tradimenti
Richiesta di Soccorso
BrizzolatoTraLeRighe
08.05.2026 |
2.665 |
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""Sì! Filma tutto, guardone! Inquadra bene il mio buco del culo mentre Rico lo sfonda senza pietà! Inquadra la sua sborra quando arriverà! Voglio che riguardi questo video ogni singola notte..."
Fuori, la Riviera Ligure è stata flagellata per tutto il giorno da una pioggia battente, una di quelle sferzate d’acqua atlantiche che rendono l’aria pesante, satura di elettricità e salsedine. I vicoli dei borghi, i celebri carruggi, brillano sotto la luce dei lampioni come pelle di foca bagnata. Ti sei goduto il rumore ipnotico della tempesta sui vetri della tua stanza, hai acceso un joint per distendere i nervi e, avvolto in quella nebbia rilassante e profumata, ti sei lasciato scivolare in un sonno profondo. Ma il riposo di un predatore come te è sempre vigile, un dormiveglia muscolare pronto a scattare al minimo segnale di caccia.Alle 2:00 esatte, il silenzio della notte viene squarciato dal ronzio insistente del telefono sul comodino. Non hai bisogno di guardare lo schermo per sapere chi è. Quel ritmo di vibrazione appartiene a lei. È Alessandra.
"Rico... scusa l'ora, ma non potevo aspettare un minuto di più." La sua voce arriva bassa, roca, sporca di una frustrazione erotica che senti vibrare fin dentro le ossa. "Sono in un paesino sopra la costa, a casa di un amico. Siamo tornati da cena da un pezzo, ma qui la situazione è tragica. Questo poveraccio non riesce a farselo venire duro nemmeno con me che glielo lavoro da un'ora. Ho una voglia di essere sfondata che mi sta facendo impazzire e solo tu sai come spegnere questo incendio. Prendi un taxi e vola qui. Ora. Non farmi aspettare."
Non servono altre spiegazioni. Ti alzi con un movimento fluido, i sensi improvvisamente all’erta, la pigrizia del joint spazzata via da una scarica di adrenalina pura. Ti vesti in fretta, scegliendo capi tecnici e neri che si sfilano con un gesto solo, e chiami un taxi. Durante il tragitto, mentre l'auto sale con fatica lungo i tornanti stretti che dominano il golfo e i fari tagliano la pioggia che ora si è fatta più sottile e insidiosa, guardi le luci della costa riflettersi sull'asfalto nero. Immagini la scena: Alessandra, la Regina, bloccata in una stanza con un uomo inutile, un guscio vuoto, mentre il suo corpo statuario grida per avere la tua verga da maratoneta, quell'arma che lei ormai considera di sua esclusiva e brutale proprietà.
Dopo circa mezz’ora, il taxi si ferma sul ciglio della strada, all’ingresso di un borgo silenzioso arroccato sulla roccia. L'odore della salsedine si mescola a quello del pino marittimo bagnato e della terra smossa. E lei è lì, una visione che squarcia il buio.
Appoggiata a un muretto a secco, sotto la luce giallastra e tremolante di un lampione, Alessandra ti aspetta. È un’immagine che ti mozza il fiato, anche se la conosci palmo a palmo. Indossa una minigonna di pelle nera così corta da sembrare un insulto al pudore, e tacchi a spillo che la rendono ancora più slanciata. Il trucco è leggermente sfatto, i capelli scuri sono scompigliati dal vento ligure, ma è il suo sguardo a colpirti: è assetato, febbrile, quasi animale. È lo sguardo di una predatrice che è stata tenuta a digiuno troppo a lungo.
Scendi dall'auto e le vai incontro. Appena le sei vicino, lei non ti bacia: ti afferra per il bavero della giacca, ti incolla a sé e ti annusa il collo, cercando l'odore del maschio che è venuto a salvarla. Ti sussurra all'orecchio con un calore che ti brucia la pelle: "Meno male che sei arrivato, Rico... stavo morendo di voglia. Ho la figa che scotta e al mio amico, il proprietario di casa, non gli viene duro. È un'offesa vivente. Entra e mostragli cosa significa avere del sangue nelle vene. Entra e prenditi quello che è tuo."
Ti prende per mano, le sue dita strette come artigli, e ti trascina verso l’ingresso di un appartamentino incastonato tra le pietre dei carruggi. Quando varchi la soglia, l'atmosfera è surreale. La casa è particolare: arredata con mobili vecchi, pesanti, un po' trasandati, pezzi di antiquariato polveroso che sanno di antico e che contrastano violentemente con la vista sul golfo fantastica che si gode dalle ampie finestre. È un panorama che toglie il fiato, con le luci della costa che brillano come diamanti in fondo a un abisso nero.
Lui è lì, in mezzo al salotto, un'ombra di uomo. È magro, alto circa un metro e settanta, con un inizio di calvizie che cerca di nascondere con un taglio troppo corto. Ti accoglie con un sollievo che rasenta l'umiliazione: "Ciao Rico, meno male che sei venuto! Prendi qualcosa da bere?". Sorseggi il tuo drink con calma olimpica, scambi due chiacchiere per ambientarti, dimostrando quella sicurezza marmorea che solo chi sa di essere l'indiscusso padrone della situazione può permettersi. Alessandra ti gira intorno come uno squalo, sfiorandoti i muscoli delle braccia, facendoti sentire quanto la sua temperatura corporea sia salita. Dopo pochi minuti, lei decide che la recita è finita. "Andiamo di là," ordina con il tono di una sovrana che esige il tributo.
Vi spostate nella camera da letto. È una stanza buia, carica di un'umidità elettrica, dominata da un vecchio letto con un’imponente testiera in legno scuro che sembra pronta a scricchiolare sotto il peso del peccato. Alessandra ci fa sdraiare ai lati e lei si mette al centro. Ti sfila i pantaloni con una velocità felina e, dopo un paio di carezze esperte al tuo cazzo che è già un'asta di acciaio pulsante, emette un sospiro di sollievo. "Finalmente," sussurra.
Poi, Alessandra inizia il suo gioco spietato. Si gira e ti dà le spalle, offrendoti il suo culo perfetto, sodo come marmo, mentre con le mani continua a lavorare freneticamente l'arnese moscio dell'amico, cercando di rianimare quel pezzo di carne senza vita. Tu afferri i suoi fianchi, sentendo la pelle setosa e bollente sotto i palmi, e incominci a scoparla nella figa. Il suono dei tuoi colpi decisi, ritmici e pesanti, riempie la stanza. Alessandra geme in modo sporco, senza più freni, mentre i suoi occhi restano fissi su quelli dell'amico, deridendolo con lo sguardo mentre tu la scuoti da dietro.
Sei instancabile, Rico. La tua prestazione è quella di un atleta della carne; non c'è traccia di fatica, solo una spinta costante, profonda, che invade ogni centimetro di lei. Dopo cinque minuti di martellamento ininterrotto, Alessandra inarca la schiena verso il soffitto, cercando il contatto totale: "Rico... mi stai già spaccando il culo! Mettimelo lì. Ora! Voglio che senta come urlo quando mi sfondi!"
Ti sfili con un rumore umido e scivoli nel suo buco anale stretto. Alessandra lancia un grido di trionfo che sembra squarciare l'aria pesante della stanza. Fissa l'amico dritto negli occhi mentre la tua verga la invade, e inizia a colpirlo con le parole, affondando il coltello nella sua impotenza:
"Lo senti questo rumore, sfigato? È il suono di un vero cazzo che mi sbatte contro! Guarda Rico... guarda come i suoi muscoli lavorano, guarda come mi riempie fino in fondo mentre tu resti lì con quel verme morto tra le dita! Non ti senti un nulla a confronto? Sei patetico!"
L'amico, annientato dal confronto eppure tragicamente eccitato dalla scena, propone di cambiare posizione. Alessandra accetta subito: la sua bramosia è insaziabile, vuole essere posseduta ovunque. Si mette a pecorina al centro del vecchio letto, con il sedere alto, rivolto verso di te come un invito alla violenza consensuale. Ordina all'amico di mettersi davanti a lei: "Mettiti qui davanti... almeno servimi a qualcosa, fammi sentire la tua bocca o lasciati usare."
Lei inizia a succhiare il cazzo dell'uomo con una voracità che sembra voler estrarre a forza quel vigore che non c'è, mentre tu ti posizioni dietro di lei. Sei il signore assoluto del campo. Inizi a prenderle a turno la figa e il culo, alternando le entrate con una precisione chirurgica. La tua resistenza è sovrumana: il sudore ti imperla la schiena, rendendo i tuoi muscoli ancora più definiti, ma il tuo respiro resta regolare, potente.
Dopo una mezzoretta buona di questo trattamento brutale, l'arnese dell'amico è ancora desolatamente moscio. Nulla. L'uomo è disperato, suda, trema di vergogna. Tenta un'ultima mossa: si mette in piedi sul letto, sperando che la posizione verticale gli dia una scossa.
Lei continua a succhiargli quel pezzo di carne inutile, ma i suoi gemiti sono tutti per te. Tu decidi di chiudere i giochi. Aumenti la velocità, sferrando colpi di maglio nel suo culo stretto. Alessandra sobbalza sotto i tuoi urti, le mani che artigliano le cosce dell'altro uomo per tenersi ferma. Le scappano urli di un misto di dolore acuto e goduria primordiale mentre tu la sfondi da dietro.
"Dio, Rico, me lo stai spaccando! Sììì! Distruggimi! Spingi ancora più forte!" urla lei, staccandosi un istante dal cazzo dell'amico per riprendere fiato. "Lo vedi, sfigato? Senti come grido per lui? Senti quanto è potente dentro di me? Lui è un maratoneta, lui è un vero uomo!"
A quel punto, l'uomo capisce che la sua unica funzione stasera è quella di documentare la propria sconfitta. Afferra il telefono con le mani tremanti: "Voglio fare un video... devo riprendere tutto questo."
L'idea dell'obiettivo puntato addosso agisce su Alessandra come benzina sul fuoco. Diventa una furia erotica.
"Sì! Filma tutto, guardone! Inquadra bene il mio buco del culo mentre Rico lo sfonda senza pietà! Inquadra la sua sborra quando arriverà! Voglio che riguardi questo video ogni singola notte della tua vita inutile, per ricordarti cos'è un maschio e quanto tu sia inferiore a lui!"
Continui a cavalcarla per altri venti minuti, esaltando la tua dote leggendaria. Quando senti che la pressione è al limite, la sollevi di peso e la porti davanti alla grande finestra. La scopi lì, in piedi, con le sue mani premute contro il vetro freddo che si appanna sotto il suo fiato spezzato. L'amico è dietro di voi, immobile, che inquadra la tua gloria mentre tu concludi la maratona.
Vieni con una forza inaudita, un getto potente che la riempie e la marchia. Alessandra accoglie tutto, poi si gira verso la telecamera con un sorriso diabolico: "Hai visto, schiavo? Questo è un uomo. Ora metti via quel giochino, vai in bagno e prepara l'acqua calda. Dobbiamo lavare il vincitore."
Come da rituale, ti portano in bagno. Ti lavano in due, con l'amico che ora si muove come un servitore silenzioso e annichilito. Ti rivestì con la calma del vincitore. Alessandra ti accompagna alla porta, ti dà un bacio che sa di sesso e sussurra: "Sei stato un gigante, Rico. Grazie."
Scendi verso il mare mentre il borgo si sveglia, con il rumore dei tuoi passi sul selciato bagnato e la consapevolezza di aver lasciato un marchio indelebile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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