Perversioni tra i camerini
C'era una bella arietta fresca e il cielo sereno,
una di quelle primissime giornate estive in cui respiri a pieni polmoni e ti senti leggero come l'aria.
Avevo compiuto 30 anni da poco, fisico longilineo e slanciato, spalle larghe, alto e con i capelli lunghi, legati con un codino mosso, sbarazzino.
Ricordo che, tra le varie commissioni quotidiane, dovevo acquistare qualcosa da vestire in occasione del matrimonio di una mia carissima amica che si sarebbe sposata due settimane dopo.
C'era tutto il tempo ma, dato che non avevo la più pallida idea di cosa mettermi, decisi di vestirmi comodo e fare un giro nei vari negozi in centro.
Mi radei, feci una doccia fresca, canotta, pantaloncini di felpa leggeri, Nike bianche ai piedi e sono freschissimo.
Sarà stata la bella giornata ma mi sentivo davvero radioso quel giorno e pieno di energia.
Appena arrivato in centro, parcheggiai e mi avviai a piedi.
Notai subito diversi sguardi tra alcune ragazze sedute ai tavolini di un bar.
Le più smaliziate le riconosci subito, un'altra pompata al mio ego, un sorriso delicato e via, tornai in missione.
Senza stare a perdermi in mille negozi, decisi di andare sul sicuro in un posto abbastanza mirato,
dove si trovano anche capi più eleganti se si necessita ma, in generale, un po' di tutto.
Appena entrai pensai: "Ottima scelta venire in settimana, poca gente, meno confusione ma soprattutto meno sclero per scegliere!".
Non avevo uno straccio di idea ma molto tempo; decisi quindi di passare al setaccio tutto il negozio.
È curioso quando nei negozi sei avvolto dai tuoi pensieri nel cercare qualcosa e senti frasi sporadiche delle altre persone, lì per lo stesso motivo.
Ti sembra quasi di capire esattamente che tipo di persona ti trovi di fronte, dalle poche parole e dal tono in cui le dice.
La mamma apprensiva che riprende il figlio per ogni cosa, il bambino piagnucolone, i nonnetti che disquisiscono sul numero di mutande da comprare, le amichette che si sentono esaltate perché hanno imparato a mettersi in tiro e si lodano a vicenda, il papi che sbuffa e non vede l'ora di prendere la tangenziale e tornare a casa...
Risi dentro di me perché il tutto aveva quasi del cinematografico e, nel mentre continuai la mia ricerca, iniziai ad avere una mezza idea di cosa comprare.
Nel frattempo sentii le porte scorrevoli aprirsi e la voce di una donna che, con tono piuttosto seccato, si rivolse al marito:
"Se non ti decidi, li scelgo io per te, sei peggio di me, tutto sto tempo per un paio di pantaloni".
La donna, entrando, attirò la mia attenzione: aveva una voce molto seducente e femminile e quel suo attimo di nervosismo in realtà mise a nudo una certa autorevolezza.
Da lontano non sembrò neanche male ma la persi di vista quasi subito, tra appendini, grucce e reparti vari.
Continuai la mia ricerca sovrappensiero quando, dopo poco, la rividi spuntare nel reparto uomini; ora più da vicino, decisi come mio solito di dare una sbirciatina.
Sembravano essere due sulla cinquantina. Lui bruno, il classico impiegato di buon livello, un po' goffo e imbranato ma, tutto sommato, un bell'uomo.
Lei, che donna! Una signora bionda, occhioni penetranti, capelli un po' più lunghi di un caschetto le sfioravano appena le spalle.
Molto curata, anche lei con un andazzo da impiegata ma con un'aria decisamente determinata e autoritaria.
Un vestito non troppo osé ma che denotava gusto e cadeva a pennello sulle mature forme (si intravedevano due bei seni e delle gambe che sembravano tornite), un ciondolo afro che terminava con una pietra in mezzo ai suoi seni, uno spacco laterale e due sandali che coronavano una bella abbronzatura dorata.
Avranno avuto intorno ai 50 anni ma lei ne dimostrava tranquillamente dieci di meno.
Mentre le mie mani rovistavano tra i capi, non perdevo un momento per squadrarmela tutta; mi aveva letteralmente intrigato.
Passarono di fianco a me entrambi, nella speranza di trovare sti benedetti pantaloni ma, quando furono di fianco a me, mi girai d'istinto, incrociando lo sguardo di quella signora intrigante. Sentii come una scossa attraversarmi.
Non fu uno sguardo casuale: era uno sguardo rapito e fermo, di quelli che si fanno notare, assecondato da un malizioso sorriso.
Può darsi che mi avesse già beccato a squadrarla senza accorgermene.
Superandomi ebbi il modo di squadrarla anche da dietro e rimasi folgorato, rendendomi conto che era ben celato ma si intravedeva davvero un bel culone ritto, degno solo di una queen!
Accidenti! Diventava sempre più difficile concentrarsi sui vestiti, si girava e rigirava.
Io continuavo a godermi quegli attimi per intravedere sempre di più.
Fu a quel punto che, tornando su con lo sguardo, incrociai di nuovo il suo; questa volta però si accorse senza dubbio che me la stavo ripassando, tutta, completamente.
Aveva un sorriso languido; il marito non si stava accorgendo per niente delle mie attenzioni ma lei aveva capito tutto.
Mi ricambiò con un altro sorriso mordendosi l'unghia dell'indice con i canini e, con disinvoltura, tornò a seguire il marito.
A quel punto feci attenzione a tutte le mosse che faceva; iniziavo a sentire uno strano odore piccante nell'aria...
Dopo pochi minuti sentii: "Basta, continuo a dirti di provare questi ma non mi dai retta, vedrai che usciremo anche da qui senza niente in mano".
Si stava spazientando, chissà se in quel negozio avrebbe potuto trovare qualcosa di più interessante...
Rincarò la dose: "Senti, io vado nel reparto donna a vedere se c'è qualcosa che mi serve; nel frattempo tu datti una mossa".
Mi resi conto che il reparto donna iniziava dal mio appendino in poi; la situazione poteva offrirmi prospettive migliori, chissà se avrà scelto per caso o se...
Continuavo a titubare e rimandare i miei acquisti per vedere dove andava a parare la cosa.
Notavo che lei si aggirava in maniera piuttosto casuale e sempre più vicina a me; io, a sangue freddo e con la coda dell'occhio, seguivo tutte le sue mosse.
A un certo punto la intravidi maneggiare un reggiseno in pizzo molto raffinato; chissà, cercava la sua taglia, pensai, le coppe erano davvero belle grosse.
Anche in quell'occasione incrociammo lo sguardo; mi sorrise maliziosa e, in un paio di mosse, il caso volle che le scappò dalle mani il reggiseno. Fece un passo verso di me e si girò, piegandosi perfettamente a 90° in mia direzione, dandomi la piena visione di tutto quel ben di dio che fino a prima avevo solamente immaginato.
Raccolto l'articolo, si accinse a posarlo e sorridendo tra sé senza guardarmi.
Iniziavo a sentire qualcosa nei miei pantaloni prendere vigore.
Cercai di allentare la presa e mi affrettai a prendere dei pantaloni di lino e una bella camicia in stile da abbinare.
Trovato il mio completo, mi avviai verso i camerini.
Non c'era nessuno; scelsi l'ultimo in fondo e tirai la tenda.
Continuai a pensare: "Accidenti che femmina, me lo ha fatto di marmo senza nemmeno sfiorarmi e come ci gode nel farlo". Il tempo di togliermi le scarpe e sentii dei passi, delle voci avvicinarsi.
Erano proprio loro due.
Me ne accorsi sentendo lei che disse: "Ooh finalmente ti sei deciso ad ascoltarmi, prova un po' questi, se non sono di misura vado a cambiarteli, così non perdiamo altro tempo". E poi ancora:
"Aspetta, aspetta, non qui, mettiamoci lì".
Di tutti i camerini che c'erano, guarda caso, scelsero proprio quello vicino al mio.
A quel punto pensai: "Adesso ti metto in difficoltà io!".
Mentre lui era intento a cambiarsi, lei dialogava con lui: "Come sei messo? Posso vedere?". E lui: "Aspetta, mi sto ancora spogliando!".
Tra i suoi sbuffi, io molto lentamente aprii una fessura spostando la tenda; con disinvoltura e senza farci troppo caso, iniziai a spogliarmi.
In quel momento notai che il loro dialogo si interruppe di colpo e, guardando lo specchio, riuscii a intravedere lei aguzzare la vista all'interno del mio camerino.
Io, facendo finta di niente, continuai a spogliarmi e decisi di andare fino in fondo.
Lei: "Te l'ho detto che questi erano troppo stretti, dammi qua che ne prendo due taglie in più".
In quel momento si allontanò per fare il cambio; allora decisi di sorprenderla spogliandomi completamente e all'idea che, se avesse sbirciato ancora, mi avrebbe visto nudo, mi prese un'erezione davvero degna di nota.
Continuai a tenermelo su di giri e cercai di aprire ancora un po' la tenda.
Una volta di ritorno incrociai il suo sguardo; guardò in basso, i suoi occhi si fecero languidi e desideranti. Cercava di non guardare ma non riusciva a sottrarsi a quello spettacolo; era evidentemente compiaciuta della sorpresa.
Le cambiò persino la voce e disse: "Amore questo modello è davvero grosso, forse dovrei cambiarlo. È proprio grande!".
Così dicendo prese il modello di pantaloni in questione e si voltò verso di me, guardandomi fisso negli occhi, mentre mi toccavo e poi guardando in basso, mordendosi il labbro.
Un altro giro di vasca; alla signora adesso doveva far piacere stare dentro quel negozio.
Dopo poco ritornò con il cambio e altre paia di pantaloni, guardandomi, passò gli indumenti al marito e disse: "Ecco amore, provati anche questi tre".
A quel punto diede un'occhiata a suo marito avvicinandosi alla tenda, sporgendosi dentro col busto per dare dei giudizi.
Non era mai stata così vicina a me che mi trovavo appena dietro la tenda.
A quel punto, appoggiata al separé dei nostri camerini, richiuse la tenda del marito e decise di dare una bella sbirciata anche a me, che la stavo aspettando impaziente.
Spostò volutamente la mia tenda e si ritrovò a pochi centimetri di distanza dal mio cazzo, al massimo dell'erezione.
Fu talmente sfacciata l'immagine che non riuscì a trattenere un lieve mugolio languido e erotico di stupore.
Doveva essere molto stimolante per lei e io mi godevo tutta la sua brama espressa in volto.
Credo che stesse per avvicinare la sua bocca ma
un piccolo rumore la fece scattare fuori e ripassò dal marito: "Amore come va?".
Dopo qualche secondo vidi entrare il suo braccio dalla fessura della tenda. La mano aperta cercava qualcosa nel vuoto.
Continuò a parlare con suo marito mentre finalmente trovò il mio cazzo duro, caldo e pulsante. Lo agguantò per bene continuando con una vigorosa sega.
In maniera impeccabile recitava la parte della donna attenta al marito ma, al contempo, la voglia di far godere il mio cazzo era impossibile da contenere.
Anche per me fu impossibile tenere ancora la mia eccitazione e, dopo una trentina di stantuffate, schizzai copiosamente sei fiotti di sborra densa e bianca.
Trattenni il fiato il più possibile per non fare il minimo rumore e fino a quando non finii lei non mollò la presa; solo dopo ritrasse la mano. Il massimo fu spiare dalla fessura e vedere che, per pulirsi, si guardò velocemente la mano imbrattata e la leccò tutta perversamente, ingoiando tutto come se fosse un premio meritato.
Un lavoro pulito e impeccabile, lontano da qualsiasi sospetto.
Io decisi di ricompormi, provai i vestiti, rendendomi conto di dover cambiare camicia; allora uscii temporaneamente.
Lei mi fece un sorrisone e un occhiolino a cui ricambiai. Nel frattempo uscirono e io ritornai per l'ultima prova, nel camerino.
Una volta preso tutto, notai una piccola pallina di carta sulla mensolina del camerino; la srotolai e lessi: "Scrivimi". Seguito dal suo contatto.
Ero andato troppo oltre per potermi fermare a quel punto, così appena uscito di lì, le scrissi...
To be continued
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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