Vendetta tremenda vendetta
Marciotto
Beatrice e Filippo avevano superato da poco la soglia dei cinquant'anni. Ripensando ai primi anni di matrimonio, riaffioravano i ricordi di un tempo in cui tutto sembrava leggero e vibrante: i piccoli appartamenti in affitto arredati con mobili di fortuna, le cene improvvisate a base di pizza sul tappeto, i viaggi in autostop con gli zaini in spalla e la passione travolgente che li spingeva a fare l'amore in ogni angolo della casa, incuranti del mondo esterno e guidati solo da un'attrazione viscerale e irrefrenabile.
Con il passare degli anni, tuttavia, quella foga iniziale aveva ceduto il passo ai binari di una normalità rassicurante ma logorata dal tempo: un mutuo quasi estinto, un figlio ormai grande e indipendente, i pranzi in famiglia e un matrimonio fatto di abitudini consolidate, silenzi complici e qualche sbadiglio di troppo sul divano.
Erano una coppia solida, o almeno così credeva Beatrice. Tra i loro taciti accordi c'era quello di concedersi i giusti spazi di libertà, senza gelosie soffocanti. Il venerdì sera, Beatrice usciva per un cocktail con le vecchie amiche, mentre Filippo si dedicava alle sue serate con gli amici storici. Beatrice non aveva mai avuto motivo di dubitare: quando Filippo tornava a casa, con il suo solito sorriso disteso e i racconti delle risate fatte con i compagni di un tempo, lei l'ascoltava volentieri, felice che anche lui avesse i suoi momenti di leggerezza.
Il cambiamento, impercettibile all'inizio, si insinuò nei dettagli. Filippo aveva iniziato a curare di più il proprio aspetto prima di uscire: un profumo nuovo, una maggiore attenzione all'abbigliamento e la scelta meticolosa dei vestiti. Beatrice aveva attribuito tutto a un legittimo desiderio di riscoprirsi, a una voglia di giovinezza che a cinquant'anni colpisce tutti.
La svolta avvenne un giovedì di metà autunno. Beatrice, tornando verso casa, vide per caso Filippo salire su un SUV scuro parcheggiato a pochi metri, guidato da un uomo sconosciuto con cui scambiò un bacio intimo e complice prima di partire.
Gelo e incredulità lasciarono presto il posto a una rabbia sorda. Beatrice decise di scavare a fondo. Nei giorni successivi, spinta dal bisogno di capire, iniziò a controllare i movimenti del marito e a cercare indizi. Tramite un'occhiata furtiva alle notifiche sul tablet di casa e una serie di ricerche incrociate online, scoprì l'esistenza di un club privato ed esclusivo poco fuori città, noto nell'ambiente per organizzare festini per adulti ed eventi a tema riservati a soci selezionati.
Incuriosita e ferita, Beatrice scoprì che ci si poteva iscrivere previa verifica e pagamento di una quota. Senza esitare, fece richiesta e ottenne l'accesso al club.
Il venerdì successivo, anziché uscire con le amiche, Beatrice decise di seguire di nascosto l'auto di Filippo. Come sospettava, la vettura non si diresse verso il solito ristorante del centro, ma imboccò la statale fino a raggiungere il parcheggio discreto e recintato del club.
Beatrice aspettò qualche minuto, poi entrò a sua volta esibendo la tessera appena ricevuta. L'atmosfera all'interno era ovattata, con luci soffuse, musica d'ambiente e un'eleganza formale che strideva con lo scopo del luogo. Alla reception le dissero che per la serata era in corso un evento speciale in una delle sale private riservate al privé. Spinta da una dolorosa curiosità, pagò la quota suppletiva richiesta per accedere a quell'area ristretta.
Varcata la soglia della stanza, il cuore di Beatrice smise quasi di battere. Si trovò immersa in una penombra calda, in mezzo a una decina di uomini disposti attorno al centro della scena, dove il protagonista assoluto della serata era proprio suo marito Filippo.
Lo vide inginocchiato mentre prendeva in bocca, a turno, i cazzi dei partecipanti, che godevano delle abilità di suo marito. Era scatenato: riusciva a prendere due membri alla volta, mentre le mani delle persone presenti lo toccavano ovunque. Beatrice era scioccata, non riusciva ad avvicinarsi; era ferita e incredula, suo marito era gay. Non sapeva cosa fare, ma la vista di tutti quegli uomini nudi — alcuni dei quali veramente belli e dotati — e al contempo l'immagine di suo marito così desiderato la fecero eccitare; vederlo prendere quei cazzi che a turno eiaculavano su di lui le diede una forte scossa di eccitazione. Odio, vergogna, delusione e vendetta: erano questi i sentimenti che pervasero Beatrice.
Uscì di corsa da quella stanza e si chiuse in bagno, mentre lacrime di rabbia le rigavano il viso. Uscendo dal bagno passò davanti ad altre stanze in penombra da cui provenivano sussulti e gemiti; prima di uscire dal locale, entrò in una di queste e vide una donna che veniva posseduta da altri uomini. Rimase lì a osservare, quando due uomini prestanti, completamente nudi e in evidente stato di erezione, si avvicinarono e le sussurrarono: "Ciao, cosa cerchi? Ti possiamo aiutare?", mettendo nel frattempo in piena mostra la loro virilità.
Lei all'inizio disse: "Niente, grazie", ma il sorriso disarmante dei due uomini e il desiderio di rivalsa presero il sopravvento. Allungò le mani e toccò i due membri, e così i tre si diressero in un'altra stanza.
L'aria nella stanza privata era densa, satura del profumo pesante dei corpi e del calore di quella penombra che sembrava proteggerli dal resto del mondo. La porta si chiuse alle loro spalle con un tonfo sordo, isolando il caos dei pensieri di Beatrice e proiettandola in una dimensione fatta solo di istinto e di carne.
I due uomini non le diedero il tempo di riflettere. L'uno le prese i fianchi con mani ferme ma gentili, guidandola verso il bordo di un divano imbottito, mentre l'altro si inginocchiava davanti a lei, gli occhi fissi nei suoi con un misto di promessa e sfida.
– Rilassati, pensa solo a te stessa – le sussurrò quello in piedi, mentre le sue labbra cercavano il collo di Beatrice, tracciando una scia umida e calda che le fece contrarre la schiena in un brivido improvviso.
La rabbia per il tradimento di Filippo, anziché svanire, si era trasformata in carburante puro. Ogni carezza ricevuta era uno schiaffo alla menzogna in cui aveva vissuto per anni; ogni centimetro di pelle nuda che premeva contro il suo corpo rappresentava una liberazione, il modo più viscerale e sfacciato per riprendersi il controllo della propria vita e del proprio desiderio.
Dall'altro lato, l'uomo inginocchiato non perse tempo: con gesti sicuri e avidi, le sollevò la gonna, liberandola dagli ultimi intimi ostacoli. Quando le sue dita e poi la sua lingua trovarono il punto esatto della sua femminilità, Beatrice emise un gemito strozzato, afferrando con entrambe le mani i capelli corti di quell'estraneo, tirandoli leggermente per assecondare il ritmo che si faceva via via più incalzante.
L'altro uomo, intanto, oltre baciarle il collo giocava con i suoi seni e appoggiava il suo membro nelle spalle . Beatrice, travolta da quel vortice di sensazioni che non provava da decenni, allungò la mano, le dita che serrarono con forza la carne calda e tesa, stringendola in una presa che fece sussultare l'uomo.
– Sei bellissima quando hai questo fuoco negli occhi – le sussurrò lui all'orecchio, prima di sollevarsi completamente e posizionarsi davanti a lei.
Non c'erano convenevoli, né timidezze. Quella non era una notte d'amore romantico, era un rito di possesso e rivalsa. Beatrice aprì le gambe, accogliendo il primo dei due con un respiro profondo e spezzato, mentre l'altro le riempiva la bocca con il proprio membro, costringendola a un ritmo frenetico e animalesco che la fece quasi soffocare di piacere.
La stanza divenne un susseguirsi di spinte profonde, di respiri affannosi, di carni che si scontravano in un unico, disperato contagio di lussuria. Beatrice sentiva il corpo bruciare, ogni brivido saliva dalla colonna vertebrale per esplodere nel basso ventre. Non pensava più a Filippo, né al club, né a ciò che aveva visto nella stanza accanto: esisteva solo quel contatto brutale e liberatorio, il sudore che le bagnava la fronte, la forza con cui quei due corpi la stavano scuotendo, restituendole, attraverso il peccato e la trasgressione, una vitalità che credeva perduta per sempre.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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