulla.
Gaia sa benissimo, che il mio interesse è rivolto a lei. Lo sa da tempo.
Un ballo con un'altra ragazza, quindi, non cancellerebbe quella realtà. Anzi, ai suoi occhi, apparirebbe come un tentativo disperato di provocarla, di suscitarle una gelosia, che probabilmente non proverebbe nemmeno.
Sarebbe un gesto goffo.Uno di quei comportamenti, che lei definirebbe, immediatamente, da "sfigato".
E forse, per una volta, non avrebbe neppure tutti i torti.
Quando ho proposto un ballo, ho visto immediatamente il suo sguardo, cambiare. Ho capito che aveva già costruito, nella sua mente, tutta la scena successiva. Era convinta che avrei invitato una delle ragazze, sedute al tavolo. Era certa, che stessi preparando una mossa, per colpirla indirettamente.
Non è mai stata quella, la mia intenzione.
Lei continua a interpretare ogni mia azione, attraverso la lente della gelosia.
Io, invece, sto cercando di seguire un percorso, completamente diverso.
L'idea, che ho in testa, è un'altra.Nasce da un ragionamento molto più profondo.
Non voglio dimostrare a Gaia, che posso piacere a un'altra ragazza.Non voglio dimostrarle, che posso sostituirla.Non voglio neppure convincerla, di averla dimenticata.
Il mio obiettivo è completamente diverso.Ed è proprio per questo, che non ho alcuna intenzione di cambiare idea.
Qualunque cosa pensino Gaia, Massimo o tutte le persone presenti nel locale; porterò fino in fondo, ciò che ho deciso di fare.
Sento di avere un piano, che non nasce dall'istinto, dalla disperazione, o dalla speranza di ottenere qualcosa, da Gaia.
È una scelta mia.E, questa volta, voglio arrivare fino alla fine.
Prendo un lungo respiro.
Per qualche secondo rimango immobile, lasciando che il silenzio si impadronisca del locale. Il cuore accelera vistosamente. Sento il battito rimbombare nel petto, quasi volesse impedirmi di parlare.
È una sensazione, che conosco bene. Ogni volta, che devo prendere una decisione importante, il corpo cerca di fermarmi. Mi suggerisce di scegliere la strada più semplice, quella meno rischiosa.
Questa volta, però, non posso permettermelo.
Alzo lentamente lo sguardo.
La prima persona, che guardo, è Gaia.La mia compagna di università ricambia immediatamente il mio sguardo.
Nei suoi occhi leggo sicurezza.Forse persino superiorità.
Come se fosse certa che, qualunque decisione prenderò, finirà comunque per ruotare attorno a lei.
Distolgo lentamente lo sguardo.Questa volta non voglio che sia lei, il centro della mia scelta.
Mi volto verso la misteriosa ragazza, seduta al tavolo.
Anche lei mi osserva.
Il suo sguardo è completamente diverso. Non c'è ironia. Non c'è sfida. C'è soltanto curiosità. Sta cercando di capire, cosa abbia realmente intenzione di fare. Forse, come tutti gli altri presenti, si aspetta che la inviti a ballare. Sarebbe la conclusione più logica. La più prevedibile. Comunque sempre con un margine di incertezza.
Non posso dimenticarmi, che non la conosco. E, citandola, non voglio assolutamente farmi dei film.
Abbiamo solamente parlato di un panino e di un dessert.
Rimango ancora qualche secondo, in silenzio.
Non è esitazione.È il bisogno di essere sicuro.
Questa decisione appartiene soltanto a me.
Sento addosso gli sguardi di tutto il locale.
Alcuni clienti hanno addirittura smesso di parlare.
Sembra che tutti aspettino la mia decisione.
Ed è proprio questa attesa, a rendere questo momento, così difficile.
Per un istante mi domando, se non sia una follia.
Sto scegliendo la strada più complicata.Quella, che nessuno si aspetta.
Non ho la minima idea, di quale sarà la reazione delle persone presenti.
Qualcuno riderà.Qualcuno penserà di aver finalmente capito qualcosa di me.Qualcun altro penserà esattamente il contrario.
Ma, per la prima volta dopo molte ore, mi accorgo, che tutto questo passa in secondo piano.
La vera battaglia non è contro gli altri.È contro me stesso.
Contro quel ragazzo che, poco alla volta, ha iniziato a misurare ogni parola, in funzione di Gaia.Contro quella continua paura del giudizio.Contro quella sensazione, di dover ottenere continuamente la sua approvazione.
Mi rendo conto che, senza quasi accorgermene, ho smesso di essere spontaneo.
Ogni scelta è diventata un calcolo.Ogni frase un rischio.Ogni gesto una possibile trappola.
Non posso continuare così.Devo ritrovare il ragazzo, che ero prima, di perdermi dentro questa storia.
Il ragazzo che prendeva decisioni, perché le sentiva giuste.Non perché cercava continuamente di prevedere la reazione di qualcun altro.
Forse è proprio questo il vero significato del coraggio.Non fare qualcosa, perché si è certi del risultato.Ma farla, anche quando non si ha la minima idea, di come finirà.
Inspiro ancora una volta.Il respiro diventa più regolare.
Le spalle si rilassano.
Dentro di me, la decisione è ormai definitiva.
Qualunque cosa succeda dopo, non tornerò indietro.
Guardo, ancora una volta, Gaia.
Poi la ragazza, seduta al tavolo.
Infine porto lo sguardo verso il bancone.
La mia voce esce calma, ferma, molto più sicura di quanto io stesso mi aspettassi.
" Scelgo Fiore."
Vedo comparire un sorriso sincero, sul volto della ragazza dai capelli neri. È un sorriso di approvazione, quasi di incoraggiamento.
Molto diversa è la reazione di Gaia.
La mia compagna di università si gira lentamente verso Massimo, quasi cercando una conferma, a ciò che ha appena sentito. È un movimento istintivo, quasi automatico. Come se, per un istante, nemmeno lei sapesse come interpretare la mia decisione.
Il barista incrocia il suo sguardo e sorride con sicurezza.
" Hai visto? Avevo ragione: gli piace il cazzo. Finirà con il culo aperto in due, a fine serata."
Pronuncia quella frase con il tono, di chi è convinto di aver finalmente trovato la chiave, per leggere tutta la situazione. Ai suoi occhi ogni tassello sembra andare al posto giusto.
Il ballo con Fiore, diventa una conferma, non una scelta. Una prova definitiva della teoria, che si è costruito.
Io sento chiaramente quelle parole.
Non provo rabbia.Neppure il bisogno di smentirlo.
Mi limito ad ascoltarle.
Dentro di me so che, qualunque spiegazione sarebbe inutile. Quando una persona è convinta di avere capito tutto, difficilmente ascolta una versione diversa dei fatti.
Ogni mio tentativo di chiarire, finirebbe soltanto per rafforzare le sue convinzioni.
Per questo rimango in silenzio.
È una scelta consapevole.Molto più difficile del replicare.
Ma ciò che mi sorprende davvero, non è l'intervento di Massimo.
È la reazione di Gaia.
Per un attimo mi preparo già, alla sua risata.
La conosco.
Mi aspetto di vederla piegarsi sul bancone, divertirsi, rincarare la dose, con una delle sue battute. Mi sembra quasi inevitabile.
Invece non succede.
Gaia non ride.Rimane immobile.Continua semplicemente a guardarmi.
Sul suo volto compare un'espressione, che si può riassumere con poche parole.
Perplessità.Quasi diffidenza.
Le sue sopracciglia si contraggono appena.
Gli occhi rimangono fissi su di me, come se stesse cercando una spiegazione, che non riesce a trovare.
È come se, improvvisamente, avessi compiuto una mossa, uscita completamente dal copione, che lei aveva scritto nella propria testa.
Questo mi colpisce.
Fino a pochi minuti prima, era stata proprio lei, a spingermi verso Fiore.
Aveva insistito.Mi aveva parlato di lui.Mi aveva detto, che era un bravo ragazzo.
Aveva perfino immaginato, che mi aprisse il culo.
Non era stata così esplicita ma, in una relazione con un ragazzo; è normale, che l'attivo rompi il culo al passivo. L'aveva fatto sotto intendere.
E sembrava divertita all'idea.
E adesso?
Adesso che quella possibilità smette di essere soltanto una provocazione verbale, e prende forma, davanti ai suoi occhi; la mia compagna di università appare disorientata.
Dentro di me, nasce una domanda.
Forse le piaceva l'idea, soltanto finché rimaneva teorica?Forse immaginare una situazione, è molto diverso, dal vederla realmente accadere? Forse teme che io mi ribelli e, facendomi inculare da Fiore; lei perda il suo controllo su di me?
Oppure è semplicemente sorpresa perché, per la prima volta, ho preso una decisione, senza cercare la sua approvazione?
Non riesco a trovare una risposta.E, stranamente, non sento neppure il bisogno di cercarla.
Continuo semplicemente a guardarla.
Lei continua a guardare me.
Tra noi cala un silenzio insolito.Un silenzio diverso, da tutti quelli vissuti fino a questo momento.
Non è fatto di provocazioni.Non è pieno di doppi sensi.È un silenzio di incertezza.
Come se, almeno per qualche secondo, nessuno dei due sapesse più, quale sarà la mossa successiva dell'altro.
Poi scelgo di interrompere io, quel filo invisibile.
Distolgo lentamente lo sguardo.
Non voglio darle un'altra occasione, per interpretare i miei pensieri.Non voglio spiegarle nulla.Non voglio convincerla di niente.
E, soprattutto, non voglio che la mia scelta, venga nuovamente riportata, al centro del nostro rapporto.
Desidero che questa decisione, appartenga soltanto a me.
Non rispondo al suo sguardo.Non con le parole.Non con un sorriso.Non con un'espressione di sfida.
Rimango completamente neutro.È forse il gesto più difficile dell'intera serata,perché una parte di me vorrebbe ancora capire, cosa stia pensando.Vorrebbe leggere quel volto.Interpretarne ogni minima sfumatura.
Ma un'altra parte, finalmente, riesce a fermarsi.Capisce che non tutto, deve necessariamente ruotare attorno a Gaia.Capisce che, qualche volta, una scelta può semplicemente essere una scelta.
Senza secondi fini.Senza strategie.Senza bisogno di ottenere una reazione.
Così inspiro lentamente.
Lascio che il brusio del locale torni a riempire le mie orecchie.
E dentro di me rimane un solo pensiero.Voglio solamente ballare con Fiore.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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