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Resurrezione di Donna - Cap. 36


di Lauretta_Stefano
21.07.2026    |    73    |    0 8.7
"Fu un bacio sporco e viscoso, le loro lingue che si passavano il seme di Riccardo da una bocca all'altra, leccandolo dai volti l'una dell'altra, ingoiando tutto con avidità..."
L'eco delle risate e il fruscio di stoffe di abiti preziosi riempivano ancora l'aria del grande ingresso della villa di Verona, mentre l'ultimo gruppo di invitati si accingeva a lasciare la festa organizzata da Riccardo per celebrare il ritorno di Alessandro. Le luci del lampadario in cristallo pendevano dall'alto, proiettando riflessi dorati sulle pareti decorate e sul pavimento in marmo lucido. Fabiola si trovava vicino alla porta d'ingresso, con un mezzo sorriso stampato sulle labbra, stringendo le mani di alcuni conoscenti di Riccardo che le facevano i complimenti per la serata e per il figlio.
«Grazie per essere venuti,» disse Fabiola con voce gentile, sentendo la stanchezza cominciare a pesare sulle spalle, ma mantenendo la postura eretta e l'eleganza che aveva imparato a indossare con innata naturalezza.
Alessandro era poco distante, circondato da alcuni vecchi amici di famiglia di Riccardo, che lo salutavano con affetto. «Ci vediamo presto, Ale,» disse uno di loro. «Non fare lo straniero a Boston.»
«Non preoccuparti,» rispose Alessandro con quella sicurezza nuova che gli donava l'aver ritrovato la madre e la serenità fanciullesca. «Tornerò presto.»
Riccardo osservava la scena da un passo indietro, le mani in tasca dei pantaloni del suo completo sartoriale grigio perla. I suoi occhi scuri si posarono su Fabiola, notando la minuscola fessura nella sua armatura di compostezza. Si avvicinò a lei, posando una mano calda e solida sulla sua schiena nuda, proprio sopra la gonna del vestito da sera nero. «Sta andando tutto bene,» sussurrò vicino al suo orecchio. «Hai gestito tutto perfettamente.»
Fabiola si scostò appena per guardarlo negli occhi, e per un istante il mondo attorno a loro sembrò dissolversi. «Solo perché mi hai sostenuto,» rispose lei, la voce roca da un'emozione repressa.
Man mano che gli ultimi ospiti varcarono la soglia, salutati dall'autista che li attendeva fuori con la Maserati pronta, il silenzio tornò a calare lentamente sulla villa. Alessandro si riavvicinò a loro, li abbracciò teneramente e poi, stravolto dalle tante emozioni, si ritirò a dormire in quella che era la sua nuova camera. Guardandolo andare il cuore di Fabiola era gonfio di felicità, soprattutto vedendo lo stesso sentimento negli occhi di Riccardo, che aveva accolto suo figlio non come un ospite, ma come un membro della sua famiglia a tutti gli effetti.
***
La fine di agosto era ormai prossima e per Alessandro era giunto il momento di rientrare a Boston.
«Bene,» disse Alessandro, inspirando profondamente. «È ora di andare. Il volo non aspetta.»
Riccardo annuì. «L'auto è pronta. Ti accompagneremo all'aeroporto.»
Il tragitto verso l'aeroporto Valerio Catullo fu avvolto in un silenzio rispettoso, rotto solo dal lieve ronzio del motore potente e dal traffico intenso ma scorrevole. Fabiola sedeva dietro, accanto ad Alessandro, tenendogli la mano stretta tra le sue, come se un solo istante di distacco potesse farlo svanire di nuovo. Alessandro le strinse le dita a sua volta, trasmettendole forza. Riccardo guidava con la consueta maestria, lo sguardo fisso sulla strada, ma la mente chiaramente rivolta al giovane che sedeva dietro di lui.
Arrivati al terminal partenze, Riccardo scese per primo, aprendo la portiera per Fabiola e poi per Alessandro. L'aria pomeridiana era già fresca, profumata di kerosene e umidità del lago vicino. Alessandro estrasse il bagaglio a mano dal baule, poi si voltò verso i suoi due punti di riferimento, la madre e l'uomo che aveva cambiato le loro vite.
Si voltò prima verso Riccardo. L'emozione lo prese alla gola, rendendo la sua voce profonda e vibrante. «Riccardo...» iniziò, poi fece una pausa per raccogliere i pensieri. «Non so come ringraziarti. Per tutto. Per avermi riportato qui, per aver curato mia madre, per... per essere stato lì.»
Riccardo lo guardò, il suo viso impassibile che iniziava a incrinarsi ai bordi. «Non c'è bisogno di ringraziamenti, Alessandro.»
«No, c'è bisogno,» insistette Alessandro, facendo un passo avanti e abbracciandolo. Fu un abbraccio maschio, forte, ma carico di un significato trasmesso senza riserva. «Sono felice che tu faccia parte della mia vita,» sussurrò Alessandro mentre si ritraeva. «Sei esattamente il tipo di padre che avrei sempre voluto.»
Le parole colpirono Riccardo come un pugno fisico, ma dolce. La sua solita compostezza, quella facciata di acciaio inossidabile che indossava negli affari, si frantumò. I suoi occhi scuri si riempirono di una lucentezza improvvisa, velata solo dall'orgoglio maschile che cercava di trattenere le lacrime. Deglutì a fatica, la gola che si muoveva visibilmente sotto il colletto della camicia bianca.
«Tu e tua madre,» rispose Riccardo, la voce che tremava leggermente, «avete regalato a me una felicità che pensavo di non poter più avere in questa vita. Sono io a ringraziare voi, Alessandro.»
Alessandro annuì, il viso contratto in un sorriso commosso, poi si voltò verso Fabiola. Lei era già in lacrime, le guance bagnate che riflettevano la luce del terminal. Le si lanciò tra le braccia, e lei lo strinse con disperata forza, come se volesse proteggerlo dal mondo intero.
«Ti voglio bene, mamma,» mormorò lui con il viso sepolto nella sua spalla. «Ci vediamo tra un mese a Boston.»
«Ti voglio bene anch’io, piccolino,» rispose Fabiola, baciandolo sulla fronte. «Sarò lì. O ovunque tu abbia bisogno di me.»
Si tennero mano nella mano finché Alessandro non dovette girare l'angolo per i controlli di sicurezza. Fabiola rimase a fissare la sua figura finché non svanì alla vista, sentendo il vuoto riempire lo spazio accanto a lei. Riccardo si avvicinò, posando un braccio protettivo intorno alla sua vita.
«Andiamo a casa,» disse dolcemente.
Il viaggio di ritorno alla villa fu più silenzioso del precedente. Fabiola guardava fuori dal finestrino, i paesaggi serali che sfrecciavano via, ma la sua mente era ancora all'aeroporto. Quando l'auto attraversò i cancelli automatici e si fermò davanti all'ingresso principale, la villa era immersa nella penombra, illuminata solo dalle luci di sicurezza esterne che accarezzavano le pietre antiche.
Riccardo aprì la porta e Fabiola scese, sentendo le gambe un po' pesanti. Entrarono nel grande salone. Le luci erano accese a intensità ridotta, creando un'atmosfera intima e avvolgente. Ma non erano soli.
Laura era lì, seduta con una naturalezza disarmante sul divano in pelle bianca di design al centro della stanza. Aveva le gambe accavallate, il piede che dondolava ritmicamente, e un sorriso enigmatico dipinto sulle labbra carnose. Indossava un abito che era un capolavoro di provocante eleganza: un tubino bianco candido con motivi floreali delicati che scivolava lungo le sue curve scolpite, fermato da una sola spallina asimmetrica che lasciava scoperta la spalla destra, liscia e solo leggermente abbronzata. La gonna arrivava a metà coscia, mettendo in mostra le gambe toniche e atletiche, modellate da anni di allenamenti di tipo militare. Ai suoi piedi, non calzava delle scarpe qualsiasi, ma sandali rosso fuoco con tacchi a spillo altissimi che rendevano il suo arco plantare un'arma letale.
Quando li vide entrare, Laura non si alzò di scatto. Si limitò a distogliere lo sguardo dal vuoto e a posarlo su di loro con un'intensità che fece venire i brividi a Fabiola. I suoi occhi color ghiaccio sembravano perforare l'oscurità della stanza.
«Finalmente siete tornati,» disse Laura, la voce suadente come velluto, ma con un filo di acciaio sottostante. «Credevo che aveste deciso di dormire all'aeroporto.»
Si alzò in quel momento, con movimenti felini, i tacchi che cliccavano ritmicamente sul pavimento in marmo mentre si avvicinava a loro. «Come sapete, ho fatto tutto quello che mi avete chiesto,» continuò, mentre il suo sguardo si spostava da Riccardo a Fabiola. «Ho lavorato duramente, ho contattato le persone giuste, ho risolto tutte le questioni spinose che andavano risolte per la vostra tranquillità.»
Si fermò a pochi passi da Riccardo, sfidandolo con lo sguardo. «Come ti avevo detto, Riccardo, pagare alla fine avrebbe alzato il prezzo. E adesso... sono venuta a riscuotere.»
Fabiola sentì il cuore accelerare nella gola. Guardò Riccardo, ma lui non sembrava sorpreso. C'era una comprensione tacita tra loro, un patto oscuro che era stato sigillato molto prima di quella notte. Laura non aspettò una risposta verbale. Non ne aveva bisogno.
Con un movimento lento e deliberato, portò le mani all’unica spallina del suo vestito. Fece scivolare il tessuto giù per il braccio, poi con una leggera scossa delle spalle, il vestito scivolò lungo il suo corpo scolpito e sinuoso, raccogliendosi ai suoi piedi.
Sotto, era completamente nuda.
La pelle di Laura brillava sotto le luci soffuse. Il suo corpo era una testimonianza di potere e disciplina: il seno prorompente, quarta misura perfetta grazie alla chirurgia, ma posizionata con arte naturale, stava alto e fiero, con capezzoli scuri e turgidi che puntavano verso l'alto. L'addome era una tavola di muscoli duri, scolpiti che si incuneavano nei fianchi larghi e femminili. Le sue gambe erano lunghe e potenti, e tra esse, la figa era completamente depilata, liscia e pronta, le labbra già leggermente gonfie e umide di anticipazione. L'unica cosa che indossava erano i sandali rossi, che le davano un aspetto ancora più dominante, una dea guerriera pronta al combattimento sessuale.
Lo sguardo di Laura era carico di una lussuria sfrenata, una fame che non si preoccupava di convenzioni sociali. «Bene,» sussurrò, «chi inizia?»
Fabiola sentì un'ondata di calore invaderla, sciogliendo la tristezza della partenza di Alessandro e sostituendola con un desiderio bruciante. Guardò Laura, ammirandone la bellezza aggressiva, poi si voltò verso Riccardo. Lui la stava già guardando, un cenno del capo quasi impercettibile che le dava il permesso di lasciarsi andare.
Fabiola si avvicinò a Laura. La differenza di altezza era evidente, Laura più alta e imponente nei tacchi, ma Fabiola non si sentì intimidita. Si alzò sulla punta dei piedi e afferrò la nuca di Laura, portando giù la sua testa.
Le loro labbra si incontrarono in un uragano. Non fu un bacio delicato, ma uno scontro di lingue e denti, avido e disperato. Fabiola sentì il sapore del rossetto di Laura, qualcosa di fruttato e chimico, mentre le loro lingue danzavano e lottavano per lo spazio. Laura emise un gemito profondo, le sue mani forti che affondavano nei fianchi di Fabiola, tirandola contro il suo corpo nudo. Fabiola rispose premendo il suo petto contro quello di Laura, sentendo la durezza dei suoi muscoli e la morbidezza delle sue tette.
Riccardo osservava da pochi passi di distanza. I suoi occhi scuri erano fissi sulle due donne, e Fabiola poteva sentire il peso del suo sguardo su di lei, un'attenzione che la faceva sentire ancora più viva. Vide Riccardo portare una mano all'inguine, aggiustandosi la erezione che cresceva rapidamente sotto i pantaloni.
Laura staccò le labbra da quelle di Fabiola, lasciando un filo di saliva brillante tra di loro. «Sul tappeto,» comandò Laura con voce rauca. «Ora.»
Senza esitazione, Laura si lasciò cadere sul tappeto persiano morbido e spesso che copriva parte del salone. Si distese sulla schiena, le gambe spalancate in un invito esplicito, i tacchi rossi piantati sul tappeto. Fabiola la seguì, spogliandosi velocemente ma con una sensualità eccitante e dominante. Si inginocchiò, pronta ad assaporarla strisciando sopra di lei, ma Laura la fermò con una mano sul petto.
«Non così,» disse Laura. «Girati. Voglio assaggiarti anche io.»
Fabiola capì immediatamente. Si girò, posizionandosi sopra Laura in modo che la sua testa fosse tra le cosce dell'altra donna e viceversa. Era una posizione a lei familiare, ma con Laura era diverso. C'era un'urgenza, una forza bruta che la eccitava oltre ogni misura.
Fabiola abbassò la testa, inalando l'aroma intenso e femminile di Laura. Era un profumo carico di desiderio. Con la lingua, Fabiola iniziò a leccare lentamente le labbra esterne di Laura, assaporando l'umidità che già le bagnava la pelle. Laura gemette, vibrando sotto di lei, e affondò la faccia tra le cosce di Fabiola.
La lingua di Laura era esperta e aggressiva. Non leccò, ma attaccò la figa di Fabiola, succhiando il clitoride con forza, mandando scosse elettriche lungo la schiena di Fabiola che urlò contro la figa di Laura, il suono smorzato dalla carne, lanciandosi con rinnovato vigore. Inserì la lingua dentro Laura, scopandola, bevendo i suoi succhi che iniziavano a scorrere copiosi.
Ma non bastava. Fabiola sentì il bisogno di riempire e di essere riempita. Mentre continuava a leccare furiosamente la figa di Laura, portò una mano al culo dell'altra donna. Laura sollevò i fianchi, accogliendo il tocco. Fabiola spalmò i succhi che aveva raccolto sulla figa di Laura sull'ano, e poi iniziò a premere con un dito.
«Sì,» sibilò Laura, staccandosi per un attimo dalla figa di Fabiola. «Mettili dentro. Rompimi il culo.»
Fabiola infilò prima un dito, sentendo la resistenza muscolare dell'ano di Laura che cedeva presto alla stimolazione. Poi aggiunse il secondo dito. Laura gemette più forte, spingendo incontro alla mano di Fabiola, affamata. Nel frattempo, Laura non era rimasta inattiva. Mentre leccava la figa di Fabiola con abbandono totale, aveva portato le sue mani al suo culo piccolo e sodo. Con le dita lunghe e forti, iniziò a massaggiarle il piccolo buco roseo, premendo in cerchi concentrici che facevano impazzire Fabiola.
Poi, senza preavviso, Laura infilò due dita dritte nel culo di Fabiola. Fabiola urlò, il corpo che si inarcava in una convulsione di piacere misto al dolore. Le due donne erano ora una massa di corpi intrecciati, lingue che succhiavano fighe bagnate e dita che penetravano culi stretti, i gemiti e i suoni bagnati della loro lussuria che riempivano la stanza.
Dopo alcuni minuti di questo tortuoso piacere, Fabiola sentì che stava per esplodere. Si sollevò a fatica, le gambe che tremavano, e si voltò a guardare Riccardo. Lui era ancora in piedi, ma aveva aperto la cintura e la cerniera dei pantaloni, il cazzo duro e spesso che spuntava dalla biancheria intima di cotone nero.
«Riccardo,» chiamò Fabiola, la voce rotta dal desiderio. «Unisciti a noi. Non restare lì a guardare.»
Riccardo aveva atteso paziente, rapito dalla bellezza di quei corpi fusi nel piacere. Si sfilò la giacca e la camicia con movimenti rapidi, rivelando il torso muscoloso e i peli grigi sul petto. Si liberò dei pantaloni e delle scarpe, finché non rimase nudo, il suo cazzo eretto che pulsava ritmicamente in aria, pronto per l'azione. Si avvicinò alle donne, che si erano sedute, aspettandolo.
Fabiola e Laura si mossero all'unisono, come predatori che avvistano la preda. Fabiola afferrò la base del cazzo di Riccardo, mentre Laura prendeva la punta. Insieme, iniziarono a leccarlo.
Fu un pompino a due bocche, un'orchestra di saliva e lingue. Fabiola leccava la lunga asta, sentendo le vene pulsare sotto la lingua, mentre Laura si concentrava sulla cappella, succhiandola forte e facendo scivolare la lingua nel meato urinario. Riccardo emise un ringhio profondo, la testa gettata all'indietro, le mani che affondavano nei capelli di entrambe le donne.
«Sì, succhiatelo tutto,» grugnì Riccardo. «Le vostre bocche sono così calde, è un sogno che si avvera.»
Laura prese il comando. Fece un cenno a Fabiola e le due donne si scambiarono un'occhiata complice. Fabiola spostò la bocca verso le palle di Riccardo, leccandole e succhiandole delicatamente, mentre Laura ingoiò il cazzo di Riccardo fino in fondo con una facilità che fece sobbalzare l'uomo. La gola di Laura si dilatò per accogliere la sua dimensione, e lei lo tenne lì per secondi, i suoi occhi ghiaccio fissi sugli occhi di lui, sfidandolo a trattenersi.
Quando Laura si tirò indietro, un filo di saliva andava dalle sue labbra alla cappella di Riccardo. Fabiola si sostituì a Laura e ingoiò il cazzo del suo uomo con una veemenza e una maestria ancora più affamata di quella di Laura. «Basta,» sibilò Laura dopo parecchi minuti di quella danza di bocche. «Voglio che ci scopi. Adesso.»
Laura prese Fabiola per mano e la aiutò ad alzarsi. «Tu prima, piccola,» disse Laura con Fabiola. «Prendilo tutto dentro di te.»
Fabiola non aspettò. Spinse Riccardo delicatamente a terra, facendolo sdraiare sul tappeto. Il suo corpo atletico e possente stava lì, offerto a lei. Fabiola gli cavalcò i fianchi, afferrando il cazzo duro e allineandolo con la sua figa bagnata e pronta. Lentamente, si abbassò, sentendo la testa del cazzo che le allargava le labbra e penetrava nel suo canale caldo.
«Oh Dio...» sospirò Fabiola mentre lo ingoiava tutto, fino a quando i loro corpi non furono perfettamente aderenti. Si sentiva piena, nel corpo e nell’anima. Iniziò a muoversi, ruotando i fianchi in un ritmo lento e sensuale, godendo di ogni centimetro di quella carne viva dentro di lei.
Laura non rimase a guardare. Mentre Fabiola cavalcava Riccardo, Laura si posizionò sopra di lui, sbattendogli la sua la figa in faccia «Mangiala tutta Riccardo,» ordinò lei, abbassando la figa sulla sua bocca.
Riccardo non esitò. Le sue mani afferrarono le cosce di Laura, tirandola giù, e la sua lingua attaccò immediatamente il clitoride sensibile dell'altra donna. Laura gemette, la testa che si gettò indietro, i capelli che le accarezzavano la schiena. Poi si chinò in avanti, cercando le labbra di Fabiola.
Le due donne si baciarono sopra Riccardo, una torre di piacere lussurioso e complice. Fabiola sentiva il cazzo di Riccardo che la riempiva in basso e la lingua di Laura che esplorava la sua bocca in alto. Era un sovraccarico sensoriale. Le mani di Laura afferrarono il seno di Fabiola, pizzicando i capezzoli duri e mandando scintille di dolore e piacere attraverso il corpo della donna più piccola.
«Ti piace, Faby? Ti piace il cazzo di Riccardo dentro di te mentre ti bacio?» sussurrò Laura tra un bacio e l'altro.
«Sì... sì...» ansimava Fabiola, accelerando il ritmo del suo movimento. «E’ … meraviglioso ...»
Dopo un minuto, o forse un'ora perché il tempo aveva perso significato, Laura si staccò. «Vieni piccola,» disse lei con autorità. «Voglio vederlo nel tuo culo.»
Fabiola si fermò, il cuore che batteva forte. Si tirò fuori dal cazzo di Riccardo con un suono bagnato e schioccante, sentendo una sensazione di vuoto immediata. Si girò, mettendosi a carponi, offrendo il suo culo stretto e tonico a Riccardo. Laura si posizionò sotto di lei, a gambe spalancate, la bocca proprio sotto la figa di Fabiola.
Riccardo si inginocchiò, afferrò i fianchi di lei, spalmandole i succhi che colavano dalla figa sull'ano per lubrificarlo. Poi premette la cappella contro l'apertura posteriore.
«Rilassati, Faby,» disse Riccardo con voce calma ma carica di desiderio. «Lascia che entri.»
Fabiola inspirò profondamente, cercando di rilassare i muscoli. Riccardo spinse in avanti. La testa del cazzo superò lo sfintere, entrando nel culo caldo e stretto di Fabiola. Lei urlò, un suono acuto che si trasformò in un gemito basso.
«Sì... daglielo tutto...» lo incitò Laura da sotto mentre osservava famelica quel cazzo penetrare quel culo così perfetto.
Riccardo spinse lentamente ma inesorabilmente, finché il suo cazzo non fu sepolto fino in fondo nel culo di Fabiola. Rimase fermo per un attimo, lasciandola abituare alla dimensione, poi iniziò a scoparla. Non furono movimenti delicati. Era un'autentica invasione, ritmica e profonda.
Mentre Riccardo sfondava il culo di Fabiola, Laura le leccava la figa con avidità, la sua lingua che batteva sul clitoride all'unisono con i colpi di Riccardo. Poi Laura portò le mani in azione. Inserì tre dita nella figa di Fabiola, riempiendola completamente.
Fabiola impazzì. Si sentiva penetrata, invasa, e allo stesso tempo totalmente libera, il cazzo di Riccardo nel culo e le dita di Laura nella figa, mentre la lingua di Laura le torturava il clitoride. «Oh Dio! Oh Dio! Sì! Rompetemi! Rompetemi entrambi!» urlò lei, perdendo ogni controllo.
I suoni della stanza erano sconvolgenti: lo schiocco della carne contro la carne mentre Riccardo sbatteva contro il culo di Fabiola, i suoni bagnati delle leccate di Laura, e i gemiti inarrestabili di Fabiola.
«Non fermarti,» gridò Fabiola. «Sto per... sto per venire!»
Laura intensificò la pressione sul clitoride e ruotò le dita dentro la figa. Riccardo penetrò ancora più a fondo, tenendola ferma per i fianchi. L'orgasmo colpì Fabiola come un terremoto devastante. Il suo corpo si contorse, i muscoli si contrassero sia attorno al cazzo di Riccardo che alle dita di Laura, urlando il suo piacere al soffitto.
Laura leccò avidamente i succhi che dalla figa di Fabiola inondavano la sua bocca, bevendo tutto ciò che offriva. Quando Fabiola smise di tremare, Riccardo si tirò fuori dal suo culo con quel suono umido e osceno che eccitava tutti quanti.
«Non abbiamo finito,» disse Laura, pulendosi le labbra con il dorso della mano. «Ora è il mio turno.»
Laura si distese sulla schiena, le gambe aperte in attesa. Fabiola, ancora tremante dall'orgasmo, si mosse d’istinto. Si posizionò a pecora sopra Laura, ma con la testa tra le cosce dell'altra donna. Riccardo capì l'intenzione. Si inginocchiò dietro Fabiola e affondò il cazzo, ancora bagnato, nella figa ancora fradicia e palpitante.
Fabiola gemette, sentendosi di nuovo piena. Abbassò la testa e iniziò a leccare la figa di Laura con rinnovata energia. Riccardo iniziò a scoparla da dietro, a ritmo sostenuto, spingendola contro la figa di Laura ogni volta che affondava.
«Sì, leccami,» ordinò Laura, affondando le mani nei capelli di Fabiola e premendo la sua faccia contro il suo inguine. «Fammi venire addosso con quella tua lingua meravigliosa.»
La stanza si riempì di un ritmo trascinante. Riccardo pompava Fabiola, Fabiola leccava Laura, Laura gemeva e spingeva i fianchi contro la faccia di Fabiola. Era una catena di piacere che si autoalimentava.
Riccardo afferrò più forte i fianchi di Fabiola, affondando completamente nella sua figa fino a farle inarcare la schiena. «Ti piace essere il centro di tutto Faby?» sibilò lui all'orecchio. «Ti piace sentirti la nostra regina?»
«Sì!» urlò lei. «Sii è un sogno!»
Quella confessione scatenò Laura. «Sì! Vengo! Vengo anch'io come una troia!» gridò lei, le cosce che tremarono mentre l'orgasmo la travolgeva. La figa di Laura si contrasse violentemente, spruzzando liquidi contro la faccia di Fabiola, bagnandola di umori femminili.
Fabiola leccò freneticamente, cercando di raccogliere tutto, mentre Riccardo continuava a martellarla da dietro. Quando Laura si calmò, Fabiola si sentì esausta ma soddisfatta. Ma Riccardo non aveva ancora finito.
«Adesso tocca lui» disse Laura guardando con complicità Fabiola. Fece sedere Riccardo sul divano, il suo cazzo ancora lucido per gli umori di Fabiola, le gambe spalancate, il cazzo duro, lucido e rosso che puntava verso il soffitto.
Fabiola e Laura strisciarono verso di lui, come gatte in calore. Si posizionarono ai suoi lati, i visi vicini alla sua erezione. Iniziarono a masturbare insieme, le loro mani che scorrevano sulla pelle sensibile del suo cazzo e delle sue palle, mentre le loro lingue leccavano la punta.
«Sì, così,» ansimava Riccardo, il respiro affannoso. «Fatemi venire.»
Laura prese il comando, afferrando le palle di Riccardo e tirandole leggermente giù, aumentando la pressione. Fabiola concentrò la sua bocca sulla cappella, succhiandola forte.
«Arrivo!» gridò Riccardo.
Con un ringhio animale, il suo corpo si irrigidì. Il cazzo esplose, getti di sperma calda e densa che schizzarono fuori, colpendo Fabiola sulla guancia, poi Laura sulla bocca, e ancora Fabiola sul mento. Le due donne non si tirarono indietro. Al contrario, cercarono di catturare ogni goccia, afferrando il cazzo per dirigerlo verso le loro lingue.
Quando Riccardo smise di tremare, e il suo cazzo iniziò ad ammorbidirsi nelle loro mani, Laura e Fabiola si voltarono l'una verso l'altra. Con i volti coperti di sperma, si baciarono. Fu un bacio sporco e viscoso, le loro lingue che si passavano il seme di Riccardo da una bocca all'altra, leccandolo dai volti l'una dell'altra, ingoiando tutto con avidità.
Riccardo le guardava, il petto che saliva e scendeva, gli occhi pesanti per la soddisfazione di quell’orgasmo. «Dio, siete incredibili,» mormorò lui.
Laura si leccò le labbra, raccogliendo l'ultimo resto di sperma. «Il piacere è stato tutto mio,» disse con un sorriso felino, gli occhi ghiaccio che brillavano di malizia. «Fino alla prossima … rata.»
Fabiola si appoggiò contro la spalla di Riccardo, sentendo il calore del suo corpo nudo contro il suo. Si sentiva completa, sporca, sottomessa, dominante, amata, tutto nello stesso momento.
Laura, con la stessa decisione con cui si era inserita tra Fabiola e Riccardo, se ne andò, lasciandoli soli. Fabiola guardava Riccardo con occhi nuovi, ancora più carichi di amore vero e puro.
"Temevo questo momento, lo sai... amore mio?" sussurrò Riccardo, e la sua voce tremò leggermente. Fabiola rimase in silenzio, il cuore che batteva forte mentre quelle parole le scorrevano nelle vene.
Amore mio.
Per la prima volta.
Prima di rispondere, gli prese il viso tra le mani e lo baciò con infinita dolcezza, trasmettendogli tutta la gioia che quelle semplici parole avevano acceso in lei. "È la prima volta che mi chiami amore... ma non capisco il timore di cui parli." Gli occhi di Riccardo si addolcirono, rivelando una vulnerabilità che nascondeva al mondo. "Temevo che non avresti accettato di condividermi con altre." Fabiola sorrise con tenerezza materna, accarezzandogli una guancia. "E perché non dovrei? Io ti amo, e la vita mi ha insegnato che la gelosia e il possesso non hanno nulla a che fare con l'amore. L'amore è rispetto, accettazione, unione e condivisione. A me basta il tuo cuore. Ma solo ad una condizione: non voglio nessun’altro uomo all’infuori di te, mai, mai più." Riccardo espirò lentamente. Non c’era sollievo, non c’era calcolo, e neppure paura. Era qualcosa di più profondo, con una intensità inspiegabile a parole. "Anche questa volta Laura aveva capito tutto prima di me."
Rimasero così, abbracciati, nudi e sereni, le loro pelli ancora calde che si sfioravano in carezze lente, senza lussuria, solo gentilezza e amore. "Amore mio, posso confessarti una cosa?" Riccardo la guardò con divertita curiosità, un sorriso appena accennato sulle labbra, facendo un quasi impercettibile gesto di assenso con la testa. "Mi è piaciuto guardarti mentre Laura ti baciava e ti leccava. Ma non perché era Laura, ma semplicemente perché ero lì con te. Sappi che se mai dovessi volerlo, potresti avere chi vuoi, e se lo farai davanti a me sarà bellissimo."
Riccardo, che non aveva mai preso in considerazione quello scenario, considerando quanto era successo poco prima come una condivisione “in famiglia”, non seppe cosa rispondere, perché non era un qualcosa che, almeno in quel momento, gli interessava. La strinse a sé con una tenerezza che fece tremare il cuore di Fabiola. La baciò con una dolcezza infinita, e quando sussurrò "Ti amo" contro le sue labbra, Fabiola sentì l'anima sciogliersi. Poi accadde qualcosa di magico. Riccardo si alzò, con movimenti eleganti e misurati, che neppure la sua nudità scalfivano, e raggiunse il piccolo mobile vicino alla scala. Con un gesto delicato e preciso aprì uno scomparto segreto e prese qualcosa che nascose dietro la schiena. Quando tornò davanti a lei, si inginocchiò, gli occhi lucidi di emozione, e prese le mani di Fabiola tra le proprie. "Fabiola Delle Valli, tu hai portato la luce nelle mie tenebre, hai guarito le ferite della mia anima, mi hai insegnato ad amare ancora." Riccardo deglutì, visibilmente commosso, e le sue mani tremarono leggermente mentre porgeva un piccolo cofanetto in velluto blu. L'anello che conteneva brillava di una luce eterna. "Vuoi diventare mia moglie e permettermi di amarti per tutti i giorni della mia vita?" Fabiola scoppiò in lacrime, si inginocchiò davanti a lui e gli prese il viso tra le mani. "Sì, mille volte sì" sussurrò prima di baciarlo con tutto l'amore che il suo cuore poteva contenere.
La villa intorno a loro era immersa in un silenzio sacro, rotto solo dal respiro armonioso dei loro corpi intrecciati. Era stata una notte di addii e rinascite, dove dolore e piacere si erano fusi in un abbraccio eterno. Fabiola, chiudendo gli occhi, sentì che ogni istante della sua vita l'aveva condotta qui, a comprendere finalmente la pura, inebriante essenza dell'amore vero.
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