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Il ragazzo del delivery


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaSong
23.10.2026    |    831    |    6 9.7
"Cinzia teneva le lenzuola e diceva di più, più fondo, e quando lui sborrò la prima volta restò dentro, caldo, a fiotti, e lei lo strinse perché restasse..."
ragazzo del delivery

Aveva ordinato senza fame. Un pretesto. Marco era in ufficio, la casa era silenziosa, e Cinzia girava nuda sotto la vestaglia da quando si era svegliata.

Il campanello suonò alle tre e dieci.

Aprì così, la vestaglia chiusa appena, i capelli ancora umidi. Sulla soglia c’era lui: il ragazzo del delivery, casco sotto il braccio, borsa termica, maglietta dell’app. Adulto, magro, braccia segnate, sudore sottile sulla fronte. La guardò un secondo di troppo.

«Signora Cinzia?»

Annuì. Prese il sacchetto. Non si scostò. La vestaglia si aprì un palmo, la coscia nuda, il seno che si indovinava. Lui non abbassò gli occhi in tempo.

«Entro un attimo», disse lei. «Fa caldo in pianerottolo. La firma te la faccio dentro.»

Lui esitò. Poi varcò la soglia. Cinzia chiuse. La chiave girò.

Il sacchetto finì sul mobile dell’ingresso. Lei non andò a prendere il telefono per la firma. Si mise contro la porta, la vestaglia che si apriva da sola, e gli prese il polso.

«Non è il cibo», mormorò. «Mio marito non c’è. Tu sei qui. Se vuoi uscire, esci adesso.»

Non uscì.

La baciò contro il legno, sapore di strada e di menta. Cinzia gli sfilò la maglietta, gli aprì i pantaloni, lo trovò già duro, caldo, vivo. Si mise in ginocchio sull’ingresso, sul tappeto, e se lo prese in bocca fino in gola, lenta, guardandolo dal basso. Lui gemette, una mano nei suoi capelli, il casco caduto.

«Cazzo», fiato. «Signora…»

«Cinzia», corresse lei, e lo riprese, fondo.

Lo trascinò in cucina. Si piegò sul tavolo, la vestaglia in vita, niente sotto, e lui la vide così: aperta, già lucida, che lo aspettava. Le tenne i fianchi. Ci affondò in un colpo solo, fino alle palle. Cinzia urlò nel silenzio del palazzo, le unghie sul legno, e lui la scopò da dietro come uno che ha tre minuti e se li prende tutti.

Non erano tre minuti.

La voltò. A cavalcioni sulla sedia, lei gli scese addosso fino in fondo, i seni in faccia, e si mosse da sola, veloce, urgente, cercando carne dopo troppi oggetti e troppe stanze. Venne la prima volta così, stretta, il viso nel suo collo, e lui la tenne piantata finché non smise di tremare.

«Ancora», disse. «In camera. E non sfilare subito.»

Sul letto lo prese in figa, poi si girò e glielo mise in culo, lenta, perché era già pronta, e lui restò fermo un secondo, incredulo, prima di spingere fondo. Il materasso cigolava. Cinzia teneva le lenzuola e diceva di più, più fondo, e quando lui sborrò la prima volta restò dentro, caldo, a fiotti, e lei lo strinse perché restasse.

Ripresero. Lui era giovane abbastanza da poterlo fare. Lei lo succhiò di nuovo, lo rimise in figa, se lo fece sborrare in gola la seconda, e restò a bocca aperta un attimo, a mostrargli, come se lui dovesse portare via anche quello.

Alle quattro era ancora lì. Maglietta stropicciata, il telefono dell’app che vibrava di consegne perse. Cinzia, nuda, gli pulì il collo con un angolo di lenzuolo.

«La prossima ordine la faccio io», disse. «Stesso orario. Mio marito lavora fino alle sei. Tu suoni. Io apro così.»

Lui annuì, già sulla soglia, il casco in mano, l’odore di lei addosso.

Quando la porta si chiuse, Cinzia restò nuda in ingresso, le gambe aperte, il sacchetto del delivery ancora chiuso sul mobile. Prese il telefono. A Marco scrisse solo:

è passato il ragazzo del delivery. non era il cibo. torno a letto. se vuoi i dettagli, chiedili stasera. se vuoi che lo rifaccia, dimmelo prima delle tre.

Lui non rispose subito. Lei si rimise a letto così, viscida, e aspettò, già sapendo che l’ordine dopo l’avrebbe messo alle tre in punto, con la vestaglia aperta e la porta che si chiudeva alle sue spalle.
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