Parigi, il freddo fuori. Il desiderio dentro.
MrGentlePerv
Parigi, ottobre. Ero lì per lavoro.
Il sole si alzava tardi, quasi svogliato. La sera, invece, il freddo arrivava senza chiedere permesso. Un vento tagliente che attraversava le strade e ti faceva desiderare soltanto di trovare un posto caldo.
Lei l’avevo conosciuta per caso (fidanzatissi) lui chiamava sempre.
Aveva un sorriso malizioso, uno sguardo diretto e quel modo di parlare che sembrava sempre nascondere una seconda intenzione.
Ci eravamo scambiati qualche battuta. Poi mi aveva guardato con aria divertita.
«Tu sei uno di quelli che sanno sempre cosa dire, vero?»
«Non sempre. Con te, per esempio, preferirei ascoltare.»
«E cosa vorresti sentire?»
«Quello che stai pensando, ma non hai ancora avuto il coraggio di dirmi.»
Rise. Poi si avvicinò appena.
«Forse non è una questione di coraggio.»
Fu lì che qualcosa cambiò.
Non servivano più complimenti. Ci guardavamo come due persone che avevano capito perfettamente dove stava andando quella serata, ma si divertivano a non dirlo.
Quando uscimmo, il freddo ci investì in pieno.
Lei si strinse nel cappotto e mi prese sottobraccio.
«A Parigi fa sempre così freddo?»
«Non lo so. Ma stasera mi sembra un ottimo pretesto per restare vicini.»
Mi diede una leggera gomitata.
«Sei pericoloso.»
«Solo per chi ama lasciarsi sorprendere.»
Si fermò sotto la luce di un lampione.
«E tu pensi che io sia una di quelle donne?»
La guardai negli occhi.
«Penso che tu sappia benissimo cosa vuoi. E che ti diverta vedere quanto tempo impiego a capirlo.»
Questa volta non rise.
Si avvicinò e mi baciò.
Un bacio breve, deciso. Di quelli che non chiudono una conversazione: ne aprono un’altra.
«Adesso hai capito?» sussurrò.
«Credo di sì.»
«Allora non farmi aspettare troppo.»
Il resto della serata ebbe un ritmo tutto nostro.
Ricordo le risate improvvise, le confidenze sussurrate, il modo in cui ogni tanto mi cercava con gli occhi, quasi volesse assicurarsi che stessi provando la sua stessa emozione.
E io la cercavo a mia volta.
Non c’era nessuna gara, nessuna parte da recitare. Soltanto due persone che avevano smesso di nascondere quanto si piacessero.
A un certo punto mi disse una frase che non ho dimenticato.
«La cosa che mi piace di te è che mi fai sentire desiderata senza farmi sentire sotto pressione.»
Le risposi piano:
«Perché non voglio convincerti di niente. Voglio che tu sia qui perché ne hai voglia quanto me.»
Mi guardò a lungo.
«Allora siamo in due.»
Più tardi, quando la città era diventata silenziosa, restammo vicini senza parlare.
Fu lei a rompere il silenzio.
«Sai qual è il problema?»
«Quale?»
«Che domani tornerai ai tuoi appuntamenti di lavoro e farai finta di essere un uomo serissimo.»
Scoppiai a ridere.
«E tu?»
«Io farò finta di non pensare a questa sera.»
«Non ti riuscirà.»
Mi diede un bacio sulla guancia.
«Sei insopportabile.»
Ma sorrideva.
La mattina dopo mi svegliai prima della sveglia. Fuori era ancora buio e Parigi sembrava non avere nessuna intenzione di cominciare la giornata.
Lei aprì gli occhi mentre cercavo la camicia.
«Te ne vai già?»
«Purtroppo sì.»
Mi osservò per qualche secondo, poi allungò una mano verso di me.
«Vieni qui un momento.»
Mi sedetti accanto a lei.
«Cosa c’è?»
«Niente. Volevo soltanto essere sicura che non fosse stato un sogno.»
Le sorrisi.
«E il verdetto?»
«Che dovresti venire a Parigi più spesso.»
Uscii poco dopo, con il cappotto chiuso fino al collo e il telefono già pieno di messaggi di lavoro.
Il freddo era lo stesso della sera prima.
Io, decisamente, no.
Ci sono viaggi che ricordi per un contratto firmato, un affare concluso, una riunione importante.
E poi ci sono quelli in cui incontri una donna che, con un sorriso e poche parole, riesce a farti dimenticare persino perché eri partito.
Di quella trasferta ricordo poco delle riunioni.
Ma ricordo perfettamente il modo in cui mi guardò prima di dirmi: «Non farmi aspettare troppo».
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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