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Scoperchiare il vaso di Pandora (2^parte)


di onanilbarbaro
10.01.2026    |    1.211    |    1 8.8
"Una volta, quando ero ancora studentessa, mi è capitato di avere un incontro omosessuale con una mia compagna di università..."
SCOPERCHIARE IL VASO DI PANDORA
(seconda parte)

Mentre scendevo le dolci pendenze della collina verso la pianura e verso casa riflettevo sulle parole di Elena. Da quello che potevo avere capito della sua situazione mi pareva un’illusione quella di pensare che un giorno suo marito sarebbe tornato ad essere l’uomo di cui si era innamorata. Ammesso che fosse stato davvero l’uomo che a lei era sembrato. Io mi ero fatta l’idea di un uomo debole, fragile, incapace di affrontare i dolori e le difficoltà. Elena avrebbe meritato un uomo migliore di lui. E anche di me.
La domenica trascorse nella routine consueta, pranzo dalla mia ex moglie con i miei figli, che vedo sempre meno; poi a casa: un po’ di lettura, un po’ di TV. La sera un film al cinema all’aperto alternando lo sguardo tra lo schermo e le stelle.
La settimana iniziò con un’urgenza di lavoro inconsueta per agosto e la cosa tutto sommato non mi dispiacque. Quello che era successo il sabato pomeriggio mi appariva già come qualcosa di lontano e singolare, destinato a restare un unicum. Poi accadde qualcosa che mi spinse a cambiare idea. La sera del giovedì andai a letto verso mezzanotte dopo avere visto un noioso film alla televisione. Nonostante non fosse nemmeno troppo caldo non riuscivo a prendere sonno e continuavo inutilmente a girarmi nel letto. Decisi di fare quello che sempre funziona in circostanze del genere: masturbarmi. Non appena ebbi raggiunto un certo livello di eccitazione l’immagine che per prima rividi fu Elena nuda, con il triangolo di pelo pubico color castano chiaro, come lo avevo visto al momento della mia partenza. Seguirono le immagini dei nostri momenti più intimi. Non ci volle molto perché arrivasse il piacere e subito dopo il sonno. Con l’ultimo barlume di pensiero, mentre stavo arrendendomi all’assopimento, mi promisi che sarei andato ancora in quella villetta sulle colline. Dovevo scoprire quale accoglienza avrei ricevuto.
Trascorsi il venerdì in attesa del sabato; per fortuna il lavoro mi dette una mano a farlo trascorrere meno lentamente. La mattina del sabato si risolse in un’attesa del pomeriggio, e quando il pomeriggio arrivò iniziai a calcolare mentalmente quanto tempo sarebbe stato necessario a Elena per arrivare alla villetta dopo il lavoro e dopo avere pranzato. Il calcolo risultò piuttosto preciso, perché arrivammo quasi contemporaneamente; mentre uscivo dall’ultima curva vidi la Fiesta che entrava nel vialetto.
Il largo sorriso col quale mi accolse mentre scendeva dall’auto ed io mi accingevo a parcheggiare la moto mi tolse ogni dubbio sulla natura della sua accoglienza. Non ci fu bisogno di parole, bastò uno sguardo mentre entravamo nella villetta: sapevamo entrambi perché eravamo lì. Ci dirigemmo direttamente in camera e mentre ci spogliavamo dei pochi indumenti mi disse: “ho ricominciato a prendere la pillola, ma è ancora troppo presto per essere sicuri che possa coprire ogni possibilità di rischio. Ci vuole ancora una settimana.”
“Allora sapevi che sarei tornato”.
“Ci speravo. No, non è vero, lo sapevo, mi ero accorta che era stato bello e liberatorio anche per te, non solo per me.”
Non dicemmo nient’altro, per noi parlarono i nostri gesti, le nostre mani, le nostre bocche sui nostri sessi.
Quando, al culmine dell’eccitazione, stavo per entrare dentro di lei mi fermo’ e mi sussurrò: “sodomizzami”.
Sorpreso e sconcertato non riuscii che a balbettare un “cosa?”
“Voglio che tu…”
“So cosa significa sodomizzare” la interruppi “ma perché?”
“Perché non l’ho mai fatto e voglio provare.”
“Sai che potrebbe essere doloroso?”
“So tutto quello che c’è da sapere, ma sono partita da casa con questo desiderio. Prima di uscire mi sono fatta un clistere e mi sono procurata del lubrificante.
La sorpresa aveva alquanto ridotto il mio livello di eccitazione, ma non il suo, mi sembrò. Allungo’ il braccio verso il comodino per afferrare un tubetto che fino a quel momento non avevo nemmeno notato. Quando ne fece uscire un gel unto e scivoloso e lo spalmo’ prima sul mio membro, poi sul suo orifizio anale la mia eccitazione riprese tutto il suo vigore.
Si stese bocconi e si mise un guanciale sotto il bacino per sollevarlo. Il suo così forte desiderio di essere posseduta mi eccitava, ma anche mi inibiva. Una donna che conoscevo da meno di due settimane si offriva aperta, in tutti i sensi, al mio sguardo e alla mia voglia.
“Prendimi, ti sto aspettando” con un sussurro che mise fine a ogni mia esitazione.
“Se senti dolore dimmelo, mi fermerò subito.”
Mentre entravo dentro di lei del dolore lo provò, nonostante la mia cautela, ma non abbastanza per fermarmi. Era più rilassata di me e al dolore era subentrato una sorta di appagamento. La sua mano si muoveva a un ritmo crescente tra le cosce. Il suo piacere innescò anche il mio nel sentire l’anello del suo sfintere che pulsava intorno al mio cazzo.
Dopo restammo sdraiati in silenzio. Mi assopii per un tempo che non saprei calcolare. Quando mi svegliai mi trovai davanti ai miei occhi quelli di Elena che mi stava fissando.
“Quando dormi sembri un bambino. Anch’io ho dormito e adesso si è fatta per me l’ora di tornare alla realtà.”
Mentre ci rivestivamo, uno di fronte all’altra, senza guardarmi disse: “sai, in fondo mi è piaciuto, qualche volta potremmo anche rifarlo.”
“Anche a me è piaciuto, anche se continuo a preferire l’ingresso principale. Mi sono accorto che ti sei aiutata con la mano per arrivare all’orgasmo.”
“E’ vero, ti ha disturbato?”
“No, al contrario, ha aumentato ancora di più la mia eccitazione.”
Mi accompagnò alla moto e ci salutammo con un lungo bacio appassionato, al termine del quale mi salutò con la solita raccomandazione: “ ti prego, non innamorarti.”
“Ti prego, non innamorarti” diventò il saluto finale di tutti gli incontri che si succedettero nei mesi successivi. Qualche volta aggiungeva: “se lo facessi dovrei lasciarti immediatamente”.
La settimana trascorse come al solito rapida nei giorni e lenta nelle ore. Il giovedì era il mio compleanno, la mia ex moglie preparò una cena per festeggiarlo insieme ai miei figli. La serata fu piacevole, anche perché quando i miei figli se ne andarono ci venne in mente di lasciarci andare ad un revival erotico. Ma nonostante questo intermezzo mi sentivo in stand by nell’attesa del sabato.
Quando nel primo pomeriggio, nel pieno della canicola, arrivai alla villetta Elena uscì per venirmi incontro. Aveva il sorriso più ampio e luminoso che le avessi mai visto fino a quel momento. Ci dirigemmo direttamente nella camera e cominciammo a toglierci i pochi indumenti.
“Adesso la pillola mi protegge, non abbiamo bisogno di precauzioni, possiamo lasciarci andare completamente senza timori.”
Ci torturammo a lungo sull’orlo del piacere in un ardente sessantanove. Lei alternava leccate alla mia cappella a titillamenti di lingua sul filetto; io alternavo gentili succhiate al suo svettante clitoride a lappate energiche alla vagina gocciolante. Fino a quando, con movimento rapido e improvviso, si girò per impalarsi su di me e serro’ con forza le gambe intorno al mio bacino mentre mi stringeva in un abbraccio. Il suo orgasmo squassante fu il detonatore che scatenò immediatamente anche il mio.
Sudati e ansimanti restammo supini senza sfiorarci. Dopo alcuni minuti iniziai a provare un vago disagio per il protrarsi del silenzio sceso tra noi. Nel tentativo di interromperlo in un modo qualsiasi non trovai niente da dire se non: “ieri l’altro ho compiuto cinquantadue anni”.
Con un risolino che svelava buon umore: “auguri. Me lo dici perché pensi di essere troppo vecchio per un bis prima di lasciarci?”.
“Grazie per gli auguri. Per quanto riguarda il bis non lo so, sono molti anni ormai che non mi capita l’occasione di misurarmi in una performance tanto impegnativa. Credo che un po’ dipenderà anche da te.”
“C’è la metterò tutta” replicò ridendo.
Prima che il silenzio scendesse nuovamente ad allontanarci volli provare ad affrontare, con le dovute cautele, un dubbio che mi era girato in testa dopo il nostro incontro del sabato precedente. Iniziai usando il tono più amichevole e rispettoso che potevo: “posso farti una domanda indiscreta?”
Sì girò su un fianco verso di me e appoggiò una mano sul mio petto, poi domandò: “vuoi chiedermi qualcosa di molto intimo e personale?”
“Sì…” mi limitai a rispondere perché non riuscivo a trovare qualcosa di sensato da aggiungere per motivare la mia risposta affermativa.
“Bene. Ti dirò ora qualcosa che voglio ti ricordi anche in futuro, se futuro ci sarà. Desidero che tu mi faccia tutte le domande che vuoi, anche le più intime e scabrose che possano venirti in mente. Io ti risponderò sempre in totale sincerità, senza imbarazzi. Ho un bisogno vitale di questa libertà di presentarmi a qualcuno per quella che veramente sono, senza essere giudicata e al di fuori di ogni ruolo predefinito. Forse qualche volta potrai sentirti come il mio psicanalista o come un prete; ma poi ci penserà il sesso a rimettere a posto le cose. E poi sono anch’io disposta a fare il prete o la psicanalista, se vuoi. Allora, cosa mi volevi chiedere?”
“Perché sabato scorso hai voluto…”
“Essere inculata. Parliamo in modo schietto, anche questo mi fa sentire libera. Con te volevo provare qualcosa che non avevo mai provato prima. Con mio marito ho scopato centinaia di volte, gli ho fatto seghe e pompini, ma questo mai. Forse nella mia mente contorta acquisiva un significato simbolico che non saprei dirti. Ma era quello che volevo.”
“E ti è piaciuto?”
“Più di quello che pensavo. All’inizio è stato un po’ doloroso, cominciavo quasi a pentirmi. Poi, superato il momento, sono riuscita a lasciarmi andare e mi è piaciuto sentirmi presa passivamente; non so spiegarti meglio. E’ vero che se non mi fossi aiutata con la mano non avrei avuto un orgasmo, ma a conti fatti sono soddisfatta. Forse potrei chiederti di farlo ancora, se vuoi. Se è piaciuto anche a te.”
“Mi è piaciuto, anche se non è al primo posto. Per me al primo posto rimane la fica, visto che vogliamo parlare in modo schietto; al secondo la bocca, solo al terzo posto il culo. So che per molti uomini non è così, ma penso che sia perché nella loro testa subentrano logiche di possesso, di potere, non di piacere fisico. Niente può uguagliare il piacere di entrare in una fica bagnata.”
“A volte vorrei essere un uomo per conoscere quello che si prova a entrare nel corpo di una donna.”
“Visto che abbiamo stipulato un patto di franchezza: possibile che da ben due anni tu sia riuscita a sopportare un regime di castità assoluta? Sei una donna vitale e appassionata; sei una bella donna ancora giovane, anzi nell’età migliore. Chissà quanti uomini ti avranno corteggiato e avanzato proposte. E tu? Niente?”
“Questo è davvero imbarazzante. I primi mesi della malattia di mio marito ero talmente concentrata su di lui che tutto quello che riguardava me passava in secondo piano, anche il mio corpo. Successivamente certi stimoli sono riaffiorati ed ho cominciato di tanto in tanto a masturbarmi. All’inizio lo facevo qualche volta la sera a letto per rilassarmi e trovare il sonno. Lo facevo anche in modo evidente per tentare di coinvolgere Sergio sperando di suscitare in lui un risveglio di eccitazione. Tutto inutile. Anzi ho capito che per lui questo era motivo di ulteriore frustrazione e aggravava il suo stato depressivo. Masturbarmi è diventato prima un’abitudine, poi una compulsione, lo facevo anche più volte al giorno. Pensa, l’estate scorsa quando venivo qui il sabato pomeriggio mi spogliavo completamente e andavo a sedermi fuori; hai potuto accorgerti che lì non possiamo essere visti, quindi passavo tutto il tempo a toccarmi e masturbarmi. La cosa mi dava piacere, ma poi restavo turbata e depressa, delusa e disgustata di me. Ne ho parlato con una mia vecchia compagna di scuola che adesso fa la psicanalista. Mi ha rassicurato che la masturbazione era una naturale via di fuga da una condizione difficile e mi ha dato buoni consigli per tenerla sotto controllo e non farla diventare un’ossessione compulsiva. Ora raccontami qualcosa di tuo. Per esempio, anche tu ti masturbi quando non hai una donna?”
“Questa è facile. Tutti gli uomini si masturbano per tutto il corso della vita, a qualunque età. Del resto Woody Allen dice che la masturbazione significa fare sesso con qualcuno che si ama. Perciò mi sono sempre masturbato, sia che avessi una relazione o meno. Come tutti i maschi, ma forse anche un po’ più della media. Ti faccio anch’io una confidenza. Una quindicina di anni fa avevo una storia con una ragazza, una storia durata circa un anno. Le piaceva guardare mentre mi masturbavo, si eccitava e si masturbava anche lei. A volte lo facevamo insieme guardandoci e cercando di raggiungere l’orgasmo contemporaneamente. Credo che questo sia il gesto più intimo che due amanti possano compiere. Si offrono in modo totale allo sguardo dell’altro, proprio nella ricerca e nel raggiungimento del piacere. Se vuoi una volta potremmo farlo anche noi.”
“Si’, lo faremo senz’altro, ma non adesso. Adesso ho bisogno di sentirmi posseduta, di sentirmi femmina desiderata. Forse non te ne sarai accorto, ma quando sei entrato dentro di me la prima volta ho pianto di commozione. Non era solo una questione di piacere fisico, anche se non è certo mancato, ma è stato come vivere una specie di resurrezione del mio corpo, come un riappropriarsi di sensazioni che mi erano state rubate. Tornavo ad essere una donna, non più soltanto un ruolo come moglie devota e paziente, o come madre sempre inadeguata. Ed ora voglio scoprire se il cinquantaduenne dopo tutto questo parlare di sesso è in grado di concedermi un bis prima di salutarci.”
Elena si chinò su di me e la sua bocca riuscì a rendere il cinquantaduenne in grado di concedere il bis. Fu un rapporto lungo, intenso e appassionato. Le confidenze che ci eravamo appena dette avevano fatto piazza pulita di qualsiasi imbarazzo rendendoci complici, oltre che amanti. Facemmo più tardi del solito; dopo una doccia veloce per toglierci di dosso l’imbarazzante odore di sesso ci salutammo. Il saluto di Elena, come dopo ogni nostro incontro, fu il solito: “ti prego, non innamorarti.”
Da quel giorno i pomeriggi del sabato diventarono un appuntamento fisso, senza bisogno di conferme. Sapevamo che ci saremmo trovati lì ed eravamo consapevoli del perché. Facevamo l’amore fino allo sfinimento; quando parlavamo, e lo facevamo spesso, l’argomento era sempre e solo il sesso: le nostre esperienze, le nostre fantasie. Non parlavamo mai di problemi familiari né di nient’altro che non fosse legato al sesso.
Durante uno di questi scambi di narrazioni di esperienze Elena mi chiese di raccontarle qualcosa di cui nessuno era a conoscenza. Erano già trascorse alcune settimane da quando avevamo iniziato i nostri incontri settimanali, dalla finestra della camera si potevano scorgere le prime foglie gialle di un imminente autunno.
Le dissi che avevo avuto alcune avventure extra matrimoniali con donne sposate e di ognuna di esse nessuno era a conoscenza, a parte le interessate.
“Raccontami allora quella che ha significato di più per te.”
“Si tratta di una storia di una quindicina di anni fa, quattordici per l’esattezza. Non con una donna sposata, ma con una ragazza più giovane di tredici anni, quella con cui giocavamo a guardarci mentre ci masturbavamo. Una storia cominciata per gioco, con leggerezza, e poi per me diventata coinvolgente. E’ durata un anno, siamo anche riusciti a trascorrere una vacanza insieme in un campeggio sul lago Trasimeno e un weekend lungo nella magia romantica di Venezia. Poi ad un tratto è finito tutto. Mi ha lasciato senza troppe spiegazioni e non ho mai capito il perché. Mi sono detto allora che forse si era spaventata del coinvolgimento da parte mia, sposato e con due figli. Oppure semplicemente si era innamorata di qualcun altro. Ho scelto questa da raccontarti perché è l’unica che mi ha fatto davvero soffrire.”
“E tua moglie non si è accorta di niente? Eri ancora sposato allora, no?”
“Mia moglie si era accorta che mi stava succedendo qualcosa, ma eravamo già nella fase di allontanamento e meno si affrontavano certi argomenti e meglio era per tutti e due e per l’armonia familiare.”
“La tua è una storia, mi dispiace dirlo, tutto sommato banale: la crisi dell’approssimarsi ai quarant’anni; una ragazza giovane e disinvolta che riaccende sentimenti sopiti…”
“Lo so, sono una persona banale, con una vita e sentimenti banali” risposi un po’ risentito.
“Sì, è vero, ma quello che stiamo vivendo insieme e che non mi va di banalizzare chiamandola ‘storia’ è tutt’altro che scontata. Quello che sto per raccontarti e che tu sarai la prima persona al mondo a conoscere è molto meno banale. Si tratta di qualcosa che eccita molto voi maschietti. Una volta, quando ero ancora studentessa, mi è capitato di avere un incontro omosessuale con una mia compagna di università. Spesso studiavamo insieme. Un giorno mi chiese di rimanere a dormire da lei dopo avere studiato. Viveva con i genitori, che erano assenti per un breve viaggio e non aveva voglia di restare da sola. Dopo cena ci guardammo un film in TV, poi andammo a dormire nel letto matrimoniale in camera dei suoi. Chiacchierammo a lungo di non so che, scherzammo e ridemmo; la stanza era in penombra, illuminata solo da un lampione della strada. I nostri visi si erano avvicinati per parlare sottovoce, ricordo il riflesso dei suoi occhi nel momento in cui le sue labbra si appoggiarono lievemente sulle mie. Non mi ritrassi, vorrei poter dire per la sorpresa, ma in realtà me lo aspettavo e forse lo desideravo. Non mi ritrassi nemmeno quando il suo bacio si fece più ardito e la sua lingua si spinse a cercare la mia. Tutto cominciò così, semplicemente e naturalmente. Facemmo tutto quello che due donne possano fare per darsi piacere: ci toccammo, ci baciammo, ci leccammo. Fino a quando il sonno divenne invincibile. La mattina mi svegliai tardi; incredula e sconvolta fuggii da quella casa. Ero in preda ai sensi colpa per quello che avevo fatto, per avere tradito Sergio con una donna. Ma oggi devo ammettere a me stessa che mi sentivo in colpa perché mi era piaciuto. Mi allontanai da Veronica, mi comportai come se non fosse successo niente, evitai perfino di restare sola con lei. Ovviamente anche la nostra amicizia ne risentì.”
“Non hai avuto in seguito un’altra esperienza simile?”
“No, e non ne ho sentito la mancanza. Per me fu solo il risultato di una circostanza insolita. Tuttavia non so come mi comporterei oggi in una situazione simile. Se mi piacesse l’accetterei serenamente, senza sensi di colpa.”
La sua schietta sincerità mi colpì e mi sentii in colpa per averle nascosto la mia vicenda più trasgressiva. Volli rimediare subito, non senza imbarazzo: “Scusa, ma non sono stato del tutto sincero, anch’io ho uno scheletro trasgressivo nel mio armadio. Una decina di anni fa ho partecipato ad un motoraduno presso Rimini, durante il quale ho avuto anch’io un’esperienza omosessuale con un ragazzo bisessuale.”
Elena accolse con una risata la mia confessione.
“Non l’avrei mai detto. E ti è piaciuto?”
“Sì, mi è piaciuto, anche perché a noi, ad un certo punto, si è aggiunta una signora molto vogliosa e disinibita.”
“Dovrai raccontarmi tutto nei minimi dettagli, voglio saperli. In seguito non hai più avuto voglia di riprovare l’esperienza?”
“Di andare con un uomo? No. Quella volta è capitato senza che lo cercassi. E’ stato piacevole e divertente, ma non ha avuto un seguito, nemmeno nelle mie fantasie. Non mi attrae il corpo maschile, l’unica cosa che mi piace è il cazzo. Potrei più facilmente fare un pompino piuttosto che baciare un altro maschio.”
Di quando in quando lei tornava sull’argomento della mia esperienza omosessuale, mi era chiaro che le sarebbe piaciuto assistere. Ribadivo in tutta franchezza che qualche volta avevo pensato che avrebbe potuto essere un’esperienza da ripetere; ma solo l’idea di accostarmi a un corpo maschile e di baciare un uomo la trovavo ripugnante. Ammettevo di provare una certa curiosità verso i transessuali, purché di aspetto molto femminile. Insomma l’idea di una donna col cazzo mi intrigava. Al che, sorprendendomi, rispose “intriga anche me, forse potremmo provare insieme questa esperienza.”
Un giorno Elena mi sorprese. Dopo avere fatto l’amore con la solita travolgente passione, mentre sudati e affannati stavamo per abbandonarci alla narrazione delle nostre fantasie, se ne uscì: “Sai?” disse “ieri in Comune ho incontrato Veronica, la mia compagna di università di cui ti avevo parlato. Anche lei è architetto e lavora nello studio “Home Project” di cui certo conoscerai la fama. Andava da Valente per una pratica edilizia. Non è la prima volta che la incontro, ma questa volta è stato diverso, non è stato un saluto e via, ci siamo fermate a parlare e poi siamo scese al bar per un caffè. Le ho raccontato un po’ della mia situazione familiare e si è dimostrata molto solidale. Ho avuto l’impressione di avere ritrovato qualcosa dell’antica amicizia. E’ ancora una bella donna e in me si è riacceso qualcosa nei suoi confronti. Credo che lei l’abbia capito. Ci siamo promesse di rivederci. Mi piacerebbe molto se venisse almeno una volta qui insieme a noi. Cose ne pensi?”
Superata la sorpresa risposi: “Solo all’idea il mio cazzo cinquantaduenne ha dato segni di vita”. Ed era vero, alle parole di Elena le mie parti basse avevano iniziato a pulsare. La mia risposta suscitò in lei una risata squillante. Notai quant’era bella quando rideva allegra e che peccato che potesse farlo solo nei brevi momenti che passava con me. Allungò la mano sul mio cazzo per verificare la veridicità della mia affermazione. La lingua quasi subito sostituì la mano; la lingua fu ben presto sostituita da un fica bagnata. Si muoveva sopra di me e la sentii godere una prima volta, poi una seconda. Il mio pelo pubico era intriso dei suoi umori. Mi sentivo un po’ travolto dal suo impeto, il mio cazzo cinquantaduenne non sarebbe stato in grado di venire ancora. Mi staccai da lei e cominciai a masturbarmi sotto il suo sguardo. Questo la eccitò ancora di più, allargò le cosce e iniziò anche lei una veloce masturbazione che la portò ad un nuovo orgasmo mentre anch’io finalmente godevo, sotto l’effetto di quello che vedevo e non solo per il movimento della mano.
Eravamo sfiniti e ci addormentammo abbracciati. Quando riaprii gli occhi vidi quelli Elena vicini vicini. Appena si accorse che ero sveglio la prima cosa che disse fu: “Ti prego, non innamorarti”; poi subito aggiunse: “si è fatto tardi, a casa mi aspettano.” Una doccia veloce per toglierci l’odore di sesso di cui eravamo impregnati e poi via. A sabato prossimo.
Il sabato successivo, come al solito, Elena si affacciò al rumore della moto, mi condusse subito in camera e senza dire una parola ci baciammo con passione e ci gettammo nudi sul letto. Ormai i nostri corpi si conoscevano, sapevamo quello che ci dava maggior piacere e non ci risparmiavamo per donarcelo. I nostri amplessi ci lasciavano appagati ed esausti, con il desiderio di comunicare non solo col sesso, ma anche attraverso le parole, i pensieri, le fantasie. Di nuovo Elena mi stupì, ma questa volta non del tutto.
“Qualche giorno fa ho telefonato a Veronica, poi ci siamo viste…”
Queste parole suscitarono in me la massima attenzione.
“E...?”
“Mi ha invitato a casa sua per un tè con pasticcini. Vive in appartamentino piccolo ma molto carino nel centro storico, con veduta sui tetti.”
“E…?
“Abbiamo parlato delle nostre vite attuali. Lei mi ha raccontato di essere sola dopo la rottura di una storia durata tre anni con una donna che l’ha tradita e si è dimostrata egoista. Io, senza entrare in particolari, le ho raccontato che sto vivendo una storia folle con un uomo che è riuscito a farmi sentire di nuovo una donna. Anzi: una donna viva.”
“Tutto qui? Tè, pasticcini e vecchie amiche…?”
“Non del tutto. Al momento di salutarci ci siamo baciate. Non un bacio sulla guancia da vecchie amiche. Un bacio vero, con la lingua. Nei prossimi giorni ci vedremo ancora. Mi ha fatto capire che cerca qualcosa più intimo di un bacio. Non so come potrei reagire. Forse potrei lasciarmi coinvolgere o forse non sono così spregiudicata. Non lo so. Creerebbe qualche problema tra noi?”
“Per me nessun problema, anzi. Sarebbe paradossale immaginare tra noi problemi di fedeltà. Se un rapporto lesbico con Veronica ti va, sono contento per te e ti auguro che sia appagante. Quando ci rivedremo me lo racconterai in tutti i dettagli e io mi farò una sega ascoltandoti.”
“E io mi farò un ditalino guardandoti mentre ti fai una sega.”
Il sabato seguente Elena arrivò con qualche minuto di ritardo ed io cominciavo un po’ a preoccuparmi.
“Scusami, ma mia figlia oggi era in vena di polemiche, e discutere con un’adolescente è una delle cose più frustranti e faticose.”
Come al solito ci dirigemmo subito in camera. Ci spogliammo, lei tenne le mutande.
“Ho le mestruazioni, ma non temere il tuo pomeriggio non andrà sprecato.” Si chinò su di me e prese in bocca il mio cazzo, ancora moscio in un modo imbarazzante. Lo sentii crescere nella sua bocca, con la lingua che insisteva sulla cappella e sul filetto. Iniziò un lungo e lento pompino. Aveva la capacità di fermarsi un attimo prima che venissi, e lo fece numerose volte. Alla fine si decise a mettere fine a quella tortura e lasciò che le riempissi la bocca del mio sperma. Ingoiò tutto, ed era la prima volta che lo faceva. Tenne in bocca il mio cazzo fino a quando non tornò moscio in modo imbarazzante, così come lo aveva accolto. Poi venne a baciarmi e sulla sua lingua appiccicosa sentii, non senza un po’ di turbamento, il mio sapore.
Si sdraiò al mio fianco, gomito sul cuscino e testa appoggiata sulla mano. Mi guardava dall’alto e con l’altra mano giocava con i miei testicoli e col pelo pubico.
“Ho qualcosa da raccontarti” disse sorridendo maliziosamente. “Martedì mi ha telefonato in ufficio Veronica proponendomi di vederci per un altro tè con chiacchiere e pasticcini. Abbiamo fissato per il pomeriggio seguente. Per mio marito e mia figlia ho inventato una riunione in Comune. Ero consapevole delle intenzioni di Veronica, ma ero molto curiosa di vedere come avrei reagito a delle sue eventuali avances. Mi sentivo un po’ tesa e sono certa che a Veronica la cosa non fosse sfuggita. Sorseggiammo dell’ottimo tè, c’erano i pasticcini, le chiacchiere non mancarono di certo e questo contribuì a farmi rilassare. Eravamo sedute sul divano e parlando ci eravamo avvicinate sempre di più. Veronica appoggiò le labbra sulle mie con delicatezza, quasi a studiare la mia reazione. Reazione non ci fu e lei si fece sempre più audace. Mi baciò il collo, le orecchie, poi iniziarono i baci veri ed io cominciai a sentire una sorta di ubriacatura. In breve fummo nel suo letto. Il seguito puoi immaginarlo. Durante il seguito, che certo immaginerai, potei scoprire che aveva la fica completamente rasata e sembrava quella di una imberbe. Non puoi immaginare quanto mi sia piaciuto leccarla. Forse mi depilerò anch’io, così potrei fartelo provare.”
Non me la sentii di deluderla dicendole che un po’ di conoscenza di fiche depilate l’avevo già avuta.
“Ma non è tutto” continuò “mi ha fatto scoprire qualcosa che non conoscevo. Sai cos’è la posizione della forbice?”
“Credo di sì, devo averlo visto in qualche porno di lesbiche, i miei preferiti come spunto per una sega.”
“Non pensavo che due donne potessero fare qualcosa del genere; per me è stata una vera rivelazione. Sentire le nostre fiche che si baciavano, il mio clitoride che strofinava le sue labbra intrise di umori mi ha procurato un orgasmo travolgente.”
Il racconto, accompagnato dall’azione della sua mano che non si limitava più ai testicoli, aveva resuscitato, almeno in parte, la consistenza del mio cazzo cinquantaduenne.
“Vuoi un altro pompino?” mi domandò
Pensai che per quanto invitante non fosse il caso di accettare la sua offerta. Ci avrei messo un tempo infinito per venire ancora; nell’attesa mi sarei innervosito e lei si sarebbe stancata.
“No, mi farò una sega mentre mi guardi.”
Per un po’ rimase a guardarmi, poi lasciò scivolare la mano dentro le mutandine e ne vedevo attraverso il tessuto il movimento circolare. Nonostante la velocità frenetica con cui muovevo la mano sul cazzo per arrivare presto ad un orgasmo, fu lei a precedermi, anche se di poco.
Col fiato ancora spezzato mi sussurrò con voce appena udibile:
“Hai aperto il mio vaso di Pandora. Non sto compensando soltanto due anni di astinenza sessuale, ma anche tutti quelli precedenti di sesso mediocre e controllato. Ho scoperto una vitalità sessuale che non immaginavo di avere e ne sono felice.”
“Ti vedrai ancora con Veronica?”
“Sì, abbiamo deciso di vederci ancora. Non ci sarà più bisogno del tè e dei pasticcini. Non sarà facile trovare i momenti, perché il pomeriggio lavora ed io la sera non sono libera.”
“Pensi di dedicare a lei qualche sabato pomeriggio?”
“No, il sabato pomeriggio è nostro, non potrei rinunciarci. Però vorrei provare a convincerla ad unirsi a noi, almeno una volta. Ti piacerebbe?”
“Mi piacerebbe di sicuro, spero che tu riesca a convincerla.”
Uscimmo insieme dalla villetta; mentre stavo accendendo la moto e lei saliva sulla sua Fiesta ammaccata mi salutò ancora una volta con la solita frase: “ti prego, non innamorarti di me.”

(segue…)
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